Dicono al caffè che...
Auguri di ...

"Auguri, auguri allora, auguri nuovamente": la sua riconosciuta logorrea, addobbata per le festività di fine anno, continuava a ripeterlo come un mantra. Gli "auguri" erano quasi un'ossessione, che, di anno in anno, sembrava dovesse peggiorare nella sua compulsione.

Doveva, come si diceva allora, "farli" a tutti, ma proprio a tutti, tutti, tutti. Più si avvicinavano le feste di fine anno, più sentiva crescere l'ansia di dover augurare, quasi "tutti" stessero ad attendere questo suo atto, come l'unico a lui concesso e da lui preteso dal consorzio degli altri. Doveva "farli", a tutti ed in tempo.


Alla luce fioca del lampadario di una cucina troppo vissuta, con la tavola ancora ingombra delle ultime briciole di una cena solitaria, in un'atmosfera ancora un poco umida dei vapori di un cavolo fuori moda e fredda quel tanto che basta, per non farsi sbancare dalle spese di riscaldamento, verificava sul monitor del suo portatile di terza mano, per l'ultima volta di chissà quale volta, la lista dei destinatari di quella liturgia angosciante, ma che a lui doveva apparire vitale, addirittura. Tutti, dovevano esserci tutti, tutti, tutti.




A complicare una situazione di fastidio, affanno e grande ambascia, l'incertezza di cosa porre di seguito alla parola "Auguri".
Detestava ripetersi, come se il risultato di quella creatività formale avesse per lui qualcosa di artistico, addirittura di mistico. Per ore, per giorni, dalla fine di ottobre sicuramente e, non di rado, già sulla battigia di Vesima, in braghette e canottiera, per non scottarsi nel solleone di quell'unico giorno di vacanza, cercava la formula giusta, nuova, profonda, ma non stucchevole, simpatica, ma non banale, ricercata, ma così spontanea e fresca, da farsi ricordare per tutto l'anno, da tutti, tutti, ma proprio tutti.

"Auguri di..." e l'afasia da formalismo, la balbuzie da auspicio o qualcosa di peggio, lo aggrediva, vigliacco, proprio in quell'urgenza, come una maledizione, un fato avverso, un demone geloso di quella formula, che tutto, per un anno intero, avrebbe risolto. Come un blasfemo invitato ad un sacro esorcismo, come una pitima tra la folla a voce alta, nel chiedere ragione e corrispettivi al debitore, la coscienza, quell'anno, non sembrava voler sentir ragione: esigeva coerenza, cassando ogni complemento da scrivere al seguito del lemma "Auguri". Coerenza? Chissà perché al poveretto era venuta in mente, proprio quell'anno, quella strana parola, che non avrebbe mai potuto far parte degli "Auguri Lemma Club".

Pensate all'espressione sul viso di chi si veda formulare l'augurio di essere "coerente" per tutto un anno. Avrebbe, il nostro autore, innanzi tutto, dovuto depennare dalla sua lista tutti i soggetti politici, come minimo. Coerenza? La parolina continuava a rimbalzare nella cervice dell'officiante il sacro auspicio ed per ogni parola candidata a fare parte della fatidica formula ecco l'eco dell'altra, della coerenza.

Sembrava che nessuna potesse resistere al confronto con la coerenza.

"Come faccio ad augurare salute a tutti: di qualcosa occorre pure morire, ma così il comparto medico e paramedico sarebbe spacciato!" Pensava tra sé. Ed ancora: "Eccola: la pace!". "Tutti sarebbero d'accordo", si ripeteva a fior di labbra. È sintetica, originale come una canzone "ever green", "fa figo e non impegna". Ma se "pace" veramente fosse stata, come avrebbero fatto a vivere mercenari, gente al soldo, ufficiali con petti cosparsi di medaglie, avvocati, giudici, organizzazioni non governative e governative, diplomazie, sacerdoti e religiosi di ogni estrazione, credo, ordine e grado, comparto medico e paramedico (sempre presente) compreso. La "pace" non gli sembrava proprio coerente con la natura umana. "Eureka!", urlò, aveva trovato: "Augurerò a tutti, ma proprio a tutti, tutti, tutti, la prosperità" e iniziò a contare quanti nomi avrebbe dovuto cancellare dalla lista. Se tutti, ma proprio tutti, tutti, tutti avessero vissuto nella prosperità, avrebbe dovuto rinunciare a bancari, ladri, usurai, notai, avvocati, ma anche lavoratori di ogni categoria e sigla sindacale, comparto medico e paramedico sempre incluso. "Augurerò loro la serenità", ma qui, oltre a tagliare fuori tutti coloro che tentano di riformare pensioni, scuola e ministeri da rottamare, milioni, miliardi, di persone non saprebbero perché passare notti insonni, perché vivere costantemente con la fretta, che morde loro le terga, i vecchi avrebbero gli occhi tersi, i cortei sarebbero disertati e nessuno potrebbe più fare il presidente del consiglio di qualche stato. "Ecco, che stupido: l'amore. Augurerò a tutti, proprio a tutti, tutti, tutti, l'amore!". Realizzò, velocemente, che senza rivalità, senza una punta di invidia, di egoismo, di cattiveria, tutto il nostro sistema sarebbe miseramente crollato e la sua lista sarebbe rimasta drammaticamente vuota.

Accadde, allora, che...ebbene sì: lo fece. Sul monitor comparve greve e severa l'intimazione: "Sei sicuro di voler eliminare definitivamente il file Lista auguri 2015?".

Un colpetto sul tasto "Invio" e le cose attorno a lui iniziarono a girare vorticosamente, tutto sembrava scomporsi e perdere forma, significato, avvertiva un groviglio alle budella, un nodo alla gola, nausea e terrore si alternavano nel suo percepito. Svenne.

Si destò che era già chiaro. Un silenzio surreale, ovattato, sembrava permeasse tutto. Solo il ronzio delle ventole del computer gli riportò alla memoria ciò che aveva compiuto la sera appena trascorsa: qualcosa di così disperato, così veramente grave, così tragicamente definitivo...così liberatorio. Ora nessuno, proprio nessuno, nessuno, nessuno si sarebbe ricordato di lui.

Improvvisamente capì. Trovò il complemento, la porzione mancante, il secondo membro dell'uguaglianza, il lemma da porre di seguito alla parola "Auguri". Come aveva potuto vivere tutti quegli anni senza pensarci prima, senza comprendere, senza capire che l'augurio, ovvero il segno, l'indizio, il presagio di cosa futura, altro non poteva essere che la "verità", che, però, non sì può augurare a nessuno, perché esiste già, nel profondo di ogni persona, di ogni essere, in ogni cosa, in ogni aspetto dell'esistere. Tutto permea, tutto definisce. Essa è prima di ogni altra esistenza, senza cui nulla potrebbe esistere. È in noi, è con noi e per noi: è ciò che ci rende liberi da questa sensazione di recitare una parte da stupidi impotenti in un teatro vuoto. È già, ma non ancora.

Sorrise a se stesso: era Natale.
 
Informazioni su questa pagina
titolo:"Auguri di..."
autore: Gian Stefano Mandrino
data di pubblicazione: 22.12.2015
ultimo aggiornamento:
22.12.2015
codice di riferimento:
IICA1512211200MANA1

 
     
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