Tavolino riservato a Alessandra Orlandini Carcreff
l'ospite


Alessandra
Orlandini Carcreff



autrice
partecipante a
"La valle
dei libri
"
9 - 10
agosto 2014
Saint Vincent
(AO)

Nome:

Alessandra

Cognome:

Orlandini Carcreff

Nazionalità:

Italiana

Data di nascita: 12 settembre 1979

Interessi:

Letteratura di viaggio nei paesi nordici (Finlandia, Svezia, Norvegia, Lapponia) dall'Antichità al Novecento; storia, letteratura, mitologia e epica scandinava e ugrofinnica; sciamanesimo e antiche credenze religiose ugrofinniche e siberiane comparate.

Note biografiche:

Alessandra Orlandini Carcreff si è laureata all’Università di Bologna in Filologia ugrofinnica ed è dottore di ricerca in Letteratura francese e comparata dell’Université Paris-Sorbonne. Specialista di letteratura di viaggio, partecipa regolarmente a convegni e conferenze internazionali e ha all’attivo una ventina di pubblicazioni sul viaggio nei paesi dell’Europa del Nord (Lapponia e Finlandia in particolare), a partire dal Quattrocento fino alla fine dell’Ottocento (saggi, articoli ed edizioni critiche di resoconti di viaggio). Le sue ricerche spaziano inoltre sulla cultura tradizionale ugrofinnica, sulla mitologia e sull’epica nordica.
L'Ospite sul web: Il sito web:
http://crlv.org/users/grillo-orlandini-carcreff
"E mail": alessandra.carcreff@gmail.com

Reperibilità dei lavori:


"Viaggio in Lapponia e in Finlandia /
Voyage en Laponie et en Finlande.
1431-1898"

Nel 1431 una nave mercantile veneziana naufraga sulle isole Lofoten in Norvegia: si tratta del primo contatto tra il Sud e il Grande Nord sconosciuto, caratterizzato da paesaggi ancora vergini e di popoli dalle tradizioni uniche. Da allora, numerosi viaggiatori hanno percorso le strade della Lapponia e della Finlandia, dando vita ad una ricca letteratura odeporica.
I resoconti di viaggio sono i primi testi che contribuiscono alla diffusione in Europa della conoscenza delle tradizioni lapponi e finniche, della cultura, della storia e dell’identità nordica in corso di formazione grazie, tra l’altro, al movimento nazionalista che si fa strada dalla fine del Settecento in poi, principalmente in Finlandia. Dai primi viaggiatori spinti dalla curiosità e dall’esotismo fino ai turisti ottocenteschi, questo volume vuole condurre idealmente il lettore in un viaggio, nel tempo e nello spazio, attraverso le fatate contrade nordiche, rischiarate dal sole di mezzanotte e popolate di leggende, di folletti, di animali sacri e di una mitologia eccezionale.

Il volume è disponibile presso LiberFaber in edizione a stampa bilingue italiano/francese e in e-book (in italiano e in francese).
   Libro a stampa
   E-book italiano
   E-book francese
  Comunicazioni: Presentazione al Salone del libro di Torino (8 maggio 2014).
    

