Non è nostra intenzione riscrivere la storia con i "ma", i "se" ed i "però".Non desideriamo neppure porre sulle labbra altrui le nostre convinzioni: sarebbe immorale oltre che stupido. Le "interviste improbabili" de "I Caffè Cuturali" sono una sperimentazione di divulgazione culturale, il cui obiettivo è proporre all'atttenzione dei nostri lettori delle figure particolarmente significative della nostra evoluzione culturale, per stimolarne lo studio e verificarne come nel tempo si sia modificata la percezione delle loro idee, delle loro opere e delle ripercussioni di queste sul nostro panorama culturale e nella nostra società.

Le "interviste improbabili" non debbono essere considerate e lette come un "riassunto enciclopedico" o un estratto nozionistico da "notte prima degli esami". Poco di ciò che troverete esposto potrebbe essere forse definito corretto, esaustivo ed esauriente. Da queste pagine potrete, invece, trarre ispirazione ed a vostra volta ispirare nuove prospettive, da cui traguardare il pensiero dei nostri ospiti, nonché lo stimolo per approfondirne la conoscenza.

L'ospite al tavolino delle interviste improbabili dei nostri caffè è Juana I di Castiglia, regina di Castiglia, interpretata nelle risposte per "i Caffè Culturali" da Adriana Assini , profonda conoscitrice del personaggio storico, al quale ha dedicato una consistente parte dei suoi studi e delle sue pubblicazioni riconosciute a livello internazionale ed adottate anche dal mondo accademico.

Come sempre è attivo, al fondo di questa sezione, un forum, attraverso il quale potrete liberamente partecipare a questo nostro, improbabile quanto intrigante incontro.

Intervista improbabile a Juana I di Castiglia
l'ospite



Juana I di Castiglia

Nome:

Juana I di Castiglia

Nazionalità:

Castigliana

Date biografiche: 6 novembre 1479 - 12 aprile 1555

Note biografiche:

Discendente dal casato di Trastamara, era la Figlia terzogenita del re di Sicilia , Ferdinando II e della regina di Castiglia e León, Isabella I la Cattolica, fu la madre di Carlo di Gand, futuro imperatore del Sacro Romano Impero col nome di Carlo V.

"Anticonformista e ribelle, Juana si scontra sin dall'adolescenza con le regole troppo austere imposte nelle corti spagnole dai suoi genitori, e a loro dà non poche preoccupazioni, senza mai smettere, però, di amarli. Dal canto loro, Isabella e Ferdinando si sforzano di correggerla e al tempo stesso proteggerla, almeno fintanto che resteranno uniti. Le cose, infatti, cambieranno con la morte di lei. Alla sua morte, Isabella farà un atto coraggioso lasciando la corona proprio a quella figlia decisamente fuori da tutti gli schemi. Ferdinando, invece, lascerà cadere la maschera di padre affettuoso e non esiterà a tradirla, nel tentativo di prendere lui le redini del regno.

Moglie esemplare nei primi tempi del suo matrimonio con Filippo d'Asburgo, Juana diventerà presto una presenza scomoda nella vita del marito, a causa della sua eccessiva possessività e gelosia. D'altra parte, l'uomo che ha sposato è troppo bello per poterle essere devoto a lungo, e troppo ambizioso per non cercare di estrometterla del legittimo governo della Spagna. E tuttavia, malgrado le continue delusioni e i tanti colpi bassi, Juana continuerà ad amarlo ciecamente per anni, ma al momento opportuno gli riserverà una sgradevole sorpresa, anteponendogli un temibile rivale: l'amore profondo per il suo Paese.

Madre di due maschi e quattro femmine, Juana non sembra vivere la maternità come l'appagamento di un bisogno, bensì come strumento indispensabile per consolidare il rapporto di coppia. Ai suoi figli, infatti, non dedicherà mai molto tempo, né li terrà in conto quando farà scelte importanti. Sicuramente li ama, ma questo non le impedirà di metterli sempre in secondo piano rispetto alla relazione coniugale.Di tale mancanza deve essere stata talmente consapevole che quando, dopo anni di reclusione a Tordesillas, le si presenterà l'occasione di riprendersi la libertà e il potere con l'aiuto di un esercito di rivoltosi a lei favorevole, all'ultimo momento gli negherà l'autorizzazione a combattere contro il nemico, che a quel punto della storia aveva assunto il volto di suo figlio Carlo (quello sul cui regno non tramontava mai il sole).Una rinuncia che ha il sapore di un risarcimento, seppure tardivo, per quel figlio sempre triste che aveva abbandonato ancora piccolissimo, alla corte di Bruxelles, per tornare in Spagna".

