Tavolino riservato a Chiara Saccheggiani
l'ospite


Chiara Saccheggiani


Il senso delle parole

Nome:

Chiara

Cognome:

Saccheggiani

Nazionalità:

Italiana

Data di nascita: 15 settembre 1968

Interessi:

Il cinema, la musica e gli studi teologici.

Note biografiche:

"Sono un'insegnante di Lettere presso l'Istituto Comprensivo di Moretta (scuola media). Ho diversi interessi, tra cui il cinema, la musica e gli studi teologici.
Mi sono laureata in Storia e critica del cinema con una tesi sulla musica nei film di Antonioni. Nel 2003 ho pubblicato: Ore 9 lezione di cinema, Clavilux edizioni, su come si possono educare i ragazzi alla decodifica del linguaggio delle immagini.
Dopo la laurea ho conseguito il diploma in Scienze Religiose presso l'ISSR di Fossano.
Negli ultimi anni mi sono interessata alla pratica dei dialoghi filosofici e nel libro Il senso delle parole scritto con il mio collega Luca Gregorio, ho raccontato questa esperienza didattica, sviluppatasi nell'arco di un triennio.
La Clavilux edizioni, che ha sede a Moretta, è una piccola casa editrice che ho fondato nel 1996 con mio marito e altri soci, come noi amanti dei libri, della cultura e delle sua diffusione. Potete trovarla sul sito: www.clavilux.it".
L'Ospite in rete:

http://www.clavilux.it

"E mail" luchiar@inwind.it

Reperibilità dei lavori:

Le opere di Chiara Saccheggiani sono reperibili in rete agli indirizzi:

- IL SENSO DELLE PAROLE - http://www.clavilux.it/il-senso-nelle-parole/

- ORE 9 LEZIONE DI CINEMA - http://www.clavilux.it/ore-9-lezione-di-cinema/

I libri possono essere acquistati via mail: info@clavilux.it e sono distribuiti in alcune librerie della provincia di Cuneo e Torino.

Questo libro nasce con lo scopo di raccontare esperienze vissute attraverso un’attività scolastica un po’ particolare. Il progetto, rivolto a due classi di scuola media, si è sviluppato nell’arco di tre anni, coinvolgendo gli studenti dal primo al terzo anno in una serie di dialoghi filosofici. L’esperienza è stata particolarmente significativa, forse unica nel suo genere e così abbiamo ritenuto che valesse la pena raccontarla e condividerla. Non c’è l’intento da parte nostra di fornire a chi legge rigide regole per diventare validi docenti, ma vorremmo offrire spunti di riflessione nati da una bella storia ambientata a scuola, scaturita dai pensieri e dalle parole dei ragazzi. Da una parte il lettore potrà essere stupito per alcune frasi pronunciate dai ragazzi, dall’altra potrà essere indotto a riflettere su quanto adulti e “piccoli” siano accomunati dalle medesime domande filosofiche.

http://www.clavilux.it/il-senso-nelle-parole/
   
Una guida per entrare nel vivo del linguaggio del cinema, destinata agli appassionati della settima arte, desiderosi di accostarsi ai film in maniera critica e smaliziata. Ma anche un prezioso strumento per tutti gli insegnanti che vogliono servirsi del cinema nella pratica didattica. Ogni capitolo presenta una prima parte teorico-espositiva ed una seconda parte pratico-applicativa intitolata “Laboratorio di cinema”.
Il risultato non vorrebbe essere quello di inaridire il cinema perché lo si è trasformato in una materia scolastica da studiare, analizzare, vivisezionare (è un rischio, questo, che si potrebbe correre). L’obiettivo ultimo sarà invece di trasformare i ragazzi in fruitori critici del linguaggio delle immagini, in spettatori non passivi e bulimici, ma intelligenti e consapevoli, senza per questo perdere il piacere della visione.

