Tavolino riservato a Luciana Navone Nosari
l'ospite


Luciana
Nosari Navone



"Donna è... "

Nome:

Luciana

Cognome:

Navone Nosari

Nazionalità:

Italiana

Interessi:

Pittura (dipingo sin dall’adolescenza), volontariato ospedaliero, narrativa classica e generale, poesia, scherma.

Note biografiche:

"Mi sono sposata giovanissima, ho due figli e due adorabili nipotine. Appassionata di letteratura da sempre, ho iniziato a scrivere sin dalle medie, prima racconti, poi poesie e romanzi. Pur non attenuandosi mai la passione per la scrittura, per anni mi sono dedicata alla pittura su tela, su ceramica, al découpage e, quando i figli sono diventati grandi, ho ripreso a scrivere principalmente romanzi che spaziano dal misterioso-giallo a raccolte poetiche, a racconti autobiografici o facenti parte di antologie. Ho all’attivo oltre dieci pubblicazioni, il fuoco sacro fortunatamente continua a pervadermi e spero non si esaurisca mai. Per me scrivere significa respirare, vivere".

L'Ospite in rete:
"E mail" luciananavone07@gmail.com

Reperibilità
dei lavori:

Le opere di Luciana Navone Nosari sono reperibili in rete presso i seguenti siti internet:

“Attraverso tredici racconti, atti a delineare le diverse sfumature intellettuali, spirituali, umane e psicologiche, che definiscono l’universo femminile, Luciana Navone Nosari propone, come in pochi casi è possibile riscontrare, il ripensare il rapporto tra donna e uomo come una costruttiva "compenetrazione e comprensione": al di là dei facili stereotipi cavalcati dalle più svariate motivazioni opportunistiche”.

Fonti e reperibilità del testo:
http://www.amazon.it/

"Stelle di carta"

“L’Autrice ha scritto il suo libro più maturo e impegnativo, riunendo in un arazzo multicolore gli elementi migliori di poesia, romanzo giallo, di formazione e sociale. La narrazione è fluida, penetrante, vigorosa, mai eccessiva, alternando dramma e frammenti di commovente dolcezza poetica. Torino e Parigi si elevano come protagoniste, nei rispettivi chiaroscuri intriganti e coinvolgenti, in cui si specchia l’interiorità degli altri personaggi, che siano principali o minori, comunque sempre significativi e rilevanti. Sopra tutti, lo sguardo enigmatico, risplendente di mistero, delle stelle”. (Fonte: sito dell'autrice)

Fonti e reperibilità del testo:
http://www.amazon.it/

"Bagliori"

“Raccolta di liriche suddivise in sette capitoli, che spaziano dalla vita all'amore, dalla natura all'infanzia, dai ricordi alle emozioni. Emozioni da cui nascono i versi ispirati da esperienze vissute o immaginate, ma sempre originate dall'indomito credo nei sogni. Il vento, la luna, le stelle dominano i paesaggi e gli animi, le gioie e i dolori di una vita che non si arrende mai e si ribella a ogni genere di intemperie, finanche e soprattutto a quelle umane... Secondo la chiusa della prefazione, Uno sguardo appassionato sul mondo, non una fuga dal mondo... ”. (Fonte: recensione Amazon)

Fonti e reperibilità del testo:
http://www.amazon.it/

Altre opere dell'autrice su : http://www.luciananavonenosari.com/
  Comunicazioni:

presentazione del libro
“Donna è…"
La scrittrice Daniela Messi ed il giornalista de Il nostro Tempo
Claudio Ozella intervisteranno l’autrice.

09.06. 2016 - ore 16:30
presso
la libreria "A Zeta"

