La parola, il riso e il comico
Dramatis personae

Come ho già avuto modo di dire nel precedente intervento su Moresco, pur non essendo io Moresco non di meno girellare ovunque mi chiamino per presentare i miei libri mi garba parecchio. C'è da dire – come forse immaginerete – che il lavoro dello scrittore, pur rassomigliando per certi versi a quello impiegatizio (almeno all'atto della stesura dei testi), se ne distanzia per la drammatica assenza di contatti umani, anche a livello fisico.

Lo scrittore è solitario. Lo scrittore, per forza di cose, è un solipsista.
E, per quanto personalmente abbia la fortuna di possedere il grande privilegio di poter scrivere ovunque e in qualunque momento, anche immerso nel bel mezzo di una folla vociante – sempre che la situazione lo consenta – viene comunque a mancare quel benedetto confronto con gli altri che quasi tutti i mestieri “regolari” prevedono.

L'uomo per natura – si sa – è un animale sociale e perciò l'uomo-scrittore non può che patire, o perlomeno accusare un tantino il colpo, quanto a codesto necessario isolamento. Ecco che reading, presentazioni e incontri coi lettori vengono a sanare, seppure ex post, questo stato di malinconica solitudine.

Adoro parlare del perché e del percome abbia scritto il tale romanzo, raffrontarmi con le reazioni del pubblico presente e sollecitarne le domande. Come quella volta in cui, dentro un centro di cultura, mi prolungavo nella descrizione del protagonista de "Il politico", Edizioni Golena, 20141(1), spiegando come questi fosse un completo idiota, e un partecipante si alzò in piedi per domandarmi serafico: "È autobiografico?".

Voglio invece parlarvi qui, sebbene brevemente, di un'esperienza più recente, che riguarda un mio romanzo anch'esso di più recente uscita. Pure le modalità dell'incontro si svolgevano piuttosto differenti rispetto al solito: chi mi ritrovavo davanti stavolta il libro lo aveva già letto. Non si trattava quindi di una promozione, come nella maggior parte dei casi, ma di una discussione a muso duro tra autore e lettore a ragion veduta: ero stato infatti invitato presso il gruppo di lettura Aperilibro di Lavagna, le cui componenti sono un nutrito gruppo di signore che, con le tipiche intemperanze liguri, tendono a non mandarle a dire a nessuno…

C'è da dire che il buffet, composto da mangiarini confezionati dalle lettrici medesime, e arricchito di bottiglie di vino provenienti dal Chianti o dalle Langhe, era delizioso ed è riuscito a pareggiare ampiamente la durezza e la franca indisposizione che la gran parte delle ospiti dimostravano nei confronti del mio romanzo breve "Ingrid e Riccione", Ed. La Gru, 2015 (2).

Non cerco lodi per il mio lavoro, né elogi sperticati a tutti i costi. Non dico che quando arrivano non mi gratifichino, ma la famosa critica costruttiva può avere un peso ancora maggiore per raddrizzare meglio il tiro. Nello specifico, le critiche, più che costruttive, a loro modo rappresentavano però una sorta di paradossale encomio alla mia opera e/o alle mie facoltà narrative.

Per capirci meglio, devo innanzitutto rivelare per sommi capi di che parla il libro in oggetto: la storia di una bella ragazza tedesca non vedente che scende in villeggiatura nella Riccione degli anni '70 diviene una metafora sull'amore e sulle illusioni che esso provoca e di cui è effetto. Infatti la Ingrid del titolo si trova a vivere una serie di peripezie che, per quanto lei, complice il suo handicap, sia portata a credere romantiche, il lettore scoprirà man mano segnate, invece, da una messinscena meschina e grottesca tramata ai suoi danni innanzitutto dal tipico latin lover romagnolo.

Ebbene, le attente lettrici di Lavagna mi imputavano un cinismo imperdonabile nell'aver messo così alla berlina una povera cieca, di cui sembravo volermi fare beffa senza alcuna scusante.

È inutile dire che non era a un'operazione del genere che avevo in mente quando inventai e stesi su carta una storia come questa. Quando ci si mette a scrivere un qualsiasi racconto, per quanto puntuale e legato a fatti determinati esso sia, la letteratura ha il magico dono di voltare il tutto in una sottile, sottintesa allegoria. "Ingrid e Riccione" non fa ovviamente eccezione. Tant'è vero che quando lo presentai per radio le prime volte, alla presenza del presidente dell'Unione Ciechi Italiani, costui giustamente mi replicò: "Beh, ma illudersi così per amore accade anche a chi ci vede bene!".

