Tavolino riservato ad Aurora Frola
l'ospite


Aurora Frola


Nome:

Aurora

Cognome:

Frola

Nazionalità:

Italiana

Data di nascita: 10 settembre 1982

Interessi:

Scrittura, pittura, videoproduzioni, arte in tutte le sue forme, come ricerca ed espressione del proprio essere.

Note biografiche:

Aurora Frola nasce ad Ivrea nel 1982.
Si laurea nel 2005 presso la Facoltà di Economia dell’Università degli studi di Torino.
Attualmente conduce la rubrica televisiva Comunicanti in onda su Rete Canavese e collabora come conduttrice ed inviata con emittenti piemontesi e nazionali, tra cui GRP e Sky.
Amante della scrittura sin da piccola, Aurora ricerca l'arte nella comunicazione, come veicolo di emozioni ed accaduti.
Nel 2012 pubblica il suo primo romanzo, con Edizioni della Sera, dal titolo I ricordi non si lavano, un manoscritto, forte ed incisivo, che tratta tematiche importanti come l’abuso infantile, il disagio psichico e le dipendenze.
L'Ospite sul web: Il sito web:
http://frolaaurora.wix.com/iricordinonsilavano

La pagina Facebook :
https://www.facebook.com/frolaaurora
"E mail" aurora.frola@libero.it

Reperibilità dei lavori:

Le opere di Aurora Frola sono reperibili anche in rete agli indirizzi:

  Comunicazioni: -
    

l'intervista
I Caffè Culturali:
"Chi è Aurora Frola?".
Aurora Frola:
"Aurora Frola è una folle, travestita da persona normale. Ama l'incomprensibile, indagando la mente in tutte le sue forme. Ripropone scorci di un mondo che esiste attraverso i suoi occhi, componendo musica sulle parole. Racconta vissuti di altre esistenze come se fossero suoi, tremando ad ogni respiro. Vive per regalare emozioni, attraverso scrittura, pittura e videoproduzioni".
I Caffè Culturali:
"Perché?".
Aurora Frola:
"Ho amato la mente dall'inizio. Ero bambina, e sognavo di poterla scavare così a fondo da conoscere l'origine di ogni pensiero. L'essere umano era una bestia incomprensibile ai miei occhi. Io volevo penetrarlo e raccontarlo. Eppure non riuscivo nemmeno ad esprimere ciò che avevo dentro.
Le mie emozioni e i miei vissuti erano imprigionati dentro alla carne, quasi a farmi male.
Ero muta anche se parlavo. È stata l'arte a concedermi il permesso di farli uscire, come se si fosse aperta una porta.
Ora non ne posso più fare a meno.
Far parlare l'anima attraverso parole ed immagini è un piacere troppo forte.
Credo che la mente viva in un mondo a sè, distante anni luce dalla vita, restano gli occhi le finestre di quel che proiettiamo, ed ogni forma artistica la sua voce."
I Caffè Culturali:
"Cosa vedono quegli occhi e cosa raccontano le forme artistiche di Aurora Frola? Come spiegherebbe la vita?".
Aurora Frola:
"I miei occhi non hanno mai saputo saziarsi di superfici. Loro guardano altrove, dietro la maschera di un mondo che troppo spesso è costretto a fingere.
Esiste una sorta di curiosità feroce nel voler svelare il nascosto e il non detto. Forse per quella mancanza di voce che trascina con sé, vivendo nell’ombra.
Le mie forme artistiche portano alla luce i temi più scomodi: le gabbie in cui abitiamo.
Tendo spesso a rievocare dolori, traumi, ossessioni, dipendenze, con il bisogno istintivo di comunicare i contenuti che vivono sottopelle.
La vita non si spiega. Io la vedo come un percorso dalle mille possibilità, piena di risorse e di fosse scavate per seppellirti.
Sono tanti, troppi, i modi in cui poterla assaporare. Ognuno di noi è responsabile di come sceglie di nutrirsi".
I Caffè Culturali:
"Di quale mondo, di quale altrove, del retro di quale maschera si tratta ne I ricordi non si lavano?".
Aurora Frola:
I ricordi non si lavano” racconta un abisso e la sua battaglia. La protagonista è Angelica, una ragazza tormentata da mostri interiori che combatte la sua autodistruzione all’interno di una clinica psichiatrica. Vedersi allo specchio spesso resta la cosa più difficile. Guardarsi non basta. Il mondo che ho voluto raccontare è un mondo malato, fatto di dipendenze e di violenza. Ho scelto di descrivere una storia vera, riportando la vittoria sofferta di qualcuno che ha saputo combattere".
I Caffè Culturali:
"Da cosa ha tratto l'ispirazione per scrivere I ricordi non si lavano e perché ha sentito la necessità di comporre su di un tema simile?".
Aurora Frola:
"Ogni battaglia merita di essere raccontata. Io ho avuto l’onore di ascoltare e di descrivere una lotta per la sopravvivenza, incontrando e conoscendo personalmente la protagonista. Il suo dolore è stato un regalo. Un insegnamento e una testimonianza. Sarà compito dell’inchiostro renderlo immortale.
Ho deciso di trasformare questo vissuto feroce in un romanzo, dissotterrando scheletri e puntando i riflettori verso tematiche forse scomode.
Troppe persone nascondono il proprio disagio mentale, le violenze subite, l’autolesionismo indotto e la sofferenza che ne consegue. Ho scelto di dar voce a tutto questo, perché sento che mi appartiene".
I Caffè Culturali:
"Per chi ha scritto I ricordi non si lavano? Chi sono i destinatari di questa testimonianza?".
Aurora Frola:
"Ho scritto quest'opera principalmente per chi combatte contro demoni oscuri. Interiori. Forti. Ma anche per chi è stato risparmiato e vuole toccare un'esistenza diversa. Ho voluto unire due mondi apparentemente distanti. Pazzia e normalità qui si intrecciano in maniera feroce, perché il confine resta sempre sottile.
Ho colato su carta voragini e battaglie ambiziose nel poter essere comprese e forse accolte come armi da chi combatte guerre simili. Ritengo e voglio credere negli spettatori intelligenti. Quelli che pur non comprendendo fino in fondo, sono disposti ad assaggiare i disturbi mentali e le loro origini, metabolizzando un argomento poco trendy".
I Caffè Culturali:
"Cos'à la normalità e cos'è la pazzia per Aurora Frola?".
Aurora Frola:
"Normalità e pazzia. Ci provano da secoli a distinguerli. Ancora oggi tutto quello che è scoordinato ed improprio agli usi e costumi della società viene chiamato pazzia.
Il dolore stesso viene definito pazzia, quando si palesa attraverso gesti inconsueti, autolesionistici o rabbiosi.
Esistono malattie mentali, che io non definirei pazzia, ma sofferenza.
Se pazzo è colui che fugge e non parla più la nostra lingua, se pazzo è colui che trova un modo diverso nel quale vivere, se pazzo è chi ha scheletri troppo grandi nell’armadio e decide di mostrarli…allora… Benvenuta pazzia!
La pazzia per me è libertà. È mente allo stato puro. La pazzia sono i pensieri scardinati dalle consuetudini. Quelli che si lasciano guidare dall’istinto. Quelli che sporcano le righe dritte. La pazzia è arte, incomprensione e dolore".
I Caffè Culturali:
"Che rapporto intercorre, per Aurora Frola, tra pazzia e parola? Come si esprime, in generale, l'universo folle".
Aurora Frola:
"Esiste qualcosa di potente tra pazzia e parola. La scrittura sa trasportare il suono dei pensieri, ossessivo, ridondante, illogico.
L’universo folle spesso si nasconde, trovando altri modi per comunicare. Come se avesse una lingua tutta sua, incompresa, decifrata soltanto da coloro che hanno attraversato tormenti identici.
Niente e nessuno potrà mai comporre un ritratto degno di quell’universo. Provarci è la mia sfida.
Raccontare il mondo che galleggia dentro, scevro di filtri, alienato nell’essenza. Un tumulto di emozioni parossistiche che si traducono in dinamiche di vita. Credo che la follia abbia bisogno di parlare. E credo che lo debba fare più degli altri, perché trasporta caverne sapienti, cariche di esperienze utili alla collettività".
I Caffè Culturali:
"Il pubblico come ha accolto il suo testo e questa sua tensione, questa sua sfida? Come è vissuta la pazzia dalla società?".
Aurora Frola:
"La parola pazzia suscita due effetti, entrambi potenti: curiosità o barriera.
Il nome stesso fa paura a molti, che sfuggono all’argomento, quasi potessero sfuggire alla sua esistenza.
Altre persone, invece, sentono l’istintivo richiamo di indagarla. Curiose o consapevoli, s’inabissano, scoprendo nuovi e vecchi vissuti.
Il mio romanzo ha suscitato gli stessi effetti che trascina con sé questa parola.
Ha attratto i ricercatori dell’essere, coloro che mettono in discussione il travaglio, e ha inibito i paurosi del tema, ancora troppo buio.
Personalmente mi definisco molto soddisfatta dei feedback di tutti coloro che si sono confrontati con la storia.
Ringrazio chi si è messo in discussione. Chi ha pianto. Chi ne ha tratto salvezza e speranza. Chi si è riconosciuto o ha aspettato di essere pronto.
Io credo nella conoscenza. Nella lotta".
I Caffè Culturali:
"Quale futuro per la pazzia e per Aurora Frola, autrice?".
Aurora Frola:

"Credo nell'evoluzione e nell'educazione. La pazzia e il suo futuro dipendono da noi. Io, in quanto autrice, continuerò a portare alla luce vissuti scomodi, reali, con l'intento di scalfire mattoni, prima dei muri".

    

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Informazioni su questa pagina
titolo:"Tavolino riservato ad Aurora Frola"
autore: INFOGESTIONE dli
data di pubblicazione: 12.12.2014
ultimo aggiornamento
11.01.2016
codice di riferimento:
IICA141212121553MAN

 
     
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