Non è nostra intenzione riscrivere la storia con i "ma", i "se" ed i "però".Non desideriamo neppure porre sulle labbra altrui le nostre convinzioni: sarebbe immorale oltre che stupido. Le "interviste improbabili" de "I Caffè Cuturali" sono una sperimentazione di divulgazione culturale, il cui obiettivo è proporre all'atttenzione dei nostri lettori delle figure particolarmente significative della nostra evoluzione culturale, per stimolarne lo studio e verificarne come nel tempo si sia modificata la percezione delle loro idee, delle loro opere e delle ripercussioni di queste sul nostro panorama culturale e nella nostra società.

Le "interviste improbabili" non debbono essere considerate e lette come un "riassunto enciclopedico" o un estratto nozionistico da "notte prima degli esami". Poco di ciò che troverete esposto potrebbe essere forse definito corretto, esaustivo ed esauriente. Da queste pagine potrete, invece, trarre ispirazione ed a vostra volta ispirare nuove prospettive, da cui traguardare il pensiero dei nostri ospiti, nonché lo stimolo per approfondirne la conoscenza.

L'ospite a questo tavolino delle interviste improbabili dei nostri caffè è Angelo Fausto Coppi, una delle massime espressioni del ciclismo nazionale ed internazionale, interpretato nelle risposte per "I Caffè Culturali" da Fabio Lauri , storico, ricercatore, partner INFOGESTIONE ed autore presso I Caffè Culturali.

Come sempre è attivo, al fondo di questa sezione, un forum, attraverso il quale potrete liberamente partecipare a questo nostro, improbabile quanto intrigante incontro.

Intervista improbabile ad Angelo Fausto Coppi
l'ospite



Angelo Fausto Coppi

Nome:

Angelo Fausto Coppi

Nazionalità:

Italiana

Date biografiche: 15 settembre 1919 – 2 gennaio 1960

Note biografiche:

Angelo Fausto Coppi (Castellania, 15 settembre 1919 – Tortona, 2 gennaio 1960) è stato un ciclista su strada e pistar italiano. Soprannominato "il Campionissimo" o "l'Airone", fu il corridore più famoso e vincente dell'epoca d'oro del ciclismo, ed è considerato uno dei più grandi e popolari atleti di tutti i tempi. Formidabile passista, ottimo scalatore e buon velocista, era un corridore completo e adatto ad ogni tipo di competizione su strada. Professionista dal 1939 al 1959, si impose sia nelle più importanti corse a tappe sia nelle maggiori classiche di un giorno. Vinse cinque volte il Giro d'Italia (1940, 1947, 1949, 1952 e 1953), un record condiviso con Binda e Merckx, e due volte il Tour de France (1949 e 1952), diventando anche il primo ciclista a conquistare le due corse nello stesso anno. Fra i suoi numerosi successi nelle gare in linea vanno ricordate le cinque affermazioni al Giro di Lombardia (1946, 1947, 1948, 1949 e 1954), record, le tre vittorie alla Milano-Sanremo (1946, 1948 e 1949), e i successi alla Parigi-Roubaix e alla Freccia Vallone nel 1950. Divenne campione del mondo professionisti nel 1953. Primeggiò anche nel ciclismo su pista: fu campione del mondo d'inseguimento nel 1947 e nel 1949 e primatista dell'ora (con 45,798 km) dal 1942 al 1956. Leggendaria fu la sua rivalità con Gino Bartali, che divise l'Italia nell'immediato dopoguerra (anche per le presunte diverse posizioni politiche dei due). Celebre nell'immortalare un'intera epoca sportiva - tanto da entrare nell'immaginario collettivo degli italiani - è la foto che ritrae i due campioni mentre si passano una bottiglietta durante una salita al Tour del 1952. Le sue imprese e le tragiche circostanze della morte ne hanno fatto un'icona della storia sportiva italiana, e a oltre cinquant'anni dalla scomparsa, la sua popolarità e fama appaiono immutate.

