Dicono al caffè che...
Eppur si muove!

Caro dottor Lauri,

è una gioia poter scambiare quattro parole al bancone di questo caffè, dopo tanti anni di incontri, riunioni, telefonate chilometriche (quei venticinque che mi conoscono sanno della mia logorrea telefonica dilagante, purtroppo, con l'età).

È, altresì, con gioia che saluto il suo ottimo editoriale, che apprezzo, approvo e condivido in diretta da questo caffè, che, come ha carinamente evidenziato, aumenta il numero di avventori di giorno in giorno.

Mi entusiasma, inoltre, il fatto che lei abbia considerato l'evoluzione di questo sito da "contenitore" in rete a, come dicono ora, "incubatore di contenuti": tale è, infatti, quanto definito dal nuovo protocollo di ricerca, che determina l'andamento di questo spazio "web", il cui risultato potrà essere verificabile, se Dio vorrà, tra qualche mese. Uno degli obiettivi della ricerca, infatti, è come si possano generare contenuti da altri contenuti, nonché come vengano interessati i flussi di comunicazione sia sotto l'aspetto qualitativo che quantitativo.

A questo punto, dei venticinque lettori, direttamente ereditati dal nostro caro Signor Alessandro di Milano (il Manzoni, chi altri?), almeno dieci hanno già "cliccato" altrove. Lei sa, caro dottor Lauri, perché ne ha subìto le conseguenze presso musei, palazzi ed editori, che il fato ci ha fatto incontrare, che come si esce dal romantico guscio del "manierismo lessicale" usato da esponenti di certe categorie, per spolverare sinapsi e neuroni all'insegna dei "perché" e dei "come", queste vestali, questi sommi sacerdoti del biglietto di accesso per sentirsi ignoranti, si spengono, fuggono, balbettano e ci chiedono sbigottiti e rosicanti: "Ricerca? Autofinanziata? Ma di cosa vivete?". Il lettore facilmente evincerà dal contesto il calo di registro linguistico dei nostri interloutori. Ebbene sì: gli ampollosi esponenti di tante istituzioni culturali, dal sorrisetto furbetto, che sino a qualche minuto prima avevano la bocca piena di termini per addetti ai lavori, ora si lasciano invadere il cavo orale da parole quali: soldi, vivere, guadagnare. Sembra di assistere al turpiloquio di quei moralisti, che, appena accolti dalla prostituta ingaggiata, lanciano i peggiori epiteti alla malcapitata, sfogando così quanto, pur naturalmente istintivo, da troppo tempo era represso e soffocato. Già, a tali soggetti "rode" che dei cittadini, privati, possano, grazie proprio alla Costituzione Italiana, liberamente vivere di "cultura" e di "rierca", senza essere accademici, portaborse, stipendiati ministeriali o appartenere ad enti ed entità collegate al mondo della politica, ma meno a quello della libertà intellettuale. Senza parlare dello scandalo che si suscita quando si incomincia a chieder loro di come stiano organizzando ciò che dirigono: se prima era bava alla bocca ora sono occhi iniettati di sangue.

Ovviamente non sono tutti così: vi sono, e sempre grazie a Dio ed agli interessati, sia nell'editoria che in altri ambiti della cultura, esempi di alta professionalità, sia nel sistema privato che pubblico. Sto, però, parlando della maggior parte dei soggetti che ho incontrato nella mia vita professionale e che pensano di essere parte del mondo culturale, che, in realtà, non esiste. Ovviamente forse sono io ad essere non propriamente fortunato.

Scuola, università, musei, editoria, cinema, bla, bla... I casì sono due: o ci inventiamo un'altra dittatura (possiamo anche importarla, visto che carinamente l'Isis ci comunica di essere a pochi chilometri a sud di Roma) o ci dedichiamo SERIAMENTE alla cultura ed impariamo che il denaro non è lo sterco di Satana, che ha altro a cui pensare...putroppo. Smettiamo di parlare dei musei solo in termini entusiastici di stacchi di biglietti al botteghino! Qualcuno pensi all'offerta editoriale, museale, SCOLASTICA: ai perché ed agli obiettivi! Parliamo di cultura e di apportunità da questa derivanti, come se, volendo parlare di pari di opportunità tra uomo e donna, ci limitassimo a sostenere solo gli espetti estetici dell'uno e quelli di vigoria muscolare dell'altro. Certo la Venere del Botticelli è bella...e poi? La vado a vedere ...e poi? Ma al museo le ragazze ci stanno? Qualcuno pensi perché così pochi stranieri si affidino al nostro Paese per studiare, fare ricerca, riposarsi, curarsi e dedicarsi al "bel vivere"! Un museo non è un cinema o uno stadio. Sono d'accordo, saper contare è già indice di intelligenza, ma la capacità di chiedersi e di cercare risposte lo è di più.

