Tavolino riservato a Mario Scotto
l'ospite


Mario Scotto


autore
partecipante a
"La valle
dei libri
"
9 - 10
agosto 2014
Saint Vincent
(AO)

Nome:

Mario

Cognome:

Scotto

Nazionalità:

Italiana

Data di nascita: 24 agosto 1951

Interessi:

Autobiografia di Paracelso. “Autobiografia” perché pur esistendo innumerevoli biografie di questo grande uomo, dopo averne lette molte mi sono chiesto: quale sarebbe stata la “sua” autobiografia?.

Note biografiche:

Mario Scotto, pur lavorando per anni come responsabile vendita in alcune multinazionali di sistemi di strumentazione industriale, continuava ad alimentare il lato fantastico della sua vita, scrivendo recensioni di film tratti da romanzi gotici e dell’orrore, pubblicati da riviste specializzate. L’incontro con un’altra magia, il tango argentino, e i suoi viaggi in Provenza per insegnarlo gli hanno dato spunti per racconti che sono stati pubblicati in Francia e hanno ottenuto in Italia importanti riconoscimenti in diversi e qualificati concorsi letterari. Riunendo questi racconti, ne è uscito il primo romanzo (Le correnti del tempo), mentre la passione per la vita di Paracelso gli ha dato ispirazione per il secondo, “Verranno nella notte”, edito da Liberfaber.
In questi giorni ha terminato un nuovo romanzo sul ritrovamento, realmente avvenuto, sul fondo del lago “Baikal”, di lingotti d’oro zaristi. Spostandosi avanti e indietro nel corso del tempo, il racconto ci riporta personaggi che hanno fatto la Storia e altri, meno conosciuti ma altrettanto importanti, che hanno lottato e si sono amati sullo sfondo della rivoluzione civile russa.
L'Ospite sul web: Il sito web:
http://www.domee.com/marioscotto13
"E mail": marioscotto@live.it

Reperibilità dei lavori:


"Verranno nella notte.
Un'autobiografia di Paracelso".

Medico geniale, filosofo e alchimista, dissacratore e scapigliato, combatté contro le autorità mediche, religiose e politiche del suo tempo e per questo, mai uomo ebbe tanti nemici e fu tanto criticato. Nello stesso tempo, mai uomo ebbe tanti seguaci e fu tanto ammirato. Nessuno meglio di lui - Philippus Aureolus Theophrast Bombast von Hohenheim, conosciuto come Paracelso - incarnò la figura dello scienziato rivoluzionario. Ancora oggi, rimane una delle figure più sfuggenti e misteriose della storia del pensiero occidentale. Studiò, operò e viaggiò in quasi tutto il mondo allora conosciuto, negli anni più irrequieti del Rinascimento, muovendosi tra i roghi dell’Inquisizione in piena attività, e i primi bagliori della rivoluzione scientifica. Fu chiamato “Lutero della medicina”, ma scoprì la differenza tra vene e arterie, intuì che il fegato filtra il sangue e inventò la iatrochimica, ossia la distillazione dei minerali per estrarre le sostanze utili alla preparazione dei medicamenti. All’inseguimento di una medicina universale, che si giovasse del sapere d’ogni ramo delle conoscenze umane, visitò maghe e sciamani, cabbalisti e matematici, cerusici e negromanti.
Quale sarebbe stata la sua autobiografia, se ne avesse scritta una? Studiare la magia, la psicologia e mettere le basi di quella che sarà la futura psichiatria, perché nulla resti intentato, nella cura di un malato. E ancora e sempre l’alchimia, come unica via per l’elevazione spirituale. Forse ci avrebbe finalmente rivelato se possedeva il segreto della Pietra Filosofale e della sua rinuncia all’Elisir di vita eterna, forse.
In quest’immaginifica autobiografia, moltissimo è documentato, alcune parti sono ricavate da quanto vi è di leggendario nella sua vita, ma tutto è trattato con la passione che può ispirare un uomo che ha vissuto, più d’ogni altro, ai confini della realtà. Il volume è disponibile presso LiberFaber in edizione a stampa e in e-book.