di via Saluzzo, 44
a Torino
    

l'intervista
I Caffè Culturali:
"Chi è Luciana Navone Nosari?".
Luciana
Navone Nosari:
"Di primo acchito non saprei come rispondere esaurientemente alla domanda su chi sono. Mi risulta difficile fare un ritratto di me stessa, ma proverò ad analizzarne almeno un aspetto, quello che riguarda la passione per la scrittura. Posso affermare che per me è innanzi tutto una esigenza – in quanto nei periodi in cui non riesco a scrivere mi sento incompleta –, ma trasferire le esperienze vissute personalmente o tramite i contatti con gli altri su romanzi, racconti o poesie rappresenta finanche la realizzazione di un sogno. Un sogno che ho inseguito sin da ragazzina e che, insieme alle scelte di vita che ho concretizzato, considero una parte fondante della mia esistenza. La mia famiglia e le amicizie, insieme al volontariato ospedaliero, costituiscono i pilastri su cui ruotano le mie giornate e sono fonti di ispirazione che mi permettono di far stillare nella scrittura emozioni e sensazioni praticamente inesauribili".
I Caffè Culturali:
"Cosa sono le parole per Luciana Navone Nosari?".
Luciana
Navone Nosari:
"Le parole hanno la capacità di contenere un universo intero: un universo che, nella sua sfericità, ruota attorno a un intreccio di sensazioni, di emozioni, di sentimenti, ovverosia… alla realtà.
Attraverso le parole, nella stessa maniera in cui è possibile raccontare storie di vita, di sofferenze, di felicità, si può ferire mortalmente, procurare lesioni incurabili o trafiggere un’anima, la dignità, il diritto di vivere onorevolmente. Sovente le parole vengono usate con superficialità, senza riflettere, diventando armi da cui talvolta è difficile, se non impossibile, difendersi. Sono questi i motivi per cui, attribuendovi un’enorme importanza, mi impongo di sceglierle con estrema cura, per il riguardo dovuto a chi le ascolta o le legge.
Nella scrittura effettuo persino voli pindarici per evitare di ricorrere a parole volgari; sono d’altronde convinta che non sia indispensabile utilizzare un linguaggio scurrile per descrivere un episodio triviale. Se è vero che quando scrivo mi piace immaginare gli impulsi emotivi che potrebbero scaturire dalle mie narrazioni, è altrettanto vero che cerco di entrare nell’animo dei lettori prestando attenzione a non offendere l’incondizionato diritto di vedere rispettate le proprie idee e la propria sfera affettiva. È per tali ragioni che mi sforzo di rappresentare ogni situazione, ogni descrizione, ogni personaggio - anche i più disparati - senza lasciar trasparire opinioni personali; spetterà a chi legge trarne eventuali giudizi o considerazioni. In un solo caso mi permetto di derogare a questa regola: quando invito in modo esplicito a non desistere dal credere nei sogni.
In conclusione, mi sento di accostare il termine parole alla voce rispetto, in una sintesi che ha l’intento di esprimere che cosa significhino, per me, le parole".
I Caffè Culturali:
"Riferendoci alla precedente risposta, come sono state scelte le parole di Donna è..., il suo nuovo lavoro?".
Luciana
Navone Nosari:
"Le parole Donna è… sono nate molto prima delle storie che avrebbero poi rappresentato. Inizialmente pensavo di eleggerle a simbolo di una sola protagonista, una suora di clausura intervistata in prossimità dell’uscita del romanzo Viola di vento - circostanza in cui annunciai di avere in mente proprio quel titolo per un nuovo libro -. L’incontro con la religiosa era difatti risultato talmente toccante da suggerirmi di scrivere sulla diversità, perlomeno apparente diversità, di una donna che si era votata a una scelta poco comune.
Iniziai pertanto la stesura di Donna è… concentrandomi su quanto mi aveva ispirato il colloquio con la religiosa. Man mano che procedevo, mi rendevo però conto che quella figura era soltanto una delle innumerevoli sfaccettature femminili e che la sua stessa personalità era composta da svariate sfaccettature.
Riflettei a lungo su quelle due parole - Donna è… -, sui tre puntini di sospensione che sottintendevano un seguito. Il ritratto di un solo personaggio avrebbe vanificato quell’implicazione, sicuramente avrebbe ridotto il raggio d’azione. A quel punto cancellai le tante parole già scritte e decisi di ampliare l’arco del mio impegno, fino a prendere in considerazione gli innumerevoli aspetti, la molteplicità di sfumature che abbracciano quell’universo tanto vasto e variegato rappresentato dalle donne. Ho pertanto attinto da esperienze personali e da incontri cercati, spiati o casuali, per trarne i racconti contenuti nel libro. Le tredici narrazioni trattano alcune storie di normale quotidianità, mentre altre, che possono finanche apparire paradossali o frutto di una sfrenata fantasia, rispecchiano invece avvenimenti reali, talvolta autobiografici, talvolta sgorgati da confidenze o testimonianze colte da altre donne.