Citavo prima la dittatura perché il nostro supposto sistema culturale è stato ereditato dal pessimo ventennio...come? Quallo dei governi Berlusconi, no, signori miei (direbbe Crozza), quello di Mussolini. Ma almeno (e con ciò non giustifico affatto il periodo, se non altro in quanto nipote di vero partigiano) la dittatura casalinga aveva un motivo ed aveva trovato un modo, un sistema (becero, terrifico, tutto ciò che di peggio di esso si possa pensare) per trasmettere una "morale", un pensiero, un modello di vita, addirittura una civiltà reinventata e scoppiazzata. Ora, come dopo il mare agitato, caduto il vento, non ci restano che le ultime onde di qualcosa di mosso...da altri, che non siamo noi e che non rappresenta né noi né il nostro pensiero, a patto che come collettività possiamo ritenerci in possesso di tale requisito, che definirei "identità".

Il sistema pubblico smetta di fare concorrenza a quello privato: non vi è più ragione di monopolizzare la cultura o mi sbaglio? Lasciamo ad una magistratura libera, apolitica, forte, ben preparata e remunerata, il compito di vigilare e lasciamo che i privati possano esercitare i loro mestieri, possano fare impresa. Pensate a quanto avrebbe potuto realizzare un capitano di industria, come il compianto Signor Ferrero, se oltre a cacao, vasetto e nocciole, avesse potuto gestire gli scavi di Pompei. Riscopriamo il primato dell'imprenditoria e della magistratura, il resto verrà come naturale equilibrio sociale: siamo o non siamo una "Repubblica fondata sul lavoro"!

Cercare e trovare. Eccoci ritornare alla ricerca, o meglio, alla "Ricerca operativa su analisi delle retroazioni indotte". Questo è la denominazione ufficiale del metodo ideato in Infogestione, per studiare come si propaghi la conoscenza. Mentre "Sir Isac", si dice fosse stato aiutato da madre natura, non tanto per la prestanza fisica, ma sicuramente per quella intellettiva e per aver creato le mele, per la cultura, ed in particolare per il management culturale, occorre creare modelli, sia di calcolo che "in carne ed ossa", per vedere, come direbbe l'amato e compianto Jannacci, di nascosto, l'effetto che fa. Risorse umane, scienza, contenuti, organizzazione (o se vi piace di più "marketing" e "management") questa è la ricetta di uno che da trent'anni non fa altro che chiedersi cosa sia la cultura ed a cosa serva, sostenuto da persone come lei, caro il mio dottor Lauri, e da tutti coloro che in Infogestione hanno creduto (un ringraziamento particolare al reparto "neuro-deliri" di Torino).

Ha ragione, mio caro Collega: siamo stanchi di "scrivo capolavori ma non mi pubblicano", "il nostro museo è unico al mondo, ma mancano i fondi" oppure "la scuola non prepara"!

Decidiamoci: la dittatura o il lavoro, quello serio, umile, attento, generoso, del senso civico e collettivo, del tirare la cinqhia, piegare la schiena e poche storie.

Caro dottor Lauri, se penso che mio Nonno è andato a scuola con Pertini...spero solo che non veda come siamo messi.

Però, come sembra aver detto quell'altro toscano, non Benigni, non Lui, non Conti...come si chiamava....beh, caro dottor Lauri...come diceva anche lei, sembra che ...pur si muova...almeno, qualcosa, ai caffè.

 
Informazioni su questa pagina
titolo:"Eppur si muove"
autore: Gian Stefano Mandrino
data di pubblicazione: 18.02.2015
ultimo aggiornamento:
18.02.2015
codice di riferimento:
IICA1502181500MAN

 
     
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