Fonte contenuto biografico: https://it.wikipedia.org/wiki/Fausto_Coppi.
Fonte immagine: http://www.storiedisport.it/?p=8022

L'Ospite sul web:

https://it.wikipedia.org/wiki/Fausto_Coppi

http://www.faustocoppi.it/

http://biografieonline.it/biografia.htm

http://faustocoppi.altervista.org/

https://www.youtube.com/watch?v=21Dts9r88Hw

 

 

"E mail" info@icaffeculturali.com
    
l'intervista

I Caffè Culturali:
"Buon giorno, Signor Coppi: grazie per la sua disponibilità. Come sta?".

Fausto Coppi:
(Fabio Lauri)
"Non mi posso lamentare. Posso dire di essere soddisfatto e tranquillo. Ed anche fortunato, non dia retta a chi mi ha descritto come un uomo triste. Dopo tanti anni di fatiche, di fango e di viaggi, mi godo la vita borghese. I figli sono adulti, sono diventato nonno e da poco anche bisnonno. Viaggio ancora un po', curo i miei affari ed il vino delle nostre vigne, mi godo l'Italia del dopoguerra. Ritrovo sempre tanti amici, i compagni di corsa e tutti gli appassionati che sono sempre così calorosi con me. Ma a casa ci torno sempre. A Novi Ligure si vive molto bene, non potrei mai allontanarmi dalla campagna, dalle nostre vigne, dai nostri pioppeti. Un corridore ciclista, dopo una vita a testa bassa sul manubrio, non ha più voglia di soffrire. Ma non ho dimenticato la bicicletta. Proprio questa mattina, ho fatto un bel giro, in scioltezza, da Alessandria a Tortona e ritorno. Adesso me la godo davvero, la mia Bianchi verde acqua. Ho fatto una deviazione anche per Castellania, dove sono nato. Sono andato a portare fiori freschi a mio fratello Serse. Lei è stato molto gentile a venire da queste parti, per ricordare il passato e parlare del presente. Se le fa piacere, potrebbe fermarsi da noi a cena, abbiamo gli agnolotti di brasato in brodo di gallina. Con una bella Freisa d'Asti e delle biove che facciamo noi, nel forno di casa. Resti a farci compagnia, per fare una bella chiacchierata davanti al fuoco, dopo, con il vermouth. Siamo gente semplice, noi".

I Caffè Culturali:
"Grazie, non mancheremo di certo, ma a proposito di biciclette: cosa ha rappresentato per lei il ciclismo?".

Fausto Coppi:
(Fabio Lauri)
"Tutto quello che sono parla di ciclismo e biciclette. Il cavallo d'acciaio mi ha evitato il durissimo lavoro nei campi, io ero molto gracile da bambino. Andare in bicicletta, la prima, un usato, mi fu regalata da uno zio, mi diede anche il primo lavoro da adolescente. Garzone di salumeria addetto alle consegne. Chilometri e chilometri sui pedali ogni mattina. Un privilegio, per l'epoca, un passatempo magnifico per un ragazzino curioso, introverso e timido. Pedalare mi fortificò e mi fece scoprire per cosa sarei stato tagliato nella vita. In Piemonte il ciclismo è come la religione, è popolare e sulla bocca di tutti. Noi ragazzini siamo cresciuti con il mito di Costante Girardengo, il leggendario campionissimo di Novi Ligure. Già da giovane, me la cavavo abbastanza bene, ero resistente e potente nonostante l'aspetto. Era destino che il ciclismo mi rapisse. Mi ha restituito fama, benessere, denaro, affetto, amore. Mi ha fatto gioire e soffrire in egual misura ma è stato sempre onesto nei miei confronti. Ho scoperto che non si può barare sui pedali, non si può ingannare la strada se non ti dedichi anima e corpo alle sue regole. Mi ha insegnato la lingua francese, facendomi vedere il mondo intero da un punto di vista privilegiato. Mi ha anche fatto conoscere la morte e la paura, rubandomi un fratello amatissimo. Al tempo stesso mi ha dato libertà e mi ha punito, caricandomi di responsabilità,  facendomi amare e talvolta odiare. La bicicletta non è stata solo pedali, forcelle e manubrio. Ha fatto di un piccolo garzone un uomo. Mi ha educato alla durezza nella sconfitta ed alla gentilezza nella vittoria. Mi ha insegnato a sbagliare e a risorgere".

