Tavolino riservato a Luca Peis
l'ospite


Luca Peis


Nome:

Luca

Cognome:

Peis

Nazionalità:

Italiana

Data di nascita: 22 marzo 1969

Interessi:

"I miei interessi sono inerenti principalmente lo studio della civiltà e della lingua dell'Antico Egitto, ma spaziano anche all'ambito dell'Archeologia in generale, della storia delle antiche civiltà e dell'Architettura. La mia grande passione per la lettura si è accompagnata da sempre al piacere dell'ascolto della musica classica ed operistica".

Note biografiche:

"Mi sono laureato in Architettura, presso il Politecnico di Torino, con un piano di studi improntato sulla storia dell'Architettura e dell'Urbanistica con l'aggiunta di un esame inerente l'Etruscologia e l'Archeologia Italica, svolto presso la Facoltà di Lettere dell'Università degli Studi di Torino. Ho svolto diversi viaggi in Egitto con intento sia puramente turistico che di studio ed approfondimento; ciò mi ha permesso di raccogliere una notevole documentazione fotografica, in particolare dell'area tebana (zona relativa all'odierna Luxor)".
L'Ospite sul web: Pagina Facebook:
https://www.facebook.com/lucakha.peis/photos
"E mail": luca.peis_kha@alice.it

Reperibilità dei lavori:


Peremheru
Il Libro dei Morti
nell'Antico Egitto

“Peremheru - uscire alla luce del giorno”, questo è il nome che gli antichi egiziani usavano per definire il testo funerario che oggi chiamiamo “Libro dei Morti”. Attraverso una breve analisi ne studieremo le origini, la struttura ed i contenuti, cercando di comprenderne il significato spesso oscuro. Ci accompagnerà in questo viaggio virtuale un uomo chiamato “Hor” il cui papiro, dal 1824, è custodito nel Museo Egizio di Torino. Tema centrale sarà la famosa scena figurata della "Psicostasia" o della “pesatura del cuore” insieme alla cosiddetta "Confessione negativa" del defunto (Capitolo CXXV), poco conosciuta ma inaspettatamente ricca di riferimenti alla tradizione giudaico-cristiana. La traduzione integrale del papiro è seguita da un dizionario dei termini geroglifici rivolto a chi, per semplice curiosità o per approfondimento personale, voglia arricchire le sue conoscenze o provare l’esperienza di tradurre un testo in lingua geroglifica scritto più di 2600 anni fa.

Nel mese di ottobre 2014 è stata pubblicata dall'editore LiberFaber anche la traduzione in lingua francese (Pérémherou - Le Livre des Morts de l'Egypte ancienne) ad opera della dott.sa Flore Giordanengo.

Presentazione al Salone del libro di Torino (8 maggio 2014).
Il volume è disponibile presso LiberFaber in edizione a stampa e in e-book.
   Libro a stampa
   E-book
  Comunicazioni: -
    

l'intervista
I Caffè Culturali:
"Chi è Luca Peis?".
Luca Peis:
"Descrivere se stessi non è mai facile, specie se si è dotati di una buona dose di autocritica e di autoironia ma credo che nel mio caso vi siano in particolare due grandi passioni che rispecchiano il mio modo di essere: i libri e l'Antico Egitto. I libri hanno da sempre rappresentato per me una grande attrattiva sia per motivi di studio sia per pura curiosità o diletto. Negli anni, in qualunque luogo mi trovassi, non è mai mancata l'occasione per acquistare qualche libro nuovo o ancor meglio d'occasione e grazie a questo continuo approvvigionamento ho avuto modo di raccogliere una discreta biblioteca, utile per i miei studi ed i miei interessi ma causa di frequenti malumori nella mia paziente consorte, costretta ormai a vivere in una casa dove i libri sono disseminati veramente ovunque!

La seconda passione, inevitabilmente collegata alla prima, è quella relativa allo studio della civiltà Egizia; fin da ragazzo infatti mi sono interessato ad argomenti inerenti la Storia e l'archeologia ma l'Antico Egitto ha avuto per me un'attrattiva speciale. È stato probabilmente un libro sulle grandi scoperte dei primi egittologi che ha instillato in me la curiosità e la voglia di sapere qualcosa di più su questa civiltà, ma di sicuro è stata la lettura dello splendido resoconto di Howard Carter sulla tomba di Tut-ankh-amon che mi ha portato a dedicarmi, ormai da più di vent'anni, allo studio dell'antico Egitto e della scrittura geroglifica. Grande importanza ha sicuramente rivestito il fatto di vivere a Torino, dove ha sede il Museo di antichità Egizie, secondo per importanza solo al Museo egizio del Cairo, e dove ho avuto modo di assistere alle conferenze dell'Associazione Amici e collaboratori del Museo Egizio (A.C.M.E.), fondata e diretta per anni da grandi nomi dell'egittologia quali: Silvio Curto, Sergio Donadoni, Alessandro Roccati, Mario Tosi...etc.