l'intervista
I Caffè Culturali:
"Chi è Alessandra Orlandini Carcreff?".
Alessandra
Orlandini Carcreff:
"Un'innamorata dei libri e della Finlandia. Nella lettura sono da sempre molto eclettica, divoro quasi tutti i generi letterari, alternando in maniera talvolta illogica gli argomenti. Al momento ho deciso di fare il grande passo e di immergermi nella Recherche di Proust: ma sto leggendo i vari volumi a piccoli passi, perché sono talmente belli che non voglio che finiscano subito! Ci sono stati certi libri per i quali ho sofferto terribilmente arrivando all'ultima pagina, nel perdere la compagnia quotidiana dei personaggi. Mi è successo ad esempio con Il Gattopardo.
L'amore per la Finlandia è nato invece da più di una decina d'anni, durante gli studi universitari. Mia mamma mi ha trasmesso fin da piccola la passione per la lettura e, in particolare, per la mitologia e all'università ho scoperto le saghe nordiche, che sono diventate uno dei miei punti di interesse. Ho iniziato poi ad occuparmi di letteratura di viaggio europea verso i paesi nordici, primo fra tutti la Finlandia e successivamente la Lapponia. È stato l'argomento delle mie tesi (di laurea e di dottorato) ed è oggi il mio ambito di ricerca e di pubblicazione, che spazia principalmente dal Quattrocento fino alla fine dell'Ottocento".
I Caffè Culturali:
"Cosa sono le parole per Alessandra Orlandini Carcreff?".
Alessandra
Orlandini Carcreff:
"Le parole sono un mezzo di comunicazione molto potente. Forse i popoli nordici ne hanno ben compreso la potenzialità e possono apparire taciturni o inespressivi, mentre personalmente penso che vadano all'essenziale molto più di noi.
Sono circondata da parole dalla mattina alla sera, sono la mia compagnia quotidiana e il mio mezzo di espressione, anche se vivendo in un contesto bilingue, spesso mi ritrovo a non ricordare in quale lingua ho pensato. È una sensazione molto destabilizzante e, nei primi tempi della mia permanenza in Francia, ho vissuto in una situazione profondamente carica di solitudine mentale. Secondo i contesti, si inizia piano piano, giorno dopo giorno, a perdere un certo tipo di linguaggio, legato a quel contesto che non si frequenta più in una lingua, ma che si sta lentamente sostituendo con un'altra. E si arriva presto alla fase in cui si fanno ancora errori nella nuova lingua e si iniziano a farne nella lingua madre (soprattutto sul piano della sintassi e della costruzione della frase). Si tratta di un fenomeno linguistico molto interessante, che ho scoperto poi essere molto diffuso tra colleghi e amici che, come me, sono passati da un paese all'altro. Stranamente si tende a non esprimere questo passaggio difficoltoso, accentuando ancora di più la sensazione di solitudine. La lettura (in entrambe le lingue) in questi casi è un ottima medicina! Oggi lavoro e faccio ricerca principalmente in francese: in effetti ho scritto il mio libro in questa lingua e mi sono auto-tradotta in italiano".
I Caffè Culturali:
"Cos'è la letteratura di viaggio?".
Alessandra
Orlandini Carcreff:
"Questa domanda occupa le tesi e gli studi dei ricercatori da più di trent'anni. Negli anni '80, Roland Le Huenen, professore all'Università di Toronto, ha contribuito con il suo fondamentale articolo Che cos'è la letteratura di viaggio a definire questo genere letterario. E nel 1984 François Moureau, professore alla Sorbona, ha fondato il Centro di Ricerca sulla Letteratura di Viaggio (oggi integrato all'Università di Clermont-Ferrand) che ha riunito più di un migliaio di ricercatori di tutto il mondo, con una banca dati ricchissima di pubblicazioni, conferenze, bibliografie ecc.