Quel che più mi ha appagato e fatto riflettere degli appunti mossi dal gruppo di lettura è che le simpatiche e acute signore avevano letto la storiellina di Ingrid come una storia vera, realmente successa: proprio come se Ingrid fosse esistita davvero.

Una tale prospettiva, essenzialmente ontologica, ci porta all'annoso problema filosofico-narrativo: i personaggi d'invenzione esistono o no?

Da un certo punto di vista essi esistono, almeno nel senso etimologico del verbo latino "existere", composto di ex + stare= stare fuori. Cioè, in qualche maniera, quando creo un personaggio, lo esterno, lo faccio uscire dalla mia mente e gli do libera circolazione per il mondo. Quindi esso c'è: Pinocchio, Madame Bovary, Aramis, il Napoleone di Guerra e pace esistono, sotto questo punto di vista, né più né meno delle persone in carne e ossa, con l'ulteriore, non trascurabile prerogativa di essere, al contrario di queste ultime, potenzialmente eterni.

E mi è stato conferito un gradito premio, seppure sotto forma di critica, quando è stato implicitamente riconosciuto che il personaggio da me costruito era talmente credibile che qualcuno si è sentito in obbligo di prenderne le difese, come si trattasse di una ragazza viva e respirante. Tutto questo peraltro mi ha fatto tornare in mente quel passaggio della lunga intervista di Truffaut dal titolo "Le cinéma selon Hitchcock" in cui il grande regista inglese gli raccontava di quella volta in cui, dopo la proiezione del suo "I sabotatori", all'uscita era stato schiaffeggiato da una critica cinematografica, che gli rimproverava di aver fatto morire nel film un ragazzino che risultava da subito piuttosto simpatico allo spettatore.

Per chiudere con la solita autocitazione, qui di seguito uno dei passaggi forse incriminati del romanzo breve di cui discorrevamo:

"Ecco! Quella è una delle primissime volte che mi incontravo col bell’italiano. In quell’occasione, vedrai, mi si presentò davanti in alta uniforme. Che matto! Guarda guarda – tu che puoi – che occhi scintillanti, quale sorriso accattivante, che prestanza e che paio di baffoni da vero maschio latino!.
Sì, quanto ai baffi, nulla da ridire: al tizio pendeva da sotto il naso uno spazzolone spiovente e fitto fitto di peli scuri. Ma per il resto… Là sopra ritratto, sulla carta traslucida, si poteva ammirare, per la verità, un ometto più largo che lungo, calvo come un ginocchio, eccezion fatta per qualche ciuffetto di capelli rimasto a fargli il giro della zona occipitale, sino appena sopra le orecchie. È bello, non è vero? Fantastico!. Gongolava Ingrid.
Inge tornò a osservare meglio, strizzando gli occhi e poi subito dopo spalancandoli, con un’aria colma di incredulità. Il tizio sorrideva mezzo sdentato all’obiettivo, davanti a cui si presentava vestito, si sarebbe ipotizzato, nella volgare parodia di un capitano di lungo corso. Portava sulla grossa crapa un tricorno messo sulle ventitré, che da un’occhiata fugace pareva fatto con pezzi di cartone incollati fra loro alla bell’e meglio, abbelliti sul cucuzzolo da una coccardina di raso pinzataci sopra. L’ampia epa dell’uomo, poi, debordava in maniera disgustosa dalla giacchetta, presa in qualche magazzino dimesso di una filodrammatica di provincia, mettendo a dura prova la tenuta degli alamari di princisbecco, fermati a stento da un filo di refe parecchio allentato. Sopra la testa dello sconsiderato si intravedeva in lontananza un cartellone, stagliato contro il cielo azzurro, che portava scritto: FERRAGOSTO IN MASCHERA – RICCIONE ‘78"(3).

(1) Pee Gee Daniel, "Il politico" - Golena Edizioni - pagine 118 - http://www.golenaedizioni.com/page.php?136
(2) Pee Gee Daniel, "Ingrid e Riccione", La Gru, 2015 - http://www.edizionilagru.com/#!ingrid-e-riccione/c1voa
(3) Da Pee Gee Daniel, "Ingrid e Riccione", La Gru, 2015, pp. 58-60 - http://www.edizionilagru.com/#!ingrid-e-riccione/c1voa

 

 


Informazioni su questa pagina
titolo:"Dramatis personae"
autore: Pee Gee Daniel
data di pubblicazione: 18.05.2015
ultimo aggiornamento
18.05.2015
codice di riferimento:
IICA1505181957MAN
     
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