Dicono al caffè che...
Non insegnate ai bambini...

In questa giornata di San Giovanni, santo patrono di Torino e di chissà quante altre località italiane, la liturgia romana (quella ecclesiastica, non quella della "mungitura") propone il racconto della nascita di un altro bambino fondamentale per il racconto evangelico: la nascita di Giovanni Battista.

Vorrei tranquillizzare i mie venticinque lettori, ereditati dal Signor Manzoni, che non ho per nulla desiderio di coercizzarli ad una santificazione
festiva, ma di cogliere un'occasione da tempo attesa ed ora divenuta, per me, urgente.

Dicevamo del racconto del Battista, uno degli esempi dell'attenzione verso le generazioni future, di cui le scritture della cultura giudaico - cristiana sono colme. Mi sovviene, pertanto, la seguente riflessione: il nostro egoismo o forse la nostra poca saggezza o entrambi, in una perniciosa mistura autolesionista, stanno addirittura superando la necessità, dettata dalla ragion di specie, di generare ed accudire prole?

In questo clima da "Notte prima degli esami", tra scrutini, maturità e scellerate polemiche sulla scuola, carissimi venticinque, non potevo proprio esimermi dal dedicare un pensiero a quegli sciagurati, a cui è venuto in mente di dirigere una nazione (sia inteso non tutti, le eccezioni debbono comunque essere salvate,

anche se in questo caso il termine eccezione fa, appunto, eccezione per la sua eccezionale puntuale proprietà).

Dibattiti televisivi, giornali, internet: ovunque si parla di riforma scolastica, si giunge, addirittura, al ricatto polico, antitesi della dialettica istituzionale, ragione d'essere di una istituzione, il Parlamento appunto, cardine di una nazione nata e regolata da un patto costituzionale (evito, per pudore, termini come "democrazia"). Anna Bossi, maestra ed ospite de "I Caffè Culturali", che stimo come molte delle sue colleghe e colleghi e che operano "miracolosamente" in una realtà didattica da sottosviluppo, in una intervista rilasciata al nostro sito, che consiglio vivamente di leggere (intervista ad Anna Bossi), illustra con esaustività l'estenuante ed inconcludente storia delle riforme scolastiche italiane.

Anche se nessuno, forse, lo ammetterà mai, in Italia scuola e cultura sono state sempre territorio di conquista politica, in modo sfacciato, privo di alcun pudore. Ora, però, il figlio prediletto, a cui si tocca il portafoglio, o meglio lo si sta mettendo in condizione dell'inutilità di possederlo, si sta ribellando, osa ribellarsi. Tutto questo a me, riceratore illuso, sovente deriso e non compreso, può umanamente dispiacere, posso forse comprendere le varie ragioni, sapendo che con la pancia vuota anche la vita appare priva di contenuti (è la nostra natura, non fingiamoci ipocriti), ma , permettetemi, non mi posso trattenere dal prendere le distanze da categorie, politici ed insegnanti, che danno solo testimonianza di una politica come mero ambito di spartizione di poteri e risorse.

La scuola non sono tetti che cadono, stipendi, assunzioni e precariato, che, seppur aspetti importantissimi, dovrebbero già appartenere una visione del vivere civile già da tempo attuata e bagaglio di soluzioni collaudate. La scuola sono studenti, famiglie, insegnanti, persone, sono programmi, sono metodi e sperimentazioni atti a fare della didattica e della pedagogia, non una pratica del "faccio così da trenta anni", ma una scienza ed una tecnica in grado di massimizzare le caratteristiche e le opportunità di ogni individuo. La cultura e la scolarizzazione, intese in ogni loro espressione ed in ogni loro ordine e grado, non devono "selezionare", prestandosi ad attività che hanno il sapore di "eugenetica sociale" di hitleriana memoria, ma devono promuovere ogni cittadino, permettendone la continua crescita introspettiva, di relazione, di condivisione e di utilità individuale e sociale. In un paese civile i responsabili dei tetti che cadono, della fatiscenza o della scarsità delle strutture adibite all'educazione delle nuove generazioni devono essere puniti, così come le strade di un descritto paese dovrebbero vedere sfilare genitori ed insegnanti per il miglioramento di programmi educativi, per l'incremento delle risorse didattiche (magari a scapito di qualche aggeggio volatile da combattimento), per una reale formazione professionale di quei preziosissimi educatori fondamentali per la vita di tutti, e non l'accatonaggio professionale di cittadini umiliati dal potere costituito. Vorrei vedere insegnanti e famiglie ospiti dei "talk show", non gli stessi visi utili per ogni argomento, saccenti, presuntuosi (e non faccio alcuna distinzione di parte o partito). A tal proposito vorrei proporvi una ulteriore riflessione: la proiezione del ruolo di mia madre, maestra degli anni '50, nell'immaginario collettivo era di gran lunga più valutato di quello di una professoressa di lettere nel nuovo millennio. L'insegnamento come vocazione, come espressione di servizio per la collettività, è un concetto che tende sempre più ad essere sotituito con termini e modi di concepire l'esistenza quali: adattamento, ripiegamento, precarietà, ridimensionamento di un ruolo e di un riconoscimento sociale ed economico.