Ma non di solo... Egitto... è costituita la mia vita, mi sono infatti laureato in Architettura con un indirizzo di tipo storico e, tanto per non allontanarmi troppo dalle mie passioni, sono riuscito ad inserire nel mio piano di studi un corso inerente l'Etruscologia e l'archeologia italica.

Mi piace ascoltare la musica, specialmente quella Classica ed operistica, seguo lo sport (il calcio e la pallavolo) e naturalmente amo viaggiare, in particolare verso luoghi di grande interesse storico-archeologico. L'Egitto, di conseguenza, è stata la meta che ho avuto modo di visitare più volte, sia per scopo turistico che per studio, riuscendo a raccogliere anche una cospicua ed utile documentazione fotografica.

Dal punto di vista lavorativo attualmente svolgo un'attività ben lontana dai miei interessi culturali ma, dal 2013, grazie alla fiducia riposta in me dalla casa editrice LiberFaber, ho potuto iniziare una nuova ed avvincente carriera che mi ha portato a veder pubblicato il volume Peremheru, il libro dei morti nell'antico Egitto uno studio inerente proprio la mia grande passione per la civiltà egizia".
I Caffè Culturali:
"Cosa sono le parole per Luca Peis?".
Luca Peis:
"Le parole per me hanno da sempre assunto un significato molto importante, sia per ciò che concerne la sfera dei rapporti personali sia per ciò che riguarda l'ambito lavorativo; in particolare, proprio per la mia recente esperienza come scrittore, è stato necessario porre una grande cura ed attenzione agli aspetti legati al loro utilizzo. L'uso appropriato delle parole è un modo di porsi in relazione con gli altri, dando di sé una certa immagine; ciascuno di noi infatti attinge ad un vocabolario che si incrementa e varia anno dopo anno in base alle esperienze che viviamo ed alle attività che svolgiamo. Le parole ed il modo in cui le selezioniamo ed esprimiamo hanno permesso all'uomo, attraverso il suono della voce, di tramutare i pensieri, le idee ed i sentimenti in qualcosa di comprensibile e percepibile all'orecchio che però, se non fissata nella memoria, risulta inevitabilmente destinata a svanire nel nulla.
È attraverso la scrittura, strumento più tangibile e concreto che la parola è destinata a perdurare nel tempo, nei suoi possibili risvolti positivi o negativi, permettendo di ricreare, ogni qualvolta viene letta, quelle sensazioni ed emozioni che ha fatto scaturire e provare la prima volta, replicandole volendo..all'infinito."
I Caffè Culturali:
"A proposito di parole: cosa significa il titolo Peremheru e come è nata questa opera?".
Luca Peis:
"Leggere la parola Peremheru, all'interno del titolo di un libro, non può che suscitare una certa curiosità specialmente se accompagnata al più conosciuto ed evocativo termine di Libro dei Morti. Fin dall'inizio infatti lo scopo è stato quello di invogliare chiunque la leggesse a chiedersi quale fosse il suo significato e a provare, attraverso la lettura del testo, ad approfondire l'argomento.
Peremheru è infatti un termine la cui traduzione non può che sorprendere, poiché si tratta di una parola derivante proprio dall'antica lingua egizia e che merita quindi una sintetica spiegazione ed un'opportuna analisi.
Se prendiamo la parola Peremheru nella sua scrittura originaria in caratteri geroglifici e la traslitteriamo, ovvero tramutiamo i singoli simboli in un alfabeto convenzionale costituito da lettere più facilmente leggibili ed interpretabili, otterremmo questo risultato:
prt m hrw. Grazie poi all'uso della vocale e, posta per convenzione tra una consonante e l'altra, potremo ricavare la forma ed il suono Per em heru.
Risulta però ovvio che l'ausilio di una vocale che permetta di leggere una scrittura costituita da sole consonati, evidenzi una grave lacuna non ancora risolta nello studio della lingua egizia. Tranne infatti che per sporadici casi, dove è stato possibile risalire al probabile suono attraverso la lingua copta (introdotta in Egitto nel II sec. d.C. dai monaci cristiani), la vera pronuncia delle parole egizie rimane purtroppo ancora ignota ma, per fortuna, non così il loro significato.
Da quando infatti J. F. Champollion nel 1822 trovò la chiave di lettura della scrittura geroglifica, l'Egittologia, ha fatto grandi passi avanti e la lingua egizia ora si può considerare quasi completamente traducibile.