Il volume è disponibile presso LiberFaber in edizione a stampa e in e-book.
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l'intervista
I Caffè Culturali:
"Chi è Mario Scotto?".
Mario Scotto:
"Se si volesse sintetizzare la risposta alla domanda si potrebbe dire: è un curioso della vita. Che si tratti del perché una conchiglia di mare debba essere così bella, o del motivo per cui le mura di CUZCO sembrano levigate e assemblate per mezzo di potentissimi acidi e non, come asseriscono gli archeologi conservatori, con martello e scalpello, tutto ciò che ci circonda lo incuriosisce e lo spinge a scriverne. Ecco perchè praticando e insegnando il tango argentino , non soddisfatto di quanto leggeva sulla passione legata a quel ballo, ha voluto scriverne lui stesso approfondendo, per quanto sia possibile, la ricerca sulle sensazioni che si provano ballandolo. Da ciò è nato il romanzo LE CORRENTI DEL TEMPO pubblicato in e book su Amazon. Curiosità e passione quindi, le stesse che lo hanno spinto a chiedersi perché tra gli eroi del nostro Risorgimento non si è mai scritto molto su Anita. Dalle sue ricerche è nato Gazzella scura , un racconto che ha vinto molti concorsi letterari".
I Caffè Culturali:
"Quale relazione intravede tra danza e scrittura?".
Mario Scotto:
"Impegno,costanza, ricerca della forma migliore. Ecco cosa le accomuna. Scrivere è impegno nell'approfondimento dei temi, costanza nell'esercizio di scrittura e coraggio infinito, nel tagliare le fronde inutili, per trovare la parola che meglio esprima un'emozione, un sentimento. Nel tango argentino l'impegno sta nel provare e riprovare ogni movimento, ogni figura, senza accontentarti della spettacolarità; ciò che devi trasmettere è passione, non solo tecnica. Finchè qualcosa ti dice che stai rasentando la perfezione, per quanto sta nelle tue forze. Il movimento concepito nella mente si dispiega nello spazio , all'esterno si percepisce una profonda armonia, ma solo i due ballerini provano la meravigliosa sensazione di muoversi come un corpo solo, come se la struttura di uno fosse stata realizzata sul progetto dell'altra. Nella continua e apparente improvvisazione, ci sono ore di studio, di autocritica, unica via per realizzare un sogno: costruire la bellezza o almeno, tentare di farlo".
I Caffè Culturali:
"Tutto ciò come si è concretizzato nel suo ultimo lavoro letterario?".
Mario Scotto:
"Certamente. Il commissario Ingravato, il mio ultimo romanzo, all’apparenza potrebbe sembrare una raccolta di memorie scritta da un funzionario di polizia romano, allo stesso tempo promosso e relegato, a causa di una sua indagine troppo minuziosa, in uno sperduto paesello della provincia cuneese. Nel procedere, pagina dopo pagina, tra le improbabili denunce che i cittadini di quella che è comunemente chiamata Provincia Granda, presentano al commissario, non è facile scoprire quanto lavoro di limatura c’è dietro ad ogni dialogo, ogni battuta. Frutto degli articoli sui giornali locali, o dei racconti carpiti qua e là, nei luoghi in cui la gente si ritrova, potevano facilmente portare, per il loro contenuto, a largheggiare, a enfatizzare la comicità delle situazioni. È stato durante il paziente lavoro di rifinitura, e di dolorosa rimozione di quanto non fosse strettamente necessario, che ho scoperto la verità. Accentuare una battuta, caricare un dialogo era perfettamente inutile perché era la situazione stessa, nella sua semplicità, a essere estremamente comica. Che si tratti di una denuncia per induzione di capre all’accoppiamento fuori stagione, dell’istigazione di gatti a uccidere un pappagallo, oppure dell’interdizione di un congiunto dedito alla frequentazione di prostitute, i personaggi che si avvicendano di fronte al commissario Ingravato hanno come tratto comune, la più completa incapacità di leggere, nelle proprie parole e nei propri gesti, il seme della follia. È stato sufficiente lasciarli parlare liberamente; è risaputo che la realtà supera di varie lunghezze la fantasia. Come ha detto un grande scrittore, la zona tra il plausibile e il reale è talmente vasta, che ci si può attingere a piene mani senza essere tacciati di falsità".
