Tavolino riservato a Luigi Bray
l'ospite


Luigi Bray


Nome:

Luigi

Cognome:

Bray

Nazionalità:

Italiana

Data di nascita: 13 gennaio 1974

Interessi:

"Ho la passione della poesia da quando avevo dieci anni, da quando la mia insegnante delle scuole elementari disse alla classe: bambini provate a scrivere una poesia. Ci ho messo trent'anni per pubblicare qualcosa, e la colpa è tutta del mio amico Maurizio Nocera scrivitore come ama definirsi, che mi ha spinto a rendere pubblici i miei momenti da solo, perché come diceva Pessoa Essere poeta non è una mia ambizione. È il mio modo di stare solo.
Per il resto cerco con una certa difficoltà di vivere e non sopravvivere".

Note biografiche:

"Sono nato a Lecce da una quarantina d'anni; mese più, mese meno. Vivo nel Salento fino a 18 anni poi la Toscana e per pignoleria Siena mi coccola per altri 10 anni. Gli anni della formazione, gli anni Amici miei. Siena è nel mio cuore e la porto con me sempre, insieme alle sue vie, la sua meravigliosa piazza e la giostra che l'ha resa famosa nel mondo. Poi ancora Lecce per altri dieci anni, il Salento, i suoi colori, la bellezza, il vento, la sua gente le sue contraddizioni. Poi quando pensi che tutto sia già declinato arriva la Romagna; che da terra sognata per anni diventa terra da vivere. Cesena che mi sta dando un altro scorcio di Italia e di vita. Ora con tutti questi cambiamenti capirete che quando mi chiedono di dove sei faccio fatica a rispondere.
Mi piace leggere, amo i libri e sono ancora nella fase feticista del tocco della carta, non mi affascina l'idea di aprire un Tablet o un PC per leggere. I libri mi piacciono da quando ero piccolo, forse perché ho sempre desiderato un'enciclopedia, che a casa non è mai arrivata. Mi piacerebbe pensare d'essere così: Non sono niente. Non sarò mai niente. Non posso voler essere niente. A parte ciò, ho in me tutti i sogni del mondo. (da Tabaccheria, in Poesie di Álvaro de Campos). Ma, ho dei dubbi".

L'Ospite sul web: La pagina Facebook :
https://www.facebook.com/luigi.bray.71
"E mail" brayluigi74@gmail.com

Reperibilità dei lavori:

Le opere di Luigi Bray sono reperibili anche in rete all'indirizzo:

  Comunicazioni:
Musica, parole e tovaglie
Tra musiche e parole
il peso della leggerezza

Letture dal libro di Luigi Bray
"Albe lune e barlumi d'umanità"
29. 06. 2015
ore 19:30

presso
Parco della Meridiana
via Cerchia, 2621
Sant'Egidio
di Cesena (FC)
    

l'intervista
I Caffè Culturali:
"Chi è Luigi Bray?".
Luigi Bray:
"Mio malgrado sono un Ragioniere di provincia con la passione per l'inchiostro. Qualcuno di voi potrebbe dirmi: beh allora potevi fare il tipografo e non romperci le scatole con le tue poesie. Avete ragione e devo dire che da adolescente avendo un parente tipografo ho fatto un'estate a correggere leggendo lettere al contrario e a stampare manifesti per feste popolari e partecipazioni di matrimonio, ma poi la poesia, mi ha preso di più dell'arte di Gutenberg. La poesia è il modo che ho per fissare i momenti, per viverli nella loro totalità. Sono un'idealista che fa i conti con la realtà, la poesia mi aiuta in questo".