(fonte "Adrian Assini" per "I Caffè Culturali": http://www.icaffeculturali.com/comunita/tavolino/Assini%20Adriana/Adriana%20Assini%20-%20lettura%20con%20autore.htm).

L'Ospite sul web:

https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanna_di_Castiglia

http://www.icaffeculturali.com/lettura con l'autore

http://www.icaffeculturali.com/ Adrian Assini

"E mail" info@icaffeculturali.com
    

l'intervista

I Caffè Culturali:
"Buon giorno, Signora Juana, grazie per la sua disponibilità. Come sta?".

Juana I di Castiglia:
(Adriana Assini)
"In paziente, ma tenace attesa. Un'attesa che malgrado duri ormai da cinque secoli, ancora non demorde: se è vero, infatti, che ai torti subiti nella nostra vita nessuno potrà mai porre riparo, è ugualmente vero che si può sempre rimediare, almeno in parte, ai danni provocati alla nostra reputazione e alla nostra memoria. Aspetto ancora, dunque, che qualcuno cancelli l'onta che da troppo tempo mi perseguita, affinché io possa essere finalmente ricordata per ciò che ero: Juana I, regina di Castiglia, e non Juana la Loca, Jeanne la Folle, Giovanna la Pazza…"

I Caffè Culturali:
"Perché questo stereotipo della pazzia? Chi lo ha introdotto e, soprattutto, chi si è avvantaggiato nel presentarla al mondo come pazza".

Juana I di Castiglia:
(Adriana Assini)
"La brama di potere ha un cuore selvaggio e una storia antica, non conosce leggi se non quella del più forte, né risparmia gli affetti. Una verità amara, che appresi presto e a caro prezzo.
Purtroppo, la corona di Castiglia - legittimamente ereditata da mia madre, Isabella detta la Cattolica - mi arrecò soltanto danni, essendo in realtà molto ambita dagli uomini della mia stessa famiglia, pronti a tutto pur di strapparmela, con conseguenze per me irreparabili.
A soli venticinque anni, dunque, mi ritrovai con il fardello di un regno sulle spalle e l'orrore di dovermi difendere proprio da coloro che, ironia della sorte, avrebbero dovuto amarmi: mio marito Philippe; mio padre Fernando, e infine Charles, uno dei miei figli. Per togliermi di mezzo, avrebbero potuto uccidermi, fingendo un incidente o avvelenandomi. Non escludo che ci abbiano provato. Fatto sta che per rendermi innocua e avere il campo libero nella corsa al trono, ognuno di loro ricorse a un mezzo più subdolo ma non meno efficace dell'omicidio: farmi passare per una povera pazza agli occhi del mondo intero. Quindi, impossibilitata a governare."

I Caffè Culturali:
"Cosa significava per lei e per i suoi tempi essere una regina?".

Juana I di Castiglia:
(Adriana Assini)
"Mia madre, donna osannata e assai potente, ebbe più di un privilegio: fu temuta dai principi, stimata dai papi, molto amata dai suoi sudditi. Ma come sorprendersene? Lei l'arte del comando e del governo ce l'aveva nel sangue, e il fatto che si ritrovasse a regnare in un mondo dominato dagli uomini non le fu di alcun ostacolo, forse perché ragionava e agiva come loro. Comunque, una cosa è certa: tra i grandi del suo tempo, la regina guerriera fu tra i pochi a incutere, oltre al timore, anche il rispetto. La mia vicenda, invece, si presentò cupa e complicata sin dagli inizi. Per meglio far comprendere gli eventi, mi corre l'obbligo di una premessa: non essendo destinata al trono, non ricevetti l'educazione necessaria per amministrare il mio Paese. Fu, infatti, a seguito di una sequela di luttuose circostanze che mia madre decise di lasciare a me la corona di Castiglia, deludendo le aspettative di mio padre, impaziente di prenderne possesso. Accorta e lungimirante qual era, Isabel non aveva esitato a chiedere al suo sposo di fare un passo indietro: i castigliani, razza brusca e fiera, non avrebbero mai accettato che Ferdinando - un aragonese, dunque, uno straniero - andasse a comandare in casa loro.
Superato lo smarrimento dei primi tempi, abbracciai il mio destino predisponendomi ad assumere la piena responsabilità del regno.
In fondo, per anni avevo sentito mia madre impartire ordini, prendere decisioni, risolvere questioni. Qualcosa avevo imparato e adesso era arrivato il momento di farne tesoro, seppure a modo mio, secondo la mia mentalità e il mio temperamento. A sostenermi non era tanto o solo uno spiccato senso del dovere, ma l'amore incondizionato e profondo per la terra che m'aveva vista nascere e la gente operosa e leale che l'abitava. Sfortunatamente, sforzi e buona volontà per essere all'altezza della situazione si rivelarono inutili di fronte ai mille raggiri, menzogne e complotti con cui i miei familiari cercarono, uno dopo l'altro, di minare la mia reputazione per delegittimare la mia sovranità."