La letteratura di viaggio è un genere inevitabilmente instabile, aperto, ibrido, in quanto non rientrano in questa categoria solo i classici resoconti di quei viaggiatori che nel corso dei secoli hanno visitato i paesi di tutto il mondo e riportato nelle loro opere le impressioni e il racconto di avventure più o meno straordinarie. Studiosi hanno dimostrato l'importanza dei dispacci e delle relazioni degli ambasciatori, le geografie universali sei-settecentesche (vera miniera di informazioni e di bibliografia primaria per i ricercatori), le guide di viaggio, le relazioni dei missionari e delle spedizioni scientifiche o le grandi raccolte di racconti di viaggio compendiati (si pensi all'opera di Giovanni Battista Ramusio o ai 34 volumi dell'abate Prevost!). Tutti questi testi permettono la conoscenza dei paesi più lontani e sono spesso una guida per i viaggiatori che successivamente si avventurano negli stessi paesi (principalmente prima della comparsa delle guide Baedeker e Muller a metà Ottocento). Capita inoltre di trovare la testimonianza di incontri tra viaggiatori sul punto di partire e viaggiatori di ritorno: nel 1673 Lorenzo Magalotti, segretario dell'Accademia del Cimento, in partenza per la Svezia in qualità di ambasciatore fiorentino, rende visita al sacerdote ravennate Francesco Negri per apprendere numerose informazioni sui paesi nordici; Negri aveva infatti soggiornato per tre anni in Scandinavia e in Lapponia, tra il 1663 e il 1666. Il suo resoconto di viaggio Viaggio settentrionale verrà pubblicato postumo nel 1700.
La letteratura di viaggio è quindi un campo ancora molto vasto e ricco di fonti da esplorare: se alcuni paesi o settori sono ben conosciuti (ad esempio il tema del viaggio in Italia o il periodo del Grand Tour inglese), rimangono tanti spunti di studio e di ricerca ancora da scoprire, sepolti negli archivi o nelle biblioteche più disparate. Un esempio che ho potuto toccare con mano: gli Archivi di Stato di Venezia e la Biblioteca del Museo Correr conservano centinaia di faldoni contenenti le relazioni degli ambasciatori della Repubblica veneta nei paesi più disparati e su diversi secoli; di questi, molti sono a rischio conservazione (a causa dell'umidità). Non posso che augurarmi che questa miniera d'oro venga preso presa sotto l'ala protettrice degli studiosi e dei ricercatori".
I Caffè Culturali:
"Tornando al ruolo delle parole, evidenziato nella penultima domanda, in cosa si differenziano quelle della letteratura di viaggio, per forma, uso e proprietà, rispetto ad altre, che riscontriamo in generi diversi?".
Alessandra
Orlandini Carcreff:
"Inevitabilmente le diverse epoche di scrittura dei resoconti di viaggio influiscono sul linguaggio: soprattutto in ambito italiano, nel Quattro-Cinquecento abbiamo ancora a che fare con testi scritti in lingue regionali (veneziano, fiorentino ecc.) e non in italiano, seppur arcaico. Bisogna dunque aspettare almeno il Seicento per trovare dei testi con una lingua più prossima di quella odierna (anche dal punto di vista ortografico).
La formazione o l'attività del viaggiatore e lo scopo del suo viaggio influiscono in maniera fondamentale sul linguaggio utilizzato: nel caso dei Grand Tour o dei viaggi di letterati, troviamo un linguaggio poetico, attento alla cultura e alla letteratura del paese visitato. Quando poi ci addentriamo nell'Ottocento romantico, troviamo spesso nuovi accenti enfatici: nel caso del viaggio nei paesi nordici di cui mi occupo, negli ultimi trent'anni dell'Ottocento vediamo la nascita del turismo: i resoconti prodotti da questa nuova categoria di viaggiatori presentano un linguaggio ricco e debordante, che tocca spesso il sublime nella descrizione della natura (ad esempio del Capo Nord), con quel senso latino di monstruosus, mostruoso e magnifico al tempo stesso. Al contrario, i testi concernenti spedizioni scientifiche o antropologiche presentano una lingua molto tecnica, con l'inserzione di tabelle e dei risultati degli esperimenti (ad esempio, tavole di temperature, liste di piante, misure idrografiche ecc.). È anche interessante notare che la nascita dell'antropologia e dell'etnologia porta, secondo me, ad un rispetto maggiore nei confronti delle popolazioni con cui i viaggiatori entrano in contatto, che si ripercuote sul linguaggio, più oggettivo e meno farcito di giudizi razziali. Nei viaggi di esplorazione (Africa, Sudamerica, ma anche la Lapponia, per rimanere nell'ultimo territorio europeo considerato selvaggio ancora nell'Ottocento), il viaggiatore si pone quasi sempre il problema della perfettibilità (secondo le