Non è nostra intenzione riscrivere la storia con i "ma", i "se" ed i "però".Non desideriamo neppure porre sulle labbra altrui le nostre convinzioni: sarebbe immorale oltre che stupido. Le "interviste improbabili" de "I Caffè Culturali" sono una sperimentazione di divulgazione culturale, il cui obiettivo è proporre all'attenzione dei nostri lettori delle figure particolarmente significative della nostra evoluzione culturale, per stimolarne lo studio e verificarne come nel tempo si sia modificata la percezione delle loro idee, delle loro opere e delle ripercussioni di queste sul nostro panorama culturale e nella nostra società.

Le "interviste improbabili" non debbono essere considerate e lette come un "riassunto enciclopedico" o un estratto nozionistico da "notte prima degli esami". Poco di ciò che troverete esposto potrebbe essere forse definito corretto, esaustivo ed esauriente. Da queste pagine potrete, invece, trarre ispirazione ed a vostra volta ispirare nuove prospettive, da cui traguardare il pensiero dei nostri ospiti, nonché lo stimolo per approfondirne la conoscenza.

L'ospite di questa intervista improbabile è Giovanni Giolitti, una delle personalità politiche della nostra Nazione, ancora acerba, interpretato nelle risposte, per "I Caffè Culturali", da una nostra redazione remota, costituita da 19 assistenti redattori scientifici, componenti la classe III D della scuola secondaria di primo grado, presso l'Istituto Comprensivo di Rosate (MI),coordinati dalla loro insegnante, Prof.ssa Annalisa Martino, docente di italiano, storia e geografia.

Come sempre è attivo, al fondo di questa sezione, un forum, attraverso il quale potrete liberamente partecipare a questo nostro, improbabile quanto intrigante incontro.

Intervista improbabile a Giovanni Giolitti
l'ospite



Giovanni Giolitti

Nome:

Giovanni Giolitti

Nazionalità:

Italiana

Date biografiche: Nato il 27 ottobre 1842 a Mondovì (CN), deceduto il 17 luglio 1928 a Cavour (TO).

Note biografiche:

Uomo di estrazione borghese, comprende che per far prosperare il Paese, occorre favorire una nuova politica sociale. Diventa Presidente del Consiglio nel 1903 e resta in carica fino al 1914, con poche interruzioni. Giolitti fa approvare diverse leggi che migliorano la legislazione sociale (orario massimo di lavoro, sussidi per malattia, congedo di maternità). Riconosce il ruolo dei sindacati quali intermediari tra i lavoratori e lo Stato, e fa istituire le Camere del Lavoro. Nelle elezioni del 1913 riesce ad ottenere l'appoggio da parte della Chiesa ai liberali, conquistando, così, un ricco elettorato. Si mostra molto disinvolto nel rafforzare la sua maggioranza con metodi spregiudicati, come la corruzione e le clientele. Ha scarsa simpatia per le avventure coloniali, ma viene spinto all'impresa della conquista della Libia dai grandi gruppi finanziari e dai fabbricanti d'armi che avevano investito in quel Paese importanti capitali.

Percorsi:

Web
http://www.piemonteperlitalia.it/site/joomla/giovannigiolitti.html

http://www.raistoria.rai.it/articoli/giolitti/24172/default.aspx

http://www.interno.gov.it/it/giovanni-giolitti

https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Giolitti



Libri
"I vecchi e i giovani" - Lugi Pirandello
(Cliccate su questo collegamento per visulizzare l'opera e scaricarla gratuitamente in formato ".pdf")
https://it.wikipedia.org/wiki/I_vecchi_e_i_giovani

Le Origini dell'Italia contemporanea. L'età giolittiana - di Emilio Gentile edito da Laterza, 2011
http://www.unilibro.it/libro/gentile-emilio/origini-dell-italia-contemporanea-eta-giolittiana/9788842096160

altri testi: http://www.unilibro.it/libri/f/argomento/giolitti__giovanni


Film e video
"Policarpo ufficiale di scrittura"
(Cliccate su questo collegamento pervisualizzarlo gratuirtamente)
https://it.wikipedia.org/wiki/Policarpo,_ufficiale_di_scrittura


