Inteviste improbabili
Forse non tutto è perduto!

È terminata! Ha impegnato la nostra redazione per cinque mesi, ma alla fine, come diciamo in gergo, l'abbiamo portata a casa: l'intervista improbabile a Giovanni Giolitti.

Il merito è della nostra redazione remota, interpretata magistralmente dagli studenti della classe III D della scuola secondaria di primo grado, presso l'Istituto Comprensivo di Rosate (MI), coordinati dalla professoressa Annalisa Martino, docente di italiano, storia e geografia.

Ne è emerso un lavoro maturo, sincero, professionalmente corretto, che ha fornito al nostro istituto di ricerca moltissimi spunti di riflessione. Poteva cavalcare l'onda populista e "pressappochista", il malcontento reale ed anche un poco congenito, da sempre imperante nel nostro Paese, ma non è successo: tutto è stato filtrato, malgrado le influenze inevitabili dei vari ambenti in cui vivono ed operano i nostri Colleghi più giovani, dal loro senso critico.

Come ho sopra scritto, certamente i contenuti sono stati stimolanti e di sicuro interesse, ma ciò che mi ha particolarmente colpito è una caratteristica che solo con occhi di direttore, forse, si può cogliere.


Cari Colleghi, permettetemi ora una prima personale più confidenziale, con la quale poter rivolgermi in modo particolare a Voi. Per descrivere meglio l'aspetto del Vostro lavoro che maggiormente mi ha colpito, è bene che sappiate qualche dettaglio in più su I Caffè Culturali.

Molti, soprattutto autori di libri, ci scrivono per essere intervistati. La maggioranza non termina la procedura con cui noi istruiamo l'intervista: a questi non interessa descrivere ed approfondire ciò che hanno pubblicato, desiderano solo pubblicità gratuita, pensano che una cosa possa essere utile e forse bella, solo se diventa "famosa", se acquista visibilità. Non si pongono minimamente il problema della qualità del loro testo (sembra di vivere in una nazione di nobel per la letteratura!). Dei restanti, che partecipano all'intervista, come potete notare dai nostri archivi, alcuni non la terminano: senza dire nulla, senza neppure pensare che ciò che si è regalato loro sia frutto del lavoro di un altro loro simile e che procuri dei costi, lasciano il campo. I motivi? Alcuni non si aspettano una cosa così "seria", altri, forse, si accorgono di non essere in grado di rispondere a semplici domande su ciò che hanno prodotto, quesiti magari un poco più impegnativi, meno superficiali, non così "glamour", che fanno loro desistere: per molti il disimpegno è una scelta di vita superiore, addirittura, all'educazione (non ci vuole molto a chiedere di terminare l'intervista e di essere cancellati dai nostri archivi).

Il risultato? È sotto gli occhi di tutti e, per una forma di "impegno educativo civico", lo lasciamo sotto gli occhi di tutti. A fianco di interviste costruttive e foriere di profondi spunti di riflessione, si possono trovare, infatti, monconi o incompiute a testimoniare il "Sic transit gloria mundi".

Vedete, carissimi Colleghi: da questo semplice aspetto (che qualcuno potrebbe pensare inficiare il nostro servizio, ma che in realtà non è così, perché I Caffè Culturali sono una "sperimentazione" creata per capire) si evince molto di noi italiani. Non siamo forse tutti come coloro che ci governano, così come coloro che ci governano non sono tutti come gli Italiani. Vero è, però, che la politica è espressione di una nazione. Se è corrotta è perché noi siamo corrotti. Se è incapace è perché noi siamo incapaci. Possono variare le percentuali, ma da un melo è molto difficile che possa nascere una pera. Come dai nostri archivi capiamo quanto gli italiani tendino a fare "i furbetti", così non ci stupiamo più di tanti aspetti della nostra quotidianità collettiva: dalle auto in doppia fila, ai falsi invalidi, alla corruzione, ai viadotti ed alla scuole che cadono, sino alle drammatiche connivenze tra stato e criminalità organizzata di ogni livello e tipo.

Eppure noi siamo qui per tutti e ci consoliamo con quelle magnifiche persone, che si sono fidate di noi (pure italiani) e con cui abbiamo condotto il nostro dovere con soddisfazione ed orgoglio.

Non avete ancora compreso? Ebbene anche voi, malgrado la difficoltà del vostro primo servizio, i tanti vostri impegni, gli esami imminenti e chissà quante altre urgenze, avete terminato il vostro lavoro. Non vi siete comportati da ragazzini viziati. Avete fatto in modo che la vostra insegnante potesse tenere fede alla sua parola, alla sua professionalità. Avete, così, testimoniato che "gli altri", anche se dall'altra parte di una fibra ottica, anche se mai conosciuti, di altre età, altre professioni, altre città, sono importanti e la parola data (che coincidenza il fatto che tale sito sia proprio dedicato a questa nostra fondamentale caratteristica) sia altrettanto importante.

Sappiate, quindi, che i direttori, vecchi bacchettoni imbratta - file come me, hanno imparato che è importante vedere le cose in tutta la loro complessità. Non giudico le opinioni da voi esposte (pur rigorosamente rispettose dello spirito e del pensiero Giolittiano), ma apprezzo ancora di più l'impegno. Il "pezzo" sarebbe potuto essere anche mediocre, ma l'impegno quello no e ciò è fondamentale. La costanza, la tenacia, la tensione ad essere ogni giorno migliori per noi stessi e per gli altri è fondamentale per costruire delle esistenze degne e delle nazioni non più di lamentose vittime delle circostanze elettorali, ma protagoniste dei propri tempi, tese a fare del progresso un qualcosa per tutti, di tutti e con tutti senza lasciare indietro nessuno.

Esimi Colleghi grazie, quindi, per l'esempio che mi e ci avete trasmesso. È stato un privilegio aver potuto lavorare con Voi. Sapendo di condividere la Terra con donne e uomini come Voi, oggi penso che non tutto sia perduto!

Uno speciale ringraziamento alla professoressa Annalisa Martino, che ha dato dimostrazione di grande professionalità, capacità e fiducia nella ricerca di nuovi sistemi didattici ed educativi: un esempio per molti!

Un consiglio, infine, per tutti i "furbetti" nazionali, affinché provino un po' di vergogna nel vedere il vostro impegno e si convincano che è effimero ogni progresso costruito a scapito della collettività, perché tale modo di vivere porterà tutti, indistintamente, verso la disperazione.

Viva la III D e, coraggio, "ad maoira"!

Fonti, approfondimenti e collegamenti inerenti il tema
- L'intervista improbabile a Giovanni Giolitti: http://www.icaffeculturali.com/

 

Informazioni su questa pagina
titolo:"Forse non tutto è perduto!".
autore: INFOGESTIONE dli
data di pubblicazione:
28.05.2016
ultimo aggiornamento
28.05.2016
codice di riferimento:
IICA1512171000MANA4/ IICA1605281100MANa1

 
     
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