Dicono al caffè che...
Viva Network Museum!!!

Era un giorno di marzo del 2011 quando è apparso in rete il sito di Network Museum, la sperimentazione su web firmata INFOGESTIONE e dedicata alla museologia, o meglio a quegli argomenti, che noi identifichiamo con i termini: "Didattica Collettiva", "Didattica oggettiva", "Scienze museali", "Management didattico e museale", "Ergonomia didattica", "Tecnodidattica" e, nell'accezione comune, anche come "Museologia". È opera di quella parte del nostro istituto di ricerca, per dirla con parole meno altisonanti, che si occupa del rapporto tra cultura e patrimonio, della ragione d'essere di musei e siti culturali, di come questi operino, di come occorra gestirli e di come possano essere una risorsa sia dal punto di vista sociale, innanzi tutto, che economico.

Dopo cinque faticosissimi anni, proprio mentre, a Dio piacendo, stiamo intravedendo il compiersi, nel gennaio del prossimo anno, dei primi venti anni di fondazione del nostro istituto (in realtà avviato già sei anni prima come studio professionale), abbiamo ritenuto opportuno dedicare a questo fratellino telematico più giovane, un poco di spazio, di celebrazione e, perché no, un minimo di gratificazione, se non altro perché opera in un ambiente molto più ostico di quello delle parole e dei pensieri, naturale ambiente de "I Caffè Culturali".


Per azzardare un paragone possiamo, senza alcun intento di offesa, sostenere che, mentre gli editori, malgrado la spocchia di molti tra loro, vendono sovente dai loro banchetti "aria fritta" avvolta nei loro cartocci patinati o determinano dall'olimpo dei grandi gruppi fusi e rifusi cosa sia degno di essere letto, nel settore museale la "sostanza" è tanta, gli interessi sono enormi, gli operatori sono in numero maggiore che nell'editoria, la politica è sovrana, e non mostra certo il suo volto migliore, i privati (intendendo con tale termine la vera iniziativa imprenditoriale a capitale esclusivamente privato e privi di "agevolazioni sociali") sono quasi assenti o assediati da una concorrenza sovente "istituzionalmente sleale" di associazioni, fondazioni e cooperative di tutti i colori.

Con tutto il rispetto per la persona e per la carica riteniamo non opportuno e superato raccontare ai cittadini di voler spendere "Un euro in cultura per ogni euro speso in difesa". Noi che di mestiere "studiamo la cultura", e dopo quasi trent'anni di esperienza nel settore, possiamo con ragione di causa ed onestà intellettuale, suggerire a chi è al nostro servizio di non raccontare tali genere di cose ai cittadini. Sono terminati i tempi in cui solo i presbiteri studiavano teologia e solo i medici sostenevano esami di anatomia. Noi, con tutte le nostre ridicole, ma coraggiose, sperimentazioni, siamo, come molti, l'avamposto di quella società civile che, se vorrà sopravvivere, dovrà riscattarsi ed impadronirsi nuovamente di settori strategici come la scuola, l'università, l'editoria e la gestione del patrimonio pubblico, cercando di imparare dalla storia e di evitare il famoso e reiterato salto dalla padella alla brace.

I risultati di quei rampanti giovani, sempre figli di "qualcuno" (mai parenti di chi lavora in acciaieria, nei campi di pomodori o in catena di montaggio), che in modo irriverente volevano "rottamare" noi vecchi, sono sotto gli occhi di tutti. Il nostro Paese, ad eccezione delle sterminate riserve di gas, petrolio e diamanti site proprio sotto i nostri mari e sotto lo stivale del nostro "Bel Paese", detiene le proprie reali risorse nell'intelligenza di quei pochi esponenti sani della società civile. Non serve sostenere di essere così bravi in cucina, se poi ci fanno fessi a partire dall'olio! È senza senso recriminare sulla bellezza della Patria se non si è in grado di proteggerla, di farla conoscere e metterla a profitto. I tedeschi non si sono crogiolati nel ricordo di avere miniere e risorse: hanno messo a frutto quanto la natura ha donato loro e molti fra voi utilizzano tecnologie e prodotti tedeschi. I soliti superficiali obietteranno che molti fornitori dei costruttori automobilistici tedeschi sono italiani! Ecco i merli! Prima ho parlato di capacità, di pensiero, di informazioni, di carattere, di cervelli, di coscienza. Anche se le braccia o parti di encefali utilizzati sono tricolore, la centrale pensante, che sa cosa fare, è tedesca.

