Tavolino riservato a Paolo de Troia
l'ospite


Paolo de Troia

Nome:

Paolo

Cognome:

de Troia

Nazionalità:

Italiana

Data di nascita: 3 febbraio 1965

Interessi:

Religione ed iconografia cristiana.

Note biografiche:

"Vendo le mie Icone su di una bancarella sotto i portici di Piazza Statuto. Sono un Odontotecnico ed ho svolto la mia professione per 25 anni, poi in seguito ad episodi che mi hanno portato ad una conversione radicale, ho iniziato ad occuparmi di tutto ciò che riguarda la religione Cristiana, ed in seguito il mio interesse si è focalizzato sull'Iconografia Cristiana e per questo motivo scrivo (dipingo) Icone".

L'Ospite sul web: http://www.monastero-carmelo.it/iconografo.html
"E mail" paolo.dt@libero.it

Reperibilità dei lavori:

Le opere di Paolo de Troia sono reperibili anche in rete all'indirizzo:

  Comunicazioni: -
    

l'intervista
I Caffè Culturali:
"Chi è Paolo de Troia?".
Paolo de Troia:
"Paolo sono io, un Torinese figlio di immigrati.
Fino al 13 Maggio 1999 ero un Cristiano tiepido, consapevole dell'esistenza di Dio e nel contempo disinteressato alle Sue leggi.
Farò una premessa, nell'Agosto del 1993 ho fatto un viaggio in solitaria con la mia auto in Portogallo.
Nel tragitto di andata ho scelto di fare molte tappe, fermandomi nei luoghi che più rapivano la mia attenzione, e per questo motivo per raggiungere il sud del Portogallo ho impiegato due settimane.
In un giorno di questi sono passato davanti a Fatima e mi sono chiesto se era il caso di fermarmi, non ricordavo infatti per quale motivo fosse un luogo famoso, ma poi vedendo un'indicazione con scritto Santuario, mi sono ricordato della Madonna di Fatima. Ho deciso di seguire quella indicazione e mentre percorrevo la breve strada che portava al Santuario, mi proponevo di chiedere una grazia a Maria.
Sapevo infatti, che in quel luogo, avvengono molti miracoli, ma sapevo altrettanto bene di non meritare nulla, la mia vita fino a quel momento non prevedeva la preghiera, non possedevo una spiritualità ed in più ero consapevole di non aver bisogno di nulla.
A quel punto ho deciso di chiedere alla Madonna di proteggere mia madre, ormai anziana, e di starle vicino nel giorno della sua morte. Ecco, appunto!!! Sei anni dopo, nel 1999, mia madre è morta proprio il 13 Maggio, giorno della festa della Madonna di Fatima.
Io non ho considerato questo avvenimento una semplice coincidenza, quindi da quella data è iniziata la mia conversione, accompagnata dalla costante ricerca di Dio. Più io lo cercavo, più Lui si faceva trovare, non mi ha mai dato prove certe della sua esistenza, ma ha colmato la mia vita di coincidenze che alla lunga io ho considerato veri e propri segni.
Sono convinto che se un uomo insegue tenacemente Dio, Lui si fa trovare come sta scritto in Isaia al capitolo 45 versetto 19: Io non ho parlato in segreto, in un angolo tenebroso della terra. Non ho detto alla discendenza di Giacobbe: Cercatemi nel vuoto! Io sono il Signore, che parlo con giustizia, che annuncio cose rette.
Ora la mia fede non è più tiepida, ma arde fino al punto che faccio mie le parole di S. Paolo nella lettera ai Galati al capitolo 2 versetto 20: e non vivo più io,ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me.
Dedico molto tempo alla preghiera ed alla realizzazione di Icone e l'una non esclude l'altra, io infatti scrivo (dipingo) le mie Icone immerso nella preghiera consapevole che Dio esiste e mi ama!!!".
I Caffè Culturali:
"Perché proprio le icone?".
Paolo de Troia:
"La passione per le icone è una conseguenza della mia idea di passare un periodo in un Monastero, ma quella era un'idea che non riuscivo a concretizzare perchè non ne conoscevo.
Mi sono così recato dal mio parroco per chiedere qualche informazione, ma quando l'ho incontrato è stato Lui stesso a dirmi che avrebbe passato un periodo in un Monastero ed a chiedermi di accompagnarlo. Io l'ho interpretato come un segno e naturalmente ho accettato di seguirlo.
Il Monastero, situato sulle montagne al confine con la Svizzera, offriva un panorama stupendo ma ciò che più ha colpito la mia attenzione è stata la presenza al suo interno di un laboratorio di iconografia.
I Monaci del Monastero producevano icone e per questo motivo tutti gli ambienti ne avevano qualcuna in esposizione. Io per la prima volta ho potuto osservarle da vicino, ne sono rimasto subito affascinato, quasi ipnotizzato, capivo di essere di fronte a dei piccoli miracoli e analizzando ogni particolare cercavo di svelarne i segreti in esse contenuti. Come mi ha insegnato in seguito il mio primo maestro di iconografia: le icone sono finestre aperte sull'aldilà, ed io lo avevo intuito, esse sono l'impronta del mondo celeste nella materia e come tali diventano immagini di culto.
Ne ho avuto la conferma quando mio padre, ateo convinto, è rimasto affascinato davanti alle prime icone da me realizzate, ciò che le mie parole non avevano saputo spiegare alla Sua anima, si era invece palesato con le immagini capaci di accendere la Sua spiritualità nascosta. Posso quindi affermare che la contemplazione delle icone non è da confondere con una semplice visione estetica, implica ben altro e, in realtà, costituisce un esercizio della fede viva in Cristo venuto a rivelarci il Padre.