http://www.clavilux.it/ore-9-lezione-di-cinema/
  Comunicazioni:
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l'intervista
I Caffè Culturali:
"Chi è Chiara Saccheggiani?".
Chiara Saccheggiani:
"Mi considero una persona fortunata perchè faccio un lavoro che mi appassiona e che mi ha permesso di coltivare i miei vari interessi. Fare l'insegnante ti consente prima di tutto di lavorare su te stessa, di cambiare, mentre lavori sul materiale umano che sono i ragazzi, che a loro volta ti stimolano a fare sempre meglio il tuo lavoro, ti costringono a cambiare, a migliorare continuamente il tuo modo di insegnare, a cercare nuove strade per arrivare a loro. L'esperienza dei dialoghi filosofici, che racconto ne Il senso nelle parole, rappresenta il tentativo più recente di sperimentare strade nuove nell'ambito della didattica".
I Caffè Culturali:
"Cosa sono le parole per Chiara Saccheggiani?".
Chiara Saccheggiani:
"Le parole sono importanti diceva Nanni Moretti nel film Palombella rossa (mi pare). Sottoscrivo in pieno questa affermazione. È anche per questo motivo che mi piace fare l'insegnante di Italiano, mi piace accompagnare i ragazzi nella scoperta della nostra meravigliosa lingua, in cui ogni vocabolo ha una storia, nasconde più di un significato. L'esperienza dei dialoghi filosofici con i ragazzi ha significato anche questo: portarli a scoprire i significati che diamo alle parole, portarli a scegliere le parole giuste per esprimere un'idea complessa, un concetto, un'emozione. Nello stesso tempo, è attraverso le parole che diamo significato alla nostra vita, alle nostre esperienze, a quello che ci accade. Da queste riflessioni è scaturito il titolo che abbiamo voluto dare al libro: "Il senso nelle parole"
I Caffè Culturali:
"Potrebbe descriverci la sperimentazione dei dialoghi filosofici?".
Chiara Saccheggiani:
"La pratica dei dialoghi filosofici consiste fondamentalmente nel far sedere i ragazzi in cerchio. L'insegnante si siede nel cerchio e dà la parola ai ragazzi che la chiedono per alzata di mano. Ci sono alcune regole da rispettare: si rispetta il proprio turno di parola, si ascolta un compagno che sta parlando, non si formulano giudizi su quanto si sta dicendo, ma ciascuno, semplicemente cerca di esprimere la propria idea sull'argomento. Il dialogo nasce da una domanda filosofica che è stata concordata con i ragazzi. Per arrivare a scegliere questa domanda negli anni ho sperimentato diversi metodi: partire dalle domande spontanee dei ragazzi sorte durante una lezione, formulare una o più domande filosofiche in seguito alla visione di un film, o collegarsi alla poetica degli autori della letteratura. Il dialogo (che dura circa 40 minuti) viene registrato, trascritto e mandato ai ragazzi via mail".
I Caffè Culturali:
"Perché il dialogo viene trascritto ed inviato agli studenti? ".
Chiara Saccheggiani:
"Il fatto di trascrivere i dialoghi (lavoro e lungo e faticoso) è importante per diversi motivi. Il primo fra questi è dato dalla possibilità di poter ritornare sul dialogo, su quanto si è detto ed avere così il tempo di riflettere maggiormente sulle idee che sono state espresse. Si fissa, si mette sulla carta un qualcosa che ha un valore: si tratta delle nostre idee, della nostra visione della vita, del nostro sentire. Poter rileggere un dialogo è importante per ricordare meglio, fare memoria di quanto è stato detto. Per l'insegnante è utile per una serie di motivi: prima di tutto è più facile valutare la qualità di un dialogo, tenendo presente alcuni parametri, come ad esempio, la capacità con la quale i ragazzi hanno saputo sviscerare l'argomento, la coerenza alla domanda che ci si è posti, il fatto che si è arrivati a conclusioni originali e inaspettate, il fatto che i ragazzi abbiano dialogato bene tra loro con una percentuale minima di interventi dell'insegnante.
Inoltre il dialogo scritto mi ha dato la possibilità di insegnare ai ragazzi la stesura del testo argomentativo che sviluppavano tenendo sotto gli occhi la trascrizione del dialogo. Si tratta di un tipo di testo molto complesso che si propone in terza. Il dialogo filosofico, da questo punto di vista, è un ottimo esercizio preparatorio.