Mi sono sempre piaciute le sfide, innanzi tutto con me stessa e, nella stesura di questa silloge, mi sono cimentata in una sfida lessicale. Nella misura in cui ho esaminato diverse sfaccettature femminili, mi sono avvalsa di altrettante sfaccettature del linguaggio, in un’iridescente miscela! Ho così modellato le parole su situazioni e personaggi adeguandole agli argomenti trattati, vestendo i racconti con un repertorio di volta in volta ironico, misterioso, poetico, paradossale, nostalgico, spirituale… Esattamente come un sarto plasma il tessuto su chi indosserà l’abito. Due sole parole e tre puntini di sospensione hanno pertanto rappresentato il punto di partenza di un’avventura: descrivere le storie di vite che hanno sfiorato, più o meno consapevolmente, la mia".
I Caffè Culturali:
"Donna è...si rivolge ad un tipo di pubblico in particolare?".
Luciana
Navone Nosari:
"È innegabile che il titolo Donna è… potrebbe indurre a pensare che il libro si rivolga a un pubblico esclusivamente femminile, ma non è così. Per averne la conferma, sarebbe sufficiente soffermarsi sulla dedica, che recita: A tutte le donne che hanno attraversato la mia vita. E agli uomini che hanno cercato di capirle, da cui si evince l’intenzione di abbracciare il pubblico sia femminile che maschile. Nella stessa misura in cui l’universo è popolato da entrambi i generi, un’analisi che riguarda il mondo delle donne non può escludere di considerare quello degli uomini. Sebbene sia imperativo dare spazio – e nel libro lo si dà – alle violenze inferte al sesso debole, non ci si deve arrendere ai soprusi né escludere la possibilità, anzi il dovere, di credere in una coesistenza in primis civile, con l’auspicio e il fine di tagliare traguardi sempre più ambiti. Le folli intemperanze che sfociano in omicidi o in atti comunque brutali appartengono difatti a una minima parte del cosiddetto sesso forte ed è indispensabile distinguere le eccezioni dalla regola. Fortunatamente, sin dalla notte dei tempi sentimenti e valori indiscutibili resistono alle prove più terribili, avendo ragione su brutture e tragedie immani. L’amore, in tutte le sue espressioni, deve andare al di là del genere di appartenenza ed è soltanto cercando di comprendere le caratteristiche, le problematiche, le esigenze dell’una e dell’altra sfera che si giungerà a condividere esperienze, progetti e sogni. È, questa, la condizione fondamentale affinché ogni rapporto, di qualunque natura sia, possa arricchirsi e crescere. Ciò premesso, a parer mio diventa prioritario inseguire un obiettivo: quello di attribuire la dovuta importanza al significato del termine insieme. Noi facciamo parte degli altri, siamo gli altri. Da soli non si arriverà lontano, mai… Viceversa, si rimarrà unicamente e aridamente soli".
I Caffè Culturali:
"Cosa manca al dialogo donna-uomo, oggi, ammesso che esista un reale contatto di questo tipo e non sia solo un dover coesistere tra generi per esclusiva ragione di specie?".
Luciana
Navone Nosari:
"Prima di prendere in considerazione il dialogo uomo-donna, vorrei premettere che bisognerebbe educare sin dall’infanzia a instaurare un dialogo con e fra gli esseri umani in senso lato, in ogni tipo di rapporto. Senza questa iniziazione, analizzare la questione in oggetto equivarrebbe alla valutazione della solidità di un ponte costruito su una base d’argilla, privo cioè dei presupposti necessari per edificare un rapporto tra due generi. Ed è proprio il dialogo che dovrebbe fortificare questo rapporto, per vivere nella condivisione. Dialogo che è possibile, anzi auspicabile, su un piano di parità e nonostante le obiettive differenze, non tanto biologiche quanto di genere, psicologiche, storiche e culturali (ma sempre nella storia). E nonostante gli impedimenti anche tecnici, tecnologici, che si vengono a creare nel tempo.
Dati questi preamboli, troppo frequentemente manca però la volontà di trovare il tempo per assegnare al dialogo fra uomo e donna l’impegnativo compito di contribuire alla loro crescita. È indubbio che il progresso, la tecnologia abbiano elargito grandi vantaggi ma, nella stessa misura, ci hanno indotti a subire un ritmo di vita convulso, che inficia l’opportunità di ritagliare degli spazi fondamentali per quella condivisione che è alla base di un rapporto. Siamo diventati schiavi di un sistema che favorisce la superficialità, complice la frenesia, a cui ci siamo, più o meno inconsapevolmente, adeguati.