I Caffè Culturali:
"A proposito di responsabilità: cosa significa essere un campione? Cosa percepiva nella gente?".

Fausto Coppi:
(Fabio Lauri)
"Essere un campione, un vincitore, regala soddisfazioni. Al tempo stesso condanna ad una pressione fortissima. I difetti non sono ammessi. La vittoria è dovuta mentre la sconfitta non ha amici.  Con il successo si impara molto presto a conoscere questa dura realtà, il corridore è un uomo a volte debole, come il tifoso o il gregario. Possiede solo una cilindrata superiore e, qualche volta, una capacità di soffrire maggiore. Il pubblico però, non può accettare questa normalità, si sente in diritto di essere felice grazie a te. Il capitano come si diceva ai nostri tempi, era come uno sceriffo dalla stella lucida e la pistola sempre in pugno. Vincere, per guadagnare, per vivere bene, per dare da mangiare ai gregari, ai massaggiatori, ai meccanici, alle officine ciclistiche, alla propria famiglia. Per fare contenti i giornalisti, gli editori, gli scrittori, invece, ci voleva qualche cosa in più. Serviva la sofferenza scavata sul volto, l'eroismo del sacrificio fino allo stremo . Era un mestiere difficile e pieno di rischi, anche mortali. Io sono stato molto fortunato, perché ho ricevuto molto amore dalla gente e non troppa invidia. Ero nato povero come loro e questo fatto mi perdonò il successo e la ricchezza. Spero di aver ripagato almeno in parte tutta questa fortuna, anche nelle difficoltà della vita.
Io, Gino Bartali, Fiorenzo Magni, Ferdi Kubler, Hugo Koblet, Jan Robic, Louison Bobet e molti altri, abbiamo tutti vissuto questa condizione di privilegio e di incertezza. Siamo stati duri con noi stessi e con gli altri ma non credo ingiusti o cattivi. La strada non perdona chi è debole e non è pronto a mettere in gioco il proprio corpo ed il proprio onore".

I Caffè Culturali:
"Ci parla di onore: può raccontarci cosa sia, in particolare per un campione dello sport? Ritrova l'onore, il sacrificio, la sofferenza, la durezza, aspetti che lei ha eletto a via per il raggiungimento di uno scopo, quali caratteristiche dei nostri tempi? ".

Fausto Coppi:
(Fabio Lauri)
"L'onore è l'altra faccia della medaglia dell'ambizione. È la benzina della competizione umana. Oggi che, finalmente, mi godo la tregua dopo la sofferenza e la fatica dei miei tempi, mi accorgo di come tutto sia cambiato per essere quasi uguale a prima. La mia generazione arrivava da una vita di stenti o di modestia. Oggi regna il benessere. Noi abbiamo fatto la guerra, io prigioniero in un campo di concentramento, Gino Bartali sfidando la morte più volte, pedalando come staffetta partigiana per salvare centinaia di ebrei dalla persecuzione. Oggi la medicina e la tecnologia sono padrone dello sport. Noi cambiavamo le gomme bucate strappandole con i denti. Oggi tutto è facile, tutto è bello. Noi affondavamo nel fango e sulle pietre, maledicendo Dio e gli uomini. Oggi fare il ciclista è una scelta di coraggio ed abnegazione. Per noi fu un privilegio, un modo di sfuggire ad un destino assai peggiore. Ieri era tutto sbagliato, oggi è stato tutto fatto e rifatto tante volte. Ma la condanna della sella ed il patibolo del manubrio sono sempre identici. Pedalare è sofferenza, sotto il sole, dentro la pioggia o nella neve. Quando affronti il cronometro, contre la montre come dicono i francesi, l'epoca ed i vantaggi non contano. Tu, il vento, la paura. Quando sei solo, contro il tempo, la musica è sempre la stessa. Sangue, sudore e lacrime. Chi ha pedalato per vivere lo sa, devi essere duro con i tuoi demoni. La pedivella non concede sconti. Nel ciclismo, alla fine, conta la sostanza, non la forma. È sempre, ieri come oggi, una questione di onore".