Musica

Inno dei lavoratori
https://www.youtube.com/watch?v=yUNo8g7v8rc

Le otto ore
https://www.youtube.com/watch?v=xih-NDc-168

Mamma mia dammi cento lire
https://www.youtube.com/watch?v=tT7frz7KFgo

Titanic
https://www.youtube.com/watch?v=G5VOCEkTWME


Luoghi
Museo Nazionale del Risorgimento Italiano a Torino
http://www.museorisorgimentotorino.it/index.php

La città di Cavour
https://it.wikipedia.org/wiki/Cavour_%28Italia%29

Giolitti e la città di Cavour
http://www.cavour.info/viewobj.asp?id=60
http://www.cavour.info/viewobj.asp?id=1054

La tomba di Giolitti a Cavour
http://www.cavour.info/viewobj.asp?id=3430

La casa Plochiù
http://www.cavour.info/viewobj.asp?id=1452

"E mail" info@icaffeculturali.com
    
l'intervista

I Caffè Culturali:
"Buon giorno, Signor Giolitti e grazie per averci concesso questa intervista. Desideriamo chiederle, quale prima domanda e per ovvia curiosità di redazione, che certamente comprenderà: come viveva Giovanni Giolitti all'età di tredici anni?".

Giovanni Giolitti:
"Devo dire che per alcuni versi, all’età di 13 anni, mi ritenevo un ragazzo fortunato, nonostante non avessi più il papà. A quell’epoca ci voleva poco per sentirsi fortunati. Ero un ragazzo libero, vivevo all’aria aperta e respiravo ogni giorno il profumo dell’erba, della resina dei pini e del muschio. I profumi della montagna, insomma. Mi trovavo in un luogo meraviglioso, Cavour, un paesino alpino di cui era originaria mia madre e dove ci trasferimmo quando i miei familiari si resero conto che ero cagionevole di salute e che avevo bisogno di aria buona. Dopo la morte di mio padre (che avvenne quando avevo un anno), infatti, eravamo andati a vivere a Torino, con i quattro fratelli di mia madre, che erano tutti celibi. Potete immaginare quali e quante premure potessi ricevere dai miei zii! Tra questi c’era anche uno zio medico che aveva molto a cuore la mia salute.
Ero un ragazzo intelligente almeno cosi dicevano gli altri. Io però, sin da piccolo, avevo le mie preferenze tra le materie scolastiche. E mi comportavo di conseguenza nell’impegno. Certo, ai ragazzi di tredici anni, oggi, consiglierei di studiare e impegnarsi in ogni materia. Ma che volete? A tredici anni si pensa col cuore. A me non piaceva la matematica, ma ero forte in italiano e storia. Chissà, forse perché una vocina mi diceva che avrei fatto io la Storia un giorno?".

I Caffè Culturali:
"Come vivevano i suoi coetanei?".

Giovanni Giolitti:
"Dipende dal ceto sociale di appartenenza. Se si apparteneva a una famiglia povera, i ragazzi della mia età spesso erano costretti ad andare a lavorare. Facevano di tutto: dal lavoro nei campi (soprattutto se vivevano nel Meridione), al lavoro in fabbrica (nelle grandi città del Nord). C’era chi andava in miniera e chi invece faceva il cameriere nei bar o puliva per strada le scarpe dei signori. Tutto ciò ci fa capire che questi ragazzi erano privati di un diritto sacrosanto e fondamentale, che è quello dell’istruzione. Un diritto che nutre l’anima, fa crescere e prepara alla vita. Io, come ho già detto, ero un ragazzo fortunato e non avevo bisogno di guadagnarmi il pane. Non mi rendevo conto dei privilegi di cui godevo. L’ho capito solo dopo. Per questo motivo, quando sono diventato un politico importante, ho pensato che la scuola dovesse essere un bene per tutti e che tutti avessero la possibilità di diventare qualcuno grazie ad essa. Mi sono battuto fino in fondo per realizzare questi principi e credo di aver ottenuto dei buoni risultati".

I Caffè Culturali:
"Quando ha iniziato ad interessarsi alla politica e perché?".

