La parola, il riso e il comico
Melius primus in Gallia

Che valore ha la gloria ottenuta a questo mondo? La gloria degli altari, l'acclamazione popolare, l'eccellenza che fa emergere un uomo sopra le teste dei propri simili?

Che senso ha accumulare averi, ingegnarsi nei più mirabolanti progressi tecnici, rifinire grandiose opere d'arte o anche solo risultare il più grande recordman nella storia dei centrocampisti del Bayer Monaco (tanto per dirne una)?

All'ipotetico occhio di Dio, ma anche solo rispetto agli esseri senzienti estranei alla nostra specie, quale interesse potrebbe mai rivestire uno di questi prodotti dell'intelletto o dell'azione umani che noi tanto coinvolgono?

Già convenendo con Bergotte, morente davanti al celebre pezzo di muro giallo portato alla perfezione dal pennello di Wermeer, crediamo pochissimo, se non nulla proprio.

La Cappella Sistina, se abbandonata e lasciata al libero accesso, senz'altro equivarrebbe per il rondone né più né meno che a una grande stalla o a una struttura naturale coperta, buona come rifugio in cui scovare un angolo sicuro per intrecciare il nuovo nido in vista dell'imminente schiusa delle uova. La statua del David che Cellini forgiò e temprò allo stremo delle forze come ulteriore esemplare di un'innovazione tecnico-artistica mai prima tentata, per il grasso colombo altro non è che un semplice appoggio tra una svolazzata e l'altra, su cui magari depositare liberamente i suoi allegri souvenir. E cosa volete che siano per l'eventuale sguardo del Dio dei Filosofi e dei Teologi - cui prima accennavamo - perfettissimo, intoccabile, distante e racchiuso nella propria impareggiabile aseità, il Don Giovanni di Mozart, l'Empire State Building o la Recherche di Proust se non altrettante manifestazioni di una qualche creatura delle tante che vagabondano per il comune pianeta (non dissimile, in questo, dagli elevati termitai eretti dagli isotteri che lo abitano come, per altro verso, dai deliziosi gorgheggi emessi sul far della sera da uno stormo di usignoli)?

E allora? Perché darsi tanto da fare? - si chiederebbe pronto il temperamento più accidioso. Specie considerando che la fama, la reputazione, il plauso plebiscitario sono merce o roba difficile da godere. Talmente smisurata da farsi impalpabile e tendenzialmente evanescente. Piuttosto è da preferirsi quella piccola gloria paesana, o di quartiere, di chi fa qualcosa di eclatante all'interno del piccolo nucleo sociale entro cui è solito risiedere: la stretta di mano del panettiere, il ganascino della vecchina incontrata per strada o il caffè al ginseng offerto dal barista ci sembrano soddisfazioni più fruibili, immediate e alla portata degli spiriti meno pazienti o magnanimi.

Mentre a noi, invece, vien da formulare una postilla ancora alla precedente questione: perché invidiare chi ce l'ha fatta? Il buon Aristotele spiegava, illuminante come suo solito, che l'invidia viene di regola provata dall'inferiore verso il superiore. In effetti, tale sentimento si attaglia solitamente alla figura del Wannabe, per dirla all'inglese: chi vorrebbe ma non può. E per giustificare la riuscita di un altro messa a confronto con le proprie miserie quest'ultimo si incarterà in una serie di alibi tortuosi e cervellotici, tutti volti a dimostrare che lui pure avrebbe potuto svoltare perlomeno quanto il concorrente ideale, qui usato da metro di paragone: se non meglio ancora! È stata la congiuntura astrale, il destino cinico e baro, il malocchio o qualsiasi altra invincibile intromissione esterna a non permetterne un equiparabile successo.

Tutto questo mi veniva in mente alla lettura di un giornale locale, quando apprendevo che pochi giorni fa Umberto Eco, nostra gloria nazionale, ma ancor prima gloria cittadina di noi alessandrini, era tornata nella città natale per un tenero elogio funebre a ricordo di un noto professore del luogo, che aveva frequentato il liceo classico Plana negli stessi anni del futuro autore del Nome della Rosa, periodo in cui la longeva amicizia dei due si era stretta.

