Tavolino riservato a Emanuela Caponi
l'ospite


Emanuela Caponi



Nome:

Emanuela

Cognome:

Caponi

Data di nascita: 12 ottobre 1994

Nazionalità:

Italiana

Interessi:

Graphic design, illustrazione, animazione digitale, lingue straniere e karate.

Note biografiche:

"Nata e cresciuta in Abruzzo, provengo da una ridente cittadina della costa teramana, per la precisione da Roseto degli Abruzzi.
Diplomata in lingue straniere col massimo dei voti nel liceo della mia città, parlo fluentemente tre lingue quali: inglese, spagnolo e tedesco.
Sono prossima a laurearmi alla triennale di Nuove Tecnologie dell'Arte presso l' Accademia di Belle Arti di Urbino. Dal 2014 sono un graphic designer e traduttore freelancer presso siti quali Fiverr, Spreadshirt, Redbubble, Teepublic attraverso i quali lavoro con utenti di tutto il mondo sotto lo pseudonimo di Kemiemo o Kemi (su Teepublic) . Dal 2015 sono anche cintura nera III dan di karate. Sempre nel 2015, ho creato una sorta di enciclopedia del sorriso in cui ho selezionato 24 grandi della storia abbinati a hit contemporanee che ne ironizzassero la vita e le opere".

 

L'Ospite in rete:
"E mail" emanuelacaponi@gmail.com

Reperibilità dei lavori:

Le composizioni di Emanuela Caponi sono reperibili in internet ai seguenti collegamenti:

PROGETTO DI
UMORISMO
CULTURALE

https://www.facebook.com/media


  Comunicazioni:
    

