Scritto e descritto: la recensione dell'autore
La superficie liquida delle cose

Il romanzo di formazione dello scrittore siciliano narra di Stefano, un ragazzo costretto a portarsi addosso il peso della scomparsa del padre fin dall’adolescenza. Per lui il padre, stroncato da una malattia sconosciuta, rappresentava la persona più cara al mondo, il suo idolo, la sua guida, il modello da seguire per diventare uomo. Da quel giorno qualcosa in Stefano cambia, trovandosi ad affrontare una vita puntellata da tormenti, piccoli e costanti fallimenti sentimentali e lavorativi. La mancanza della figura del padre porterà Stefano nel corso degli anni a sviluppare una specie di fastidio nei confronti della terra dove è cresciuto e della sua famiglia, trascinandolo verso un costante allontanamento da loro, grazie anche all'incontro con una ragazza che lo spingerà a fare un passo forse troppo azzardato, forse inevitabile.

Attraverso le parole dei personaggi, l'autore si dimostra un implacabile testimone del suo tempo, riuscendo a penetrare nella natura più intima dei personaggi che gireranno attorno al protagonista, rielaborando una realtà condizionata dall’immobilità tipica dei ragazzi di un sud dove nulla cambia, dove il tempo sembra essersi fermato, stanco anche lui della piega tragica degli eventi che hanno condizionato gli anni novanta e duemila tracciati dall'autore.

Leggendo il romanzo capiterà di commuoversi e ridere proprio come quando si ha l'impressione che qualcosa ci riguardi molto da vicino.

Titolo: La superficie liquida delle cose
Autore: Daniele D'Agostino
ISBN: 9788892600805
Reperibilità: http://www.youcanprint.it