Ecco perché possiamo affermare con sicurezza che la parola Peremheru si può in realtà scomporre in tre parti ben distinte, con i seguenti significati:
- prt (che si legge Per, omettendo la t finale) è un verbo che si può tradurre come: uscire
- m che assume in questo contesto il significato di preposizione articolata: al/alla
- hrw (che si legge heru) è facilmente traducibile come: giorno (o luce del giorno).
Quindi per indicare il testo funerario più importante e conosciuto dell'Antico Egitto, scritto sia sui rotoli di papiro posti a fianco dei corpi imbalsamati che dipinto sulle pareti delle tombe o dei sarcofagi, gli scriba egizi utilizzarono proprio il termine Per em heru ovvero:
(libro per) Uscire al giorno o alla luce del giorno
Si tratta di un'espressione decisamente diversa da quella ben più famosa di Libro dei Morti, coniata dallo studioso tedesco Karl Richard Lepsius nel 1842. In quell'anno il celebre egittologo si recò nel museo di antichità egizie Torino, per studiare il papiro di Iuefankh, uno dei testi funerari più lunghi conosciuti allora e, per la prima volta, identificò e stabilì quella che ancora oggi è la suddivisione convenzionale in capitoli.
La definizione Libro dei Morti fu probabilmente ispirata dall'ubicazione di questi papiri che venivano trovati ma, soprattutto trafugati, all'interno delle tombe; così però veniva chiamato anche dagli egiziani moderni (kitabu 'l maitìn=libro dei morti) che non solo vivevano nelle zone vicine alle antiche necropoli ma, in alcuni casi come a Sheikh abd el Qurna ( la valle dei nobili nei pressi dell'odierna Luxor), vi abitavano addirittura al di sopra!
È importante notare che la definizione così suggestiva ed evocativa di Libro dei Morti non rispecchia affatto il titolo originale del testo funerario ma soprattutto non è mai riportata, nella sua definizione equivalente nella lingua egizia, in nessun testo funerario egizio.
Gli antichi egizi infatti credevano nel proseguimento della vita dopo la morte che immaginavano come una sorta di rinascita per poter vivere serenamente in eterno insieme alle loro divinità; il tramite per poter accedere a questo mondo ultraterreno era rappresentato proprio dal Per em heru, che rappresentava una sorta di viatico o lasciapassare. Il defunto doveva averlo con se, per poter superare le insidie ed i pericoli che avrebbe incontrato nel viaggio che lo avrebbe portato nell'aldilà.
Il fine ultimo era dunque l'uscire al giorno, dopo la parentesi della morte corporale, e questo concetto appare chiaro proprio dalla lettura del testo originale, ecco perché ho ritenuto importante evidenziare questo aspetto già nel titolo del libro.
Per capire meglio la civiltà egizia non è sufficiente lasciarsi affascinare dalle suggestioni e dai misteri che L'Antico Egitto emana. Una delle caratteristiche che distingue questa civiltà da quelle limitrofe è infatti proprio quella di aver lasciato numerose testimonianze scritte, relative ai più disparati aspetti della vita sociale, politica, religiosa e funeraria. Ed è stata la curiosità che mi ha spinto ad affrontare lo studio della lingua egizia per poter avere la possibilità di leggere i testi originari e poterne studiarne i contenuti. Da questo obiettivo, inizialmente solo personale, è nata l'idea di divulgare attraverso un libro i risultati di questi studi, evidenziando così il fascino che esiste nel tradurre e leggere un papiro funerario scritto in caratteri geroglifici e le notevoli sorprese che da questa lettura sono emerse".
I Caffè Culturali:
"A chi è destinata questa sua opera? Perché una persona dovrebbe leggere il suo saggio?".
Luca Peis:
"La necessità di approfondire un argomento così affascinante e poco conosciuto come il Libro dei Morti o, come dicevano gli egizi, Peremheru, è nata soprattutto per soddisfare una mia grande curiosità. La fortunata coincidenza di vivere a Torino mi ha dato la possibilità di poter visitare molto spesso il Museo Egizio di Torino. Durante queste visite mi soffermavo ovviamente ad ammirare le numerose statue, i sarcofagi, i più disparati oggetti di culto o relativi alla vita quotidiana ma, alla fine, mi rimaneva comunque una certa delusione. Questo stato d'animo era dovuto al fatto di non essere in grado di leggere le numerose iscrizioni che gli egizi scrivevano sui papiri e su tutto ciò che costituiva il contenuto dei loro corredi funerari.