parole di Rousseau) o, ancora di più, dell'animalità del popolo che ha di fronte: i selvaggi incontrati possono essere considerati discendenza di Adamo? E se sì, come comportarsi con loro durante la colonizzazione dei loro paesi? Sono problemi all'epoca molto spinosi dal punto di vista religioso e politico, che si ripercuotono sulla terminologia utilizzata dai viaggiatori nei loro resoconti. Sull'apporto di rispetto grazie all'antropologia posso fare un esempio sempre legato alla Lapponia: molti viaggiatori, nel corso dei secoli, descrivono la seduta sciamanica e la trance. Nel Seicento troviamo dei viaggiatori che parlano apertamente di possessione diabolica dello stregone, uscito di senno a causa di una presenza malefica e soprannaturale che lo soggioga. Nel Settecento dei Lumi, si passa ad una concezione più oggettiva, ma sempre negativa: lo stregone assume alcool e droghe, si addormenta e al risveglio racconta qualche fandonia al suo pubblico credulone, che lo ricompensa ampiamente, facendolo diventare molto ricco. Fin qui, lo sciamano non è mai riconosciuto come operatore del sacro, né il suo ruolo viene mai integrato all'interno della tribù dal punto di vista sociale e culturale. La riprova è proprio nel linguaggio: egli viene sempre denominato stregone o mago, con una forte connotazione negativa. Bisogna dunque aspettare l'Ottocento, positivista certo, ma anche culla dell'antropologia, perché si inizi a studiare il fenomeno della trance dal punto di vista medico, dapprima come sincope o come attacco epilettico e successivamente come fenomeno influenzato delle piante allucinogene assunte e dalla musica che accompagna le cerimonie. L'antropologo italiano Paolo Mantegazza è il primo a riunire le pratiche magico-religiose lapponi sotto il termine di sciamanesimo e ad utilizzare il termine sciamano, alternato a nooaid, che è la parola lappone per identificare l'operatore del sacro".
I Caffè Culturali:
"Nel XXI secolo quale ruolo assume la letteratura di viaggio? Il fenomeno della globalizzazione come sta influendo su tale genere? Cosa comporta, oggi, occuparsi di tale aspetto del sapere?".
Alessandra
Orlandini Carcreff:
"La letteratura di viaggio continua ad essere un genere molto prolifico e molti editori pubblicano resoconti contemporanei che toccano i paesi più vari. Ci sono state e ci sono ovviamente delle mode secondo i periodi, dal Sudamerica degli anni 90 al Tibet o al Medio Oriente di più recente interesse.
Di certo oggi abbiamo a disposizione altri mezzi di comunicazione ed è molto frequente imbattersi in blog o siti su cui i viaggiatori contemporanei postano di tappa in tappa le proprie impressioni, foto, video ecc. Nei secoli scorsi bisognava imperativamente aspettare il ritorno, riorganizzare le note scritte in viaggio, trovare un editore, supervisionare la pubblicazione... Oggi c'è molta più immediatezza: da un lato può essere interessante, poiché si coglie la freschezza degli attimi di viaggio praticamente in diretta, dall'altro forse c'è meno riflessione sul testo. Si tratta forse di una scrittura più impulsiva, più emotiva, più essenziale, mentre nei secoli scorsi le impressioni dei viaggiatori erano inserite in un contesto culturale di rinvii e citazioni ad altri viaggi o ad altri testi di riferimento. Pensiamo alla rapidità e soprattutto alla concisione obbligatoria di un tweet: un abisso di differenza concettuale e linguistica rispetto ai giganteschi volumi in-4° settecenteschi. Come sempre, ad ogni progresso tecnologico, ci si trova di fronte a nuovi pro e contro e lo studioso deve tenerne conto.
Ovviamente questa è una riflessione totalmente personale: essendo specialista dei secoli scorsi, conosco meno l'ambito contemporaneo. Penso che anche la critica letteraria contemporanea sul viaggio sia in fieri, per adattarsi alla rapidità d'evoluzione della comunicazione d'oggi".
I Caffè Culturali:
"Perché e come è nata la sua ultima opera "Viaggio in Lapponia e in Finlandia / Voyage en Laponie et en Finlande.
1431-1898"
?".
Alessandra
Orlandini Carcreff:
"Ho voluto effettuare un percorso, un viaggio ideale, attraverso i secoli e attraverso le testimonianze dei viaggiatori più conosciuti, italiani e francesi, che hanno visitato la Lapponia e la Finlandia dalla metà del Quattrocento fino agli albori del secolo scorso. Diversi nomi sono ben conosciuti dal grande pubblico, ma talvolta il viaggio nei paesi nordici è una parentesi abbastanza ignota nella vita di tali personaggi. Ad esempio, tutti conosciamo Bernardin de Saint-Pierre come il cantore dei climi tropicali descritti in Paolo e Virginia, ma pochi sanno che fu al servizio di Caterina di Russia ed inviato in Finlandia per stendere un trattato di difesa delle frontiere in caso di attacco svedese. Il trattato non venne mai scritto, ma conserviamo il suo carnet di note, Observations sur la Finlande e alcuni appunti per un progetto di romanzo ambientato in Carelia. Altro scrittore molto noto è Axel Munthe, amico di Malaparte e autore della celebre Storia di San Michele. Munthe, di origine svedese, effettuò negli anni di gioventù un viaggio nel cuore della Lapponia, descrivendone le tradizioni e il mondo magico-religioso legato al culto degli animali. Tra gli italiani, come non citare Paolo Mantegazza, medico, padre dell'antropologia moderna, senatore del Regno d'Italia e fondatore del primo museo di antropologia in Europa, a Firenze (oggi facente parte del Museo di Scienze Naturali dell'Università).
Con questo libro vorrei avvicinare il pubblico ai paesi nordici, che purtroppo vengono spesso marginalizzati, permettendo che vengano scoperti con le parole di altri lettori e scrittori che li hanno a loro volta scoperti. Nell'ambito delle mie ricerche lavoro su un corpus di circa un'ottantina di viaggiatori e un centinaio di resoconti: non volevo dunque annoiare il lettore con figure secondarie (seppur importanti, ognuna nel suo genere) ed è per questo che mi sono concentrata sui nomi più significativi, incorniciando idealmente questo viaggio nel viaggio tra un'introduzione storica, per contestualizzare la Finlandia e la penisola scandinava, e una conclusione anomala dedicata all'origine dei miti di Babbo Natale e del tradizionale albero natalizio. Si tratta in effetti di tradizioni che hanno radici molto antiche nei miti nordici ancestrali e cosmogonici.
Spero che la lettura di questo libro sia per il lettore un invito al viaggio nel Grande Nord!".
I Caffè Culturali:
"Come si è evoluta nel corso dei secoli la percezione degli altri europei nei confronti del Grande Nord?".
Alessandra
Orlandini Carcreff:
Bisogna fare una distinzione tra Lapponia e Finlandia, poiché siamo di fronte a due percezioni diverse per ragioni storiche e culturali. La Lapponia è stata considerata fino alla fine dell'ottocento l'ultimo territorio europeo abitato da popolazioni primitive. Come dicevo, la riprova sta nel linguaggio utilizzato dai viaggiatori per descrivere questo popolo, linguaggio molto simile a quello degli esploratori e viaggiatori nell'Africa subsahariana, ad esempio. Il vantaggio della Lapponia sta nell'accessibilità del territorio, sufficientemente vicino da non obbligare il viaggiatore ad un periplo troppo lungo. L'immagine più diffusa attraverso i secoli è quella del povero lappone, costretto ad una vita difficile e primitiva a causa del contesto naturale in cui vive. C'è comunque una progressione, dall'immagine negativa del lappone brutto e disumanizzato seicentesco a quella più mitigata del buon selvaggio sette e ottocentesca. Il drammaturgo Jean-François Regnard, che viaggia nel 1681, termina la propria descrizione dell'uomo lappone definendolo questo piccolo animale chiamato lappone. Grazie alla nascita dell'antropologia i viaggiatori iniziano ad avere uno sguardo diverso e più profondo sui Lapponie e soprattutto sulla loro cultura, pur sottolineando sempre la difficoltà della loro esistenza (e di conseguenza della loro evoluzione) a causa delle condizioni climatiche a cui sono sottoposti. Con l'arrivo del turismo di massa, negli ultimi trent'anni dell'Ottocento, cambia completamente la prospettiva: il lappone passivo, osservato come uno strano scherzo della natura, diventa un lappone attivo che ha ben capito le regole