La parola, il riso e il comico
Ride bene chi ride ultimo

La risata! Un'esperienza, come già annotava Aristotele, del tutto umana. Anzi, precipuamente tale. Un aspetto che appare talmente preponderante da spingermi a scriverci sopra un saggio filosofico. Ma che cos'è realmente il riso? Di che cosa si ride? In che cosa consiste, in ultima istanza, la comicità?

Cercheremo di rispondere passo passo, eviscerando la suindicata ricerca un po' alla volta, stimolati strada facendo da casi di cronaca o notizie inerenti. Cominciamo subito... Dati i presupposti, ben capirete il mio sconcerto di fronte alla recentissima strage avvenuta nella redazione di Charlie Hebdo...
Se ancora ancora rimane comprensibile (sebbene nient'affatto giustificabile, com'è ovvio) l'azione criminosa del mafioso, che manda a ammazzare un giornalista scomodo reo di spifferare i segreti di Cosa Nostra, come porci in merito a un paio di terroristi kamikaze che decidono di far fuori più di una decina di persone solo per il fatto che le vittime abbiano preso a bersaglio della propria satira la loro religione?

Premesso che da parte di un cristiano un'azione del genere sarebbe pressoché impensabile (se non a causa di una qualche psicolabilità grave), ci teniamo anche ad aggiungere che ciò non sia da imputarsi a una religione “più buona” che un'altra, ma semplicemente al fatto che il cristianesimo ha conosciuto l'Illuminismo, l'islam no...

“Una risata vi seppellirà?” motteggiavano gli anarchici ottocenteschi. Qui la prospettiva pare essersi beffardamente rivoltata, ma bisogna anche tener conto che l'azione della comicità è sempre (e anche) a lento rilascio, mentre il fanatismo vive e si consuma con la velocità di un fuoco fatuo. E già ora i fratelli sterminatori sono oggetto della più salace satireggiante vendetta. Quella che rende poco credibile e assai meno efficace qualunque tattica sanguinaria l'Isis & Co. vorranno intraprendere d'ora in avanti. Ma adesso, per capire forse meglio come un fatto del genere sia potuto accadere, lascio la parola alle pagine del mio saggio(1):

"Non si stenta peraltro a capire come molte religioni positive abbiano tentato di reprimere aspramente o, quando l'impresa si fosse mostrata troppo ardua, perlomeno di irregimentare la disposizione tutta umana a irridere quel che in realtà ci sgomenta: il riso, proprio a causa di questa sua connaturata aderenza all'attualità ontologica dell'esistenza, sembra infatti doversi cimentare in una dialettica concorrenza con la fede, le cui modalità di gestione tenderà, peraltro, immancabilmente a rovesciare. Come già asserisce Propp, L'ambito della religione e del riso si escludono a vicenda. In effetti, mentre questa tiene quali suoi più saldi principi l'accettazione del male come evento inesplicabile, e tendenzialmente incontrovertibile, posta accanto al rassicurante rimando a una vita altra da questa, finalmente e perpetuamente libera da passioni e sofferenze, per contro l'unico campo d'azione che il comico riconosca è proprio la condizione presente e accidentale dei viventi, così permeata di quel male che esso, anziché accettare remissivamente, contrattacca e anzi fa in qualche modo suo, scegliendolo quale argomento privilegiato di dileggio".

(1) Da Pee Gee Daniel, Il riso e il comico. Un excursus filosofico, Ed. Montag, 2014, pp. 94-95  - http://www.edizionimontag.com/

Informazioni su questa pagina
titolo:"Ride bene chi ride ultimo"
autore: Pee Gee Daniel
data di pubblicazione: 13.01.2014
ultimo aggiornamento
13.01.2014
codice di riferimento:
IICA1501131135MAN
     
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