Tavolino riservato a Domenico Romano
l'ospite

Nome:

Domenico

Cognome:

Romano

Nazionalità:

Italiana

Data di nascita: 30 aprile 1995

Interessi:

"Ho una grande passione per il teatro, la filosofia, i libri, la musica, il cinema, la scrittura creativa. I miei drammaturghi preferiti sono Eduardo, Camus e Brecht. Adoro la filosofia contemporanea e ritengo che Julia Kristeva sia tra le migliori pensatrici del nostro secolo. Ascolto di tutto e per quanto riguarda i film adoro i thriller psicologici. Ho un blog personale e scrivo per www.laprimaveradellartista.it occupandomi della sezione filosofica CogitoErgoSum".

Note biografiche:

"Sono Domenico Romano, ho 20 anni, studio Filosofia alla Federico II. Recito da quando ero bambino e scrivo per il teatro da circa 5 anni. A breve metteranno in scena una mia tragicommedia. Sono state pubblicate delle mie poesie in alcune antologie europee. Ho vinto diversi premi per poesia, racconti, romanzi e opere teatrali. Sono accademico benemerito della Giosuè Carducci".
L'Ospite in rete: Su web:
http://www.diariodiunadolescentescrittore.jimdo.com/

Su Facebook:
https://www.facebook.com/domenico.romano.336?fref=ts
"E mail" domi.rom95@yahoo.it

Reperibilità dei lavori:

L'attività di Domenico Romano è reperibile in rete agli indirizzi:
http://diariodiunadolescentescrittore.jimdo.com/
http://www.laprimaveradellartista.it/category/cogitoergosum/

  Comunicazioni:
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l'intervista
I Caffè Culturali:
"Chi è Domenico Romano?".
Domenico Romano:
"Domenico Romano è un ragazzo come tanti ricco di passioni. Adora l'arte a 360° e la letteratura ma ha un debole per il mondo del teatro. Nonostante sia un logorroico sa ascoltare ed osservare. In un'opera cerca le emozioni forti e lo stupore e pretende da se stesso di comunicare ciò nelle sue realizzazioni artistico - letterarie. Ha creato un blog personale proprio per poter dar sfogo a questa sua esigenza di espressione alternativa ed ama indagare circa le nuove forme di comunicazione narrativa. Di recente infatti sul suo spazio web ha pubblicato il suo primo creepypasta, genere di scrittura sconosciuto ai molti. Ha tanti sogni e dunque tante paure e l'ansia purtroppo lo accompagna in buona parte della sua giornata. Pone tanta fiducia nel genere umano e spesso a causa di ciò vive profonde delusioni che lo spingono a riflettere sul senso del convivere civile. La filosofia è stata un'ottima fonte di ispirazione artistica. Conoscendo e approfondendo i grandi pensatori ha avuto modo di trovare in sé idee da poter simbolicamente raffigurare in racconti, poesie e quant'altro".
I Caffè Culturali:
"Cos'è un creepypasta?".
Domenico Romano:
"Una creepypasta è un racconto breve di genere horror. Basandosi a volte su leggende metropolitane, su personaggi o realtà esistenti o spesso anche su materiale totalmente inedito, trascina il lettore in brevi momenti di tensione e paura non tanto legata a descrizioni di realtà inquietanti come possono essere demoni o fantasmi ma alla graduale scoperta di dettagli circa la personalità travagliata del personaggio che racconta, della visione passo dopo passo dello scenario in cui avviene o è accaduto qualcosa di brutto e spaventoso, della rivelazione man mano di qualcosa di poco chiaro intorno ad una serie di faccende inquietanti. È un genere oggi ancora poco conosciuto, di nicchia si potrebbe dire. Eppure si tratta di una realtà letteraria molto affascinante e che può dare la possibilità di sperimentare sul rapporto significante/significato. Questa è quella presente sul mio sito.