del commercio e del turismo. I gruppi più a Nord organizzano dei tour all'interno dei loro accampamenti, facendo pagare l'ingresso e mostrando le tende tipiche, i cibi tipici, gli oggetti artigianali tipici ecc. I turisti possono poi acquistare (spesso a prezzi esorbitanti) i prodotti alla fine della visita. Come li ha definiti Ferdinand Le Normand sono Lapponi fin-de-siècle! In effetti, gli stessi viaggiatori-turisti sono ben consapevoli di questo cambiamento e riconoscono che i nuovi mezzi di trasporto più veloci e la messa in comunicazione di questi popoli con sempre più visitatori stanno cambiando in modo irreversibile lo stile di vita e il carattere lappone. Per quanto riguarda invece la Finlandia, il paese è abbastanza ignorato dai viaggiatori fino alla fine del Settecento, percorso molto velocemente nella sua parte meridionale, per passare dalla Svezia a San Pietroburgo o viceversa. L'italiano Giuseppe Acerbi è il primo vero scopritore della Finlandia: egli pubblica nel 1801 un lungo resoconto in lingua inglese (tradotto tre anni dopo in francese) che contribuisce a far conoscere all'Europa questo paese un po' isolato con una cultura tradizionale ricchissima e ancora sconosciuta. L'Ottocento poi vede la Finlandia passare dalla corona svedese all'impero russo: questa situazione politica porta alla nascita dei primi movimenti nazionalisti e indipendentisti, che passano soprattutto attraverso la riscoperta delle antiche epopee epiche (il Kalevala primo fra tutti) e la riabilitazione della lingua finnica rispetto allo svedese (il finnico era esclusivamente parlato nelle campagne, mentre lo svedese era la lingua ufficiale delle classi medio-alte). L'Europa romantica inizia dunque ad interessarsi alla Finlandia (che tra l'altro partecipa all'Esposizione universale di Parigi nel 1889) e soprattutto al Kalevala, tradotto in diverse lingue e particolarmente ammirato in Germania e in Francia dove diventa oggetto di studio da parte dei letterati. Gli europei e i viaggiatori seguono con molto interesse questa lotta per l'indipendenza politica dalla Russia e culturale/linguistica dalla Svezia. La Finlandia otterrà l'indipendenza solo dopo la Rivoluzione d'ottobre e dopo due anni di guerra civile. Ma il paese continuerà ad interessare gli europei: durante la Seconda guerra mondiale, l'attacco russo sul fronte finlandese (1939-40) sarà seguito da diversi paesi, che invieranno i loro giornalisti. L'Italia potrà seguire gli sviluppi della guerra grazie alla penna di Indro Montanelli, che raccoglierà in seguito le sue cronache al Corriere della Sera nel volume I cento giorni della Finlandia.
I Caffè Culturali:
"Chi è il pubblico della letteratura di viaggio? Come è stato accolto il suo ultimo lavoro?".
Alessandra
Orlandini Carcreff:
"Da sempre il pubblico della letteratura di viaggio è un pubblico curioso di conoscere altre culture e altri paesi. Le prime raccolte cinque-seicentesche di viaggi (come quelle già citate di Ramusio e dell'abate Prevost, ma anche le famose geografie universali molto diffuse fino agli albori dell'Ottocento) andavano a scegliere i testi più significativi concernenti la maggior parte dei paesi conosciuti, così da fornire al lettore uno sguardo globale e universale.
Nel corso dei secoli, i resoconti di viaggio sono diventati poi guide per altri viaggiatori. È il caso ad esempio di alcuni racconti di pellegrinaggio in Terra santa, che molti pellegrini portano a loro volta con sé per seguire le orme dei loro predecessori. Le prime guide turistiche vengono pubblicate abbastanza tardivamente (le Baedeker e le Murray nascono soltanto nell'Ottocento), dunque la maggior parte dei viaggiatori si affida alle pagine e ai consigli di chi ha già visitato i paesi scelti come meta.