I Caffè Culturali:
"Le parrà certamente banale, ma ben sappiamo che, anche a beneficio delle nostre lettrici e dei nostri lettori, non possiamo esimerci dal chiederle in cosa consista la quotidianità di una regina: figlia, moglie, madre, regnante".

Juana I di Castiglia:
(Adriana Assini)
"Ancora una volta, per poter rispondere alla domanda posta, devo parlare di mia madre, aprire le porte dei suoi palazzi e quelle dei suoi appartamenti privati. D'altronde, data la singolarità della mia storia, anche il racconto dei miei piccoli riti quotidiani risulterebbe fuorviante per farsi un'idea di come viveva una regina dei miei tempi.
Isabella non era un bell'ornamento della corte castigliana, ma una donna capace, volitiva e forte, consapevole del suo potere e del suo carisma. Ogni giorno, al canto del gallo lei stava già in piedi. Pregava a lungo e in latino, poi uno stuolo di ancelle l'aiutavano a pettinarsi e a vestirsi, ma non a ingioiellarsi: come avrebbe potuto dopo che, con le leggi suntuarie, aveva vietato qualsiasi lusso ai castigliani?
Prima di affrontare la giornata, sempre troppo corta per poter adempiere a tutti i suoi innumerevoli compiti, la sovrana consumava un pasto frugale, quasi sempre in compagnia dei suoi mentori, preti e confessori, con i quali si confrontava sui vari provvedimenti da prendere su questa o quella faccenda: il funzionamento del tribunale dell'Inquisizione, la cacciata degli ebrei, l'evangelizzazione dei Mori...
Non passava giorno senza che convocasse noi figli, quasi sempre in presenza dei rispettivi precettori: si mostrava sempre ansiosa di conoscere i nostri progressi negli studi e non esitava a richiamarci all'ordine qualora il nostro rendimento non fosse per lei soddisfacente.
In assenza di mio padre, si metteva spesso in viaggio su una vecchia mula attraversando in lungo e in largo la Castiglia, scortata da pochi uomini armati. Nel verificare di persona le condizioni di vita della popolazione, voleva intanto rimarcare, con l'autorevolezza della sua presenza, che non era donna da trastullarsi tra gli agi dei suoi palazzi, e che si preoccupava davvero della sorte dei suoi sudditi.
Più volte l'anno convocava le Cortes, per prendere insieme le decisioni più importanti. Spesso, presiedeva alle sedute del tribunale dell'Inquisizione e partecipava alla stesura di leggi e codici. Instancabile, dava udienza giornaliera a principi, navigatori, studiosi di chiara fama, letterati.
Alla bisogna, chiedeva prestiti, faceva scenate di gelosia a suo marito, si fustigava per espiare peccati reali o immaginari. Non dava feste, se non in casi straordinari, però faceva organizzare solenni processioni per ogni circostanza, per ogni santo del calendario.
Isabella ha portato con orgoglio la corona di Castiglia, ben meritando la sua buona fama, ma non saprei dire se i suoi costumi e il suo impegno di governo fosse la regola oppure un'eccezione tra le altre sovrane che vissero nella sua stessa epoca."