Soffermiamoci, per fare un esempio concreto, a osservare il momento della cena di una coppia. Le notizie del telegiornale scorrono velocemente, finanche il commento delle notizie è assoggettato al ritmo incalzante delle immagini; le informazioni si susseguono pressantemente, in mezz’ora si incamerano dati su dati che si ricorderanno solo in parte, mentre squilla il cellulare, si leggono e si scrivono SMS, quindi è il momento dei commenti sui social... Alla fine uno dei due crolla dal sonno e si addormenta sull’eco della voce del compagno o della compagna che vorrebbe chiedere un consiglio, o raccontare un fatto importante accaduto in giornata. È così che, rimandando al domani, poi al dopodomani, poco per volta arriveremo al mai. Inizialmente saranno cose di poco conto, poi altre sempre più significative, per giungere inevitabilmente a perdere anche quelle fondamentali. Altroché sviscerare i problemi, rimarremo alla superficie. E, omissione dopo omissione, aumenterà sempre più l’incapacità di cementare un rapporto attraverso il dialogo. Troppo spesso ci trinceriamo dietro il pretesto che il tempo ci sfugge e fugge troppo velocemente. Tuttavia, se non utilizziamo quell’opportunità che ci aiuterebbe a vivere nella condivisione, rischieremo non solo di non accorgerci di quanto succede a chi vive con noi, ma neppure di quanto sta al di fuori, a cominciare dalle bellezze della natura. Un tramonto, il percorso della luna verranno fagocitati dalla velocità dell’auto su cui viaggiamo, che sfreccia perché dobbiamo arrivare chissà dove. Sicuramente lontano dalle emozioni, rasentando l’indifferenza o addirittura l’aridità. In tal modo precipitiamo in un vuoto che potrebbe assumere le proporzioni di una voragine, sino a diventare un distruttivo silenzio. Non intendo affatto considerare la tecnologia, che peraltro utilizzo e apprezzo, l’unica colpevole della sconfitta del dialogo per opera del silenzio. Le principali cause dobbiamo cercarle dentro di noi, ma sono persuasa che dovremmo imparare a dosarla.
Allo sguardo pessimistico, voglio contrapporre alcune considerazioni. Se non ci si deve arrendere nemmeno di fronte alle peggiori disfatte, tanto meno lo si deve fare quando la soluzione dei problemi è a misura d’uomo. Facciamo parte di una specie dotata non soltanto di intelligenza, ma di un’incommensurabile capacità di sprigionare sensibilità, generosità, amore… in una parola, umanità. In virtù di ciò, non voglio e non posso pensare che non esista un contatto di questo tipo, addirittura che sia soltanto un dover coesistere tra generi per esclusiva ragione di specie. È, questa, un’ipotesi che mi rattrista e che rifiuto. Il significato, lo scopo dell’esistere del genere umano non può ridursi a una coesistenza forzata soltanto in ragione della specie a cui si appartiene. Se così fosse, tutto quanto si è costruito attraverso il credo nei valori assoluti sarebbe vanificato da un senso di appartenenza, che dell’appartenenza possiederebbe soltanto le dodici lettere da cui è composto il termine, non il significato.
Secondo il dottor Schweitzer, quello che puoi fare tu è solo una goccia nell’oceano, ma è ciò che dà significato alla tua vita. Perché non applichiamo allora questo concetto, facendo stillare una goccia di tempo per il dialogo nel vuoto creato? Nella premessa ho sottolineato l’importanza di imparare a stabilire, sin dall’infanzia, un dialogo con gli altri, prima di esaminare il dialogo uomo-donna; per contro, sarà proprio dal ripristino di un vero dialogo fra un uomo e una donna che si potrà giungere al dialogo universale, che racchiude quegli altri-noi, appartenenti alla stessa specie, che non vogliono arrendersi né smettere di sognare!".
I Caffè Culturali:
"Cosa dovrebbe prevedere il dialogo donna-uomo: cosa dovrebbe esprimere una donna ad un uomo ed un uomo ad una donna, oltre il contingente quotidiano vissuto?".
Luciana
Navone Nosari:
"La quintessenza della finalità di un dialogo fra un uomo e una donna dovrebbe essere l’amore. Amore non necessariamente espresso, però, attraverso le parole. Anche in silenzio si può riuscire a cogliere, tramite uno scambio di sguardi, sensazioni e messaggi profondi, talvolta ancor più incisivi di un fiume di parole:
… Dai loro occhi specchiati esplose la stella dell’eternità, fra miriadi di gemme fiammanti. Sogni traditi invocarono l’oceano per quietarne l’incendio, ma furono travolti da atomi di sensazioni infuocate...