Il fatto poi di mandare il dialogo a casa, via mail, permette che il dialogo venga letto anche dai genitori che lo desiderano. Spesso è un bel modo di rendere i genitori partecipi di ciò che si fa a scuola e spesso scoprono un aspetto nuovo del loro figlio, che non conoscevano da quel punto di vista, non pensavano che il figlio fosse in grado di esprimere concetti così profondi su argomenti così complessi. Eppure questa cosa capita semplicemente perché ai ragazzi viene data la possibilità di dialogare, di sentirsi persone mature, consapevoli e responsabili delle proprie affermazioni".
I Caffè Culturali:
"Torniamo alle parole: cosa ha evidenziato questa sperimentazione nella modalità espressiva dei partecipanti all'attività? Come è stato accolto questo impegno prima, durante ed al termine dello stesso".
Chiara Saccheggiani:
"Quello che ho potuto notare, in questa esperienza triennale, è stato, innanzitutto, il progressivo miglioramento delle capacità espressive dei ragazzi. In molti dialoghi infatti, si sforzavano di trovare le parole giuste per definire un concetto che avevano chiaro in mente, ma che risultava difficile spiegare ai compagni. Questo comportava inevitabilmente una loro riflessione sul linguaggio, sul nostro modo di esprimere certi concetti, sull'uso del linguaggio figurato che spesso usiamo senza esserne consapevoli. Io stessa penso di aver capito in maniera più profonda il significato dell'obiettivo didattico: Riflessione sulla lingua.
Un'altra cosa che ho notato è stata la capacità di costruire spontaneamente percorsi interdisciplinari: i ragazzi mettevano in gioco le loro conoscenze, ma in maniera critica e personale: non era un ripetere quanto si è studiato in storia, per esempio, ma un esprimere un'opinione personale sulla base delle conoscenze apprese in storia.
Questa attività entusiasma i ragazzi, principalmente perchè ciascuno di loro si sente valorizzato ed apprezzato (prima di tutto dai compagni e poi anche dall'insegnante) per ciò che ha da dire, per ciò che è. Si tratta di un mettersi a nudo davanti agli altri che però non ti giudicano, non ti fanno sentire sbagliato (sentimento con il quale i preadolescenti convivono costantemente), ma ti accolgono per quello che sei. Quando i ragazzi fanno questa esperienza, si sentono bene nel gruppo, si conoscono anche in maniera più approfondita, si sentono grandi: i loro interventi vengono presi in considerazione al pari di quelli di un adulto.
Infine sperimentano un approccio, quello dialogico, che non è la discussione accesa, non è la zuffa televisiva (alla quale purtroppo sono abituati), ma è lo scambio civile di opinioni, l'arricchimento che scaturisce dall'apertura all'altro che, in quanto diverso da me, è portatore di una ricchezza che, attraverso il dialogo, mi dispongo ad accogliere".
I Caffè Culturali:
"Come è stata accolta dai genitori questa iniziativa?".
Chiara Saccheggiani:
"Direi bene, anche perché i ragazzi, a casa, parlavano con entusiasmo dell'attività. Qualche genitore poi leggeva i dialoghi e si rendeva conto della valenza educativa dell'iniziativa. Alcuni genitori, quando venivano a scuola per i colloqui, mi dicevano che, attraverso i dialoghi, vedevano il figlio sotto un'altra ottica, scoprivano di lui cose che non conoscevano. Qualche genitore mi ha confessato che anche a lui sarebbe piaciuto prendere parte a un dialogo filosofico! In effetti, so che questa pratica si sta diffondendo molto in diversi contesti educativi, coinvolgendo anche gruppi di adulti".
I Caffè Culturali:
"Quale significato e quale ruolo ha assunto per gli studenti il termine filosofia a valle di questa esperienza? ".
Chiara Saccheggiani:
"Io credo che abbiano riscoperto il significato originario del termine: amore per il sapere. Laddove il sapere è inteso come saggezza, come saper vivere, come capacità di fare delle scelte, di dare un senso e una direzione alla propria vita. L'esperienza dei dialoghi li ha avvicinati a tutto questo, li ha spesso portati a riflettere sulle proprie scelte, sui propri comportamenti, alla ricerca di una propria verità. Dunque non è la filosofia insegnata nei licei, in cui si studia la concezione della verità, la visione del mondo dei grandi pensatori del passato. Tra l'altro i ragazzi della scuola media non sanno proprio che cosa sia questa disciplina, che solo alcuni di loro studieranno alle scuole superiori. Attraverso i nostri dialoghi, invece, i ragazzi hanno sperimentato il metodo socratico: il grande filosofo portava ciascun allievo a trovare una propria verità, una propria visione del mondo che bisognava essere in grado di difendere, di argomentare, di dimostrare, di giustificare.
Quindi ciascuno di noi, in quest'ottica, può diventare un filosofo, anche se non ha mai studiato filosofia".
