Scritto e descritto
Biblioclastia. Come, quando e perché si brucia un libro

Per puro caso mi è capitato di leggere il Manifesto degli Universitari Tedeschi contenente le 12 Tesi che furono affisse sui muri di Berlino nel maggio 1933, e il Discorso del ministro della cultura Goebbels pronunciato mentre si consumava nell’ Opern Platz uno dei più efferati crimini contro la cultura. Avevo, sì, sentito parlare di quei documenti, ma non ne conoscevo bene i dettagli. La lettura mi ha stimolato ad approfondire l’argomento, e a tentare di contestualizzarlo nel clima politico e culturale di quel tempo. Ma la ricerca mi ha fatto scoprire che il rogo di libri del 1933 non è un caso isolato nella Storia dell’umanità. Sempre, in ogni epoca e presso ogni popolo, si è fatto uso di questo strumento di distruzione. Vi hanno fatto ricorso i Cinesi, i Greci, i Romani, i Cristiani, i Musulmani, gli Ebrei, i Russi, e tantissimi popoli dell’Africa e dell’America latina. E a bruciare libri sono stati rivoluzionari e reazionari, regimi tirannici ma anche governi democratici, la Chiesa cristiana (sia cattolica che protestante e ortodossa) ma anche le Gerarchie religiose di altri culti.

Di roghi di libri si sono interessati studiosi di ogni genere, saggisti, letterati, storici, memorialisti, ciascuno raccontando gli avvenimenti secondo un particolare angolo di visuale. La gran parte di questi scrittori ha focalizzato l’attenzione sui singoli episodi, dei quali talvolta, almeno relativamente ai fatti più recenti, ci hanno trasmesso anche una testimonianza diretta. Solo alcuni sono andati oltre l’evento particolare per inquadrare l’intero fenomeno in un arco storico più vasto. Alle opere di questi scrittori si vuole aggiungere anche questo mio lavoro.


Dei tantissimi episodi di libri bruciati, verificatisi nel corso del tempo, in questo libro trovano posto solo quelli che hanno lasciato una traccia nella memoria storica non solo per il loro valore simbolico, ma anche per l’entità dei danni prodotti. Tutti questi fatti vengono raccontati con particolare attenzione sia a spiegare il contesto storico in cui sono nati sia a evidenziare le cause che li hanno determinati.

Perché si bruciano i libri? E chi sono gli artefici del rogo? Circa questi ultimi si può dire che non c’è stato mai un regime o una religione o un’ideologia che non abbia fatto ricorso a questa pratica. Nei regimi rivoluzionari o nelle monarchie reazionarie, nelle nazioni cattoliche o in quelle protestanti o ortodosse, nei califfati islamici o presso gli ebrei, dovunque si sono bruciati libri. La motivazione è sempre la stessa: non si accettano opinioni diverse dalle proprie. Nella maggioranza dei casi avviene che le idee di alcuni sono viste come verità assoluta, le altre sono pericolose perché mettono in discussione quella verità, fanno nascere il dubbio là dove c’era certezza. La paura che la propria verità possa vacillare genera una seconda paura, quella di perdere il potere che si fonda su quella certezza: allora davvero si avverte la pericolosità. La conseguenza è che tutte le varie lotte, da quelle che nascono per motivi religiosi a quelle determinate da motivi etici, finiscono per risolversi tutte in una lotta per il potere. E tali sono i casi esaminati, al di là della varietà di forme in cui si svolgono le vicende.

Gli avvenimenti narrati coprono un arco di tempo molto ampio, e si svolgono in aree geografiche anche piuttosto distanti fra loro. Vengono raccontati anche i casi più recenti: il rogo di milioni di libri in Egitto, in Cile, Argentina, a Serayevo, a Bagdad e perfino l’ultimo a Mossul. Ma per tutti può valere la seguente considerazione. È presumibile che i grandi roghi dell’antichità finissero per coinvolgere anche moltissimi manoscritti o comunque libri di cui esisteva un numero di copie piuttosto ridotto, se non addirittura esemplari unici. In questo caso ovviamente l’incendio ha finito per determinarne la definitiva scomparsa. Col passare del tempo si può dire che la riproduzione, almeno dei libri più importanti, si sia moltiplicata per cui sempre meno il rogo di una copia ha determinato la perdita definitiva dell’opera stessa. Ciò si è verificato principalmente a partire dall’età moderna quando con l’invenzione della stampa i libri sono stati riprodotti in grandissimo numero. Da allora il rogo dei libri diventa un atto criminoso di particolare rilevanza non tanto per l’entità del danneggiamento, dal momento che è difficile che determini la perdita definitiva di un prodotto artistico espresso attraverso il libro, ma più per il valore simbolico, come attacco alla potenza creativa dell’uomo, alla sua libertà di parola, di pensiero, di espressione artistica. La guerra al libro, a prescindere dai danni materiali che può produrre, diventa la metafora della guerra contro il pensiero, il sentimento, il senso di appartenenza degli altri. La biblioclastia nasce sempre da un odio di razza, di cultura, di religione, un odio che va talvolta ben oltre la fiammata di un libro. Se ne accorse per primo Heinrich Heine che nel 1820 ebbe a dire “Là dove si bruciano i libri, prima o poi si bruceranno anche le persone”.


Collegamenti utili:
Dell'autore in questo sito: "Tavolino riservato"

Il testo può essere reperito presso:
- http://www.youcanprint.it/
- http://www.amazon.it/
- http://www.lafeltrinelli.it/
- http://www.ibs.it/



Informazioni su questa pagina
titolo:"Biblioclastia.Come, quando e perché si brucia un libro"
autrice: Giuseppe Casillo
data di pubblicazione: 27.07.2015
ultimo aggiornamento:
27.07.2015
codice di riferimento:
IICA1507271030MANA1
     
I CAFFE' CULTURALI
sito sperimentale del Dipartimento per lo Studio della Linguistica e dell'Italianistica della società INFOGESTIONE

Questo sito è di proprietà della società INFOGESTIONE di Gian Stefano Mandrino & C. s.a.s.
sede legale: via Bardonecchia, 93 - 10139 - Torino - Italia -
tel.: 0039 - 011 - 3835724
Partita IVA/Codice Fiscale: 07241240014 - REA: 876784

http://www.infogestione.com
- infogestione@infogestione.com
Proprietà intellettuale della società INFOGESTIONE s.a.s.: tutti i diritti sono riservati.