(Da Stelle di carta)
… Suscitavano l’ammirazione dei passanti. Non solo per l’aspetto esteriore, ma per la gioia e l’amore che traspariva dal loro modo di guardarsi, di tenersi per mano...
(Da Donna è…)
Alla stessa stregua sono importanti i piccoli gesti, presenti in quel quotidiano che può essere considerato banale ma che invece compone, giorno dopo giorno, il mosaico di una vita condivisa:
… Tullio sfiorò, trattenendola appena, la mano di lei. Le luci accecavano, nella Medal Plaza, e l’orchestra stava suonando una melodia di Vivaldi. L’uomo strinse forte la mano della sua compagna. Guardandola, gli piacque pensare di aver ritrovato il bocciolo in fiore che gli aveva insegnato a sognare…
(Da Specchi di ghiaccio).
Sono proprio i piccoli gesti fatti, o i piccoli gesti mancati, che danno forma alla storia di un rapporto: nell’arco del tempo in grado di costruire ponti che mettono in relazione e fortificano un’esperienza dopo l’altra, oppure di erigere muri impossibili da abbattere:
… Suo marito parlava. E lei udiva soltanto dei suoni, senza captare le parole. Appostata dietro la grande vetrata del salone si domandò quanto tempo avrebbe impiegato la luna ad attraversarla, facendo un istintivo paragone con la finestrella di Marietta. Sperava che, almeno per la fine della corsa, il suo silenzio avrebbe convinto Giacomo a gettare la spugna e a tacere. Non intendeva ascoltarlo né rispondergli. Non adesso. Aspirava a regalarsi del silenzio. Dei silenzi. Cesti colmi di fantasmagoriche realtà. Voli pindarici lontani dalle parole…
(Da Viola di vento).
Tutto ciò non significa che, per raggiungere o mantenere il traguardo amore attraverso il dialogo parlato, si debbano usare soltanto termini dolci, passionali, condiscendenti. È difatti fondamentale esternare anche i disagi, le amarezze, le sofferenze, le divergenze di opinioni, a costo di ricorrere a parole dure, che potranno però limare le asperità e condurre alle chiarificazioni attraverso la sincerità assoluta:
… Dopo essermi rotta le ossa, aver con fatica riportato in piedi uno scheletro traballante, aver abbattuto e poi innalzato ancora una volta un abbozzo di futuro, ho finalmente compreso ciò che voglio e ritengo doveroso illustrarti questa scalata alla ‘rivelazione’... Ho trascorso mesi a domandarmi in che cosa avevo, avevamo sbagliato, come fosse stato possibile non capire che qualcosa non funzionava più fra noi. Ti ho eletto responsabile del crollo delle mie certezze…
(Da Viola di vento).
Credo profondamente in quel dialogo-uomo-donna-che-esprime-amore, colonna portante nel rapporto di una coppia. Tuttavia ritengo doveroso citare un tipo di rapporto uomo-donna in cui, purtroppo, non esiste proprio il dialogo, ma direi neppure l’amore. Anzi, mi addolora pensare che la parola amore sia troppo spesso profanata da quella sua deriva che conduce ai terrificanti fatti di cui la cronaca ci informa:
Io l’amavo ma… Ho usato volontariamente e coscientemente il termine ci informa e non ci ha abituati, perché è dovere di tutti gli essere umani ribellarsi a tali violenze e fare di tutto affinché, a questi episodi delittuosi, non ci si rassegni né ci si arrenda mai:
… Era cominciata così, la lunghissima sequela di telefonate che per anni l’avrebbe perseguitata. E, da quel giorno in poi, ogni volta che udiva squillare il telefono non poteva fare a meno di domandarsi se fosse lui… Finché un certo giorno capì che, se era vero che lui aveva tracciato un solco nella sua esistenza, sarebbe spettato a lei, da allora in poi, cercare di riempire le zolle smosse con quella fiducia negli altri e quella positività che, prima di quella telefonata, la caratterizzavano. Valeva la pena provarci…
(Da Donna è…)".
I Caffè Culturali:
"Donne e uomini: esiste solo il rapporto di coppia?".
Luciana
Navone Nosari:
"Sono consapevole dell’esistenza di un aspetto del rapporto uomo-donna che fermamente condanno, cioè la discriminazione femminile nei campi lavorativi, politici, dirigenziali... Per non parlare delle oppressioni e delle violenze che l’altra metà del cielo è costretta a subire. Tuttavia, focalizzerò l’attenzione soltanto sull’aspetto che abbraccia la sfera affettiva di tale rapporto. Altrimenti, rischierei di svilire l’importanza di un sentimento: l’AMICIZIA. Sentimento che - al di là del rapporto di coppia – può esistere fra un uomo e una donna: scrigno di inestimabili scambi di risorse umane. È innegabile che l’appartenenza a due generi differenti impedisca l’insorgere di quelle spiacevoli - seppure comprensibili, magari involontarie ma talvolta inevitabili - invidie, gelosie, competizioni che possono verificarsi nei rapporti donna-donna e uomo-uomo. Lo stesso fatto di non far parte del medesimo sesso può inoltre costituire un valore aggiunto; un uomo, o una donna, sono in grado di valutare una situazione dal punto di vista maschile o femminile e risultare utili all’una o all’altro con consigli, chiarimenti, rassicurazioni, scevri come sono dai condizionamenti comuni che affiorerebbero se appartenessero allo stesso genere. Per contro, un rapporto di coppia può finire per varie ragioni, mentre un’amicizia vera è per la vita:
… Non disse nulla: lo guardò semplicemente con occhi umidi di pianto. Gli accarezzò le guance con entrambe le mani e gli sfiorò la fronte con un bacio. Luisa, io… No, Francesco. Salutiamoci così. E ricorda che si può amare un uomo per sempre, per tanti anni, per poco tempo, ma lo stesso uomo può poi essere odiato o risultare indifferente, mentre un amico è per sempre.
Con queste parole, la protagonista di Viola di vento si rivolge all’amore di gioventù che, senza secondi fini e dopo un silenzio durato molti anni, ha abbandonato un’appassionante missione in Africa per correre in suo aiuto: eloquente esempio di generosità nei confronti di colei che, nel corso del tempo, si era trasformata in un’amica. È difatti ininfluente l’intensità delle frequentazioni, delle telefonate o dei contatti; quel che importa è la profondità, l’autenticità dell’amicizia che lega l’uno all’altra. Un ostacolo a questo rapporto non di coppia può emergere quando una delle due parti è innamorata, non corrisposta, dall’altra. In tal caso sarà indispensabile essere profondamente onesti con se stessi e valutare se si è capaci di arrendersi all’evidenza scegliendo di dare la priorità a quanto di prezioso e insostituibile può donare un’amicizia vera. Può poi accadere – ma questo non solo nel rapporto fra un uomo e una donna - che l‘uno o l’altra si veda costretto a una scelta che lo indurrebbe ad accantonare la sincerità. Per esempio, il dover decidere se sia più doloroso tacere o parlare per non far soffrire o, ancora, se non sia preferibile celare una verità ma con il solo scopo di aiutare un altro amico o un’altra amica comune che sta vivendo un maggiore disagio:
L’amicizia al di sopra di tutto, vero? Ma quale dei due amici è più importante? Non ti crea un dilemma dover tradire un amico per aiutare un’altra amica? Ignaro di essere tanto vicino alla realtà, non poteva immaginare quante volte mi fossi posta quella domanda… (da “Profumo di tiglio”)
Pur non escludendo che si possano presentare determinate difficoltà, questo rapporto uomo-donna al di fuori della coppia è un’opportunità che tutti avrebbero il diritto, direi quasi il dovere, di vivere. Si accantonino dunque diffidenze, perplessità, dubbi… i soli ostacoli, a onor del vero, che impediscono a un uomo e una donna di beneficiare della ricchezza, dell’affetto, della sincerità, della solidarietà, del conforto… vale a dire, dei doni incomparabili offerti dalla reciproca amicizia:
L’emozione è un’arma straordinaria e il ricordo della fragranza di un’epoca lontana ne era stato creatore, culla di sensazioni alla ricerca del rifugio sicuro: il sentimento, cometa d’una forza chiamata amicizia… (da “Profumo di tiglio”)".
I Caffè Culturali:
"Come vede Luciana Navone Nosari i tanti nuovi generi definiti da aspetti fisiologici, culturali ed ambientali, ora maggiormente liberi nelle proprie epifanie, e quale influenza hanno avuto, esercitano ed avranno gli stessi nel rapporto tra femmine e maschi?".
Luciana
Navone Nosari:
"Nel fare un parallelismo tra la domanda in oggetto e i miei romanzi, racconti, poesie – che peraltro rappresentano il fulcro delle interviste -, mi preme puntualizzare che dei personaggi ho sempre privilegiato, nei loro rapporti, l’aspetto dell’essere umano, interiore, a prescindere dalla diversità del genere.
Rispondendo invece al quesito riguardante l’influenza che può aver avuto, nei rapporti tra femmine e maschi, la maggior libertà ottenuta dai nuovi generi – e allacciandomi ancora una volta ai miei scritti -, considero la questione non legata a femmine o maschi, bensì alla persona, indipendentemente dal genere a cui questa appartiene.
È d’altra parte innegabile che un’influenza ci sia stata nelle relazioni di ogni categoria, suscitando reazioni talvolta veementi; ovvero, scatenando il contrattacco dei fondamentalisti da una parte e dei riformatori dall’altra.
Ritengo che questi condizionamenti non possano però essere scissi da quelli esercitati dalle divergenze di opinioni che abbracciano campi profondi e importanti - essendone di fatto parte - e che non dovrebbero venire contemplati “da soli” all’interno dei rapporti di coppia o, genericamente, fra uomo e donna.