I Caffè Culturali:

"Cosa sono le parole per Luigi Bray?".
Luigi Bray:
"Le parole sono ancore. Sono fuochi, a volte fatui, seme, angoli, chiavi che dovrebbero servirci per aprire porte. Molte volte le chiudono. Le parole per me sono inchiostro. Le parole per me sono trasformazione del pensiero pensato in fotogrammi, in vita vissuta. La parola è la proiezione dell'immaginazione; per me la parola e la scrittura sono la stessa cosa. La parola è scrittura. Le parole per me si inchiostrano come a voler soppiantare un istinto di sopravvivenza. Le parole, la parole scritta, per me è tutto questo, ma più semplicemente è il mio modo di vivere i sentimenti, la vita".
I Caffè Culturali:
"Cosa sono, per Luigi Bray, i sentimenti?".
Luigi Bray:
"Mi capita spesso, specie quando scrivo, di ritornare all'etimologia della parola, come un ritorno alle origini, al vero, alle nostre mille vite vissute o che viviamo, che però fanno da battistrada al resto del viaggio. Con i sentimenti è proprio così, se torniamo al significato, a questo sentire, non possiamo non sentirci più morbidi nei confronti di tutti i sentimenti che proviamo. Malinconia, amore, solitudine, felicità diventano nostri compagni di viaggio. Abbiamo bisogno di sentire. È per questo che abbiamo bisogno di poesia. lo senti in giro, se ne sente una gran voglia, di sentimenti, di amore, anche se siamo tutti chiusi in una scorza che ci obbliga a farci vedere forti, pronti, con la risposta giusta al momento giusto, curriculum superlativi, quando poi basta andare giusto giusto un po' più dentro e scopri, la e le difficoltà di quest'uomo liquido. Noto spesso, che quando qualcuno legge le mie poesie, anche quelle che ritengo meno belle o che scrivo più distrattamente, vengono colti degli aspetti e sentimenti che forse io stesso non ho voluto cogliere e quindi mi tocca scavare anche per me e scoprire sentimenti forse celati ma evidentemente presenti. Ecco, i sentimenti sono il sale, sono la vita, sono tutto, cosa saremmo se non ne avessimo, anzi se non vivessimo di sentire? Amo il Portogallo, amore trasmesso da un grande del secolo Antonio Tabucchi. Loro hanno questo meraviglioso sentimento che è la Saudade, adoro questo sentimento e spesso nella mia poesia è presente. Alcuni la confondono con la tristezza ma è altro; a cui lasciarsi andare. Non bisogna avere paura dei sentimenti, di nessun sentimento, forse per me, che ho lo scudo della poesia, è più facile ma devo dire che quando ci lasciamo andare ai sentimenti sono i momenti che più ricordiamo, il motivo è semplice; stiamo vivendo, oppure è solo un illusione questo vivere e sentire. La poesia scava in questo frammento, in questo apparentemente dettaglio, in questo dubbio".
I Caffè Culturali:
"Perché si scrivono, i sentimenti?".
Luigi Bray:
"Non saprei dire perché si scrivono i sentimenti. I sentimenti sono difficili da vivere e da scrivere. Posso dire perché io gli scrivo: perché non conosco altro modo per trasmetterli agli altri. Perché dopo che ho scritto una poesia il mio animo si acquieta. Perché quando devo dire quello che sento, faccio fatica, poi scrivo e tutto mi sembra più chiaro. Ci sono delle volte che i miei occhi vorrebbero piangere e non riesco a farlo per quanto mi sento piccolo davanti a quell'emozione, o forse i condizionamenti mi limitano, mi intrappolano in una finta compostezza. In questi momenti scrivo, è il mio modo di emozionarmi e trasmetterle agli altri quell'emozione. Trovate voi un modo per raccontare un fatto ed emozionare allo stesso tempo. Secondo me solo la poesia riesce in questo. Del resto la poesia nasce ancora prima della scrittura. La poesia, sono storie che si raccontano, attimi rubati, fotografia, pittura, è libertà. Infine potrei dire che la poesia è quel legame a quel bambino troppo presto abbandonato. Nel bambino non troviamo difficoltà a esprimere i sentimenti. Il bambino è intriso di poesia. L'adulto fatica. La poesia interviene e rende i sentimenti liberi di esprimersi, di viaggiare".
I Caffè Culturali:
"È importante essere letti? Perché?".
Luigi Bray:
"Non penso sia importante essere letti. Penso sia più importante leggere. Dopo questo luogo comune nel quale però credo, essere letti è stato per me evitato fino alla pubblicazione del libro. Poche persone avevano letto le mie poesie. Era giusto così, mettersi a nudo è difficile, complesso, troppo per il mio carattere. Dopo il libro e dopo che il mio amico Maurizio Nocera ha vinto il tiramolla del: pubblica (lui) no, non pubblico (io); ho visto tutto sotto un'altra ottica. I miei sentimenti sono diventati i sentimenti di chi mi ha letto, ho avuto modo di essere apprezzato, criticato. Lo rifarei molto volentieri, non voglio però perdere la voglia dell'intimità con la poesia, con il mio scrivere, con i miei sentimenti".
I Caffè Culturali:
"Cosa è accaduto e cosa è cambiato, dopo aver messo il libro, e quindi la sua poetica, a disposizione di tutti?".
Luigi Bray:
"Prima di arrivare alla pubblicazione incontri due tipi di persone, chi ti invita a smettere e chi ti invita a continuare anzi a pubblicare. I primi su di me, che so di non sapere, hanno sempre avuto un ascendente. I secondi praticamente non venivano presi in considerazione, ne ero contento, non lo nascondo, ma pensavo solo alla loro gentilezza. Maurizio Nocera, che mi ha anche onorato della sua prefazione, è sempre stato per me una spina nel fianco. Una meravigliosa spina nel fianco. Diceva, belle le tue poesie, devi pubblicarle. Così lapidario, sorridente come sa fare lui. Alla fine ha vinto lui e con lui penso anche io in quanto la mia prospettiva al mondo è cambiata, mi sono visto da un altro punto di vista. Avere la percezione che altri attraverso il tuo sentire sentono a loro volta è una sensazione bellissima che a volte ti lascia senza parole. Potrei rispondere che non è cambiato niente ma forse mento sapendo di mentire".
I Caffè Culturali:
"Ci potrebbe raccontare la genesi di una sua lirica?".
Luigi Bray:

"Quando mi è stato chiesto di rispondere a questa domanda ho pensato: bella sfida. La genesi di una mia lirica. Scritto e quindi letto così fa paura. Ho pensato e ripensato a cosa scrivere senza andare nel banale, senza cadere nello stereotipo del poeta, condizione nella quale faccio fatica a stare. Ma di fatto poesie scrivo e con questo mi devo confrontare.
C'è l'ispirazione, c'è un modo di vedere il mondo, c'è una pigrizia di fondo verso un racconto lungo, c'è un verso che esiste in qualche parte di te e che viene fuori.
E' il sentire che fa la differenza, non si può scrivere se non si sente dentro. Si possono mettere in rima delle cose ma la poesia è altro, considerazione che mi fa pensare quello che dicevo prima e cioè che sentirsi poeta è cosa molto più grande di me.
Ho letto tempo fa una considerazione dello psichiatra Eugenio Borgna che dice, citando un poeta tedesco se non sbaglio, la follia è la sorella sfortunata della poesia rivoltando si potrebbe dire: la poesia è la sorella fortunata della follia. Penso sia proprio così. Se non avessi la poesia che mitiga, che addolcisce, che acquieta non sarei come sono. Ho scoperto fin da piccolo che non ero bravissimo a esprimere i miei sentimenti, timidezza, non insegnamento, carattere, non saprei, so che con la poesia è tutto più fluido.
Ho sempre dato una grande importanza alla parola, la parola è importante, la parola è sacra, la parola è vita, in questo periodo la parola è da salvare perchè siamo pieni di parole ma maledettamente senza parole davanti ai sentimenti, davanti al nostro profondo sentire.
Dicevamo la genesi della mia poesia, la vita, la natura quello che mi circonda. Il mio primo libro di poesie l'ho intitolato Albe, lune e Barlumi d'Umanità perchè c'era in quelle liriche tutto questo.
Mi verrebbe di raccontarvi come nasce una mia poesia, ma forse l'ho già fatto, perché poi la poesia è un vissuto, un forse vissuto, un non vissuto, un vissuto altrui.
La mia poesia non ha titoli, troppo vincolanti, la poesia non ha bisogno di contorni secondo me è fine a se stessa. La poesia deve dare emozioni e poi deve essere partigiana. Partigiana nelle emozioni, nel sentire, nello stare al mondo, nella sofferenza, nel incespicare, cadere e rialzarsi della vita.
E' questa per me la genesi della mia poesia. Ora sottopongo a voi una mia poesia è venuta fuori così una mattina mentre prendevo un caffè in un bar, ora qualcuno dei miei 6 (meglio 5) lettori dirà ma dove va a prendere il caffè questo qua... però è venuta così, un po' grezza e poi piano piano ha preso forma ma in questo caso devo dire che la prima versione molto fedele alla definitiva