I Caffè Culturali:
"Nel ciclismo, alla fine, conta la sostanza, non la forma; ha appena asserito. Secondo lei è così anche per i tempi che stiamo vivendo? Cosa trova, sport a parte, di particolarmente cambiato nel mondo, rispetto a quando il mondo lei lo viaggiava sulle sue ruote".

Fausto Coppi:
(Fabio Lauri)
"Il mondo, se penso alla mia gioventù, alla mia carriera, alla maturità ed al mio attuale stato di ritirato dalla fatica, è completamente cambiato. Come se avessi vissute tre esistenze separate. La sostanza conta ancora tanto, è stata la forma a raggiungerla, giorno dopo giorno. Adesso si trovano spalla a spalla, come in una prolungata volata a due. Nessuno dei due contendenti è stato capace di staccare l'altro sulle pendenze, anche le più dure. Non resta che giocarsi il traguardo sul rettilineo della vita. Il vincitore è incerto perché la sostanza è resistente. Se non soffri, se non tieni duro, se non sei disposto a mordere la polvere, ancora oggi, non ottieni nulla. Però la finzione e l'illusione che tutto sia possibile e dietro l'angolo, si fanno sentire. Ma è naturale. Il benessere è il vero protagonista dei nostri tempi, la tecnologia il suo fedele strumento per imporsi sulla volontà di noi tutti. Prima, se non arrivavi in cima alla montagna in solitaria, eri nessuno e la vita poteva essere grama, durissima. Oggi, puoi anche nasconderti nei vantaggi della società di massa. Chi sceglie la fatica e le cose difficili, non è più così privilegiato se taglia il traguardo per primo. C'è spazio quasi per tutti, a patto di inserirsi nel sistema senza fare troppo rumore. In sostanza, la fatica ed il talento sono più gratificanti per il singolo che non per la società. Il mondo oggi è infinitamente migliore. Non è detto, però, che sia anche più eccitante...o interessante. Abbiamo chiesto in regalo una bicicletta di ultima generazione super accessoriata. Ma sono sempre le gambe, quelle che devono spingere. La regola delle regole del grande Alfredo Binda è sempre valida. Ghe vorèn i garùn!

I Caffè Culturali:
"Rimanendo sempre a ruota dell'argomento ma estendendo la questione al clima sociale e geopolitico attuale, quale analogia riscontra rispetto al periodo storico che lei ha vissuto? Cosa stiamo sbagliando? Dietro la curva ci aspetterà una strada interrotta con baratro, un altipiano, una salita con tornanti o una discesa?".

Fausto Coppi:
(Fabio Lauri)
"I tempi cambiano gli uomini ma, al tempo stesso, sono gli stessi uomini a cambiare i loro tempi e quelli a venire. La Storia del Ciclismo è un buon esempio di questo fenomeno. Nei primi anni del novecento le strade erano laghi di fango o deserti impolverati. Le biciclette dei macigni, l'alimentazione sregolata, l'assistenza medica inesistente. Poi siamo arrivati noi a cavallo della guerra ed abbiamo rischiato la vita in un ciclismo per metà pioniere e per metà quasi civilizzato. Meno sassi, meno fango, qualche volta l'asfalto. Dopo di noi, è arrivato il ciclismo moderno. Le bombe hanno lasciato il passo al doping. La bicicletta, da nemico si è tramutata in un prezioso alleato della sofferenza. Negli ultimi decenni, oggi praticamente, la bicicletta ed il ciclismo sono prodotti ad alto tasso tecnologico. Chi rimpiange il passato e chi invece non tornerebbe indietro mai e poi mai. Sono e rimango figlio dei miei tempi. Trovo che difficoltà e sofferenza forgino il carattere e schiariscano le idee. Ma anche oggi si soffre, in modo diverso e con differenti sfumature. Impossibile giudicare. Possibile solo prendere atto dei progressi e degli errori. Non credo si stia sbagliando, di certo non è un errore cercato. L'essere umano è l'unico vivente capace di costruire e distruggere al tempo stesso il mondo che lo ospita. Non si impara dagli errori del passato, se non per brevissimo tempo. La strada non è interrotta dal baratro, ai tratti di pianura, si succedono salite spacca gambe e discese a rotta di collo, come sempre. Lo sport ed il ciclismo, in fondo sono più facili e semplici, perché hai sempre l'obbiettivo del traguardo. Nella vita non è così, purtroppo. Per questo si commettono tanti sbagli, perché in movimento si brancola nel buio. Il problema oggi, però, è uno solo, anzi due. Il benessere e la tecnologia. Nella vita reale come nel ciclismo".