È tuttavia indiscutibile che, proprio in ragione delle epifanie dei nuovi generi, una certa influenza si sia venuta a creare, anche se in diversa misura e con differenti risvolti, nell’ambito delle specifiche, suddette relazioni. Nondimeno penso che, sebbene i mutamenti di determinate condizioni, di determinate leggi, di determinate abitudini o assoggettazioni siano diventati consuetudini generali, certe opinioni radicate difficilmente inducano chi le ha sempre sostenute a cambiare le proprie convinzioni. Pertanto, in ultima analisi e in seno a peculiari situazioni, potrebbero addirittura acuirsi le divergenze fra i due sessi. A meno che si possieda la – auspicabile - capacità di mettersi in discussione, di apprezzare l’importanza di soffermarsi sui dubbi e di analizzarne i pregi – per inciso, a proposito dell’universalità delle questioni, non solo del nodo sui generi -".
I Caffè Culturali:
"Quale futuro intravede nella relazione donna-uomo e nei tanti aspetti, grandi e piccoli a questa legati, da cui la pace, la stabilità, il progresso e l'introspettività di specie potrebbero dipendere? Avrà ancora senso distinguere gli spogliatori delle palestre in base ai sessi, per proteggere in realtà che cosa? Definire le identità di genere con il relativo fabbisogno di comprensione e rispetto potrà disinnescare tante bombe sociali, dal fondamentalismo di religione al divario schiavizzante, in cui l'economia sta dividendo il mondo, in modo sempre più accentualto, in ricchi e poveri? Al di là della retorica istituzionale, comprendere il rapporto tra i generi potrà aiutare a prendere coscienza che considerare uguali gli individui tra loro non sarà più abbastanza?".
Luciana
Navone Nosari:
"Racchiusa in uno scrigno prigioniero dei sigilli, a custodire il segreto dell’auspicata uguaglianza fra gli uomini si trova la parola rispetto. A difesa delle dignità e delle differenze annientate.
Pace e guerra, onestà e corruzione, ricchezza e povertà sono condizioni totalmente opposte l’una all’altra, ineducate a trovare la via della compensazione. Un uomo e una donna, invece, dispongono della potenziale capacità di compensarsi. E, se la differenza non sta soltanto nella diversità del genere, attraverso il rispetto, la condivisione e la volontà di capirsi, le diversità potranno ritrarsi sino ad annullarsi in un abbraccio. Nella stessa maniera, e naturalezza, con cui un elastico teso viene lasciato andare.
Che gli individui debbano essere, ed essere considerati, uguali nei diritti fondamentali è una priorità assoluta, anzi, dovrebbe essere un dovere di tutti farne un baluardo, una missione, al di là delle appartenenze.
Mi sembra scontato che, nell’auspicio della pace, della stabilità, del progresso sia indispensabile applicare i suddetti principi in qualunque tipo di rapporto, di conseguenza anche nella relazione donna-uomo. Soprattutto, anche se non soltanto, quando questa relazione è basata su una convivenza, un sentimento, un impegno preso in seno a una famiglia costituita. È indubbio che ci sia un oggettivo fabbisogno di comprensione e di rispetto alla base della possibilità di disinnescare le tante bombe sociali presenti nel mondo attuale, altrimenti sarebbe impossibile tentare di costruire-ricostruire una società alla deriva, caratterizzata in primis dalla dicotomia ricchezza-povertà – tristemente apice, quest’ultima, delle più marcate differenze –.
… Altri clochard erano stati costretti a quella scelta non da avvenimenti eccezionali, ma da condizioni economiche che impedivano loro di permettersi una casa o un’esistenza accettabile. Subivano quindi il vagabondaggio in quanto unica soluzione alla mancanza di disponibilità finanziaria… Quando la vita da clochard non dipende da una scelta risulta estremamente difficile e doloroso, esattamente come per le persone “dell’altra sponda”, accettare quanto il fato, o la sfortuna, o la volontà altrui impongono senza consentire di sciogliere le catene che serrano la libertà di “vagliare”. Talvolta la scelta è un lusso e il non poterselo concedere può diventare una persecuzione. Fabrizio ne era pienamente consapevole e in certi momenti veniva assalito da una rabbia incontenibile, all’idea che l’apice dell’impossibilità di scegliere togliesse spazio alla dignità umana… (Da Stelle di carta)
Dedicare dunque il dovuto rispetto alla persona, al singolo individuo in tutte le sue sfaccettature e credenze, permetterebbe di accettare le diversità di religione, di cultura, di tradizioni senza discriminare l’altro. Altro che contempla, ovviamente, anche l’appartenenza a generi diversi. A tale proposito, allacciandomi al quesito che mette in dubbio la necessità di continuare a distinguere gli spogliatoi delle palestre in base ai sessi, a parer mio questa distinzione ha senso nella misura in cui si ammette l’esistenza di sessi differenti. Di conseguenza, l’essere considerati tutti uguali – nei diritti e nei doveri – non significa negare l’esistenza dell’ineguaglianza di genere. Una maggiore comprensione, un maggiore rispetto – che purtroppo manca in troppe culture – dei diritti dell’altro genere, quasi sempre quello femminile, potrebbe sicuramente aiutare a ritenere uguali – insisto: nei diritti e nei doveri – i rappresentanti dell’altro sesso... primo, basilare gradino per la scalata all’ambita vetta: l’uguaglianza universale.