L'intervista all'autore
   
I Caffe Culturali: "Cosa si prova a recensire una propria opera?".
Daniele D'Agostino: "Recensire la propria opera è un esercizio molto complicato che richiede parecchia introspezione. Purtroppo non possedendo un'equipe editoriale che possa aiutarmi nello svolgere tutte le attività di promozione (redigere una recensione fa parte di queste) ho dovuto compiere un esercizio di autocritica e pensare ad un testo che non fosse molto di parte ma che comunque riuscisse a mettere in luce i temi principali del romanzo con l'obiettivo di suscitare interesse e curiosità nel lettore. Recensire un proprio romanzo richiede quella capacità, non evidente, di potersi distaccare dall'appartenenza di un proprio testo e immedesimarsi in un lettore esterno che vede le cose da un punto di vista analitico".
I Caffe Culturali: "Come è nato questo suo ultimo lavoro?".
Daniele D'Agostino: "Il romanzo nasce dall'esigenza di mettere in evidenza un aspetto dell'emigrazione di cui si parla poco, ovvero le difficoltà, soprattutto psicologiche, che si affrontano nell'adattarsi ad una vita completamente diversa da quella che si è deciso di abbandonare. L'idea era quella di tracciare il percorso di un comune ragazzo dei nostri giorni, che deluso dalla società di provenienza, decide di fare quello che oggi purtroppo gran parte dei giovani del nostro paese decide di prendere in considerazione: abbandonare la propria terra".
I Caffe Culturali: "Da cosa sono rappresentate tali difficoltà?".
Daniele D'Agostino: "Riferendomi a delle esperienze autobiografiche posso affermare che le difficoltà maggiori quando si decide d'intraprendere il cammino dell'emigrazione sono svariate, la più ovvia chiaramente è quella della lingua straniera, che scombina tutto il processo di comunicazione verso la popolazione locale. Poi c'è la ricerca di un'abitazione decente, perché ricordiamoci che quando si emigra all'estero gli standard abitativi a cui siamo abituati vengono completamente dissestati. Infine c'è la lontananza con la famiglia e gli amici e tutte quelle difficoltà sociali legate alle abitudini quotidiane che si devono riaggiustare in funzione al paese dove si va. Tutti questi fattori, sommati tra loro, convergono verso una pressione psicologica che non tutti riescono a sopportare".
I Caffe Culturali: "Come si pone questa sua esperienza letteraria in rapporto ai flussi migratori, che stanno interessando quotidianamente da anni il nostro continente? Secondo lei è ancora possibile considerare emigrato un europeo che si sposta da una parte all'altra dell'Unione Europea o è più assimilabile ad un cittadino statunitense costantemente on the road?".
Daniele D'Agostino: "La mia esperienza letteraria, che in parte è frutto di un'esperienza personale, vuole mettere in luce due aspetti contraddittori dell'emigrare dal nostro paese verso l'Europa: se da un lato si tende ad abbattere le barriere tra gli stati favorendo gli spostamenti tra gli stati membri, c'è da non sottovalutare l'aspetto dell'integrazione e dell'adeguamento delle nostre abitudini nei confronti del paese dove si decide di approdare, che a volte risulta faticoso e spesso sfocia, dopo anni, ad una marcia indietro e un ritorno verso il proprio paese d'origine. In Europa, paese antichissimo, ogni stato membro mantiene ancora la sua vera identità, mentre negli USA, non per niente chiamato il nuovo continente, le differenze tra gli stati federali sono più sottili. Anche se la via intrapresa è quella del federalismo americano, mi sembra ancora presto considerare un emigrato europeo ad un cittadino statunitense on the road".
I Caffe Culturali: "Quali emozioni affiorano, come si pensa e si giudica il proprio paese di origine dalla prospettiva di chi è costretto ad emigrare?".
Daniele D'Agostino:
"È un misto di sentimenti contrastanti quelli che affiorano quando si guarda il proprio paese da emigrante. Da un lato ci sono forti sentimenti di rabbia, tristezza e dispiacere per essere stati costretti a cercare una normalità di vita altrove, specialmente perché si proviene da un paese ricco di storia, arte e cultura come il nostro. Personalmente, anche avendo già vissuto più di una decina d'anni all'estero, non mi sento ancora un vero e proprio emigrato, ma come se vivessi una sorta di missione da compiere: ovvero il diffondere della vera cultura italiana: cultura fatta di forti valori di unione, ospitalità, rispetto, generosità e originalità. Potrebbe sembrare banale, ma vivendo all'estero ci si accorge delle potenzialità che il nostro popolo ha insite nella propria pelle".
I Caffe Culturali: "Cosa intende per potenzialità che il nostro popolo ha insite nella propria pelle?".
Daniele D'Agostino: "Il nostro popolo proviene da secoli e secoli di dominazioni straniere molto variegate: dagli arabi ai normanni, dai fenici ai greci e ogni popolo ha lasciato nel nostro DNA qualcosa fino a farci diventare quelli che siamo. Oggi il popolo italiano si potrebbe definire un popolo completo, fatto di originalità, ingegno, sapere, ma anche di forti sentimenti di generosità, rispetto e ospitalità che ogni nazione del mondo ci invidia. Le potenzialità del nostro paese sono tante, cominciando dall'arte e la cultura, i paesaggi, la gastronomia, le eccellenze legate al mondo della moda, l'ingegneria meccanica. Eppure c'è sempre qualcosa che ci manca".
I Caffe Culturali: "Cosa ci manca e, soprattutto, cosa manca al personaggio del suo romanzo condizionato - come ha asserito lei nella sua recensione - dall’immobilità tipica dei ragazzi di un sud dove nulla cambia, dove il tempo sembra essersi fermato?".
Daniele D'Agostino: "Al personaggio e ai ragazzi del sud descritti nel romanzo manca quella capacità di prendere le decisioni importanti che condizioneranno la loro vita futura. Il nostro sud possiede lo strano potere di rendere le persone e il tempo immobili, come se fossero bloccati da qualcosa di inspiegabile che rende lento l'andare delle cose e il loro evolversi. Stefano nel romanzo aveva intuito questa strana forma di malattia che aveva colpito la sua terra e i suoi amici, vivendo una sorta di battaglia quotidiana per tentare di andare via e non farsi contaminare, la sua fortuna è stata quella di sfruttare poi un'occasione che gli si era parsa davanti".
I Caffe Culturali: "Ha potuto avere riscontri presso il pubblico ed i suoi conterranei circa quanto da lei espresso a proposito dell'immobiltà del Meridione? Chi vive al Sud ne è consapevole e concorda con tale visione? Come si pone tale atteggiamento nei confronti dei fenomeni malavitosi di controllo territoriale così frequenti nelle cronache nazionali?".
Daniele D'Agostino: "Chi vive al sud è consapevole che tale immobilità ha rappresentato in parte la causa dell'evolversi e dell'espandersi dei fenomeni malavitosi che tutti noi conosciamo attraverso le pagine dei giornali. Per tanti anni si è portato avanti la cultura del lasciar fare, del silenzio, del subire e accettare. Il risultato è che al giorno d'oggi combattere certe forme di criminalità radicata è diventato molto difficile, anche perché la cultura della criminalità si è infiltrata, purtroppo, nei meandri delle istituzioni. Credo che l'atteggiamento che i miei conterranei hanno verso i fenomeni malavitosi si potrebbe definire distaccato, come si trattasse di una realtà quasi surreale, parallela. Ed è questo il grande errore che le generazioni future non si possono più permettere".
I Caffe Culturali: "Come vede il futuro del Mezzogiorno italiano e quello del fenomeno migratorio nella sua generalità?".
   
  La risposta tra qualche giorno in questa spazio.

 


Collegamenti utili:
Dell'autore in questo sito: "Autori: Daniele D'agostino"
Reperibilità de testo: http://www.youcanprint.it/
Il blog dell'autore: http://danieledagostino.blogspot.it/

 



Informazioni su questa pagina
titolo:"La superficie liquida delle cose"
autrice: Daniele D'Agostino
data di pubblicazione: 06.05.2016
ultimo aggiornamento:
28.07.2016
codice di riferimento:
I110130.1539.DLI.AP.man/IICA1607281000MANa2
     
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