I Caffè Culturali:
"E come madre? Come è la vita della figlia di una sovrana? Come ha trascorso la sua fanciullezza?".

Juana I di Castiglia:
(Adriana Assini)
"Dell'età dei giochi e delle belle promesse mi restano ricordi radi eppure ancora vividi. Per rievocarli, dovrò comunque tornare in un mondo dove, ahimè!, a prevalere fu quasi sempre l'ombra.
Sarebbe lecito pensare che,grazie al mio rango, vivessi nel privilegio. Nient'affatto. Al pari dei miei fratelli, avevo poco più del necessario, vestivo di panno grosso, sedevo a tavole rozze, senza prelibatezze e senza sfarzi. D'altro canto, le corti dei Re Cattolici avevano fama d'essere luoghi tristi quanto modesti, più simili a conventi che a palazzi reali. Tutto in nome di un'ostentata e ostinata umiltà che avrebbe dovuto attirare la benevolenza Celeste sul nostro Casato.
In virtù di tale ossessione, anche noi pargoli eravamo chiamati ogni giorno al raccoglimento e alla preghiera. Non senza pena, rammento come la mia devotissima madre m'insegnò presto a flagellarmi per ore nel chiuso della mia stanza: anziché dilettarmi con giochi e svaghi, dovevo infliggermi numerosi colpi di corda sulle spalle e intanto trovare anche la forza per implorare il perdono di Dio Onnipotente.
Ma di quali peccati s'era mai potuta macchiare una bambina di così giovane età? Nessun'altra se non quella che tutti ci portiamo dentro e addosso sin dalla nascita: il peccato originale commesso da Adamo e Eva, per il quale, secondo i preti che infestavano le corti, non ci sarebbe stata supplica in grado di salvarci.
Per fortuna, di tanto in tanto c'erano anche i momenti spensierati, quando andavo a cavalcare nei dintorni dei palazzi reali, oppure suonavo per interi pomeriggi il clavicembalo e la spinetta. Curiosa di tutto, amavo studiare, soprattutto grazie alla mia precettrice, Beatriz Galindo chiamata la Latina, donna sapientissima dal tratto gentile.
Insomma, a dieci anni appena sapevo già scrivere in latino, parlare francese, discutere di fede e di filosofia. Brillavo per spirito critico, arguzia ed eloquenza, tanto da mettere in difficoltà perfino mia madre ogni qualvolta, nell'ansia di farmi rispettare le sue regole, dava fiato a insopportabili rampogne e io, indomita e fiera, le davo filo da torcere, rispondendole per le rime, senza mai abbassare la voce né la testa.
Incominciò già da allora, in età acerba, il mio lungo cammino controvento. Dando battaglia in ogni circostanza, m'illudevo di impedire il peggio: che la volontà degli altri potesse un giorno prevalere sulla mia, addomesticandomi".

I Caffè Culturali:
"Ci ha parlato a lungo della regina, sua madre, ma quale ricordo serba di suo padre e delle figure maschili della sua famiglia, che hanno accompagnato la sua fanciullezza?".

Juana I di Castiglia:
(Adriana Assini)
"Ricordo continui conflitti con i religiosi che pullulavano a corte e che pretendevano di farmi vivere, pensare, agire secondo la loro ottusa visione di Dio e del mondo. A parte costoro, l'unico uomo con cui mi capitava di trascorrere un po' di tempo assieme era mio padre. A lui volevo un bene dell'anima ed ero convinta d'esserne ricambiata. Al contrario di quanto succedeva con Isabel, l'affetto profondo che pareva unirci rimase a lungo esente da qualsiasi contrasto. Con i suoi modi semplici e bonari, Fernando si mostrava sempre più incline alla tolleranza che all'intransigenza, tanto da non cercare mai di ostacolare la mia indole ribelle. Lo scoprii soltanto in seguito che dietro a quella maschera di padre premuroso e attento si nascondeva un essere meschino e infido, che sarebbe stato causa della mia rovina".

I Caffè Culturali:
"Poi è arrivata la giovinezza: cosa ci può dire sul rapporto con i suoi coetanei, con l'età dei progetti, dei sentimenti profondi e dei primi amori?".