Giovanni Giolitti:
"Sin da ragazzo, in famiglia e negli ambienti che frequentavamo, ho sentito parlar di politica. Questo è certo. Ma non significa che ne subissi il fascino. A Torino, accompagnavo spesso mio zio, durante le sue passeggiate in compagnia dell'amico Michelangelo Castelli, segretario di Cavour. A volte era presente anche Cavour. Dicevano che l’Italia doveva risorgere, unita e indipendente, sotto la guida di Vittorio Emanuele II. Io li ascoltavo, ammirato dall'eloquio elegante e impeccabile, ma non li seguivo troppo nei loro discorsi. Infatti, quando scoppiò la seconda guerra d’indipendenza, mi rifiutai di partecipare: ero un giovane studente, con madre vedova da accudire. La guerra non faceva per me. Avevo ben altro per la testa.
A poco a poco, però, la politica cominciò a farsi sentire e a prendersi degli spazi importanti della mia vita. Iniziai a lavorare presso alcuni ministeri. Dapprima nel Ministero di Grazia e Giustizia, poi in quello delle Finanze. Soprattutto in questa seconda esperienza, mi appassionai ai problemi economici del Paese. L’Italia era un Paese giovane e ancora troppo debole. La sua economia insufficiente. Le differenze tra una regione e l’altra, tra un ceto sociale e l’altro, grandi. Occorreva dare una spinta a questa nostra Italia sofferente. A quarant’anni, e precisamente nel 1882, divenni deputato. Nel 1886 mi opposi agli eccessi di spesa del governo De Pretis: bisognava non lasciarsi trascinare nel vortice delle spese militari. Non ce lo potevamo permettere. L’Italia aveva ben altre priorità: la scuola, il lavoro, il potenziamento delle vie di comunicazione…".

I Caffè Culturali:
"Che differenza intercorre tra un deputato dei suoi tempi ed uno di oggi?".

Giovanni Giolitti:
"Partiamo dai deputati di oggi. È evidente a tutti che i politici, oggi, appartengono a una categoria di privilegiati. Sembra che scelgano di fare politica per curare i propri interessi. Certo, non è il caso di generalizzare e, di sicuro, ci saranno delle persone che si ispirano a ideali nobili. Tuttavia, abbiamo davanti ai nostri occhi un brutto spettacolo. Ogni giorno veniamo a sapere dai giornali e dalla televisione di scandali che ci lasciano senza parole: furti, corruzione, accordi con la criminalità organizzata. Insomma, non sono un bel modello per noi cittadini. Giusto per fare un esempio, proprio in questi giorni, nel congelatore di un importante politico lombardo sono stati trovati nientemeno che milioni di euro. Di sicuro, non erano frutto di guadagni onesti!
I politici, oggi, non sembra proprio che siano al servizio del popolo. Anzi! Fanno tante promesse per farsi eleggere, ma ne mantengono poche. Per esempio, dicono di abbassare le tasse. Poi, chissà perché, le tasse sono sempre più pesanti o, semplicemente, come per magia, cambiano nome, ma la sostanza non cambia! Dicono che vogliono aiutare i giovani, gli studenti, i pensionati, gli invalidi, ma, alla fine, preferiscono aumentare i loro stipendi.
La sfiducia regna sovrana, i giovani scappano, nascono pochi bambini e i vecchi non vanno in pensione. Anche un ragazzo di scuola media se ne accorge. Bisogna dare prove di onestà e di solidarietà per far ritrovare, nei cittadini di tutte le età, fiducia nella politica.
Ai miei tempi era diverso. I politici erano a servizio del popolo. Percepivano stipendi modesti. Il mio stipendio, per esempio, era poco più alto del costo dell’affitto della mia casa. Sarebbe stato immorale incassare tanti soldi a fine mese e vivere nel lusso, quando c’era tanta gente che moriva di fame. Penso, inoltre, che chi sceglieva di entrare in politica, lo facesse per delle giuste cause. Io, per esempio, quando iniziai la mia carriera di ministro, volevo cambiare l’Italia, aiutare la povera gente, ma anche migliorare le condizioni generali di tutti. Il mio motto era Prima di tutto i cittadini”.