LA BELLEZZA DI UNA FIGLIA
I capelli biondi nell'acqua fredda mantengono il loro fascino? Da qualche ora questa domanda mi sta assillando. Jannette, quella sgualdrina, ha sempre avuto un manto d'oro sul capo. Certo, non è mai riuscita a levigare quei fianchi imbarazzanti, ha sempre avuto la schiena un po' ricurva, non ha mai portato benissimo i tacchi eppure quel flusso di fili aurei le ha sempre dato una grossa mano nell'approcciarsi con gli altri e di sicuro nell'ottenere ciò che più desiderava. Se la bellezza si fermasse a quell'ammasso di peli che ci scende dalla testa saremmo tutte deliziose noi donne. E invece ... prendete mia figlia ... per carità! So bene che tutti i figli e le figlie agli occhi dei genitori appaiono incantevoli ma se vi dico che Margareth è un angelo sceso dal cielo ... dovete credermi: è così! E quella biondina in più di un'occasione ha cercato di ostacolare il mio bocciolo. Ai corsi di danza, a scuola ... ovunque si trovassero non appena incrociavano lo sguardo per le biondina scattava il gong, partiva la guerra, s'intraprendeva un misterioso conflitto che chissà a quale premio avrebbe dovuto portare loro! Da un paio di settimane a questa parte sembra che tutti si siano coalizzati contro di me. Mio marito è addirittura arrivato a giurarmi che Jannette è mia figlia. Lei? Quella biondina priva di valori è la sorella del mio meraviglioso Angelo? Per non parlare di mia sorella! Quella cretina non solo lo appoggia ma sostiene che Margareth sia morta in un incidente. Invece lei è viva, è viva! Jannette? No ... lei non più. Sarà successo un quarto d'ora fa. La sua testa riversa nell'acqua non ha emesso più neppure una microscopica bollicina d'aria. Lei ... lei è morta. Eppure quel manto biondo ... che nervi ... continua a muoversi con disinvoltura e leggerezza, anche tra la melma e il fango. Jannette è morta! Margareth invece no! Me lo ha promesso! Mentre la stavano riversando lentamente nel sottosuolo. Mi ha guardata, mi ha sorriso, mi ha ammiccato fino a farmi capire che lei era viva e che non la stavano seppellendo. Era tutto un gioco. Quando mio marito, mia sorella, i miei vicini mi dicono che Jannette è mia figlia io sorridendo rispondo che lo so, che è vero! Non vorrei che mi prendessero per pazza!
I Caffè Culturali:
"Nella prima risposta ha dichiarato che alcune delusioni procurate dalla fiducia, che lei ripone nel genere umano, la spingono a riflettere sul senso del convivere civile: cosa le suggerisce il tal senso il nuovo genere letterario sopra descritto, al cui esordio stiamo assistendo? Quanto un genere può rivelare della società da cui trae ispirazione ed origine? Cosa stiamo diventando, secondo Domenico Romano?".
Domenico Romano:
"In genere tutto ciò che è horror tradisce nell'animo di chi lo produce un profondo senso d'inquietudine. Sentimento che nasce da una spietata visione del reale, dallo smarrimento di tutte quelle sovrastrutture letterarie che negli anni hanno abbellito l'essere umano di bontà ed altruismo (gli eroi, i cavalieri, i principi azzurri ... ) ma che ora appaiono come opache armi di difesa contro se stessi, contro quel lato della propria umanità che tanto si avvicina alla bestialità. Il nuovo genere letterario delle creepypasta suggerisce dunque la percezione di una psiche collettiva deviata, sporca, perversa a tratti. Un genere rivela tutto di una società se ne mettiamo in evidenza i lati che vuol fare apparire e quelli che vuole reinterpretare se non addirittura nascondere. La somma di ciò porta alla visione totale della realtà contemporanea al genere, all'autore, alla singola opera. Per me oggi l'uomo è posto al bivio. Da un lato infatti può continuare nella sua continua decostruzione completando la demolizione dell'etica, dei sentimenti, della sana irrazionalità. Questa è quella che potremmo chiamare strada post - nichilista. D'altro canto il vuoto che ci ha attanagliati tra il XX e il XXI sec. può rivelarsi una profonda opportunità per l'individuo del nostro tempo. L'uomo può ricostruire, ricreare a proprio piacimento, riprendere in mano una nuova morale, una nuova spiritualità, un nuovo sentimento collettivo servendosi di ciò che in passato ha imbruttito queste realtà fondamentali per l'animo umano affinché possa sentirsi al mondo proprio come a casa sua".
I Caffè Culturali:
"Come si immagina i contenuti di questa nuova morale, di questa nuova spiritualità, di questo nuovo sentimento collettivo? Come pensa possa proporsi, da chi e da quale origine, questo nuovo corso?".
Domenico Romano:
"Una morale priva di paletti, una spiritualità priva di dogmi per una convivenza sociale priva di distinzioni ma ricca di personalità, identità e rispetto dell'alterità. Un'etica che non si impone cosa sia giusto ora e per sempre ma aperta ad un profondo dinamismo, conscia del cambiamento dei costumi tipico della storia, motore della continua ricerca della felicità da parte del genere umano. Una morale dunque che non mortifichi in modo sterile, che non si leghi a principi astratti ed infondati se non su se stessi eppure nello stesso momento un'etica che sappia dare lo stop e dire quando è che un atteggiamento sia sbagliato. Una spiritualità dell'essere, profonda, intima e priva d'intermediari che agisca con costanti pratiche di se senza dover classificare se stessa e ciò che cerca ossia il divino, l'essere, l'essenza, il senso della vita. Oggi giorno assistiamo ad una sempre maggiore omologazione accompagnata dal disprezzo di tutto ciò che è diversità eppure ciò si origina proprio a causa delle definizioni costanti di cosa sia un credo, un popolo e quant'altro. Sembra assurdo eppure proprio liberandosi dall'etichetta che l'uomo riesce ad accettare il diverso modo di darsi delle cose, degli uomini e di quanto ne caratterizzi il vivere. Sembra assurdo perché rimuovendo l'etichetta viene rimossa la definizione e dunque solo in apparenza la propria identità. Invece proprio nella mancata definizione di se che si evita di imporre a se e agli altri i propri limiti, ciò che si accetta e ciò che non si vuole, l'idea fissa che questo per me sia giusto e tutto ciò che non rientra in esso sia sbagliato. Questo nuovo corso deve originarsi da un pensiero che sappia imporsi sul solito pantano filosofico tipico di ogni epoca con il quale ogni filosofo deve fare i conti. E' una questione di pre - potenza concettuale, per la quale nel divampare continuo di concetti spesso in contraddizione fra loro arriva un pensiero forte che riesce ad orientare i gusti dell'epoca in cui vive".
I Caffè Culturali:
"Come potrebbe essere espressa una spiritualità priva di dogmi?".
Domenico Romano:
"Una spiritualità priva di dogmi si esprime con la costante esperienza del contatto divino. I greci coniarono l'espressione epimeleia heautou traducibile come pratica di sé per indicare tutte quelle piccole tecniche quotidiane che una religiosità pratica come quella greca necessitava per potere esprimere a pieno la propria potenzialità. Queste pratiche potrebbero oggi giorno essere paragonate al gesto della croce che si compie quando si passa dinnanzi ad un luogo sacro, per dirne una. Il dogma significa esclusione, violenza intellettiva e quindi fisica nei confronti di chi non lo riconosce. Una costante ricerca spirituale, che nella sua flessibilità permette anche la condivisione di se stessa con l'altro, permette al soggetto di vivere il divino in modo dinamico, costante, personale, sempre nuovo, fino ad esperire l'inafferrabile, l'anima, il furore divino, l'energia spirituale. L'anima non si teorizza, si percepisce, si scova e solo con una ricerca costante, personale, dinamica e sempre nuova".
I Caffè Culturali:
"Riferendoci ancora alla sua già citata risposta: cosa intende per una morale priva di paletti?".
Domenico Romano:
"Una morale priva di paletti sa stabilire cosa sia giusto e cosa no, sa dare un freno alla malvagità umana senza però dover ricorrere a schemi fissi tramite il modello dell'etichetta. Non è la persona ad essere sbagliata ma questo o quest'altro atteggiamento e per questo motivo non solo specifico ma concreto, reale, tangibile. Per fare un esempio. Un tempo le donne non potevano mostrare le caviglie perché ciò era ritenuto immorale. Quest'etica perbenista crolla dinnanzi ad una semplice domanda: perché? Mostrare le caviglie non causa per dirne una il crollo dell'economia mondiale o casi di pestilenze. E' sbagliato invece ad esempio tradire una persona? In linea teorica ciò è ritenuto immorale eppure dal punto di vista concreto pare non essere controproducente per la collettività. E invece il tradimento ferisce, causa dolore, sofferenza. Non è immorale perché contro un'etica prestabilita a prescindere o perché scritto in un testo religioso ma per il semplice fatto che è causa di sofferenza. Di recente Martin Shkreli ha fatto parlare di se per aver comprato il brevetto di un farmaco e averne innalzato il prezzo fino a 750 dollari. Ciò è legale in America ma per quanto mi riguarda sarà sempre e in qualsiasi luogo immorale in quanto lucrare sulla salute è squallido e deleterio. Un'etica perbenista, legata a regole e dogmi privi di fondamento, non fa nient'altro che relegare persone ai confini della società solo per il loro modo di essere, di pensare, di personalizzare la propria identità".
I Caffè Culturali:
"Che ruolo giocano le parole e le loro espressioni in ciò che lei ha avvertito come la necessità di una nuova morale, di un nuovo sentimento collettivo?".
