Dicono al caffè che...
Idee, progetti ed interessi

Non abbiamo "mangiato pesante" durante questo mese di agosto, come qualcuno dei miei venticinque lettori di manzoniana eredità avrebbe potuto pensare nel prendere visione delle nuove sezioni, che da questo mese arricchiranno e completeranno il nostro "locale virtuale" dedicato alla parola in ogni sua manifestazione.

Posso capire d'altronde che certi "scenari" risultino terrifici quanto indigesti, ma forse non ci stiamo rendendo conto che il processo, che ci potrebbe portare a quella folle e misera condizione descritta nella nuova sezione dalla nostra inviata, è identico a quello che ci ha condotto alla realtà che stiamo vivendo.

Mi permetto di proporvi un gioco. Proviamo a mettere da parte per tutta la lunghezza di questo sproloquio, che avete avuto la cortesia di iniziare e che dovreste farvi punto di orgoglio e mezzo di espiazione nel giungerne alla conlusione, buonismo, lacrime, sentimenti pii, cose da sacrestia, da circolo comunista e da camerata fascista. Insomma, per quelche minuto cerchiamo di ragionare con quanto abbiamo a disposizione e preposto a tale funzione: il cervello, appunto, possibilmente ognuno il suo, anche se, come nel mio caso, scarso, impolverato e di seconda mano.


Desidero proseguire il nostro giochino, raccontandovi una vicenda realmente accadutami in qualità di direttore di Infogestione.

Ogni anno veniamo contattatti da qualche esponente della vita politica o parapolitica italiana, perché è molto "trendy" farsi studiare la "strategia per il consenso" da un istituto di ricerca scientifica: forse perché ci scambiano per "stregoni", per "onnipotenti" o solo per "ben inseriti all'italiana", ma soprattutto perché come si dice negli ambienti di Oxford, sono tutti alla famosa "canna del gas". I casi si presentano sempre come fossero estrapolati da un unico, perenne, copione: nessuna preparazione e poche idee ben confuse di chi desideri "aggiudicarsi" il consenso, sgomitando all'interno della propria fazione, cercando di "intercettare" cosa gli elettori desidererebbero sentirsi promettere (e mai mantenere, perché anche noi elettori siamo delle "lenze"!).

Però è solo durante questa torrida estate che abbiamo toccato il culmine dell'idiozia politica. Tre sprovveduti (che ricordano quella celebre canzone, che parla di due ladroni rimasti in tre con l'asino, senza far trapelare, però, chi interpreti l'asino) hanno commissionato al mio istituto un considerevole progetto. Dopo aver preso visione (e neppure completamente come da "pressapochismo" di norma in certi ambienti), hanno pure ammesso che quanto da noi elaborato aveva dato alla lora insulsa entità una "nuova ragione d'essere", visto che la loro operatività era ferma a qualche pratica burocratica da patronato e qualche conferenza alla Peppone e Don Camillo. Il progetto, veramente innovativo umiltà a parte, è naufragato miseramente a causa delle smanie di vendetta, di prevaricazione, di protagonismo, di "carrierismo" e di inconsistenza istituzionale ed umana dei tre sciagurati, che pensavano così di far della "buona politica": sic transit gloria mundi!

Ora vedo già molti dei miei carissimi venticinque lettori scalpitare per chiedermi ragione del titolo e, sempre per rimanere nel lessico della seconda repubblica, chiedermi "cosa c'azzecchino idee, progetti ed interessi" con queste squallide vicende da bottegai? (con tutto il rispetto per gli esercenti di commercio e di impresa artigiana di ogni ordine e grado).

Ecco la soluzione! Il trittico lemmatico sopra esposto rappresenza l'essenza, il paradigma del funzionamento o, meglio, del mal funzionamento del nostro sistema, visto che basta un'alluvione (da anni anunciate da tutti, pure dalla mia artrite) ed un carro funebre trainato da cavalli e mafiosi a mettere in ginocchio le nostre istituzioni. Nella mia pia illusione da topolino di laboratorio per fare politica occorrerebbe, innanzi tutto, una "idea", che grazie all'ascolto, al confronto ed allo studio diventi un "progetto", per perseguire gli interessi generali di una "collettività", nel senso che i risultati del definito "progetto" debbano ricadere positivamente a favore della collettività intera, cioè di tutti.

L'esempio sopra riportato, come ogni aspetto, ormai, della vita non solo politica ma istituzionale, legge l'esposto paradigma con verso opposto a quello usualmente utilizzato dalle culture come la nostra per leggere, ovvero da destra a sinistra, anziché da sinistra a destra (ogni riferimento alle distinzioni politiche non è casuale e potrebbe essere utile per una seria riflessione su ideologie, che per questioni di "verso" si sono sciolte come neve al sole).

Nella nostra esperienza professionale i politici, che avrebbero voluto fruire dei notri servizi, puntualmente rifiutati a questi insulsi figuri, partivano proprio da questo "errore" di lettura del paradigma del fare politica. Innanzi tutto, l'unica idea ben chiara che avevano nelle loro testoline era
l' "interesse", ovviamente il proprio e poi, a ricaduta, per altri, ma sempre in funzione del loro vantaggio. Noi avremmo dovuto fare in modo che, attraverso i nostri progetti, come nello sciagurato caso citato, trovassero l'ispirazione, la famosa "idea".

Però un'idea esprime i suoi effetti nel futuro ed è proprio nel futuro, nel concepire il futuro, che immancabilmente naufraghiamo, come quella povera "Umanità", che quotidianamente si schianta contro l'inadeguatezza delle nostre società, dei nostri sistemi, in cui non è mai esistito un "Ministero del Futuro", dove il quotidiano è sempre più sinonimo di "emergenza" e dove l'emergenza è sempre in funzione di meccanismi atti a leggere il paradigma "Idee, progetti ed interessi" sempre e solo con verso contrario.

I flussi migratori, dalla "Famiglia di Laetoli" in poi, sono elementi antropologici intrinseci alla nostra specie: sarebbe sprecato un vice del vice di un Sottosegretario che, facendosi aiutare magari da qualche ricercatore, si ponesse il problema della condizione della nostra società tra qualche decennio? Se invece di dedicarci a non ricordo neppur bene cosa, avessimo avuto un uomo di prora, un navigatore che ogni tanto avesse esposto la nostra sistuazione a qualche centimetro più in là del nostro naso, forse non avremmo evitato i flussi, ma li avremmo affrontati certamente con animo meno colpevole e più pronto.

Abbiamo creato nuove sezioni come quella dedicata a scenari futuri iperbolici, perché per noi non è così insensato pensare al futuro per prevenire un presente sgradevole, anzi, nella nostra ingenuità di esseri, che hanno fatto del dubbio il metodo per cercare certezze, pensiamo che serva proprio a questo un Parlamento istituito da una Costituzione, fin troppo osannata negli ultimi tempi ed ai limiti della decenza istituzionale.

Ci piace pensare alla politica come un'azione all'infinito per costruire il futuro, quello di tutti, con meno interessi e più progetti.

Fonti, approfondimenti e collegamenti inerenti il tema
- La Linea d'Europa
 
Informazioni su questa pagina
titolo:"Idee, progetti ed interessi"
autore: Gian Stefano Mandrino
data di pubblicazione: 25.08.2015
ultimo aggiornamento:
25.08.2015
codice di riferimento:
IICA1508251130MAN

 
     
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