Le ragioni principali che mi hanno portato a scrivere icone sono spirituali, infatti dopo essere tornato dal Monastero mi sono immerso in questo mondo che si nutre di contemplazione di immagini e di preghiera, ma vi sono anche motivazioni materiali, in quanto questa tecnica richiede molta precisione e pazienza, qualità che avevo già avuto modo di coltivare durante la mia precedente professione di Odontotecnico; il passo da artigiano Odontotecnico ad artista iconografo è stato breve, facilitato anche grazie alla scelta di sapienti maestri di iconografia.
Quando dico scrivere anzichè dipingere icone, il motivo è da ricercare nel fatto che le icone sono la scrittura della parola di Dio attraverso le immagini, infatti la definizione iconografia contiene al suo interno grafia".
I Caffè Culturali:
"Come avviene il suo atto creativo?".
Paolo de Troia:
"La creazione dell'icona ha inizio con la scelta del soggetto. Le icone infatti si copiano da quelle del passato canonizzate dalla Chiesa.
Io mi documento su alcuni libri in mio possesso, ma in mancanza di immagini di qualità, faccio riferimento al mio maestro, il quale possiede molti libri con illustrazioni di icone antiche. Dopo uno studio attento si realizzano i passaggi manuali dell'opera, prima di mettermi al lavoro recito la preghiera dell'Iconografo, mediante la quale chiedo al Divino Maestro di guidare la mia mano, affinchè io possa rappresentare degnamente e con perfezione la immagini Sante.
Io lavoro di notte e sintonizzo la mia radio sulle frequenze di Radio Maria, vi trovo Padre Livio che solitamente commenta i libri da lui scritti, i quali trattano principalmente argomenti riguardanti il catechismo della Chiesa Cattolica; vi sono anche interessanti conferenze del Cardinale Gianfranco Ravasi a commento delle Sacre Scritture, ed alcune volte vi sono anche racconti di vite di Santi; quindi durante la creazione delle mie icone io medito continuamente la parola di Dio.
Quando termino definitivamente l'icona recito una preghiera di benedizione, in cui chiedo al Signore di mandare la grazia del Suo Santo Spirito sull'icona, unita alla richiesta di salute, santificazione e benedizione a tutti coloro che si avvicineranno con venerazione a quell'icona.
Le tecniche adottate per la creazione di un'icona sono antiche più di 1000 anni, risalgono all'Impero Bizantino, ci sarebbero da spiegare tutti i passaggi di doratura della tavola, della miscelazione dei pigmenti con l'emulsione all'uovo, del trattamento finale con l'olifa, ma sarebbe troppo complicato e posso comunque dichiarare che queste sono tutte operazioni che io affido allo Spirito Santo".
I Caffè Culturali:
"Molti media asseriscono che questo sia il tempo della comunicazione per immagini e tutto il nostro quotidiano, in effetti, è circondato da rappresentazioni grafiche: qual è la differenza, per esempio, tra una icona sacra ed un ritratto artistico? Cosa contraddistingue un'icona sacra per potersi definire tale?".
Paolo de Troia:
"Innanzi tutto, come ho spiegato nella risposta precedente, l'icona si realizza immersi nella preghiera, mentre ciò non è necessario per la creazione di un ritratto artistico. In realtà le icone non possono essere considerate soltanto semplici oggetti d'arte: in esse c'e molto di più.
L'arte dell'icona è in funzione d'altro, è accessorio, marginale, per esempio si noterà che scarsa importanza viene data al rispetto delle proporzioni, o che all'interno della stessa icona personaggi più importanti siano raffigurati di dimensioni maggiori di altri che sono di secondaria importanza. Inoltre nelle ambientazioni delle icone, cioè nella rappresentazione di edifici o paesaggi, spesso la prospettiva è invertita, il punto di fuga è situato in avanti all'esterno dell'icona. Collocando il punto di fuga verso lo spettatore, l'icona si rivolge direttamente al cuore, favorendo l'incontro tra l'uomo e la Divinità, si viene a creare un effetto in cui è lo spettatore ad essere osservato dai personaggi raffigurati.
Ciò che campeggia nell'icona è Dio, è il Mistero di Dio che attraverso l'arte dell'icona viene espresso.
Per la tradizione della Chiesa, codificata dai Concili, l'icona è un Sacramentale partecipe della sostanza Divina, è il luogo in cui Dio è presente ed incontrabile, una grazia della Sua infinita misericordia. Sarà poi il Concilio di Nicea del 787 a definire per sempre la natura e il valore delle icone, affermando che a fondamento di esse sta l'incarnazione stessa del Figlio di Dio, cioè la natura Divina-umana di Cristo. Di questa affermazione si farà portavoce in particolare il Padre della Chiesa San Giovanni Damasceno nelle sue strenue orazioni in difesa delle sacre immagini contro la furia iconoclastica, sostenendo che in esse sta la rivelazione più palese del fatto che Dio ha assunto la natura umana e quindi è possibile rappresentarlo.
