Con occhi di donna
Tradurre è davvero tradire?

Adesso Un sorso di arsenico (1)parla anche inglese ed è diventato
The lady of poisons
(2), grazie a Lorraine Irene Nicholson, che lo ha tradotto, e a Scrittura & Scritture che lo ha pubblicato in e-book.

Ecco allora che inizia un’altra avventura per la storia di Giulia Tofana, la bella palermitana, femminista ante litteram, che nel XVII secolo inventò un micidiale veleno a cui è ancora legato il suo nome. Sarà davvero interessante per me, in quanto autrice, scoprire che accoglienza riceverà sul mercato del libro di lingua anglosassone. In ogni caso, è pur sempre una grande soddisfazione vedere le proprie opere varcare i confini nazionali, raggiungendo – almeno questo è l’auspicio – un pubblico più vasto, lettori di cultura e mentalità differenti.
Così come è stimolante sfogliare il testo tradotto e confrontarlo con quello in lingua originale per capire quanto e come se ne distacchi, visto che nella conversione linguistica l’insidia è sempre dietro l’angolo, con il rischio di travisare i concetti, annacquare i significati. O, peccato più veniale, disperderne le sfumature.

Le gradazioni di significato, infatti, non sempre si ritrovano nel corrispondente della lingua in cui si traduce. La stessa cosa vale, spesso, per le frasi idiomatiche, i proverbi e le espressioni tipiche: nella difficoltà di una trasposizione letterale, costringono il traduttore a prendersi qualche libertà, sostituendo un determinato modo di dire con il concetto che più gli si avvicina, onde evitare frasi dal contenuto incomprensibile o addirittura ridicolo. Tanto per avere un’idea: una trasposizione letterale di to have bats in the belfry (avere pipistrelli in un campanile), sarebbe fuori luogo.

D’altro canto, impossibile tradurre senza tradire. Soprattutto quando si tratta di opere di narrativa e di poesia.

Secondario, ma non troppo, c’è poi il tema del suono. Già, perché una parola, una frase, un periodo hanno una loro musicalità, un loro tempo, un loro potere evocativo, perfino un’armonia di vuoti e di pieni, giochi di contrasti e di assonanze che variano da idioma a idioma e che nella traduzione – inevitabilmente – vanno perduti.

 



Adriana Assini
The lady of poisons
ebook 2015

Scrittura & Scritture
http://www.scritturascritture.it/



La nostra campana e l’inglese bell corrispondono allo stesso strumento, ma suonano in maniera completamente diversa. E spesso, proprio perché ogni lingua ha le sue regole, pure la lunghezza delle frasi, punteggiatura inclusa, deve piegarsi alle esigenze di una traduzione corretta, a costo d’essere infedele.

Basta leggere qualche brano - tanto meglio se a voce alta - per rendersi conto delle trasformazioni intervenute. Per fare un esempio concreto: il secondo capitolo di Un sorso di arsenico comincia così: “In quella domenica d’Avvento, a Palermo soffiava una brezza pungente e il cielo, immobile, aveva perso colore”. Nella versione inglese è diventato: "On that Sunday of Advent in Palermo, a pungent breeze blew in from the sea and the sky had taken on a washed out colour".
Il senso è rispettato, ma la costruzione della frase ha dovuto subire qualche rimaneggiamento per potersi adattare alla lingua della perfida Albione.
Quando, verso la fine del romanzo citato, fra’ Nicodemo, un tempo amante di Giulia, le chiede se si è mai pentita di aver trafficato con il veleno, lei risponde: “Ci ho riflettuto con calma, addirittura con distacco, giungendo infine alla stessa conclusione di sempre, ossia di aver agito a fin di bene”, in The lady of poisons recita così: "I have reflected on them calmly, and even detachedly, finally always arriving at the same conclusion. What I did, I believed I did for the good of others".

Tutta un’altra musica, ma non priva di fascino.

D’altronde, senza la mediazione dei traduttori, la stessa opera di Shakespeare – soltanto per citare uno dei più massimi autori della letteratura mondiale – sarebbe negata a tutti coloro che non hanno dimistichezza con la sua lingua. E forse il grande scrittore di Statford avrebbe da ridire su arbitri e infedeltà subite dalle sue opere per mano, estro e interpretazione di chi le ha tradotte. Chissà cosa proverebbe – per esempio - nel sentire la terza strega del Macbeth (Atto I, scena I) che dice: “Prima di notte allora.”, mentre lui aveva scritto: "That will be ere the set of sun".

 

(1)

Adriana Assini, Un sorso di arsenico, Scrittura & Scritture, 2009 - http://www.scritturascritture.it/

(2) Adriana Assini, The lady of poisons, Scrittura & Scritture, ebook 2015 - http://www.scritturascritture.it

Informazioni su questa pagina
titolo:"Tradurre è davvero tradire?"
autrice: Adriana Assini
data di pubblicazione: 22.11.2015
ultimo aggiornamento
22.11.2015
codice di riferimento:
IICA1511230800A1
     
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