Provate a pensare di dover aprire un ristorante. Quale sarebbe il vostro primo pensiero: il salario del cameriere o cosa offrire ai vostri clienti? Sarete rapiti dal conteggio dei giorni di ferie da assegnare al cuoco o dalla filosofia con cui impostare il menu da presentare come un "atto di amore" verso chi non conoscete e che diverrà vostro avventore. Quanti ristoratori ho conosciuto con questo trasporto e quanti pochi politici, invece, hanno dato prova di tale convincimento nei confronti dell'attività più strategica e vulnerabile della società.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti: non diamo la colpa solo alle famiglie o alla società. Tutti siamo stato colpiti ,chi più chi meno, dal morbo del disimpegno, del cinico egoismo, miope, becero e bigotto, da Ventimiglia a Roma, passando per il "tanto tormentato sud", con deviazione per "par condicio" all'Expo ed a Venezia. Noi siamo i problemi che imputiamo alla società, perché la società, che piaccia o no, siamo noi, anche coloro che si sentono santi, perché è evidente che non stanno servendo a nulla. Ecco perché non faccio distinzione nella responsabilità politica: squadra che perde si cambia, anche se la squadra è composta dalla totalità del Parlamento, di interi ministeri e di buona parte della gerarchia burocratica. I tetti che cadono non sono la scuola, così come l'utilizzo della grammatica non è fare letteratura. La scuola è ben altro.

Ho scritto tutto questo per scaricare un po' la mia anima di uomo e di cittadino, così stanca e carica di brutture, e per salutare l'esperienza di una Signora Maestra, Anna Bossi, il cui lavoro, quale occasione di confronto e riflessione, è stato ospitato da "I Caffè Culturali" e che consiglio vivamente di visualizzare e "frequentare". (Cliccate su questo collegamento per visualizzare la sezione). Tutto questo per raccontare che Infogestione ha redatto, attraverso il progetto "IDID", frutto di oltre un decennio di ricerca e sperimentazione, le prime specifiche per la progettazione di sistemi e processi didattici, non solo come norme, ma soprattutto (e qui la reale novità) come sperimentazione scientifica condivisibile su larga scala e destinata ad un ambito, che ha dovuto sopportare, sempre e solo dall'alto, riforme su riforme senza fondamenti scientifici, sperimentali, di condivisione e confronto (Cliccate su questo collegamento per visualizzare la sezione).

Tutto questo, miei cari venticinque amici, per auspicare che famiglie e "veri" educatori si rifiutino di essere spartizione di potere, ma ritornino a pensare al proprio futuro con lo stesso coraggio ed amore, che nutrono per la propria prole. Il resto, tutte le nefandezze in cui ci immergono quotidianamente i media, non insengatelo ai bambini, potremmo, magari, vergognarcene.
 
Informazioni su questa pagina
titolo:"Non insegnate ai bambini..."
autore: Gian Stefano Mandrino
data di pubblicazione: 24.06.2015
ultimo aggiornamento:
24.06.2015
codice di riferimento:
IICA1506231813A1MAN

 
     
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