Juana I di Castiglia:
(Adriana Assini)
"La mia giovinezza? Un battito d'ali. Si diventava grandi in fretta alle corti dei Re Cattolici.
Non avevo amiche, e mal sopportavo le damigelle con le quali mia madre tentava invano di accompagnarmi: ammaestrate a dovere, accettavano senza pena l'ordine stabilito delle cose, i ruoli subalterni, un destino plasmato secondo le esigenze altrui. Per questo scandalizzavo tutti contornandomi di ancelle moresche. Una scelta che la diceva lunga sulla mia voglia di conoscere mondi nuovi ma anche di provocare tutti, bigotti, parenti e benpensanti.
In quanto ai miei sogni, di certo non ambivo a governare un regno. Avrei voluto soltanto vivere più liberamente, secondo il mio personale senso di ciò che era giusto e di ciò che ritenevo sbagliato.
Poi, a quattordici anni, i miei genitori mi rivelarono d'avermi promessa in sposa a Philippe d'Asburgo, mio coetaneo. Il figlio dell'imperatore Massimiliano I aveva fama d'essere il principe più affascinante d'Europa, ma ne ebbi la conferma soltanto quando dalle Fiandre i suoi ambasciatori mi fecero avere un suo ritratto. Fu allora che per la prima volta mi batté forte il cuore: quel giovane era così biondo e così bello...".

I Caffè Culturali:
"Non ci tenga sulle spine: allora con quel giovane così biondo e così bello? ".

Juana I di Castiglia:
(Adriana Assini)
"Fu amore a prima vista per entrambi. Philippe pareva un angelo sceso sulla terra per salvarmi: aveva occhi più azzurri del mare, labbra sensuali e capelli d'oro fino che portava lunghi fin sulle spalle.
Io, sebbene non fossi di un'avvenenza prepotente, avevo comunque i tratti salienti della bellezza mediterranea, con le chiome scure e le forme tondeggianti. Superando ogni pudore, gli lanciai sguardi di fuoco infiammandogli viscere e cuore. Abituato a fare e a disfare secondo il suo capriccio, il rampollo di casa Asburgo non volle saperne di aspettare il giorno del matrimonio e per amarmi quella sera stessa pretese una deroga al protocollo, chiedendo a un religioso qualsiasi del suo seguito di benedire in fretta e furia la nostra unione...
Tra le sue braccia pensai poi che il Paradiso non fosse quello raccontato dai preti, ma stava lì, nelle Fiandre, e che fosse il bel Philippe a possedere le chiavi di tutte le sue porte...".

I Caffè Culturali:
"È poi stata salvata da quell'angelo biondo sceso dal cielo? Ci sta dicendo che sta avvicinandosi il momento del vissero felici e contenti o l'epilogo non è stato coerente con il prologo? Come è stata la sua vita da regina-moglie?".

Juana I di Castiglia:
(Adriana Assini)
"Ad una breve primavera seguì un lungo inverno. Philippe fece fuochi e fiamme per i primi mesi, poi tornò agli usi e costumi della sua vita da scapolo, concedendosi ad altre dame. Ne fui sconvolta e non volli saperne di adeguarmi alla mentalità corrente, che accordava agli uomini, tanto più se principi, il diritto di collezionare amanti. Contro quell'andazzo mi rivoltai con tutte le mie forze, chiedendo conto a mio marito di tutte le sue tresche, noncurante di metterlo in imbarazzo davanti a servi e cortigiani. Finii, così, per essere io la pietra dello scandalo. D'altronde, cos'altro ci si poteva aspettare da una del mio temperamento? Non ero sempre stata una ribelle? L'aria pungente delle Fiandre m'aveva resa ebbra, ma non doma. Tra liti furibonde e musi lunghi, ricatti e ripicche, tregue e fragili armistizi, Philippe ed io continuammo a dividere lo stesso letto, con profitto. Prova ne fu la nostra numerosa prole: quattro femmine e due maschi venuti al mondo in dieci anni di tempestosa unione".

I Caffè Culturali:
"Ne era veramente innamorata? Ci sta dicendo che non si ostinava a cedere alla ragione di stato, o al costume dell'epoca, le ragioni del suo cuore?".