I Caffè Culturali:
"Più volte durante questo nostro incontro ha espresso perplessità su benessere e tecnologia: quali insidie intravede nel progresso? Qual è la sua idea di tecnologia, di benessere e di progresso, visto che sembra non se ne possa fare a meno?".

Fausto Coppi:
(Fabio Lauri)
"Personalmente devo quasi tutto al primo dei due fattori. Grazie alla mia carriera ed al successo ottenuto, sono arrivato al benessere ed alla sicurezza di una vita di gran lunga migliore rispetto ai miei coetanei . Anche la tecnologia, comunque, ha giocato un ruolo importante nel mio percorso sportivo ed umano. Grazie al progresso dell'informazione, della radio e poi della televisione, la mia generazione sportiva ha goduto di una fama e di una visibilità enormi se paragonate a quelle dei nostri predecessori. E con la fama, il denaro, tanto denaro, ha cambiato ogni prospettiva. È però vero che, essendo figlio di un altro mondo, dopo aver attraversato in prima persona una rivoluzione materiale e sociale, sia in grado di percepire pregi e difetti del nostro mondo straricco. Anche se è tutto cambiato in meglio, il ciclismo rimane tuttavia uno sport di fatica, rischio e conquista. Fino a quando saranno presenti questi tre elementi, il mondo delle due ruote non correrà il grande rischio dei giorni nostri: quello di perdere la bussola e l'orizzonte come esseri umani fragili e fortissimi al tempo stesso. Se tutto diventa facile, se ogni rischio viene eliminato alla radice, perché tutto agevolato dalla tecnologia, come potrà l'uomo prima scoprire e poi esplorare sé stesso? Se il dubbio, l'errore, la sconfitta, la gioia, il confronto con la cruda onestà della natura e l'eventuale conquista materiale o morale di un traguardo, dovessero finire per essere eliminati dal grande gioco dell'esistenza, che cosa resterebbe del senso della stessa? Magari potremmo anche vivere davvero per 150 interminabili anni ma come li avremmo spesi? Nella più totale sicurezza, senza mai una paura, una sciabolata di emozione ed adrenalina? Non vedo autentiche insidie nel progresso in quanto tale. Scorgo però grosse incognite sulla sua gestione e sulla soddisfazione che ne deriverà per uomini e donne, ormai al sicuro da tutto. Soprattutto dal bene supremo: la vita ed il suo formidabile gioco al buio".

I Caffè Culturali:
"Denaro, popolarità, genitori disposti a fare carte false per permettere ai loro figli una carriera sportiva, doping a tutti i livelli, agonismo ad oltranza, violenza, stadi blindati, giocatori corrotti, sportivi e sportive su calendari e rotocalchi scandalistici, intere nazioni interessate dal cancro delle competizioni falsate dalla chimica. Lei ha incarnato il sogno di migliaia di italiani, possiamo dire che ha vissuto anche per loro, alleviando, anche se per poche ore, la qualità ed il senso di molte esistenze, allora veramente difficili. A cosa serve fare sport oggi? Può ancora essere considerato socialmente educativo? Gli ideali olimpionici, l'esempio offertoci con il suo grande avversario Gino, sono destinati a soccombere sotto le macerie dell'Isis?".