L'icona è di per se un miracolo, teofania, apparizione, epifania. I Padri conciliari di Efeso definiscono l'icona con la parola tempio, cioè un luogo in cui chi è raffigurato è anche misteriosamente presente, partecipe del Mistero dell'incarnazione, di quell'incommensurabile evento in cui Dio si è fatto uomo affinchè l'uomo diventasse Dio.
Le icone si distinguono anche dalla caratteristica di essere realizzate utilizzando esclusivamente materiali naturali, in modo che la natura cioè la creazione venga chiamata a rappresentare il Creatore. La tavola sulla quale l'icona viene scritta deve essere di legno massello, i legni più usati sono il pioppo ed il tiglio. Questa deve essere rivestita da uno strato di gesso al cui interno si inserisce una tela di lino. Per il procedimento di gessatura si usano colle a base di ossa, pelle o pesce, la più usata è la colla di pelle di coniglio. Lo sfondo è quasi sempre realizzato con la foglia d'oro ed i pigmenti utilizzati sono esclusivamente naturali. Grande importanza viene data anche al rapporto tra le misure dei lati della tavola, alcuni esempi di proporzioni sono: 2/5; 3/4 (rapporto aurico); 4/5 etc. Nell'icona è sempre presente il titolo, scritto sempre in alto in quanto di grande importanza, esso ci parla dell'identità del personaggio o dell'episodio cui stiamo assistendo.
Siccome all'interno della domanda si accenna alla questione che questo sia il tempo della comunicazione per immagini colgo l'occasione per rivelare che la mia bancarella è un'isola di evangelizzazione che parla mediante le immagini. Il Santo Padre Papa Francesco propone una Chiesa in uscita, missionaria nell'occidente secolarizzato, ebbene davanti alla mia bancarella, situata nel centro di Torino, sfilano migliaia di persone, e più o meno distrattamente tutte guardano le mie icone. Io credo che il cervello sia un formidabile registratore, quindi anche se i passanti non comprano, portano a casa con se le immagini Sante che io espongo. Come ho detto precedentemente nelle icone chi è raffigurato è anche misteriosamente presente, perciò sono convinto di operare un'azione santificante verso tutti coloro che passano davanti alla mia bancarella".
I Caffè Culturali:
"Come accoglie il pubblico questa sua proposta?".
Paolo de Troia:
"Il pubblico accoglie con piacere la mia iniziativa, questa evangelizzazione tramite immagini è molto discreta, io non disturbo i passanti, sono loro che se lo desiderano si fermano ad interpellare me, li attiro con la bellezza delle mie icone. Posso affermare che quasi tutti, passando guardano la mia bancarella, molti si fermano e si inteneriscono, lo intuisco perchè sorridono e nei loro occhi leggo un sentimento di dolcezza. Alcuni mi parlano e chiedono informazioni, gli esperti per progredire nelle loro conoscenze ed i profani per istruirsi. Il mondo delle icone infatti è molto interessante ed ascoltano volentieri le mie spiegazioni. La persona che mi ha dato maggiori soddisfazioni è stata una signora che mi ha detto: Oggi dopo aver ascoltato tutte notizie catastrofiche al telegiornale, sono uscita di casa convinta che ormai l'umanità sia perduta, senza speranze e che il male abbia sconfitto il bene, ma ora che incontro una persona come lei che crea queste icone così belle, dolci e Sante ho riacquistato la fiducia nel genere umano. Molto interessante è anche il caso di una giovane donna, credo che abiti nei paraggi perchè passa spesso, la quale ogni volta che si trova in prossimità della bancarella si fa il segno della croce. Simpatico quel ragazzo che passando mano nella mano con la fidanzata, si è bloccato, ha tirato in dietro la ragazza ed ha detto: Io ora qui dico una preghiera. Bisogna riconoscere in effetti che non capita spesso di trovarsi davanti a 13 icone, immagini di Cristo, Maria, Arcangeli e Santi. Quale occasione migliore per recitare una preghiera? La mia bancarella si giova anche del fenomeno dell'immigrazione dei cittadini dell'est, la maggior parte Ortodossi. Io li sento parlare le loro lingue e dico tra me: Questi si fermano! E cosi è per la maggior parte di loro, i quali spesso mi raccontano del loro paese, di quante icone vi si possono trovare, ringraziandomi di avergli fatto incontrare un angolo in cui ricordare i loro luoghi di origine. Mi ha stupito quella cortese signora che mi ha rivelato di essere Ebrea e di essere innamorata delle icone Cristiane, trasgredendo ai precetti della sua stessa religione. Purtroppo ho assistito anche ad una scena che non avrei mai voluto vedere, un signore si è fermato e davanti alle immagini Sante ha bestemmiato. Tutti questi episodi e molti altri, tranne naturalmente quello del bestemmiatore, mi hanno fatto molto piacere e mi hanno regalato momenti di felicità. Perciò posso concludere ringraziando Dio per avermi illuminato, facendomi credere in questa speciale opera di evangelizzazione".
I Caffè Culturali:
"Come descriverebbe il rapporto che lega lei alle icone esposte sulla sua bancarella? Cosa prova ogni qualvolta debba separarsi da loro, per esempio in caso di vendita? Vendere un'icona è solo un transito di proprietà?".
Paolo de Troia:

"Durante la permanenza nella mia postazione sotto i portici di Piazza Statuto, non riesco a staccare gli occhi dalle mie icone, le osservo, le studio, le contemplo, le medito. Ormai le conosco a memoria ma ogni qualvolta mi procurano stupore e sensazioni nuove. Per questo motivo sono molto possessivo nei loro confronti, mi è molto difficile staccarmi da esse, mi dico: Speriamo di non vendere oggi. Ma quando si realizza una vendita sono felicissimo perchè ho la conferma che il messaggio che voglio portare alla gente è stato accolto da qualcuno. Quando vendo ho la sensazione di non urlare nel deserto ma che ci sia qualcuno ad ascoltarmi, nasce in me la consapevolezza di aver contribuito all'incremento della devozione verso le icone. La vendita di un'icona non è un semplice transito di proprietà, è di più, è un rapporto che si instaura tra l'icona e il suo acquirente, significa che il personaggio raffigurato ha colpito il cuore del compratore, infatti secondo me non è il cliente a scegliere l'icona, ma è l'icona a scegliere il suo futuro proprietario. Posso raccontare che quando io ho scoperto il mondo delle icone, durante il mio primo soggiorno nel Monastero tra le montagne ai confini con la Svizzera, l'icona che ha scelto me è stata la Grande Panaghìa. Rappresenta la figura di Maria in piedi con le braccia simmetricamente levate che dispiega tutta la Sua ricchezza simbolica, il gesto della mano con il palmo rivolto verso l'alto esprime l'attesa del dono da parte di Dio ed al tempo stesso la totale disponibilità ad essere colmati dall'alto. Io ho interpretato le Sue braccia aperte come un abbraccio che mi accoglieva, attraendomi al Suo cuore. Maria l'Orante, con il Bambino nel medaglione è colei che secondo la profezia di Isaia presenta al mondo l'avvento dell'era della salvezza nell'Incarnazione del verbo. Quando nel Monastero ho incontrato per la prima volta la Grande Panaghìa, era esposta in un ampio salone molto ben illuminato, era un'icona di grandi dimensioni e la grande quantità di oro utilizzato per lo sfondo mi ha quasi accecato, risultava un effetto di luce irradiante reso ancora più intenso dal bianco delle aureole. L'ho vista lì, in piedi maestosa e mi diceva: Vieni Paolo ti stavo aspettando."