I Caffè Culturali:
"Torniamo a Paracelso: perché proprio lui?".
Mario Scotto:
"Certi incontri sono scritti nel destino. Per un certo periodo, sia che leggessi di astrologia, alchimia, oli essenziali, distillazione degli spiriti, medicina naturale, medicina psicosomatica, trovavo sempre il suo nome. Mi è venuta quindi la curiosità di saperne di più, di quanto riportano i libri di storia; così ho scoperto non solo il grande medico incredibilmente moderno Paracelso, ma l’uomo Teofrasto, Filippo, Aureolo, come voleva chiamarlo sua madre, morta appena dopo la sua nascita. Alto un metro e mezzo, gracile, con una testa sproporzionata e molto probabilmente evirato, riuscì a farsi conoscere nelle più importanti università d’Europa, soltanto grazie alla passione che lo animava. Da subito ebbe l’intuizione del potere terapeutico della Natura, di una medicina che integrasse la natura dell’uomo con l’universo. Scriveva che tutti gli esseri animati e non, hanno un’anima, persino le pietre, gli astri e i vegetali e persino le creature costrette a un’esistenza nell’ombra, a causa del non essere karmicamente illuminati dall’intelligenza. Tutte interagiscono con il Prana, o Archeo, la potenza sostentatrice, il conservatore del corpo, il medico interiore di ogni uomo. Per questa ragione cercò di immedesimarsi nella malattia, conoscerla e far sì che l’Archeo, collaborasse con lui alla guarigione del malato. Tra l’altro, nelle sue 20.000 pagine (metà delle quali non ancora pubblicate), ebbe il coraggio di scrivere che le migliori guarigioni avvengono naturalmente. Cosa c’è di più moderno, considerando che operò nel ‘500 e come non paragonarlo ad altri precursori, come il professor Di Bella ad esempio, osteggiati, vituperati e troppo tardi riconosciuto?
In poche parole questo piccolo grande uomo, che viaggiò in tutta l’Europa, spesso da solo e tra grandi pericoli, e il cui nome compare in più di ottocento titoli di libri, in me ha suscitato, oltre all’ammirazione, una grande tenerezza. Gli alchimisti del tempo cercavano la pietra filosofale per arricchirsi, Paracelso la cercava per applicarla nella cura dei malati".
I Caffè Culturali:
"Cos'è il destino per Mario Scotto? Perché leggere di astrologia e di alchimia nel XXI secolo? Cosa la scienza moderna non offre all'uomo?".
Mario Scotto:
"Qualcuno ha scritto che il destino di un uomo, non è altro che il suo carattere; ciò che è, lo porterà a prendere una decisione, anziché un’altra. Per me c’è qualcosa in più. Il nostro carattere viene arricchito dalle nostre letture e, naturalmente dalle nostre esperienze. L’incontro con Paracelso arriva, per me, da molto lontano, da quando scrivevo racconti di fantascienza. Mi sono sempre chiesto se alcuni personaggi, che sembrano essere alieni al nostro mondo per le loro immense conoscenze artistiche o scientifiche, non fossero caduti nella loro epoca da un universo parallelo (più avanzato) oppure da un altro sistema stellare. Leonardo, Mozart e lo stesso Paracelso, sembrano alla continua ricerca del modo per far comprendere ai poveri contemporanei, il loro linguaggio.
Perché leggere di astrologia e alchimia? Citerò un brano di Jung: l'alchimia non è solo la madre della chimica, ma anche l’anticipazione dell'odierna psicologia dell'inconscio. L'alchimista soleva scegliere attentamente gli elementi sulla base di uno schema organizzato in termini di opposti. Questo perché l'attrazione tra gli opposti (il maschile e il femminile ne erano forse la coppia fondamentale) avrebbe portato alla loro unione e in ultima istanza alla produzione di una nuova sostanza. Se gli alchimisti fossero partiti, nelle loro esperienze, da principi migliori, sarebbero probabilmente arrivati a dei risultati prodigiosi. Paracelso ci appare dunque come un pioniere non solo nel campo della medicina chimica, ma anche in quello della psicologia empirica e della terapia psicologica. Per quanto riguarda l'astrologia poi, senza di essa non ci sarebbe l'astronomia.