Ma non nascondiamoci dietro facili campanili: il discorso è ben più ampio e va oltre la nazione ed il continente. Noi occidentali stiamo perdendo il nostro ruolo conquistato con l'inganno e la violenza, mantenuto con il sopruso e la paura, perso a causa della nostra ipocrisia e del nostro disimpegno. L'unica nostra possibilità, per risarcire, in minima parte, l'umanità della nostra invadente presenza sul pianeta è aiutare la stessa ad uscire dalle sabbie mobili, in cui sta sprofondando e che si chiamano: disuguaglianza, guerra, inquinamento, sfruttamento delle persone e delle risorse, povertà, malattia, fame, schiavitù, differenze nel reperimento delle informazioni, anche se per ora da noi, in risposta al lamento di chi si inabissa, si ode solo il brusio scomposto del fastidio che arrecano tutti questi immigrati, la paura dello scippo o della figlia violentata, le mezze stagioni che non esistono più e del caldo che fa anche d'inverno (salvo "sbavare" per qualche goccia di petrolio in più!).

Per tornare al nostro Paese ed alla cultura, forse anche per noi è arrivato il momento di "fare cultura", o meglio fare della cultura una "tecnologia di prospettive esistenziali da condividere", una soluzione per coesistere, uno strumento con cui salvare la coesistenza planetaria prima che tutto scoppi, prima che tutto sia troppo tardi. Cultura non sarà quindi solo il sentirsi nulla di fronte alla meraviglia di un capolavoro o proiettare gli utili derivanti da biglietti, coperti e posti letto. Mi spiace disilludervi ma delle "nostre miniere" dobbiamo ancora capire cosa estrarre, perché come sosteniamo noi di INFOGESTIONE, "la cultura è anche condivisione di strategie di sopravvivenza".

Dobbiamo pensare a cosa consista in realtà la cultura, a cosa possa servire per una prospettiva individuale, collettiva e planetaria. Un giorno una mia amica mi ha chiesto cosa facessi di mestiere, convinta che la cultura, la ricerca, INFOGESTIONE ed i miei colleghi, fossero un passatempo, un gioco, una passione, al limite. Questa è la prova (poiché di casì così nella mia vita ne ho registrato a centinaia) di quanto vi sia da fare nel nostro Paese e che non servano discorsi privi di adeguate basi, quali i numeri da stadio che entrano gratuitamente nei musei o la cifra equivalente in euro spesa tanto per la risposta violenta quanto per la giustificazione colta.

La cultura è altro da quello che molti pensano. Ciò che i profeti dello scibile nazionale pensano di indicare, novelli Mosè, non è che è la punta di un iceberg, che a causa del riscaldamento globale potrebbe pure sciogliersi e precipitare nel mare, sollevando tsunami di disperati.

La cultura, forse, è la nostra ultima possibilità da...umanità!

Viva Network Museum!!!

Fonti, approfondimenti e collegamenti inerenti il tema
- Network Museum: www.metworkmuseum.com .
- Il sondaggio sul tema dell'anno: "Come definireste la cultura?".
- Il forum sul tema dell'anno: "Come definireste la cultura?".
 
Informazioni su questa pagina
titolo:"Viva Network Museum!!! "
autore: Gian Stefano Mandrino
data di pubblicazione: 05.04.2016
ultimo aggiornamento:
05.04.2016
codice di riferimento:
I110130.1539.DLI.AP.man/IICA1604051000MANA1

 
     
I CAFFE' CULTURALI
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