Per chi si appassiona come me allo studio della Civiltà Egizia questa lacuna rappresentava quindi un grosso limite e per questo motivo, quasi quindici anni fa, ho sentito la necessità di frequentare un corso di Lingua Egizia, per poterne apprendere innanzitutto i rudimenti e per proseguire poi in un personale percorso di approfondimento, da autodidatta.
Il fascino di poter leggere ed interpretare un'iscrizione scritta in caratteri geroglifici è un'esperienza indescrivibile; man mano che si trascrivono questi segni e si identificano le singole parole e le varie componenti di una frase, sembra quasi di far riemergere da un lontano passato la voce di chi, con cura e dedizione, incise o dipinse questi testi affinché si potessero conservare nel tempo.
L'emozione che ho provato leggendo i testi originali scritti in carattere geroglifico mi ha spinto quindi a volerla condividere con chi, anche solo per curiosità o per approfondimento culturale volesse avvicinarsi ad un argomento così interessante come il Libro dei Morti. Nel mio saggio infatti oltre a trattare in linea generale dell'origine e del contenuto del Libro dei Morti ho pensato fosse importante riferirsi ad un esempio concreto. L'idea è stata quella di utilizzare un piccolo papiro, tra i più conosciuti e belli del Museo Egizio di Torino: il papiro di Hor della XXVI dinastia e permettere così al lettore di avvicinarsi al più importante testo funerario dell'Antico Egitto. Osservando il papiro attraverso le foto originali concesse dal Museo Egizio è possibile infatti analizzare e comprendere il significato ed il ruolo dei personaggi raffigurati nella famosa scena della pesatura dell'anima o "Psicostasia", ma non solo. A questa grande scena figurata è affiancato un breve ma significativo testo, forse il più rappresentativo del libro dei Morti: il Capitolo 125, detto anche della "Confessione negativa". Qui il defunto proclama davanti al giudice supremo, Osiride e a 42 giudici/demoni di "non" aver commesso atti gravi e riprovevoli e di essere degno di accedere quindi all'aldilà. Contrariamente a quanto è possibile trovare nei libri dedicati a questo argomento, ho pensato di dare al lettore l'occasione non solo di leggere la traduzione integrale di questo Capitolo ma di ritrovare all'interno del libro stesso la trascrizione completa del testo, colonna per colonna. Questo darà la possibilità di seguire passo passo la traduzione del testo egizio e di poter identificare, per chi sarà maggiormente interessato, le parole ed i nomi scritti in carattere geroglifico. Come una sorta di manuale, infatti, il lettore potrà trovare un breve ma funzionale dizionario, posizionato al fondo del libro, che potrà essere consultato ogni qual volta fosse necessario ritrovare qualche termine presente nel testo. La presenza inoltre di termini usuali e dei nomi delle divinità più importanti potrà permettere di usare questo libro proprio come un agile manuale; il lettore potrà quindi utilizzarlo qualora si trovasse a visitare una qualunque collezione egizia per riconoscere e leggere su sarcofagi, statue o papiri nomi come quello del dio Osiride, della dea Iside, Maat, Horo, Anubi, etc, etc.
Lo scopo del mio saggio è quindi avvicinare chiunque sia interessato ad approfondire un argomento come il Libro dei Morti, offrendo però, anche a chi è un neofita, un breve ma affascinante approccio al mondo della scrittura e della lingua egizia."
I Caffè Culturali:
"Come era considerata la parola nell'Antico Egitto?".

      
                                             La risposta tra qualche giorno in questo spazio.

    

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Informazioni su questa pagina
titolo:"Tavolino riservato a Luca Peis"
autore: INFOGESTIONE dli
data di pubblicazione: 13.01.2015
ultimo aggiornamento:
14.04.2015
codice di riferimento:
IICA1501132003MAN

 
     
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