Guardando il passato
ho le visioni del ritorno.
La trasformazione
della parola scritta
guarda al futuro.
Ammira le curve
della vita
cercando un'interpretazione.
E la parola accumulata, sovrapposta
di un bar
si fa confusione
perdita del sé.
Una proiezione
dell'immaginazione
diversa da ciò che è stato.
E le parole
scivolano sul foglio
come bimbi al parco.
Si inchiostrano
come a voler
soppiantare un istinto di morte,
una porta verso la conoscenza.
Cerco nella fonte primordiale,
la strada
per ricreare la fantasia,
origine del pensiero umano.
Come una pulsione
che cerca di riprendersi
dall’anaffettività nella quale
non vorrei perdermi.
E vedo la mia retina
che si illumina verso l'immagine. La fantasia.
La conoscenza.
La luce sulla mia retina
che come la prima volta
proietta la realtà
che senza parola
guarda alla libertà.
Sconosciuta
visione che cerca spazio
nella diversità
che è parola,
che è essere umano
nuovo
che è ricerca,
che è un sogno di farfalla.

Mi chiederete la genesi di questa poesia beh potrei dirvi letture, poteri dirvi pensieri pensati, ma la verità è che ora rileggendola su questo foglio devo dire che la sua genesi è la trasformazione di un concetto che è già dentro di noi in un concetto fluido fuori di noi. Se la poesia è degna di questo nome, questo suo essere diventa essere collettivo dove qualcuno ci trova un piccolo pezzetto del proprio io e del proprio noi".

I Caffè Culturali:
"Cosa prova dopo aver composto?".
Luigi Bray:
"È una sensazione di benessere difficilmente spiegabile. Come se tutto andasse al suo posto, come se ci fosse un senso che trova il suo verso".
I Caffè Culturali:
"Cosa prova quando legge una lirica? Perche si leggono le poesie? Si legge ancora la poesia?".
Luigi Bray:
"Dipende dalla lirica. Quando questa è bella la poesia è nutrimento per l'animo. Non saprei dirvi cosa spinge a leggere poesia e comunque non penso che sia importante saperlo tanto non si legge più poesia. Siamo tutti impegnati a scriverla che in pochi la leggiamo. Invece se si comincia a leggerla non si smette più. La poesia è davvero il primo approccio alla parola. Il bambino che comincia a parlare recita poesie. La poesia è il primo tentativo dell'essere umano di parlare della bellezza del creato. La donna alzando la testa verso un cielo stellato (sarà sicuramente stata una donna) in una notte, quando ancora i suoni non erano ben distinguibili, avrà composto la prima poesia".
I Caffè Culturali:
"Cos'è una poesia bella? Cos'è la bellezza nella lirica?".
Luigi Bray:
"Più che di bellezza parlerei di sentimento. Tornando al ragionamento iniziale secondo me una poesia è bella quando ti fa sentire il senso del suo esistere, il senso del suo scriversi. Se una poesia diventa quel noi di cui parlavo in un'altra domanda è bella. Per questo motivo le poesie possono piacere o no, per quello che trasmettono.
La poesia ha la capacità di entrarti dentro e la sua bellezza sta tutta lì. Poche righe che, dipende da come e quando si leggono, diventano momenti esse stesse che ti entrano dentro e non vanno più via; questa è bellezza".
    

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Informazioni su questa pagina
titolo:"Tavolino riservato a Luigi Bray"
autore: INFOGESTIONE dli
data di pubblicazione: 01.09.2014
ultimo aggiornamento
16.06.2015
codice di riferimento:
IICA1412091747MAN

 
     
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