I Caffè Culturali:
"Ci scusi: con tutto il rispetto per l'uomo, per la carica e per l'opera, perché, ad un certo punto, hanno iniziato ad indicare anche lei con l'epiteto di ministro della malavita (Fonte: Il ministro della mala vita: notizie e documenti sulle elezioni giolittiane nell'Italia meridionale - G. Salvemini)?".

Giovanni Giolitti:
"Mi aspettavo un’obiezione simile. È vero: ho promesso vantaggi e favori pur di ottenere importanti risultati. Sono stato anche molto disinvolto e spregiudicato, come politico, nei metodi. Dovevo rafforzare la mia maggioranza e mandare in porto tutte le riforme che mi ero prefissato. Forse ho peccato di ingenuità, ma è stato solo a fin di bene. Avete mai sentito parlare di ragion di Stato? Consentitemi, ma non è paragonabile ciò che succede oggi ai miei peccati di allora.
Se non avessi tenuto conto della complessità e delle diverse situazioni presenti nel nostro Paese, non sarei andato avanti. A tal proposito, ho usato spesso una metafora che molti mi hanno criticato: se si cuce un vestito su misura a un gobbo, non si devono ignorare i suoi difetti. Con questo non voglio dire che l’Italia fosse un nido di difetti, ma era necessario mantenere il senso della realtà. Non mi voglio lodare, ma vorrei che si riconoscesse che, con il mio operato, ho dato un’importante spinta ala partecipazione delle masse alla vita politica e al riconoscimento dei loro diritti sindacali".

I Caffè Culturali:
"Di quali aspetti della sua attività politico - istituzionale è più soddisfatto e quali, se potesse, desidererebbe cambiare?".

Giovanni Giolitti:
"Io mi sento molto fiero di alcune conquiste fatte nel campo della legislazione del lavoro. Durante la mia attività politica, furono introdotte importanti novità. Fu regolato per legge il lavoro notturno e quello dei giorni festivi; l'orario massimo di lavoro fu limitato a dieci ore e fu vietato il lavoro minorile; si aumentarono i sussidi per malattia e fu introdotto il congedo per maternità per le lavoratrici. I sindacati vennero riconosciuti ufficialmente come intermediari tra lo stato e i lavoratori, che acquisivano, in questo modo, maggiori tutele.
Devo dire, infine, che durante le mie legislature si raggiunse un importante risultato dal punto di vista della partecipazione delle masse: nel 1912 venne istituito il suffragio universale maschile. Certo, si trattava di una vittoria a metà perché le donne erano ancora escluse dalla partecipazione alla cosa pubblica, ma sono certo di aver gettato le basi per una politica più moderna.
Non mi voglio incensare dicendo tutto il bene della mia politica. Sono stato spesso costretto a scendere a compromessi con le varie forze in gioco. Per esempio, nelle elezioni del 1913, le prime a suffragio universale, per avere l'appoggio della Chiesa, dovetti sacrificare alcune scelte di civiltà, come la legge sul divorzio. La politica è, in molti casi, il risultato di scelte strategiche. Ma questo non è sempre un fatto negativo. Soprattutto se è a fin di bene.
Non so se farei tutto quello che ho fatto, se ritornassi indietro. Tante scelte si sono ispirate a una necessità di modernizzazione del Paese. Quanto all'appoggio ai notabili, nel Meridione, quello sì, mi attirò le critiche di molti. Forse mi muoverei più cautamente ma, mi si creda, posso dire a testa alta che non ci fu nessun tornaconto personale. Non ho mai intascato un centesimo per favori, corruzione e clientele. I politici di oggi dovrebbero trarre sul serio insegnamento dalla Storia".

I Caffè Culturali:
"Ci permetta ora di dare uno sguardo fuori dai nostri confini: come era considerata dalle altre altre nazioni l'Italia dei suoi tempi?".

