La parola, il riso e il comico
La Ci**gna Voltaica… a Torino!

Per la seguente narrazione spazieremo al di fuori della cinta muraria di Valdiguggio, benché essa, come il lettore potrà notare, vedrà come attori due nostri concittadini, fatto che ce la saprà rendere senza meno interessante e degna di edizione. Quella di cui vi vogliamo qui fare partecipi è una storia cruda e a tratti miserevole, di quelle storie spesso vissute da chi non mantenga il buon giudizio di trattenersi nell'ovattata sicurezza del parvolo luogo in cui nacque per allontanarsi, invece, e disperdersi alla ventura, in mezzo alle perfidie di un mondo fatto di estese conurbazioni; entro le quali si è per forza di cose soli con le proprie capacità. Una storia tuttavia anche capace di commuoverci, grazie ai suoi risvolti profondamente umani e a un innegabile lieto fine. Si vuole insomma qui esporre il caso di quel giovane che, colto dalla frenesia dei vent'anni comune a molti, all'indomani di una furente lite tenuta con il proprio padre – professionista notissimo in Valdiguggio – sorta per certe questioni familiari tra le più banali riguardo a una paghetta settimanale di un migliaio di euro passata dal genitore, e che il ragazzo (inoccupato) ammise sembrargli se non altro ingenerosa per condurre una vita dalla qualità perlomeno accettabile, il giovanotto aveva dunque deciso di tagliare tutti i canali di comunicazione con il nucleo parentale natio, intenzionato da allora in poi a sfangarsela da sé solo, con le sue sole forze, e sotto la propria piena e autonoma responsabilità.

Come meta della fuga scelse il capoluogo della regione di cui era originario: una vasta città, popolata da un milioncino di anime e più, e sufficientemente equipaggiata del catalogo completo delle lusinghe come delle impestanti tentazioni che una megalopoli sa presentare. Forse non occorre aggiungere che neppure al completo compiersi del sesto mese della nuova domiciliazione l'avventato transfuga, allo scopo di alzare bei soldi, tutti esentasse, e a condizione di non doverci fare la menoma fatica (cui, per indole, non era proprio proprio portato), aveva finito per votarsi al libero esercizio del meretricio maschile. La sua clientela preferenziale era costituita da un giro di uomini alquanto maturi, le cui richieste, quanto alle prestazioni omoerotiche, fossero di facile e rapida accontentabilità e le cui rispettive prodigalità risultassero incontestabili.(1)

Questo il punto esatto in cui il mio romanzo Sulle tracce della Ci**gna Voltaica menziona Torino, pur passandone il nome sotto elisione o sciarada (poco oltre nel testo, sempre all'interno del medesimo racconto, nel momento in cui il protagonista ricontatta fortuitamente il padre, vi si alluderà in questi termini: Il figlio pronunciò quasi meccanicamente le tre sillabe che componevano il nome della città in cui risiedeva da qualche tempo; il suo sguardo, intanto, fissava nel vuoto.) grazie a un articoletto apparso sull'immaginario giornale locale Once upon a time in Valdiguggio.

Mi sembrava doveroso ricordare tale passo in vista della presentazione del libro in oggetto che si terrà giovedì 22 c.m. proprio nella mia natia Torino, presso i Bagni Pubblici di via Agliè per la precisione: alle ore 18!

Per il resto, il libro è interamente incentrato su un paesone/cittadina di fantasia (seppure con connotazioni folklorico-paesistiche espressamente piemontarde).

Le trame, i caratteri, le situazioni o, in una parola, il milieu rimangono poi tutti racchiusi in questa visione asfittica da strapaese.

Ecco come il reading nella grande città venga perciò a costituire una sorta di grand'evento: alla pari del cafone che cala in città, il villico che si inurba (anche se per poco), il bifolco che temporaneamente diviene citoyen.

Che poi, a ben guardare, componendo un romanzo del genere ho sì scelto una location tanto decentrata per stigmatizzarne assurdità, vizi e piccolezze, ma così facendo lo scopo (o secunda intentio, per dirla con gli Scolatici) era altresì quello di gettare uno sguardo più ampio, tanto da abbracciare l'umanità tutta che, pur allorché abiti megalopoli popolosissime, finisce comunque per relazionarsi coi dirimpettai e i bottegai del quartiere non diversamente da un abitante di Valdiguggio coi propri paesani.

D'altronde il personaggio eponimo, con un nome tanto torinese, almeno nella prima parte del binomio (Ciorgna Voltaica), è una scafata ninfomane. C'è posto per un personaggio del genere al di fuori delle corte dinamiche e delle mitizzanti malelingue di un paesotto? Che sarebbe stato di lei in una città estesa quanto Torino? Credo si sarebbe persa nell'anonimato, insieme a migliaia di altri temperamenti facili pari al suo.

Del resto… tutto il mondo è paese, come si suol dire. Infatti, che cosa ebbe modo di dire di Torino uno che di ninfomania se ne intendeva, come il Marchese De Sade, quando gli capitò di soggiornare in città? Il n'y a point, dans toute l'Italie, de ville plus régulière et plus ennuyeuse que Turin: le courtisan y est fastidieux, le citadin fort triste, le peuple dévot et superstitieux.

Ah, sempre per quanto riguarda la presentazione di giovedì, beh… accorrete numerosissimi! A'm'racumànd!

 

(1) Da Pee Gee Daniel, Sulle tracce della Ci**gna Voltaica, Ed. Twins, 2015, pp. 153-154 - http://www.ibs.it/

 


Informazioni su questa pagina
titolo:"La Ci**gna Voltaica a Torino!"
autore: Pee Gee Daniel
data di pubblicazione:20.10.2015
ultimo aggiornamento
20.10.2015
codice di riferimento:
IICA1510201128MANA3
     
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