Dicono al caffè che...
La storia non esiste

Non sarà certo sfuggito ai nostri venticinque Lettori di manzoniana eredità l'attenzione che ultimamente "I Caffè Culturali" stanno dedicando alla storia. Nuova sezione, nuovo forum, nuovo sondaggio, i cui primi risultati, senza alcuna sorpresa da parte nostra, appaiono mesti. Tutto ciò per attirare e focalizzare l'attenzione verso il nostro rapporto con il tempo: così, infatti, ci è parso opportuno definire questo aspetto della conoscenza.

Eppure abbiamo quasi tutti ben presente quelle lunghe ore sovente trascorse in compagnia di sbadigli da ippopotami annoiati, di date, nomi, guerre, sbudellamenti e congiure, che scandivano, per chi più, per chi meno, le nostre carriere scolastiche.

Alzi la mano chi, con il viso costretto tra le pagine di qualche manuale di storia, non si sia chiesto il motivo di tanta angheria, che al massimo poteva sortire, per i più fortunati, qualche moto di curiosità o qualche sogno ad occhi aperti, per ialcuni eletti.

Chiedendoci dell'utilità della materia storica, desideriamo sollevare aspetti molto più importanti ed intriganti della questione stessa: quale sia, per esempio, il nostro rapporto con l'esperienza storica, aspetto, questo, mai contemplato del nostro sistema scolastico, eccetto rari casi di insegnanti "illuminati".


Attraverso queste proposte editoriali, o meglio, di condivisione culturale, "I Caffè Culturali" intendono offrire un motivo di riflessione che riteniamo essere particolarmente rilevante per la nostra vita, forse più di quanto ci si possa aspettare.

A proposito di aspettative, mai come in questo caso ci attendiamo una bassa affluenza al dibattito ed una evidenza negativa quale risultato del sondaggio proposto. Anche per quanto concerne la nuova sezione "La storia al caffè" non ci facciamo certo illusioni, soprattutto per il profilo così "sofisticato" richiesto per partecipare: particolare profondità introspettiva, spirito di osservazione e propensione all'analisi, ovvero essere forniti di intelligenza intesa nelle varie sue espressioni etimologiche : dal leggere a fondo dell'intus legere al cogliere i collegamenti tra i vari aspetti di una circostanza, ossia il suo intra-ligare.

Torniamo al senso della storicità: siete proprio certi di poter rilevare nella vostra esistenza gli effetti di ciò che identifichiamo come storia e che noi definiamo "dimensione storica indotta"? Quando, per esempio, affacciati al bancone di un bar scegliete quale tipo di zucchero versare nella tazzina di caffè o di tè, pensate a Napoleone Bonaparte o allo sfruttamento senza limiti di territori che rende indisponibile il sostentamento alimentare per tutti? (Per una volta non ascoltate il senso di colpa del sovrappeso ed ignorate dolcificanti ed affini, grazie). Come pensate all'Isis (attenzione come pensate e non cosa ne pensate)? Riuscite ad inserire il fenomeno del califfato in un contesto geopolitico, che trovi le sue ragioni oltre l'ultima edizione del telegiornale o dell'articolo di spalla del vostro quotidiano preferito?

Ho citato, in apertura di questo editoriale, il termine "mesto", anche perché quanto stiamo proponendovi in realtà nasconde terrifiche insidie. Eliminando la dimensione storica dai riferimenti esistenziali, potremmo incorrere, anche se per molti ciò è già realtà, in un drammatico appiattimento della prospettiva attraverso la quale osservare lo stesso fenomeno dell'esistenza. Come accade quando si disinstalla senza precauzioni un programma informatico e si scopre che la presenza dello stesso influiva sul corretto funzionamento degli altri, così riteniamo che il venir meno, o meglio l'assenza, di un "senso storico" critico, possa condizionare in qualche misura la stessa considerazione della nostra condizione esistenziale, e nel mettere in discussione proprio che una tale attitudine possa essere utile o possa, addirittura, esistere, estendiamo le sabbie mobili del nulla e del relativismo egoista-egocentrico. Al contrario coltivando la storia come disciplina critica, forse, potremmo riuscire ad attivare qualche sopita o mai percepita espressione di attenzione che oltrepassi il personale mito del noi stessi, rinnovando e rendendo plurimo il nostro punto di vista sulla vita, sulla nostra quotidianità, sul ruolo di tutti e di ciascuno.

