Dicono al caffè che...
Ciò che rimane

Era il due di agosto del duemilacinque quando "I Caffè Culturali" apparvero nel web.

Già: quest'anno la nostra sperimentazione dedicata alla parola compierà dieci anni.

Mentre fuori dalla nostra redazione sento (anche se in tonalità minore) il brusio dei preparativi per la notte di San Silvestro, o forse i tremori racchiusi in tanti cuori per l'anno che verrà, davanti a questa pagina elettronica mi chiedo cosa rimanga di un anno, di dieci, di oltre venti anni di ricerca, di impresa e di lavoro.

Già cosa rimane?

Volti. Alcuni nitidi, altri confusi, altri appaiono come una bolgia dantesca, da cui escono sofferenze, paura, oscurità.

Nel gruppo di questi ultimi sta entrando quello di un esercente di un locale pubblico di Torino, che, l'altra sera, rispondendo ad una mia richiesta, trovava di estremo diletto cercare di smascherarmi come impostore. Non si capacitava del fatto che qualcuno potesse vivere di ricerca, di cultura e con queste fare impresa. Mi sono sentito definire, anche se con un sorriso trattenuto a denti stretti, imbonitore, "contastorie", millantatore...matto. Addirittura Galileo Galilei, nella conversazione, fu messo in dubbio, e con il Galilei il metodo sperimentale.


Dopo venti anni, forse, ho imparato a resistere un poco di più agli attacchi di chi ha bisogno di attaccare, di vendicarsi, di dare ai suoi occhi una ragione per vivere, di rendersi conto che al mondo c'è qualcuno più fallito e più miserabile di lui. Forse il male è tutto qui e se deve restare un po' di offesa da lavare con qualche lacrima sulla strada del ritorno, così sia. Resta il rimpianto di non avere capito in tempo, di non essere stato abbastanza pronto, di non aver guardato oltre l'amor proprio, di non essere riuscito a dimostrare di considerare una persona al di là del suo risultato esistenziale, al di là del suo dolore mascherato.
Ciò che rimane è non aver pianto abbracciato a Lui.
A Lui ed a tutti Loro chiedo di perdonarmi, se possono.

 

Vi sono poi altri volti, alcuni più confusi forse, altri più nitidi, alcuni rifulgono addirittura. Sono coloro per cui questa mia esperienza di ricercatore e di imprenditore assume vere fattezze umane e di umanità. Ed allora tutto ciò che è stato realizzato in questo anno ha il volto di Fabio, di Michel, di Carla, di Marina, di Alessandra, di Bartolomeo, di Roby, di Luigi, di Pio, di Giancarlo, di Pierluigi, di Barbara, di Pietro, di Elettra, di Emily, di Francesco, di Sandro, di Sergio, di Livio, di Gianni, di Antonella, di Giovanni, di Giorgio, di Paola, di Felicia (*) e di tutti coloro di cui ricordo solo cose ricevute, alcune condivise, altre, che non riconosco più, sicuramente di nessuna importanza per essere ricordate e rimanere sul volto di uno di Loro. A queste persone, ai miei cari Amici, la mia stima, la mia gratitudine e la mia voglia di continuare a lavorare ed a crederci.


A Voi, cari Visitatori, che per un giorno, per un anno o per dieci ci avete sostenuto, a Voi il ringraziamento mio e di chi con me condivide questa quotidianità, perché senza di Voi questo minimo e, sovente, ridicolo ed insignificante impegno, non avrebbe senso.

Permettetemi un pensiero per coloro che non ci sono più, che non ci sono ancora, che non conoscerò mai, ma che sono esistiti, esistono ed esisteranno, perché nessuno è così alieno in questa esistenza da non dover essere ricordato, da non ricevere riconoscenza per aver donato il suo apporto alla mia vita.

Cosa rimane?

Solo il bene rimane, quello ricevuto.

Auguri a tutti Voi per un Nuovo Anno colmo di Pace, di Serenità e di Prosperità.

 

(*) L'elenco, ovviamente non è esaustivo, e, seppur vero, è stato scritto con intento simbolico ed esemplificativo. L'elenco completo è inciso nella mia vita.

 
Informazioni su questa pagina
titolo:"Ciò che rimane "
autore: Gian Stefano Mandrino
data di pubblicazione: 31.12.2014
ultimo aggiornamento:
31.12.2014
codice di riferimento:
IICA1412311211MAN

 
     
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