Juana I di Castiglia:
(Adriana Assini)
"Pare che Il fascino unito alla bellezza produca pericolosissimi incantesimi. Philippe era davvero molto seducente e il fatto che, almeno all'inizio della nostra storia, sembrava ricambiare i miei turbamenti, mi toglieva il senno e il fiato. D'altronde, come avrei potuto resistergli? Venivo da un Paese senza feste, da una vita senza calore: lui era il fuoco, lui era il sole.
Quando, incostante come i cieli fiamminghi incominciò a farmi dannare con i suoi continui tradimenti, non volli arrendermi. Forse per orgoglio; forse per un insano desiderio di possesso. Accecata dalla presunzione, mi ostinavo a credere d'essere la più forte e che, grazie a tutto l'amore di cui ero capace, in quella travagliata storia l'avrei detta io l'ultima parola.
Ma il bel principe sapeva bene come raggirarmi: anche dopo anni di incomprensioni e di litigi, non esitava a corteggiarmi come il primo giorno se la posta in gioco era importante. Opportunista e infingardo, fingeva di interessarsi a me, e invece mirava alla corona che avevo ereditato. Mi copriva di baci ardenti e un attimo dopo mi chiedeva di firmare i documenti con i quali avrei rinunciato al regno di Castiglia in suo favore. Una volta scoperto l'inganno, gli diedi ancor più filo da torcere che in passato. Senza, però, mai smettere di amarlo. Non mi sorprende sapere che il mio atteggiamento apparisse fortemente contraddittorio. In realtà, non lo era. Sebbene fossi sempre più collerica e impulsiva, al momento opportuno riuscivo a decidere con lucidità e fermezza, mortificando la follia dei sensi a tutto vantaggio della ragione di stato. E in questo caso non facevo sforzi poiché, in verità, più di Philippe amavo la mia gente e la mia terra, e non le avrei mai consegnate nelle mani di un fiammingo".

I Caffè Culturali:
"A proposito della sua gente e del suo sangue: come giudica se stessa come madre? Cosa significa essere madre e regina? Ha cercato di risparmiare ai suoi figli il grigiore e la tristezza, a cui prima accennava a proposito della sua infanzia?".

Juana I di Castiglia:
(Adriana Assini)
"Confesso di non essermi mai occupata abbastanza dei miei figli e la cosa ancora mi rincresce. Me ne separavo spesso, anche per futili motivi, come quando, per gelosia, non permettevo a Philippe di partire senza di me. Altre volte, mi allontanavo da corte mio malgrado, costretta da perentorie ragioni di stato. In verità, pur amando i miei pargoli, li lasciavo volentieri alle cure degli altri, perché in fondo mi sentivo più sposa che madre. Fatto sta che non le ho quasi viste crescere quelle creature che con estrema facilità mettevo al mondo: non è con me che impararono a camminare o a pronunciare le prime parole. Non è da me che ebbero conforto per le prime delusioni, né incoraggiamenti di fronte ai primi scogli dell'adolescenza. Pur tuttavia, negli anni più duri della mia esistenza, ebbi poi modo e tempo per riscattare almeno in parte i miei torti. Sebbene con colpevole ritardo, ogni qualvolta se ne presentò l'occasione, non esitai a mettermi da parte, mortificando il mio interesse a tutto vantaggio di quello dei miei figli".

I Caffè Culturali:
"Prima ha fatto riferimento agli anni più bui della sua esistenza: quali sono stati? Cosa salverebbe della sua vita, come donna e come regina?".