Domenico Romano:
"In questo nuovo secolo grandi pensatori come Jacques Derrida hanno messo in luce tutto il potenziale che il linguaggio può avere nell'aprire nuove frontiere al pensiero umano e spingerlo di volta in volta sempre più in là dei propri limiti in un infinito gioco di analisi e sviluppo della parola in cui è fossilizzato il Concetto, il pensiero umano. Nella parola, nei suoi significati più profondi e nel loro potersi applicare in infiniti modi sempre diversi l'uno dall'altro possiamo trovare la ragione della concordia, dell'armonia, dell'amore. Perché nonostante queste cose non andrebbero spiegate ma solo attuate l'uomo del XXI sec. pretende di sapere il perché deve voler bene a questa persona o perché deve interessarsi a questa causa umana. Per quanto mi riguarda c'è il totale rispetto dell'Altro e dei suoi sentimenti ma ci sono persone ancora oggi che debbono sentirsi dire che una persona di colore, di un'altra religione o di un diverso orientamento sessuale va amata e rispettata perché al di là di ogni differenza rimane una persona. E solo esprimendo a pieno il potenziale del linguaggio umano possiamo definire prima ed attuare poi l'amore per il prossimo".
I Caffè Culturali:
"Alla luce di quanto sino ad ora è stato espresso, come avviene l'atto creativo di Domenico Romano, autore?".
Domenico Romano:
"Si tratta di un'intuizione chiamata, invitata a nozze. Stendo una struttura del significato che voglio dare a l'opera in modo dialettico ossia spezzando il messaggio in un alternarsi di Tesi, Antitesi e Sintesi. Fatto ciò, leggendo ciò che ho scritto attendo che la mia fantasia faccia il suo corso. In genere nella mente mi esplode prima il finale, quindi le caratteristiche dei protagonisti e tutto il resto viene man mano che scrivo, specie se si tratta di un'opera teatrale".
I Caffè Culturali:
"Dove ed in quale modalità nella sua produzione è rintracciabile quanto prima da lei sostenuto circa l'auspicio di una nuova moralità, di una nuova spiritualità e di un nuovo sentimento collettivo? Dopo i fatti tragici dello scorso venerdì come pensa tale nuovo corso?".
Domenico Romano:
"Ho scritto diversi articoli per la Primavera dell'Artista circa il bisogno di abbattimento dell'etichette e l'esigenza di questa nuova forma di coesione sociale. Gli attentanti dell'ISIS sono la tragica e misera prova di quanto sia sbagliata l'idea della religione e della cultura come dogma quanto invece andrebbe vista come condivisione, confronto e arricchimento proprio e altrui. Dal punto di vista teorico in alcuni di quei paesi è addirittura impossibile avere la possibilità di poter dire ciò che io ora scrivo per iCaffè. C'è un'altra cosa che però dovrebbe farci riflettere. Il fatto che molti occidentali, tanti italiani, si siano arruolati nelle file del cosiddetto autoproclamato Califfatto Islamico. È il potere paradossale della libertà, la sua tragica dicotomia. Il poter far tutto della propria vita, la libertà, da un lato può portare non solo alla produzione culturale, tecnologica ed artistica, non solo permette la piena attuazione del soggetto desiderante e dunque il raggiungimento della serenità ma si può decidere liberamente di rinunciare ad essa. È incredibile eppure è successo davanti ai nostri occhi. Persone nate nell'Europa dello sviluppo e della cultura hanno deciso di arruolarsi all'interno delle file di chi predica la sottomissione della donna, i costumi rigidi, il nostro medioevo in pratica. La libertà consente di far tutto, anche di rinunciare ad essa. E se si vede ciò come un fardello, come una forza sovraumana si giunge nelle branche dell'esistenzialismo vacuo. Se lo si vede come un potere libero e svincolato possiamo comprendere quanta potenzialità è intrinseca nel genere umano. Abbiamo concepito la bomba eppure abbiamo ideato anche la democrazia, la libertà di stampa. Ecco la cifra tragico -esistenziale dell'uomo: la propria libertà".
I Caffè Culturali:
"Come pensa il suo futuro Domenico Romano, autore?".
Domenico Romano:
"Non amo parlare del futuro. È qualcosa che mi inquieta molto. Prometto a me stesso di fare il possibile per realizzare ogni mia aspirazione. Non voglio dare limiti alle mie capacità. Non voglio dire che sarò orientato più alla drammaturgia rispetto magari al romanzo o alla saggistica. Non mi etichetterò e cercherò di fare tutto ciò che mi va".
    

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Informazioni su questa pagina
titolo:"Tavolino riservato a Domenico Romano"
autore: INFOGESTIONE dli
data di pubblicazione: 05.11.2015
ultimo aggiornamento
27.11.2015
codice di riferimento:
IICA1511051000MANA2

 
     
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