Fausto Coppi:
(Fabio Lauri)
"La domanda dice già tutto, è perfetta e contiene già la risposta. Io non sono colto, ho fatto solo la quinta elementare, oltre alla dura università della strada e della vita. Però, spero di aver trovato una corretta aggiunta a quanto da voi già detto così bene. Sul vocabolario, ho trovato questa bella definizione di sport: Attività che impegna, sul piano dell'agonismo oppure dell'esercizio individuale o collettivo, le capacità fisico-psichiche, svolta con intenti ricreativi o come professione. Bisogna distinguere tra le due vite, le due facce dello sport. Posso dire di averle conosciute e praticate entrambe. Lo sport agonistico, se si vuole vincere, è sinonimo di lotta, di ambizione e di confronto senza esclusione di colpi. Anche subdoli e sporchi. Non sarà bello, ma è la cruda realtà. L'essere umano tende alla propria soddisfazione personale. L'ambizione sportiva non sfugge a questa regola. Perché una gara ciclistica, una partita di calcio, altro non sono se non una piccola vita spesa in mutande e senza maschere, condensata in un tempo ed in uno spazio ristretti. Quindi, come nella vita, vi sono momenti di meschinità, di cattiveria ma anche attimi di generosità, di altruismo e di esaltazione. Ovviamente, il denaro rende il tutto più appetitoso e saporito. Ai tempi miei e di Bartali, di Girardengo prima di noi e di Lance Armstrong tanto dopo di noi, è sempre esistita la cosiddetta bomba. È bene che gli sportivi sappiano e non si illudano. Il doping esiste, e sarà sempre due passi avanti la giustizia e la morale. Per ambizione, dovere e denaro, si fa questo ed altro. Così è la vita, con tutte le sfumature che le appartengono. Però esiste anche l'altro sport, proprio quello dell'esercizio individuale, praticato con intento ricreativo o esplorativo dei valori umani. Ed è quello che io pure, adesso, da disimpegnato dalla lotta ambiziosa, posso praticare. Lentamente, quando esco in bicicletta come amatore-esploratore, quando vado a caccia e poi mangio la selvaggina abbattuta oppure quando faccio lunghe camminate sulle mie colline ondulate. È tutta una questione di scelta. Sapere che cosa si voglia, a che cosa si ambisca e quale prezzo si sia disposti a pagare per ottenere ciò che si desidera. Presa una strada, non si possono invocare alibi. Si è sempre soli con la propria coscienza e con i propri desideri. Gli ideali olimpici, per esempio, sono oggi carichi di ipocrisia ma al tempo stesso ancora affascinanti. Non è detto che debbano per forza andare sempre a braccetto o di comune accordo. Siamo imperfetti ed al tempo stesso esaltanti. Con o senza l'ISIS. Siamo uomini, non utopie".

I Caffè Culturali:
"Cosa vorrebbe dire ai suoi posteri sportivi e campioni di oggi?".

Fausto Coppi:
(Fabio Lauri)
"Innanzitutto di amare la bicicletta ed il vento in faccia, prima di ogni altra cosa. È una grande fortuna, soprattutto oggi, amare una delle migliori espressioni dell'agire umano. Che sia per lavoro o per puro diletto, nessuna differenza. Vorrei dire ed aggiungere di sforzarsi di accettare la sconfitta ma soprattutto la vittoria, la più  subdola tra le tante facce dello sport. Di ricordarsi sempre che esistono anche gli altri, gli avversari. Di essere egoisti ed individualisti quando la partita è persa e nobili giocatori di squadra quando la vittoria bussa alla porta . Di non mollare mai, soprattutto quando gli altrui nasi si storcono e le sopracciglia si aggrottano dubbiose. Di cercare sempre la vittoria ma di amare soprattutto la battaglia. Di assaporare la sconfitta fino in fondo. Non si vince se non si è capaci di esaltazione e furore. Di accettare la fatica come un male necessario e formativo, anche quando sembra non avere alcun senso. Di godere il sole, il vento, la pioggia ed anche la neve. Fanno parte del gioco e comandano a loro piacimento, che ci piaccia oppure no. Di non rinunciare mai alla passione sportiva, fin quando si hanno forze e gioventù. Perché non avrete una seconda occasione ed ogni lasciata è veramente perduta. Di avere ambizione, di lavorare sui propri difetti e di non mortificare mai le proprie qualità. Di non dare retta a nessuno ma di osservare ed imparare sempre da tutti, soprattutto dai peggiori. Di essere cinici e spietati quando serve ma ancora di più generosi ed altruisti soprattutto quando non servirebbe. Di volere tutto per sé ma, al tempo stesso, essere disposti a rinunciare alle cose facili all'apparenza. Di sentirsi grandi per quello che si è realizzato e molto, molto piccoli per quello che mai si riuscirà ad ottenere. Di agire, di amare l'azione, incuranti del giudizio altrui ma sempre all'erta riguardo al proprio. Di essere agonisti fino allo stremo ed anche cannibali, se serve, sapendo che la migliore tra le doti è quella di sapersi fermare quando il gioco è chiuso e la benzina finita per sempre. Di essere, sopra e sotto ogni altra cosa, affamati, ingordi di libertà e di spazi liberi, aperti e sterminati. Se amerete lo sport e lo vivrete nei suoi lati migliori e peggiori, vostra sarà la vita, tutta vostra sarà la posta in gioco. Ma, quel che più conta, sarete uomini talvolta felici, ragazzi miei".