Juana I di Castiglia:
(Adriana Assini)
"Quando ereditai il regno di Castiglia avevo appena venticinque anni e una vita che era già un inferno. Ma al peggio sembrava non esserci limite: divorato dall'avidità e dall'ambizione, mio marito tentò in tutti i modi di estromettermi dal governo del mio Paese con la scusa che non ci stavo con la testa. Dovetti difendermi con le unghie e con i denti pur di sottrarmi ai suoi inganni. Chiesi aiuto a mio padre, ma invano perché Philippe faceva intercettare e distruggere tutte le mie lettere. Eppure, non firmai mai le carte compromettenti che seguitava a sottopormi. Parecchi mesi dopo, partimmo insieme per la Spagna, dove avrei dovuto essere incoronata come Juana I, regina di Castiglia, ma anche nella mia terra, con lui al fianco, temetti sempre di cadere vittima dei suoi continui intrighi. E invece, per ironia della sorte, finì che a lasciarci le penne fu proprio l'Asburgo, qualche ora dopo essere rientrato da una festa. Non si seppe mai con certezza cosa ne avesse causato la morte, a soli ventotto anni, mentre scoppiava di salute. Alcuni medici protesero per un'indigestione, ma altri sospettarono che a ucciderlo - con il veleno - fosse stato un sicario di mio padre.
Avevo amavo e odiato così tanto quel ragazzone bello e biondo che la sua morte mi lasciò in balia di sentimenti contrastanti: m'ero liberata del mio aguzzino e ne ero sollevata, ma al tempo stesso Philippe mi mancava, tanto più che, prima di dare l'anima a Dio o al diavolo, m'aveva implorata di restargli accanto, mentre faceva allontanare tutti gli altri.
Seguirono mesi di angoscia, ma non soltanto per il lutto: le casse del regno erano vuote e il paese allo sbando. Ciononostante, ero decisa a far fronte a qualsiasi impegno, se non fosse stato per mio padre: appresa la notizia della mia vedovanza, lasciò subito l'Italia, dov'era di stanza in quel periodo, nell'urgenza di parlarmi. Forse per confortarmi con la sua vicinanza? Al contrario, come un avvoltoio si precipitò a chiedermi di cedergli la corona. Al mio categorico rifiuto, il Re Cattolico rispose facendo rapire Fernando, uno dei miei figli. Stremata, mi arresi e accettai - come pretendeva lui - di ritirarmi in un castello scelto apposta per consentirmi una vita tranquilla. In realtà, era una trappola, ma lo scoprii soltanto in seguito. Finii segregata nella fortezza di Tordesillas, una costruzione militare abbandonata da anni e isolata da tutto, dove rimasi - senza diritti - in balia di carcerieri privi di scrupoli. Vissi lì dentro in condizioni esecrabili per quasi cinquant'anni, e in ogni maledetto giorno di quel mezzo secolo continuai a subire le peggiori violenze fisiche e morali. Eppure - come testimoniò poi il prelato corso a darmi l'estrema unzione - ero ancora perfettamente in grado di intendere e di volere quando, finalmente, mi congedai dal mondo".

I Caffè Culturali:
"Quale eredità pensa di aver lasciato al mondo?".

Juana I di Castiglia:
(Adriana Assini)
"Nessuna, qualora i manuali scolastici e i libri di storia dovessero continuare a nominarmi solo in quanto madre del grande Carlo V, affiancando al mio nome la Pazza, l'epiteto infamante con il quale sono stata marchiata a fuoco. Al contrario, la mia tragica storia potrebbe essere d'insegnamento a quanti volessero riflettere sulle conseguenze aberranti che sempre produce la cieca bramosia del potere, uguale a se stessa oggi come ieri, a dispetto del trascorrere dei secoli. Così come la mia tenacia e determinazione nel difendere la libertà di pensare, amare, decidere secondo la mia personale visione del mondo e di Dio, potrebbe essere d'esempio a tante donne che tuttora - malgrado il progresso nei costumi rispetto ai miei tempi - non trovano la forza di ribellarsi alle violenze degli uomini, dentro e fuori della propria famiglia".
    

la postilla dell'interprete


Adriana Assini


"Le rose di Cordova"
di Adriana Assini, Scrittura & Scritture, Napoli
I edizione 2007
V ristampa, 2015

ISBN-13: 9788889682760

http://www.scritturascritture.it

 

Juana & Adriana, un lungo e appassionato sodalizio che vede l’una a fianco dell’altra, unite dallo stesso obiettivo: far conoscere la storia della bistrattata regina di Castiglia così come viene raccontata ne Le rose di Cordova*.
Ricordo bene il nostro primo incontro in biblioteca e mi piace tuttora pensare che non fu dovuto al caso, e che sia stata lei, la terzogenita dei Re Cattolici, a voler richiamare la mia attenzione. Accadde un giorno d’autunno di molti anni fa, in un’aula deserta dell’Accademia Belgica, dove trovai un grosso tomo sul tavolo che m’era stato appena assegnato.


