Dicono al caffè che...
Cultura ?

Questa volta vi risparmio novelle, racconti ed affini: non ne avrei voglia neppure io.

Lo scorso anno, complice la crisi, che da anni interessa la nostra economia, abbiamo scelto come tema il ruolo della cultura quale risorsa socio - economica, in concomitanza ad una serie di sperimentazioni e studi compiuti dal nostro istituto, atti a verificare l'eventualità di una ricaduta economica, partendo dall'analisi dell'identità culturale di un territorio. La ricerca ha registrato un notevole successo ed i risultati sono progetti, che a breve entreranno a far parte del novero dei servizi di INFOGESTIONE. Purtroppo la realtà territoriale, a cui era rivolto gratuitamente lo studio, non aveva alcuna intenzione di fruire dell'opportunità per il rilancio della propria condizione, ma, come accade sovente nel vostro Paese, soltanto di concupire interessi egoistici del tutto miopi e personali, assolutamente scevri da ogni pur minima contaminazione del senso di appartenenza comunitaria. "Sic transit gloria mundi", direbbe il custode dell'autorimessa vicino al nostro istituto.

Ora che la crisi è alle spalle, quasi un lontano ricordo, e che la vostra Nazione può indirizzare la prua verso i mari del successo e guardare negli occhi chiunque; ora che pure io mieto vittime tra le belle e ricchissime donne del "jet set", ora che possiamo concentrarci solo sui diritti di tutti e che tra poco pure io, pessimo scherzo della natura, potrò sentirmi chiamare "padre", senza ricorrere al seminario o ad una moglie disinibita e generosa con gli amici, possiamo tranquillamente eliminare



dall'equazione proposta lo scorso anno i termini "risorsa economica", per concentrarsi solo su ciò che rimane della relazione: la cultura. Il tema di questo nuovo anno sarà, quindi, il cercare di definire cosa sia la cultura.

Già, cos'è la cultura? Migliaia di persone che entrano gratis in un museo la domenica? Anche. Tanti libri letti e meglio se venduti? Forse. Essere felici? Potrebbe, ma non ne ho mai conosciuti (Lo so, frequento cerchie molto particolari).

Mi ritorna alla mente un magnifico film, visto al cinema qualche anno fa: "Centochiodi" di Ermanno Olmi. Mi ha fatto ricordare di quando mio Padre mi parlava della sua balneazione fanciullesca sul fiume Bormida, la sua confessione, mentre pescavamo, che per amor dell'acqua fosse diventato un chimico, l'accento di quelli che vivono nel bacino dei grandi fiumi del nord, che tra di loro si capiscono, anche se non "parlano uguale", ed il Fiume, placido, largo, umorale ma, infine, buono, grezzo, forse, come tanti di noi, che, "fagli ciò che vuoi, tanto al mare ci arriva lo stesso" e ci porta chiunque voglia esservi portato. Mi sono ricordato delle mani tozze di mio cugino, contadino all'ingresso della Bassa, i tipi allo "smilzo" ed i porticati di "guareschiana" memoria, dove d'Agosto, per dirla con il Lucio della "dotta", il sole "picchia come un pugile", e gli inverni sono "come gli amanti dopo l'avventura, neri alberi stanchi", sempre per dirla come un altro grande di zona. Tutto questo cosa c'entra con la cultura, direte voi, forse stanchi di leggere uno che scrive senza note, senza citazioni accademiche, come chi zappa e zappa come uno che aspetta l'autobus.

Fatemi ancora tornare alla pellicola dell'Olmi, dove particolare significato e degno ruolo assumono le parole, contornate da una fotografia degna di tali profondità. In particolare mi piace proporvi una tra le molte espressioni percepite dai dialoghi di tale opera, che più che un film sembra una sequenza di opportunità introspettive, una delle poche realizzazioni cinematografiche di fattiva interattività tra autore e pubblico.

"Tutti i libri del mondo non valgono un caffè con un amico".

Cos'è la cultura, quindi? Qual è il suo ruolo nella nostra esistenza? Qual è la sua relazione con le parole? Esiste o è solo uno dei tanti artifizi per fare fessi gli altri, quasi sempre migliori di noi, buoni solo per la Rupe Tarpea? Oltre alla tracotanza di chi pensa di esistere, ed un gradino sopra gli altri, perché incoronato di alloro anche se fuori corso, munito di titolo, di erudita espressione o di calci dove non batte il sole, cosa troviamo? Attenzione, attenzione a rispondere, perché potremmo aver costruito buona parte delle nostre vite su di nulla o peggio su false convenzioni e convinzioni, che confondiamo con la verità.

"Tutti i libri del mondo non valgono un caffè con un amico" e nemmeno il sorriso soddisfatto di un padre, che, con braghette corte e canottiera, ritrova la sua innocenza su di una barchetta di tre metri, salvo che nei libri non vi sia il perché a tanto dolore, ora che quel sorriso non c'è più e tra un po' anche la memoria, che lo ha fatto vivere sino ad ora, si spegnerà.

Non mi resta, quindi, che liberarvi da questo inutile delirio, lasciandovi una pellicola, un quesito, un invito, ancora una frase e l'unica mia vera ricchezza, che mai e poi mai mi lascerei strappare: i miei preziosi, cari ed amati dubbi, che sono la mia vita ed il mio mestiere.

Allora: cos'è la cultura?


Fonti, approfondimenti e collegamenti inerenti il tema
- Su "Centochiodi" di Ermanno Olmi: https://it.wikipedia.org/wiki/Centochiodi
- Il sondaggio sul tema dell'anno: "Come definireste la cultura?".
- Il forum sul tema dell'anno: "Come definireste la cultura?".
- Nella sezione "Sentito al caffè" i vostri commenti sulla frase: "Tutti i libri del mondo non valgono un caffè con un amico".
 
Informazioni su questa pagina
titolo:"Cultura?"
autore: Gian Stefano Mandrino
data di pubblicazione: 25.01.2016
ultimo aggiornamento:
25.01.2016
codice di riferimento:
IICA1601251000MANA1

 
     
I CAFFE' CULTURALI
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