Tuttavia, non basterà invitare, con dei proclami, a considerare uguali le persone. Piuttosto, bisognerà impegnarsi, attivamente, a rispettare, insieme alla diversità dell’altro sesso, le diversità riguardanti le religioni, le culture, gli usi e i costumi. Originario, indispensabile passo per attivare le azioni che condurranno a risultati concreti. Accantonate le dichiarazioni altisonanti, le espresse intenzioni di considerare tutti alla medesima stregua, occorrerà sciogliere i sigilli dello scrigno e scoprire il mezzo per superare le diversità... affinché non costituiscano una barriera, bensì un significativo, volenteroso ponte che l’umanità dovrà percorrere. Per imparare a conoscere il valore cosmico dell’altruismo, la pochezza dell’egoismo e a comprendere quanto sia costruttivo e arricchente condividere le esperienze e i doni offerti dalla vita. Accettando, apprendendo e infine apprezzando i molteplici aspetti che caratterizzano – nell’individualità e nella comunità - ogni essere umano. Ed elevarlo così a quell’uguaglianza universale che proclama il diritto di vivere dignitosamente e di cancellare la vergogna della povertà, senza tuttavia impedirgli di sostenere la propria diversità.
… Il campo stava diventando il suo mondo e, giorno dopo giorno, sentiva di appartenere sempre più a quel pianeta dalla porta chiusa al conformismo, alle buone maniere a tutti i costi, alle piccole ipocrisie. Era sempre pronto a captare sensazioni e insegnamenti dall’ascolto degli “altri”. A volte, in piena notte, insieme al bibliotecario diventato suo grande amico si lasciava andare a disquisizioni filosofiche e teologiche. Ed erano scambi di vedute, di conoscenze, di ideologie che lo arricchivano al punto da farlo sentire ogni volta più vicino alla “trascendenza”… (Da Stelle di carta)
Peraltro, l’eventuale e agognato raggiungimento dell’uguaglianza non potrà, né dovrà, mai contemplare l’eliminazione delle diversità, che possiedono un’inestimabile ricchezza intrinseca. Compiendo difatti un repentino giro di boa, mi piace intravedere un traguardo sino a oggi inaccessibile: quello che, in virtù della facoltà di esprimere liberamente e pacificamente - nella condivisione e nel rispetto delle altre - la propria diversità, potrebbe condurre le differenti collettività verso un produttivo e reciproco accrescimento".
I Caffè Culturali:
"Quali programmi, invece, per il futuro di Luciana Navone Nosari?".
Luciana
Navone Nosari:
"Se penso a quali possono essere i miei programmi futuri, devo premettere che sono innanzi tutto legati alla speranza – oserei dire al sogno – di poter continuare a coltivare le mie passioni. Affinché ciò avvenga, è tuttavia indispensabile che “la vita” continui a ispirarmi, a fornirmi spunti da trasferire sulle pagine bianche. Proprio attingendo dalla “vita”, però, e sebbene non ami la retorica, non posso esimermi dall’ammettere quanto siano trascurabili i miei progetti e i miei sogni di scrittrice di fronte a ciò che sta accadendo nel nostro pianeta.
Devo comunque confessare che nella mia mente ruotano, si accavallano, talvolta si confondono ma immancabilmente affiorano idee per creare storie nuove. Pertanto, pensando a un futuro progetto, avrei un sogno: che affiorasse la reale possibilità di descrivere un mondo nuovo… e, attraverso e insieme a questo mondo nuovo, mi piacerebbe contribuire all’invito di Mahatma Gandhi: Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo… Ma come potrei fare? Sarebbe sufficiente insistere nel trasferire nella scrittura le emozioni, le sensazioni, i valori in cui credo?
Finchè si è capaci di sognare, la felicità può esistere, concludevo in Profumo di tiglio… Potrà essere ancora così? Ebbene, nonostante tutto, credo non sia giusto arrendersi e intendo continuare a credere nei sogni. Per questo motivo, mi piace citare nuovamente Mahatma Gandhi: Un pianeta migliore è un sogno che inizia a realizzarsi quando ognuno di noi decide di migliorare se stesso… Vorrei ricominciare da lì…".
    

la nuvola (Cos'è?)



    

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Informazioni su questa pagina
titolo:"Tavolino riservato a Luciana Navone Nosari"
autore: INFOGESTIONE dli
data di pubblicazione: 07.05.2016
ultimo aggiornamento
01.08.2016
codice di riferimento:
I110130.1539.DLI.AP.man/IICA1607291100MANa1

 
     
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