L’Opus epistolarum di Pietro Martire d’Anghièra - scritto in caratteri gotici, in francese antico - era stato lasciato aperto su una pagina che riguardava un drammatico episodio di cui la protagonista era proprio l’oscurata regina spagnola. All’epoca, di lei sapevo quello che forse - più o meno - sanno tutti, ovvero che era diventata pazza per amore, e che, pur essendo la legittima erede al trono di Castiglia, non aveva governato nemmeno un giorno. Eppure, laddove nel racconto dello storico e gentiluomo di camera della regina Isabella si gettava un’ombra sui comportamenti della nobildonna, ravvisando i segni di una personalità instabile, io riconobbi invece i sintomi di una natura tanto ribelle quanto anticonformista e indomita.


Da quell’approccio imprevisto e accattivante nacque il mio proposito di andare a fondo alla faccenda, alla ricerca di una verità che immaginavo esser stata travisata, più per bieco interesse che per pura ignoranza. Con il mio romanzo ho poi cercato di rimettere assieme i come e i perché di un destino infame, nel tentativo di strappare la figura di Juana alla menzogna che la circonda ormai da secoli, facendone una povera pazza. Lei che pazza non era.
Interpretarne i pensieri e le emozioni nella lunga intervista per i Caffè Culturali non è stata, dunque, una forzatura: da tempo indosso i suoi panni, ascolto la sua voce, indovino le espressioni del suo volto e del suo animo. Da donna a donna, entrambi indocili, insubordinate e caparbie, abbiamo dialogato senza impaccio, a dispetto dei tanti lustri che ci separano. L’abbiamo fatto nelle forme che sono più congeniali a una narratrice del mio stampo, pronta a calarsi anima e corpo nel personaggio che l’ha adescata e avvinta, per raccoglierne aneliti e confidenze, rivendicazioni e sconfitte. Così, dopo una lunga frequentazione, sento di aver imparato a raccogliere e a decifrare la rabbia infinita che animava la mia eroina, a sentire il sangue che le pulsava forte nelle vene ogni volta che la vita la contrariava. Ho cercato, indagato, ricostruito i fatti che l’hanno vista protagonista; ho passato al setaccio le emozioni di cui era vittima e padrona. Sono entrata nel buio dei suoi pensieri, l’ho seguita nei suoi improvvisi arroccamenti, standole accanto nelle inutili, sfibranti sfide, restando impotente di fronte ai suoi eccessi e ai suoi numerosi passi falsi. Per scrivere di lei, non m’è bastato stare dalla sua parte, ho dovuto stare dalla parte della logica che si celava dietro alle apparenze e alle risposte facili.


E se mi fossi sbagliata? In un modo o in un altro, la Castigliana non avrebbe esitato a rimettermi sulla giusta via.
Da quando questa storia ha avuto inizio, non ho viaggiato soltanto con la mente, sulle ali della fantasia. Sulle tracce di Juana, ho anche ripercorso davvero i luoghi che l’hanno vista nascere, crescere, amare, disperarsi, e poi morire. Purtroppo, resta ormai poco di lei, se non la forza misteriosa della sua memoria.


A salvarsi dall’incuria del tempo e degli uomini sono state invece le sue spoglie: riposano tuttora nella cattedrale di Granata, e sono una tappa d’obbligo nelle mie escursioni andaluse. Ancora più frequenti, però, sono le mie visite al Museo Reale di Belle Arti di Bruxelles, dove è conservato un suo bel ritratto, firmato dal cosiddetto Maestro della Vita di Giuseppe. Quello che più mi incoraggia e mi rallegra è che ogni volta, nell’incontrare lo sguardo di Juana, ho sempre l’impressione di leggervi dentro l’approvazione incondizionata di questa seppur piccola battaglia intrapresa in suo nome. Sarà forse soltanto una poetica speranza, ma conto di restituirle almeno un’oncia del suo onore.


Adriana Assini

 

 

* Le rose di Cordova di Adriana Assini, Scrittura & Scritture, Napoli, (I edizione 2007 – V ristampa, 2015)

- Ulteriori informazioni su Adriana Assini in questo sito:
  http://www.icaffeculturali.com/0%20AUTORI/ASSINI%20ADRIANA/ASSINI%20ADRIANA.htm

    

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titolo:"Intervista improbabile a Juana I di Castiglia".
autore: INFOGESTIONE dli
data di pubblicazione: 09.09.2015
ultimo aggiornamento 14
.10.2015
codice di riferimento:
IICA1509091000MANA4

 
     
I CAFFE' CULTURALI
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