La scienza moderna e in particolare la farmacopea, è troppo interessata al profitto, per essere semplicemente al servizio dell'uomo. Ho già citato Di Bella, ma ogni giorno si scopre, che medicamenti costosissimi sembrano studiati e realizzati, non per debellare la malattia, ma quasi per prolungarla, in modo che costituisca una fonte di guadagno continuo.
Che differenza con gli Arcana di Paracelso!".
I Caffè Culturali:
"Come giudicherebbe Paracelso il nostro modo di vivere, il nostro livello tecnologico, il rapporto con il nostro pianeta e tra i componenti del genere umano?".
Mario Scotto:
"Se Paracelso rivivesse oggi e scoprisse che molte delle strade che aveva intrapreso erano giuste, avrebbe finalmente la gratificazione che i suoi contemporanei raramente gli hanno concesso. La pulizia degli ospedali, delle puerpere, l’intuizione di una guarigione ottenuta attraverso l’equilibrio corpo-mente, della chimica al servizio della farmacopea, lui le aveva intraviste e messe in atto pur tra mille difficoltà. Se potesse vedere attraverso un microscopio, il mondo infinitesimo, il micro universo che aveva soltanto immaginato, oppure in un telescopio il macro universo che aveva intuito, non farebbe altro, non sospenderebbe nemmeno per dormire nelle quattro ore che si concedeva. E che dire della fecondazione artificiale, della clonazione delle cellule? Che cos’erano in realtà gli Homunculus, esseri mitici creati dagli alchimisti - non attraverso la magia praghese del Golem - ma dai risultati della fermentazione, se non un tentativo per ricreare la materia vivente? Come potrebbe credere che gli stessi individui che hanno reso possibile i viaggi sulla luna, le sonde su Marte e sui pianeti più lontani, siano gli stessi delle armi di distruzione di massa? Tecnologia e scienza porteranno il benessere all’umanità, si creeranno società perfette in cui scienziati, filosofi, artisti e governanti progetteranno l’utopia. Questo sognava Ruggero Bacone e di questo scriveva, infiammando la fantasia di Paracelso e degli uomini come lui, alchimisti, esploratori dell’occulto, viaggiatori nell’arcano.
Come potrebbe credere che negli stessi laboratori in cui sono stati scoperti e realizzati gli antibiotici, che lui considererebbe gli Arcana che aveva disperatamente cercato, sono gli stessi da cui sono usciti i virus delle armi chimiche e batteriologiche?
Quasi sicuramente penserebbe a un mondo popolato da una specie dannosa a se stessa e al pianeta, completamente alienata. Che ha perso gran parte dei valori (per cui nella sua epoca si lottava) e vive combattuta tra la paura e l’insoddisfazione".
I Caffè Culturali:
"Quale opinione il pubblico esprime su Paracelso? Come è stato accolto il suo lavoro?".
Mario Scotto:
"Il pubblico dapprima rimane un poco interdetto; non molti conoscono Paracelso, a causa della massiccia e inarrestabile perdita di cultura del nostro Paese. Poi, man mano che si addentrano nella presentazione, o nella lettura, restano sempre più presi da quella figura così affascinante. Questo, a un finto illetterato come me, non può che far piacere".
I Caffè Culturali:
"Cosa significa il titolo del suo lavoro: Verranno nella notte?".
Mario Scotto:
"Il titolo Verranno nella notte deriva direttamente dalle prime righe del romanzo stesso. Si riferisce al fatto che Paracelso, che scrive in prima persona, questa volta non fuggirà, come è stato costretto a fare in molte occasioni. Attenderà i suoi probabili sicari , che verranno nella notte per ucciderlo. La fine di Paracelso infatti, è un giallo storico, a cui io ho tentato di dare una spiegazione. Non legandosi a nessuna consorteria e non volendo rivelare i presunti segreti sul procedimento di produzione dell'Opera Omnia, la così detta Pietra Filosofale, si era fatto molti nemici. In realtà Paracelso fu trovato, nell'Osteria del Cavallo Bianco, dove alloggiava, riverso accanto ad un camino. Aveva il cranio sfondato".
    

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Informazioni su questa pagina
titolo:"Tavolino riservato a Mario Scotto"
autore: INFOGESTIONE dli
data di pubblicazione: 02.07.2014
ultimo aggiornamento:
03.09.2014
codice di riferimento:
I140702.1639.DLI.AP.man

 
     
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