Dicono al caffè che...
Dopo il liceo che potevo far...

Cari i mie venticinque lettori, ereditati dal Signor Manzoni,
mi ero congedato da Voi in occasione dell'ultima mia esternazione su questo sito, annunciandovi, in anteprima, che Infogestione aveva redatto, attraverso il "Progetto IDID", frutto di oltre un decennio di ricerca e sperimentazione, le prime specifiche per la progettazione di sistemi e processi didattici, non solo come norme, ma soprattutto (e qui la reale novità) come sperimentazione scientifica condivisibile su larga scala e destinata ad un comparto, quello della scuola, dell'università e della formazione, che ha dovuto sopportare, sempre e solo dall'alto, riforme su riforme senza fondamenti scientifici, sperimentali, di condivisione e confronto (Cliccate su questo collegamento per visualizzare la sezione).

Cari Amici, vi chiederete perché, proprio dalle pagine di questa "cosa" dedicata alla parola in ogni sua manifestazione, vi stia tediando con questo strano discorso fatto di norme, di sperimentazione, di condivisione e di quella altrettanto strana cosa, che risponde al nome di sistema scolastico.

Vedete, cari oramai ex sudditi asburgici, ho affidato, in anteprima, a queste pagine la notizia della realizzazione del "Progetto IDID" per due motivi: il primo perché la natura di questo progetto prevede, come aspetto fondante dello stesso, la più ampia condivisione e destinazione. Il processo didattico non è solo "cosa" scolastica ed universitaria, anzi direi proprio che è esperienza di tutti, a qualsiasi categoria, sesso, età o ruolo istituzionale appartengano.
Occorre parlare di didattica, o meglio come a noi piace definirla, di scienza didattica, in ogni ambiente ed espressione umana, caffè compresi.


In secondo luogo, in qualità di "reduce" del sistema scolastico, ritengo che avrei provato meno dolore esistenziale e meno frustrazione da prossimità sociale, se avessi frequentato meno ore di ripetizione e più localacci di quart'ordine nelle vicinanze di quella via Del Campo di "Deandreiana" memoria (con rispetto per gestori ed avventori limitrofi, a cui indirizzo tutta la mia stima e la mia gratitudine). Quale "vittima" di quel sistema, è stato facile, quasi automatico, percepire come vocazione esistenziale, il cercare di impegnarmi per limitare danni a terzi, derivanti da una isterica presunzione autoreferenziante del citato sistema, nel concepirsi come il detentore dell'unico modo per introdurre nella vita, cosiddetta attiva (altro dramma quotidiano, che nessuno desidera affrontare, oltre al fastidio del sistema pensionistico) le nuove generazioni, senza mai un "sussulto di dubbio" su ciò che stia propinando a questi disgraziati ultimi nati. Monolitici, con lo sguardo compiaciuto rivolto al futuro, degno della migliore tradizione scultorea dittatoriale, ci troviamo di fronte al problema, tipico della nostra epoca, derivante dalla mania dello "standard", o meglio dal consueto miglior modo di produrre qualcosa, su vasta scala, minimizzando i costi e massimizzando gli utili. Cosa importa delle centinaia di specie di mele, se al supermercato trovo sfere al sapore di plastica, croccanti (mentre io adoro quelle farinose, ...ma tanto sono un reduce del sistema), a prezzi, secondo loro, convenienti, come vogliono i sondaggi di marketing, fatica e sudore della fronte di quel poveretto, espressione pubblicitaria, che rischia in ogni momento il divorzio perché sembra non paghi le bollette della luce, parli solo di lavoro a sua moglie ed abbandoni il letto coniugale, per recarsi nottetempo a mettere in offerta un paniere di prodotti utile in momenti di crisi.

Nella mia esperienza, legata alla sperimentazione del "Progetto IDID", in qualità di direttore di istituto scolastico di scuola secondaria, ho potuto notare, contrariamente a quanto stia accadendo nell'evoluzione della produzione industriale, la difficoltà di catalogare, secondo un unico standard didattico - pedagogico (sovente inesistente nella reale pratica didattica), i discenti, spesso caratterizzati da profili comportamentali e di apprendimento sempre più lontani dallo standard (più o meno esplicito) di risulta del sistema educativo ed in numero crescente di unità. Genitori disperati ed esasperati, docenti intimiditi, se privi di esperienza, o provati se già espressione di lungo corso, sempre e comunque risultato dell'impegno del singolo, erano argomenti quotidiani. Era ed è necessario rivedere profondamente gli aspetti didattici, pedagogici e contenutistici del processo educativo ed universitario, colmando i divari sempre più crescenti tra i vari profili, che costituiscono la popolazione discente, docente, la società e le esigenze introspettive dei singoli. Occorre però fare presto, fare subito, al di là della fazione politica, delle "tiritere" sulle disponibilità economiche, dei giochi di potere e di scambio elettorale, dell'egoismo di categoria. Un sistema così prezioso non può adagiarsi al "traino" della buona volontà di pochi o su soggetti, loro malgrado, non qualificati per l'insegnamento, ma abilitati per legge. Un concorso non può avere la pretesa di verificare in una sessione di prova le capacità di un educatore e magari scartarlo, dopo avergli affidato, per venti anni in totale precariato, la responsabilità di educare le nuove generazioni. Occorre ricerca, ascolto, scienza e, soprattutto, coscienza. Occorre una spiccata onestà intellettuale, la proposta di una nuova questione morale e di nuovi riferimenti identitari. Che piaccia o no, il risultato di decenni di sistema educativo è sotto gli occhi di tutti, così come per altre espressioni sociali e professionali.

Ecco quindi il ruolo di stimolo di quegli ambienti, che abitualmente consideriamo esterni al sistema scolastico ed universitario. Sono questi che pretendendo un servizio "di qualità" dal sistema istituzionale e partecipando al processo educativo con risorse economiche e professionali, possono fare breccia in settori abiabatici e sfacciatamente impermeabili ad ogni stimolo, motivando tale comportamento con scuse dal sapore di moda politica del momento, che evidenziano solo una profonda inadeguatezza tra mondo scolastico-universitario ed il resto della società.

Nel "Progetto IDID", così come in tutta la progettazione didattica di alta formazione della "serie AFPEC", frutto della ricerca di Infogestione, gli aspetti precedentemente descritti sono elementi cardine, così come la preziosa esperienza di ogni insegnante, la nuova capacità delle imprese di considerare i discenti e di collaborare con la struttura didattica da cui provengono, le peculiarità e le aspirazioni dei destinatari del processo didattico, da cui attingere spunti di proiezione evolutiva in ambito professionale e sociale.


 
Informazioni su questa pagina
titolo:"Dopo il liceo che potevo far...."
autore: Gian Stefano Mandrino
data di pubblicazione: 31.07.2015
ultimo aggiornamento:
31.07.2015
codice di riferimento:
IICA1507311300MANA1

 
     
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