I Caffè Culturali:
"Ha potuto confrontare questa sua esperienza con altri colleghi della scuola secondaria di primo e di secondo grado, nonché dell'ambito universitario? Cosa ne è emerso? ".
Chiara Saccheggiani:
"Il confronto c'è stato soprattutto con le insegnanti della scuola primaria e dell'infanzia, dal momento che il mio Istituto Comprensivo fa parte di una rete di scuole in cui altri insegnanti sperimentano la pratica dei dialoghi filosofici. È emerso il fatto che si tratta di un'esperienza entusiasmante che arricchisce molto sia gli allievi che gli insegnanti, soprattutto dal punto di vista del rapporto educativo. È chiaro che dialogare con i bambini della scuola dell'infanzia è una cosa molto diversa rispetto a un dialogo che avviene nella scuola secondaria, ma non cambia la grande valenza educativa dell'attività. Quest'anno, poi, il progetto dei dialoghi filosofici è stato finanziato dalla Cassa di Risparmio di Cuneo. Il progetto si svilupperà nell'arco di un triennio, vedrà coinvolti 10 istituti della provincia di Cuneo i cui insegnanti verranno, in un primo tempo, formati sulla pratica dei dialoghi filosofici. In un secondo momento seguiranno dei corsi con degli esperti delle discipline che potranno offrire loro degli spunti per agganciare la pratica dei dialoghi filosofici alla disciplina insegnata. Questi formatori provengono dall'ambito universitario. Quindi un altro aspetto interessante di questa attività è proprio quello di collegare tra loro non solo i diversi ambiti disciplinari, ma i diversi ordini di scuole. Ogni insegnante è portato a riflettere sui nuclei fondanti la propria disciplina, nel tentativo di rendere il proprio insegnamento più efficace ed incisivo".
I Caffè Culturali:
"L'istituzione ministeriale come ha accolto tale sperimentazione e come ha contribuito al progetto? ".
Chiara Saccheggiani:
"Sinceramente non saprei dire se l'istituzione ministeriale sia a conoscenza di tale sperimentazione e, di conseguenza, come l'abbia accolta. Il progetto è stato finanziato da un ente privato (la Fondazione della Cassa di risparmio di Cuneo). Da diversi anni ormai, le scuole non ricevono più alcun finanziamento ministeriale per l'attuazione di progetti, quindi quelli che vengono realizzati si attuano soprattutto grazie alla buona volontà degli insegnanti, che non aspettano i finanziamenti dal ministero o da qualche altro ente per realizzare ciò in cui credono. Io stessa non avrei mai messo in atto questa sperimentazione, cinque anni fa, se avessi aspettato di avere un benché minimo compenso. Eppure ho partecipato a corsi di formazione, a numerose riunioni della rete per il coordinamento dell'attività tra i vari ordini di scuole, quando da diversi anni ormai l'aggiornamento degli insegnanti non è più incentivato. Quest'anno, grazie alla Fondazione, il progetto può essere esteso a più insegnanti che avranno così un incentivo per la loro formazione, che testimonia una volontà di rinnovarsi nella pratica didattica".
I Caffè Culturali:
"Quale futuro per i dialoghi filosofici e per Chiara Saccheggiani, insegnante ed autrice? ".
Chiara Saccheggiani:
"Beh, io mi auguro che la pratica dei dialoghi filosofici si diffonda in ogni ordine di scuola, specialmente nella scuola secondaria di secondo grado dove, per quanto ne so, è ancora poco conosciuta.
Come insegnante, spero di riuscire a migliorarmi sempre, rinnovando e rivedendo continuamente il mio modo di lavorare, per riuscire a raggiungere in maniera diretta ed efficace i ragazzi, intercettando la loro lunghezza d'onda.
Come autrice, ho in mente un altro libro, scritto insieme ad altri colleghi che, come me, sperimentano i dialoghi: raccontare come, all'interno delle diverse discipline, sia possibile gettare dei semi, offrire degli spunti, stimolare i ragazzi, per portarli all'esperienza dei dialoghi. Al momento questa mi sembra la maniera più efficace per intrecciare le conoscenze acquisite con la loro rielaborazione critica e personale. Credo che il compito principale della scuola, oggi più che mai, sia quello di formare delle teste pensanti".
    

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Informazioni su questa pagina
titolo:"Tavolino riservato a Chiara Saccheggiani"
autore: INFOGESTIONE dli
data di pubblicazione:
28.10.2015
ultimo aggiornamento
23.11.2015
codice di riferimento:
IICA1510280900MANA3

 
     
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