"La Grande Panaghìa" (La Tutta Santa) o "La Vergine del Segno".
Autore: Paolo de Troia.

I Caffè Culturali:
"Cosa spinge una persona ad acquistare un'icona?".
Paolo de Troia:

"L'icona ha un valore teologico, simbolico, devozionale e liturgico. Possono essere svariate le motivazioni che spingono una persona all'acquisto di un'icona. Da quando quest'arte ha invaso il mercato occidentale molte persone le collezionano per puro piacere o per il loro lato estetico e ad alti livelli, parliamo di icone antiche, si tratta di veri e propri investimenti. Un motivo è quello devozionale, a cui la persona si rivolge per la preghiera, spesso c'è una vera e propria devozione ad uno specifico personaggio di cui si cerca l'icona che lo rappresenti, accade così che vengano commissionate icone specifiche che accompagnano l'individuo per tutta la vita il quale cerca un aiuto per la preghiera personale. Molti le acquistano come regali in occasione di riti religiosi come: nascite, battesimi, comunioni, cresime, matrimoni, anniversari di matrimonio, ordinazioni. Da non dimenticare l'importanza che hanno nella liturgia, ne sono parte integrante, quindi vengono anche acquistate per le Chiese. Vi sono inoltre parrocchie dove si tengono dei percorsi sulla Parola di Dio a partire dall'Antico Testamento fino all'Apocalisse dove le icone sono utilizzate di volta in volta per spiegare il brano di Parola che viene commentato. Alcuni le comprano come souvenir in Russia o in Grecia, luoghi dove molte sono le occasioni di acquistare un'icona".



"La Trinità" di Andrej Rublèv.
Autore: Paolo de Troia.

