Con occhi di donna
Il potere

Un altro 8 marzo di festa. Quanti alberi di mimosa spennacchiati invano per celebrare l’ipocrisia di chi finge di non sapere quale sia davvero la condizione femminile nel Bel Paese.

E le sbandierate pari opportunità? Purtroppo, teoria che stenta a diventare pratica. Certo, qualche passo avanti, seppure timido, è stato fatto. Stando a dati recenti, la legge 120 (quella che impone il rispetto delle quote rosa in determinati ambiti) ha prodotto i primi effetti: dalla sua entrata in vigore si è passati dal 6% di presenza femminile nei CdA delle società quotate in Borsa al circa 23% attuale, (elaborazioni su dati Consob, gennaio 2015).(1)

Un risultato apprezzabile, considerando anche i pesanti ritardi in tema di uguaglianza di genere sul mercato del lavoro italiano, con una disoccupazione femminile allarmante, che tocca il 47%. Il neo delle misure citate sta nel loro carattere transitorio: durano appena tre anni, poi chissà! Ma quanto è lunga e ancora in salita questa benedetta strada che porta a una società di pari?

Difficile rimuovere vizi e consuetudini che vengono da lontano: il potere è sempre stato in mano agli uomini, grazie a un complesso di norme giuridiche e precetti religiosi che si sono sedimentati nel corso dei secoli, a esclusiva tutela della struttura patriarcale.


D’altronde, non poteva andare diversamente dopo che un Dio maschio e maschilista ha fatto nascere Eva dalla costola di Adamo.
A rincarare la dose ci ha pensato anche San Paolo, in una delle sue lettere ai Corinzi: “...Nelle assemblee le donne tacciano perché non è loro permesso parlare; stiano invece sottomesse, come dice anche la Legge”.

Ma come viene certificata l’inferiorità delle donne? Chiamando in causa la loro stessa natura: non sono forse esseri fragili e volubili? Tuttavia, a qualcosa servono: la propagazione della specie e l’accudimento di casa e famiglia è affare loro.

E il potere, la politica? Anche in tempi di regine, quelle che riescono a impugnare lo scettro non hanno vita facile. Perfino a posteriori si avverte il bisogno di minarne la reputazione, come nel caso di Semiramide, regina assira che lo stesso Dante relega nel girone dei lussuriosi, ma che nel XIV secolo Christine de Pizan, nella sua celeberrima La Cité des femmes, porta come esempio della forza, arguzia politica e capacità di comando delle donne. Tutto il contrario di ciò che scriverà, più di un secolo dopo, il giurista e filosofo Jean Bodin, che ravvede nella sovrana orientale niente di più di un’opportunista e un’assassina.

In realtà, l’erudito francese diffida di tutti i reami caduti in mano alle donne - tombés en quenouille – e non fa eccezione neppure per la venerata Isabella la Cattolica, ben salda sul trono della Castiglia per trent’anni.

A proposito della “regina guerriera” vale la pena sottolineare il carattere virile del suo governo: Isabella, infatti, gestisce il potere con le armi, come un uomo, e quando combatte i Mori e caccia i giudei lo fa in nome di Dio. Particolare quest’ultimo che la rende molto gradita alla Chiesa e fa passare in secondo piano la vituperata pretesa femminile di ergersi a capo di uno Stato.

Sorte di segno contrario quella di Juana, la sua terzogenita - protagonista tra l’altro del romanzo Le rose di Cordova(2) - che dopo averne ereditato il regno, non riesce a esercitare il suo ruolo neanche per un giorno, ostacolata da una subdola congiura ordita dai suoi stessi famigliari - padre, marito e figlio - che pur di strapparle la corona, la dichiarano pazza e la rinchiudono per oltre quarant’anni in una fortezza sperduta nella valle del Duero.

In questo caso, a giocare a sfavore dell’Infanta è soprattutto la sua personalità ‘fuori controllo’: per nulla ambiziosa, ostile alle guerre, Juana di Trastamára ha pure il torto di professare una fede così tiepida da mettere in imbarazzo il suo Casato nei confronti di Roma e degli altri stati europei.

Spostandoci nell’Inghilterra del 1558, troviamo un libello particolarmente violento,(3) che nell’utilizzare la simbologia religiosa dell’Apocalisse di San Giovanni annuncia come prossima la fine del mondo, provocata – secondo l’Autore - dalla ‘degenerazione’ che porta al trono prima Maria Tudor, poi Elisabetta, e – nella vicina Scozia – Maria Stuart.

Ancora in piena Rivoluzione francese, Olympe de Gouges rivendica invano per le donne il diritto di salire tanto sulla tribuna quanto sul patibolo. Come sappiamo, la coraggiosa drammaturga sarà accontentata per la prima parte della sua richiesta, ma non per la seconda.

Più fortunata la futura imperatrice d’Austria, Maria Teresa, che dichiara guerra ai regnanti europei difensori della legge salica e quindi fortemente ostili alla sua incoronazione. Ma perché tanta preoccupazione per quanto succedeva in casa della vicina? L’esempio, si sa, è contagioso...

Insomma, i tanti secoli trascorsi dai fatti ricordati porterebbero a far pensare che ci sia un abisso tra il passato e il presente. Peccato, però, che non sia proprio così.

Se ci soffermiamo sul panorama politico italiano, come non ammettere che ci sono molte più donne al governo rispetto alle passate legislature? Eppure, con un pizzico di malizia, viene da sospettare che sia soltanto un’astuta operazione di facciata e che gli uomini al comando le abbiano scelte tra le personalità con grandi aspirazioni ma un modesto profilo professionale...

D’altronde, in difetto di idee, competenze e amor proprio è senz’altro più facile eseguire che decidere. Ma è solo un’impressione...

Se invece, certi andazzi dovessero corrispondere al vero, allora sarebbe disarmante il silenzio di tutte le altre, dalle intellettuali alle comuni cittadine. E la vera emancipazione delle donne...al di là da venire.


(1) Quote italiane, un modello che funziona, J. Ignacio Corde-Ruiz e Paola Profeta, lavoce.info
(2) Le rose di Cordova, Adriana Assini, Scrittura & Scritture, 2015
(3) La maschera del pregiudizio, Antonella Cagnolati, in Donne e Potere, Aracne, 2015

Le rose di Cordova, Adriana Assini, Scrittura & Scritture, 2015 - http://www.scritturascritture.it

Informazioni su questa pagina
titolo:"Il potere"
autrice: Adriana Assini
data di pubblicazione: 12.03.2015
ultimo aggiornamento
12.03.2015
codice di riferimento:
IICA1503121318MAN
     
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