l'intervista
I Caffè Culturali:
"Chi è Emanuela Caponi?".
Emanuela Caponi:
"Al momento sono una studentessa laureanda del corso triennale di Nuove Tecnologie dell'Arte all'Accademia di Belle Arti di Urbino. Mi sono iscritta lì dopo una cocente delusione da parte della facoltà di Fumetto e Illustrazione dell'Accademia di Belle Arti di Bologna, a cui avevo fatto richiesta di ammissione attraverso un test di ingresso. Era l'anno 2013 e anche la mia facoltà a Urbino era a numero chiuso e con un numero minore di posti disponibili rispetto a Bologna (30 posti contro 50), ma con un brillante colloquio sono riuscita ad immatricolarmi. La passione per l'arte mi segue e alle volte mi perseguita fin dai primi anni di vita con una dote innata per il disegno che si è aggiunta alla capacità di apprendere con facilità le lingue straniere. Il mio percorso di studi è stato alquanto particolare: alle scuole medie decisi di non voler saper fare una sola cosa nella vita, così decisi di intraprendere lo studio delle lingue straniere nel liceo linguistico della mia città. I cinque anni che si sono alternati tra gare di karate e vacanze-studio all'estero per il potenziamento delle lingue che studiavo si sono conclusi con una semplice domanda all'alba degli esami di stato: ma io, oltre a parlare, cosa so fare veramente? Diciamocelo, lo studio degli anni del liceo era stata solo una propedeutica di quello che sarebbe stato lo studio degli anni a venire. Il mio diploma non era sufficiente per trovare lavoro e, soprattutto, non me ne aveva insegnato alcuno. Decisi così, a dispetto di molti che sognavano che continuassi e consolidassi lo studio delle lingue, di scegliere un percorso di studi accademico di stampo più pratico. Ripresi ciò che avevo tenuto in sospeso negli anni e confinato a passatempo: il disegno. Avevo deciso di potenziarmi di imparare a fare cose nuove, ma che allo stesso tempo si sposassero bene con gli studi che avevo fatto fino a quel momento. Imparai a disegnare in digitale, a fare video, suoni, interfacce web, animazioni... con la consapevolezza che questo fosse il nuovo mercato su cui bisognava puntare per crescere economicamente. Dallo scorso anno accademico la rete me ne ha dato la conferma, adesso saltuariamente collaboro con utenti di tutto il mondo parlando la loro lingua e fornendo loro servizi nel campo della grafica. Ovviamente ciò non significa che abbia fatto fortuna, ma gavetta sicuramente".
I Caffè Culturali:
"Cosa significa, per Emanuela Caponi, fare fortuna?".
Emanuela Caponi:
"Fare fortuna significa principalmente riuscire a guadagnare cospicue somme di denaro grazie al caso o alla fortuna, ma per me ha un'accezione, se si può dire, un po' più etica. Fare fortuna, per me vuole dire riuscire brillantemente nel proprio lavoro, fare ciò che si ama fare e che il proprio valore e impegno venga riconosciuto e apprezzato da chi si rivolge a me anche solo per una collaborazione per un progetto... la fortuna in questo caso è associata a occasioni e opportunità date da un rassicurante passaparola per un'ottima prestazione, che generano (si spera) una sorta di catena destinata a farsi fortuna. Resta comunque per me un concetto a dir poco inesplorato, poiché ancora sto imparando a fare il mio lavoro (che ciò nonostante già amo fare) e anche perché ancora sono pochi quelli che hanno apprezzato il mio lavoro e impegno".
I Caffè Culturali:
"Cosa ama fare Emanuela Caponi: come definirebbe la sua professione?".
Emanuela Caponi:
"La mia professione è decisamente il lavoro dei sogni, specialmente perché è nato da un passatempo: già ai tempi del liceo amavo guadagnarmi qualcosa facendo ritratti ai miei compagni e poi illustrazioni in digitale per le tesine d'esame dei miei amici. Erano i primi passi con la tavoletta grafica, ora i miei lavori sono qualitativamente migliorati come anche le richieste che mi arrivano da tutto il mondo per dei progetti. Diciamo che la mia professione è il sogno di una vita: fare qualcosa che già si ama fare concretizzando sogni, ma alle volte regalando anche sorrisi ed emozioni. In fin dei conti il mio è un lavoro creativo e, credo, anche uno dei pochi lavori in cui non bisogna diventare adulti per il semplice fatto di poter continuare a vedere il lato genuino delle cose e anche da angolazioni diverse rispetto a quelle convenzionali".
I Caffè Culturali:
"Sogni, creatività, il mondo come casa e la genuinità come regola: come vive il suo rapporto con le parole?".
Emanuela Caponi:
"A dire il vero male, molto male! Non sono un asso né nell'eloquenza e tanto meno nello scrivere. Forse avevo deciso di studiare lingue perché in italiano mi capivano poco, ma sbagliavo semplicemente canale espressivo. Ogniqualvolta ero triste, allegra, adirata, ansiosa, ecc... il mezzo più efficace per esprimere il mio stato d'animo è sempre stato il disegno. Ho provato a scrivere, a mettere in fila due parole per esprimere un pensiero, ma c'è stato poco da fare: con le parole non ho un ottimo rapporto, stessa cosa vale per righelli e squadrette".
I Caffè Culturali:
"A proposito di parole, di sentimenti e di disegno: come è nato il video di animazione A Silvia?".
Emanuela Caponi:
"L'animazione A Silvia è nata da una sfida contro me stessa.
La storyboard era già nella mia testa da questa estate, quando in una normale mattina di sole al mare mi giro di colpo verso mia sorella dicendo Giò, ma ti immagini Leopardi gobbo e ricurvo sul pianoforte che canta people fall in love in misterious ways?.
La cosa l'aveva fatta ridere parecchio, al che è cominciato il gioco infinito 'trova l'autore e abbinagli la canzone che più lo rappresenta per far ridere la gente'. Il gioco è continuato per mesi ed ha portato alla luce ben 24 personaggi d'autore con le loro relative t-shirt e un discreto successo in rete. Il desiderio di farne un'animazione però persisteva ancora, ma non avevo le sufficienti capacità tecniche per realizzarlo, tant'è che decisi di farne il mio progetto di animazione digitale per l'esame del corso che avrei iniziato nell'ottobre seguente in accademia.
È stata una sfida fino alla fine: un programma complesso da usare, la realtà che non corrispondeva alle aspettative... eppure alla fin fine ci ho creduto e sono riuscita a dare vita quello che fino ad allora era una mia fantasia che ero riuscita solo in parte a concretizzare. Volevo altrettanto, nel mio piccolo, onorare quei cinque anni di studio matto e disperatissimo del liceo, ma con il mio tocco.
Desideravo ancor di più dare una nuova vita ad un personaggio che, da molti studenti, è inquadrato un po' come lo sfigatello della letteratura, sì volevo far avere la sua rivincita nel mondo dell'animazione".
I Caffè Culturali:
"Perché proprio Leopardi e perché proprio A Silvia?".
Emanuela Caponi:
"Perché Leopardi è stato il primo autore pensato, realizzato e pubblicato il 16 agosto 2015 nella mia galleria 'Umorismo da liceali' sulla mia pagina facebook Kemiemo Art. Diciamo che ha dato il via non solo a una bella avventura ma ha anche dato le basi della mia tesi di laurea sull'e-commerce nel campo dell'abbigliamento. La scelta di animarlo e di animare un momento (ancora molto dibattuto) della sua vita, è stata dettata dal web. Leopardi era risultato il personaggio più popolare in assoluto tra tutti i 24 autori illustrati nell'album, era d'obbligo fargli onore almeno con un'animazione".
I Caffè Culturali:
"Secondo lei perché Leopardi è risultato essere il personaggio più popolare? Cosa le ha lasciato il Leopardi conosciuto sui banchi di scuola e cosa ha provato nell'incontrarlo nuovamente mentre lo stava animando? ".
Emanuela Caponi
"Secondo me, Leopardi è risultato essere il personaggio più popolare poiché era tra i 24 quello più 'sfigatello': non attraente, insicuro, molto intelligente ma poco apprezzato, sfortunato in amore, incompreso... tutti argomenti caldi tra gli adolescenti. Forse è stato questo a renderlo popolare: l'essere simile ai ragazzi, in tutte le loro insicurezze e potenzialità. Poi, quando è stato il momento di animarlo, è stato un amore frame per frame: non c'era più il sarcasmo con cui l'avevo disegnato la prima volta nel foglio, la voglia di canzonarlo un po' che mi portavo dietro dalle superiori... c'era più un desiderio buono a monte: quello di regalargli un piccolo momento di gloria raccontando qualcosa che nemmeno lui ha mai raccontato apertamente".
I Caffè Culturali:
"Cos'è ora la letteratura, ed in generale la cultura, per Emanuela Caponi?".

 

La risposta tra qualche giorno in questo spazio.

 

    

la nuvola (Cos'è?)



    

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Informazioni su questa pagina
titolo:"Tavolino riservato ad Emanuela Caponi"
autore: INFOGESTIONE dli
data di pubblicazione:
22.02.2016
ultimo aggiornamento
01.04.2016
codice di riferimento:
I110130.1539.DLI.AP.man/IICA1604300130MANA1

 
     
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