I Caffè Culturali:
"Perché parte della cristianità ha sentito la necessità di riprodurre immagini sacre, mentre un'altra parte non contempla questa esigenza. Come spiega questo comportamento?".
Paolo de Troia:
"La parte della Cristianità che non ha sentito la necessità di riprodurre immagini Sacre è rappresentata dai Protestanti. L'iconoclastia protestante si appella alle proibizioni del Pentateuco, la venerazione delle immagini viene considerata un'eresia pagana una superstizione. Molte statue ed immagini sono state distrutte nei luoghi di origine di questa corrente del Cristianesimo. I Protestanti hanno evidenziato maggiormente l'aspetto legato alla parola che non all'immagine, riferendosi alle scritture dove si dice che Dio non può essere rappresentato, ma il Verbo si è fatto carne, assumendo sembianze umane e quindi è possibile rappresentarlo come dice il Padre della Chiesa San Giovanni Damasceno: "Un tempo Dio, non avendo nè corpo nè forma, non era rappresentabile in alcun modo. Ma poichè ora Dio è apparso nella carne ed è vissuto tra gli uomini, posso rappresentare ciò che è visibile in Dio. Non venero la materia, ma venero il Creatore della materia, che per me si è fatto materia, che ha assunto la vita nella materia e per mezzo della materia ha realizzato la mia salvezza".
I Caffè Culturali:
"Qual è la posizione delle altre religioni in merito alla rappresentazione sacra?".
Paolo de Troia:
"I testi Sacri di Ebrei e Musulmani vietano la rappresentazione con immagini della Divinità, essendo stata dettata direttamente dal Verbo Divino è assunta con la funzione vincolante di legge e rispettata alla lettera. Diverso invece è il discorso per le religioni orientali che rappresentano con dipinti e sculture le loro Divinità. Per noi torinesi è una fortuna ospitare nella nostra città il Museo di Arte Orientale (MAO), in cui è possibile ammirare l'arte Sacra dei popoli del lontano oriente".
I Caffè Culturali:
"Come vede il ruolo della rappresentazione sacra nel futuro del genere umano?".
Paolo de Troia:
"Nei secoli scorsi l'arte subisce una svolta, focalizzando l'interesse per la ritrattistica trasformando l'iconografia, indirizzandola verso il modellato plastico dei volti ed il realismo naturalistico nella trattazione della prospettiva e della figura umana. Si passa così da un'arte che ritrae il creatore ad una che vuole rappresentare la creatura, ponendola al centro della creazione dimenticando chi ce l'ha messa. Inizia l'era dell'uomo egocentrico. Fino ad arrivare ai giorni nostri, caratterizzati da una certa arte moderna che non rappresenta neanche più la creatura, bensì rappresenta l'astratto, il nulla, il senz'anima, specchio dei nostri tempi. Addirittura queste opere sono prive di titolo, sempre presente invece nelle icone, esso vuole spiegare il contenuto, poichè l'icona contiene sempre un messaggio chiaro. L'artista moderno con questo atteggiamento vuole spiazzare lo spettatore, che non capisce, combattuto tra deridere quest'arte o venerarla. Siccome l'arte è passata dal rappresentare il creatore a rappresentare il senz'anima, non vedo un ottimo futuro per l'arte sacra. Aggiungo che l'icona si realizza anche per l'aiuto nella preghiera personale, e purtroppo credo che le famiglie moderne non dedichino molto tempo alla preghiera in casa. Auspico per il futuro la venuta di un nuovo grande Santo che sia la giusta miscela tra San Francesco e San Andrej Rublèv. Un Santo che sappia, come il Santo di Assisi, catalizzare l'interesse sulla spiritualità, e che con il talento per l'arte del Santo Iconografo Russo sappia ispirare la preghiera mediante la contemplazione delle immagini sacre. Un tempo si poteva dire diventi ciò che leggi, oggi nell'era delle immagini si può dire diventi ciò che vedi. L'unico modo di guarire dalle immagini spazzatura è contemplare immagini che depurino, per questo motivo sono convinto che l'antidoto al disordine dei nostri tempi siano le immagini sacre e spero che per quest'arte avvenga una rinascita".
    

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Informazioni su questa pagina
titolo:"Tavolino riservato a Paolo de Troia"
autore: INFOGESTIONE dli
data di pubblicazione: 26.10.2015
ultimo aggiornamento
13.11.2015
codice di riferimento:
IICA1511030900MANA1

 
     
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