Non ho mai compreso la questione della "cultura generale", che chissà quanti tra voi avranno sentito elogiare e sostenere con frasi inneggianti allo studio come miglioramento di un bagaglio nozionistico indispensabile, senza però svelare le ragioni di tanto beneficio. Con qualche dotta citazione si farà certo bella figura con i commensali di un pranzo di Natale, si potrà addirittura convincere la propria fidanzata che la persona con cui vorrà condividere la vita non sia un bifolco tutto calcio, sesso e disimpegno. Sarò pur io "trifolco" (noto peggiorativo del termine bifolco), ma questa storia della cultura generale non mi ha mai convinto sino in fondo, ora meno che mai, visto che i risultati con cui conduciamo questo gioco, sempre più duro e disperato, sono sotto gli occhi di tutti. La posta è molto più alta di un pranzo di Natale o di una serata da "strafichi" con doppia laurea carpiata e master in aria fritta: forse ci stiamo giocando la possibilità di interagire con noi stessi, oltre il comune, scontato e banale senso del contingente istintivo - sensoriale di specie, per non parlare delle coscienze sempre più anestetizzate, accomodanti con noi e con i nostri comodi egoismi esistenziali da diporto. Questo smarrimento, ammesso di essere ancora in grado ed in tempo per coglierlo, ci dovrebbe portare ad un risveglio sociale, ad una ridefinizione di sistemi scolastici, didattici, pedagocici, ma anche museali e della comunicazione culturale in generale.

Non raccontiamoci la consueta storiella del capitalismo e del consumismo frenetico. In un episodio di Star Trek il compianto interprete di Spok asserisce con saggezza vulcaniana che la natura aborrisce il vuoto: ogni spazio lasciato a se stesso, per legge di natura, può essere colmato. Saranno il tempo, le abitudini, il cervello e, colmando e colmando, la nostra vita diventerà terra di conquista del parolaio di turno o di chi sa come cavalcare i nostri istinti più necessari e profondi. Anatema: lo stato fa cassa con i proventi dei giochi d'azzardo; dilaga la corruzione ed il latrocinio! Non è certo solo colpa dei produttori di macchinette mangiasoldi, se non vi sono anticorpi culturali a difesa di quei poveri sciagurati e delle loro famiglie, così come, paradossalmente, non è solo colpa degli sciagurati di Sanremo, se non si avverte più l'utilità e la necessità sociale dell'onestà. Potrà sembrare banale, sciocco ed insensato, ma se non si è onesti non si può esserlo, ovvero, secondo il precedente descritto assunto, se il valore dell'onestà ha lasciato un vuoto, facilmente tale spazio può essere preda di tutto ciò che non sia più onestà. Credetemi con casi di questo genere avrei da riempire pagine e pagine di questo sito che inneggia alle parole. Non è questione di "cultura generale", ma di rendere profonda la percezione del mio io nel confronti del resto, di tutto il mio intorno e della sua evoluzione, attraverso sforzi ed esercizi di critica il quanto più possibile oggettiva: facciamo qualcosa di simile nello studio della fisica a proposito della teoria della propagazione degli errori, perché non mutuare e rendere tale aspetto da funzionale a morale. Ciò è ottenibile solo attraverso la cultura, ma non quella troppo osannata a sproposito, soprattutto da politici, burocrati, istituzioni ed entità da Facebook, ma attraverso una nuova scolarizzazione, più scientifica, più consapevole e che punti a sua volta a quella consapevolezza risultato di un corretto rapporto critico con la realtà circostante: ma questa è un'altra storia.

Ora però torniamo alla bustina dello zucchero: sceglietela e scioglietene il contenuto in quel nettare marrone, che per colpa mia si sta raffreddando. L'ennesima rivoluzione copernicana, dorme ignara, anestetizzata da stupidi ciarlatani di ogni ordine e grado, a cui cicisbei ebeti offrono encefali inutili e vuoti a piene mani: ha atteso tanto, potrà attendere ancora, almeno il tempo, per dirla con l'Ingegnere, di aumentare un poco l'entropia dell'universo.

Verrà finalmente la morte ed avrà i tuoi occhi: cara, anelata e mai scordata verità!

 
Informazioni su questa pagina
titolo:"La storia non esiste "
autore: Gian Stefano Mandrino
data di pubblicazione: 26.10.2015
ultimo aggiornamento:
26.10.2015
codice di riferimento:
IICA1510261100MANA1

 
     
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