I Caffè Culturali:
"Cosa direbbe, invece, a noi comuni mortali, che viviamo in questa epoca?".

Fausto Coppi:
(Fabio Lauri)
"Non esistono comuni mortali, perché siamo tutti speciali mortali. Piccoli ed insignificanti, talvolta per eccesso di grandezza. Proprio per questa ragione, anche in questa suggestiva ed impegnativa epoca, il problema o i problemi rimangono gli stessi. La soddisfazione personale, gli obblighi della vita, i rimpianti e le occasioni perdute. So di essere stato fortunato, perché mi sono trovato al bivio tra la dura necessità di un vivere gramo e la sfida della fatica come riscatto e trampolino di lancio per una vita materialmente migliore. Ho scelto la seconda, forse solo perché ne avevo le qualità, sia morali sia fisiche. Mi riusciva, bene, di pedalare, in qualunque condizione e situazione. Ma io ero e sono un autentico comune mortale. Come tanti altri capaci di osare ed imboccare un sentiero. Credo, sinceramente, che proprio nel termine osare, si nasconda la differenza, forse solo il segreto, tra un'esistenza subita ed una affrontata con il viverla da cima a fondo. Con questo non mi permetto di dire che osando non si sbagli. L'esatto contrario, perché di errori ne ho commessi assai, tante quante le scelte azzeccate messe in carniere. Le cose pessime o grandi, sono sempre opera di puri comuni mortali. Qualche rimpianto è lecito ed inevitabile. Troppi, anche per il più anonimo tra gli umani, è una vera e propria ingiustizia al sapore di autolesionismo. Per questo, pur non volendo esprimere giudizi o dare consigli, vorrei ricordare a tutti noi, un'unica regola. Alziamoci sui pedali e spingiamo con tutta la forza che abbiamo sino al triangolo del gran premio della montagna, cercando con gli occhi e l'olfatto la meta laggiù in fondo, non dimenticando mai di vivere, pochi o tanti che siano, gli attimi irripetibili del pedalare stesso. Si vive per cercare una fine ed una doccia calda, non per trascinarci sporchi ed infangati, ancora vivi, su una strada senza mai scorgere un limite al'orizzonte. A noi comunissimi mortali posso solo dire...non rinunciamo a tutto per il nulla. Le imprese compiute in vita riecheggiano nell’eternità, è vero. Ma anche le semplici azioni dei mortali anonimi, hanno un peso specifico altrettanto consistente. Certo, se si vuole la fama, bisogna esporsi , rischiare ed osare. Denudarsi di fronte ad un giudice impietoso e sadico: la vita. Adesso, però, mi permetterà di offrirle, spero, quel famoso vermouth magari con un bel caffè, forte e nero. Meritiamo di rilassarci un po' davanti al fuoco. Abbiamo pedalato abbastanza, per oggi".
    

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Informazioni su questa pagina
titolo:"Intervista improbabile a Fausto Coppi".
autore: INFOGESTIONE dli
data di pubblicazione: 09.11.2015
ultimo aggiornamento
07.01.2016
codice di riferimento:
IICA1511091000MANA8

 
     
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