Giovanni Giolitti:

"Ai miei tempi, l’Italia era una nazione ancora giovane. Di sicuro, i miei governi favorirono un importante sviluppo economico, in particolare, in alcune aree del Paese. Tuttavia, restavano due grandi problemi: il divario economico tra Nord e Sud e l’emigrazione oltre oceano. Nel panorama internazionale, l’Italia risultava essere ancora uno Stato molto debole. Mentre altri Stati europei avevano realizzato un’importante espansione coloniale, l’Italia, a parte l’Eritrea e la Somalia, subito dopo l’unificazione, non aveva portato a casa granché.
La ripresa dell’espansione coloniale avvenne durante uno dei miei governi. Questa volta le ambizioni coloniali dell’Italia si rivolsero alla Libia. Io non avevo grande simpatia per questo tipo di avventure, ma fui spinto a ciò dalle pressioni dei fabbricanti di armi, dei grandi gruppi finanziari che avevano investito capitali in Libia, e dei nazionalisti, che rivendicavano per l’Italia il diritto di possedere colonie come le altre potenze. Come se bastasse il possedimento di colonie ad aumentare il prestigio del nostro Paese!".


I Caffè Culturali:
"I suoi connazionali sono stati chiamati ultimamente alle urne e nei prossimi mesi saranno invitati più volte ad esprimersi anche su temi molto delicati per la Nazione: cosa desidererebbe consigliare alla attuale classe politica, ai cittadini ed alle generazioni più giovani?".

Giovanni Giolitti:
"Il mese scorso i cittadini sono stati chiamati ad esprimersi su temi importanti legati alla difesa dell’ambiente. Purtroppo, c’è stata un’affluenza alle urne molto bassa, che ha impedito il raggiungimento del quorum necessario a rendere valido il referendum. Ciò indica che c’è scarso interesse della gente nei confronti della politica; e vuol dire anche sfiducia e qualunquismo. È grave che, pur disponendo di uno strumento prezioso di democrazia diretta come il referendum, i cittadini non lo sfruttino adeguatamente. Presto ci saranno le elezioni amministrative in diversi Comuni. Io credo che in Italia ci siano tanti ragazzi che, pur non avendo l’età per votare, sappiano comprendere la buona politica. Si sanno rendere conto di tante cose e sono anche in grado di stabilire quando un sindaco e i suoi assessori sono dalla parte della gente, aiutano la gente e non fanno solo belle promesse. Ecco, secondo me è proprio questo che fa la differenza tra un buon politico e un pessimo politico.
E a proposito di buona politica, che cosa si devono aspettare i giovani da chi governa? Un lavoro che dia dignità ad ognuno; un lavoro sicuro e duraturo, che permetta a ciascun ragazzo di sognare e di realizzare i propri progetti; uno Stato che protegga i propri cittadini e che, in cambio di tante tasse, garantisca un tenore di vita soddisfacente.
Devono sperare, infine, che mai nessuno tolga loro il bene più prezioso e grande per il quale molti uomini si sono battuti, fino a perdere la vita: la libertà".
    

la nuvola (Cos'è?)

    

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I video proposti sono stati scelti per sollecitare il giudizio critico su quanto reperibile in rete. In particoalre si è voluto evidenziare che quanto proposto con veste più "glamour" non sempre è sinonimo di esaustività, anche se proveniente dalle stesse fonti. Ciò vale per ogni aspetto proposto in questa sezione ed in ogni parte del presente sito. È opportuno, senza demonizzare i mezzi e le tecnologie disponibili, coltivare l'attitudine alla ricerca, alla comparazione, all'approfondimento ed al senso critico personale, fruendo delle varie fonti messe a disposizione dal "sistema culturale e mediatico": internet, televisione, giornali, libri, condivisione accademico - istituzionale ed informale, nazionale ed internazionale. La verità non risiede mai in un unico luogo, ma è rivelata, sempre con un certo grado di approssimazione, dal continuo approfondimento del nostro processo di comprensione.

 

Informazioni su questa pagina
titolo:"Intervista improbabile a Giovanni Giolitti".
autore: INFOGESTIONE dli
data di pubblicazione:
17.12.2015
ultimo aggiornamento
26.05.2016
codice di riferimento:
IICA1512171000MANA4/ IICA1605251735MANA6

 
     
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