Il mio ultimo lavoro è stato presentato in anteprima in maggio al salone del libro di Torino e ha suscitato curiosità e attenzione sia nel pubblico che ha assistito alla presentazione sia durante tutto il salone. Molti clienti si sono interessati al libro perché avevano già visitato o prevedevano di visitare la Finlandia. In ambito accademico, la ricezione è stata molto positiva anche perché il mondo universitario che si interessa a questi paesi è abbastanza circostritto e c'è sempre molto interesse (direi quasi bisogno) di nuove pubblicazioni in questo ambito. Per l'autunno sono previste alcune conferenze e presentazioni in Francia (nell'ambito di saloni e di manifestazioni associative), il cui calendario sarà presto disponibile sul sito delle edizioni LiberFaber".
I Caffè Culturali:
"Alessandra Orlandini Carcreff viaggia? Che rapporto ha con il viaggio? Cosa le lascia il viaggiare? Che cosa le ha lasciato il suo ultimo lavoro?".
Alessandra
Orlandini Carcreff:
"Negli ultimi quindici anni i miei viaggi hanno molto spesso coinciso con periodi di ricerca e studio o con eventi come conferenze e convegni. Si è sempre quindi spesso trattato di viaggi caratterizzati dalla scoperta di archivi, biblioteche o interessanti incontri con vecchi e nuovi colleghi. E spesso, lavorando su certi testi, continuo ad essere accompagnata dall'atmosfera o dai profumi di certe biblioteche, che risalgono alla mente come una sorta di madeleine di Proust! Potrei quasi fare una classifica delle biblioteche più belle, alcune sono dei veri e propri luoghi del cuore per me.
In ogni occasione ho comunque sempre cercato di ritagliarmi dei momenti personali di visita, specie in quelle città o paesi che ho visitato per la prima volta. Anni fa mi fece sorridere una frase che mi fu detta da un venditore in un mercato di un paesino finlandese: Tu sei italiana, in Italia avete un'arte magnifica, cultura, musica. Perché vieni qui dove non c'è niente?". Gli risposi che non era vero che non c'era niente e che il suo paese aveva una cultura e una natura straordinaria. Ma quello che mi incuriosì di più fu che questa frase era più o meno la stessa che alcuni finlandesi avevano rivolto a Giuseppe Acerbi, durante il suo viaggio del 1799. Strano come la mentalità sia sempre la stessa e come certi paesi continuino a sentirsi ai margini!
Quando viaggio, non sono un'adepta cronica della fotografia: tante volte ho provato a cogliere un istante, una luce, ma la macchina fotografica non ha mai reso quello che gli occhi stavano vedendo e che ancora oggi la mia mente conserva. Preferisco quindi che il viaggio mi lasci emozioni, eventualmente da raccontare: talvolta le parole dipingono meglio della tecnologia.
Per quanto riguarda il mio ultimo libro, si tratta di una tappa: ho già diversi nuovi progetti in corso che, tempo permettendo, spero di portare a termine nei prossimi anni. È lo spirito della ricerca: ad ogni tappa si svela un nuovo ambito ancora inesplorato... e si ricomincia a scoprire!".
I Caffè Culturali:
"Potrebbe anticipare qualcosa di più sul futuro di Alessandra Orlandini Carcreff studiosa ed autrice?".
Alessandra
Orlandini Carcreff:
"Attualmente sto terminando la revisione della mia tesi di dottorato, che dovrei poter pubblicare l'anno prossimo, presso una casa editrice universitaria francese (il volume è in effetti in questa lingua). Il libro si intitola Au pays des vendeurs de vent e ripercorre i resoconti dei viaggiatori italiani, francesi e inglesi in Lapponia e Finlandia, dalla metà del Quattrocento alla fine dell'Ottocento. Il titolo trae l'idea dalla leggenda secondo la quale i Lapponi sarebbero capaci di vendere il vento ai marinai.
L'altro progetto a cui sto lavorando è un volume sullo sciamanesimo nordico, nel contesto comparato (rispetto alle credenze religiose celtiche, greco-latine e siberiane), sempre partendo da quanto i viaggiatori stranieri ne hanno scritto nel corso dei secoli ed analizzandone le conclusioni alla luce delle conoscenze attuali, in ambito antropologico e filologico. Il volume sarà bilingue italiano-francese e spero possa essere pronto per l'anno prossimo".
    

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Informazioni su questa pagina
titolo:"Tavolino riservato ad Alessandra Orlandini Carcreff"
autore: INFOGESTIONE dli
data di pubblicazione: 27.06.2014
ultimo aggiornamento:
11.08.2014
codice di riferimento:
I140627.1910.DLI.AP.man

 
     
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