Il buon Umberto, leggevo, si è sperticato generosamente nell'encomiare le infinite virtù del fresco trapassato – molto conosciuto nella provincia di Alessandria per le svariate iniziative culturali messe in atto sul territorio medesimo, oltre che per il suo inveterato impegno politico -. Leggevo tra l'altro che ogni qual volta Eco dovesse presentare un libro qui nella zona, aveva immancabilmente preteso al suo fianco la compresenza dell'amico. E mentre leggevo mi tornava sempre più vivido il ricordo di quando il protagonista della celebrazione suddetta, in veste di presidente dell'associazione tutelare di quello stesso liceo frequentato ai tempi da lui e da Eco, negli anni in cui invece lo frequentavo io, al riparo dalle orecchie del più celebre ex-compagno, non perdeva occasione per rimarcare, a ogni nuova uscita editoriale del cattedratico/semiologo/romanziere, quanto costui scrivesse male e come gli fosse stato praticamente impossibile concludere la lettura del libro attualmente presente sugli scaffali più in vista di tutte le librerie italiane, con una mal dissimulata acredine e un fastidio così mal celato – seppure fatto passare ogni volta come giudizio equanime e neutro, sul genere (sempre per tornare allo Stagirita) “amicus Plato sed magis amica veritas” - che era facile farsi prendere dall'impressione che dietro quei giudizi così tranchant (che tanto stridevano rispetto all'atteggiamento che il professore ostentava poi invece di fronte all'amico famoso a livello internazionale) ci fosse una punta di invidia per la carriera compiuta dall'altro che tuttavia non ci sembra il caso qui di stigmatizzare in alcun modo, credendola infatti molto umana.

Peraltro di alcuni di questi temi avevo già trattato in un recente romanzo che proprio sul provincialismo impernia contenuti e trama, e di cui qui a seguire do un breve assaggio:

"Si tratta qui di una gloria piccina piccina. Una gloriettina. Una glorioncella. Una mini-gloria. Una gloria da passeggio diciamo: così minuta e così smilza da potersela infilare nel taschino della giacca come una pochette fiorata - come a dire un fazzoletto di quelli là da usarsi di figura (non sia mai per sbrodolare fuori della nasca - la pezzuola sottostesa onde pararlo – un checché di filaccioso e giallo-bruno). Una di quelle glorie da paese insomma, che come presto arrivano altrettanto presto si guastano, costruite – come sono – di rallegramenti ed elogi non si sa mai quanto credibili. Una glorificazione ballerina e comunque malcerta, palagiata sulla sabbia, che come tale ha perennemente bisogno di essere ribadita, rassicurata, subissata di carezze come un tremulo micino ripescato su dai flutti.
Un bravo, bravo dettogli di sfuggita da un conoscente, una stretta di mano, una tardona che se lo slumasse un po’ più intensamente del solito mentre da quelle sue labbra da cernia esalava: Che bravo, geometra. E chi se l’aspettava. Abbiamo qui un intellettuale! In quello – nella sua propria reputazione, cioè, che gli era dato vedere di volta in volta incalzantemente incrementata – egli viveva.
Il ricordo delle varie felicitazioni mietute in giornata, all’uscita di un qualche articolo da lui firmato, per la strada o al caffè o sennò a mezzo citofono, Manini se l’era sempre portato con sé, a sera, nel letto, per coccolarselo ancora un po’, più a lungo che gli riuscisse, e concludere con esso la lucidità della veglia e farcisi spingere poi morbidamente sin giù, di tra le incoscienti latebre del primo sonno".(1)

(1) Da Pee Gee Daniel, Sulle tracce della Ci**gna Voltaica, Ed. Twins, 2015, pp. 120-121 - http://www.ibs.it/

 


Informazioni su questa pagina
titolo:"Melius primus in Galliai"
autore: Pee Gee Daniel
data di pubblicazione:15.09.2015
ultimo aggiornamento
15.09.2015
codice di riferimento:
IICA1505271005MAN
     
I CAFFE' CULTURALI
sito sperimentale del Dipartimento per lo Studio della Linguistica e dell'Italianistica della società INFOGESTIONE

Questo sito è di proprietà della società INFOGESTIONE di Gian Stefano Mandrino & C. s.a.s.
sede legale: via Bardonecchia, 93 - 10139 - Torino - Italia -
tel.: 0039 - 011 - 3835724
Partita IVA/Codice Fiscale: 07241240014 - REA: 876784

http://www.infogestione.com
- infogestione@infogestione.com
Proprietà intellettuale della società INFOGESTIONE s.a.s.: tutti i diritti sono riservati.