Tavolino riservato a Mauro Travasso
l'ospite


Mauro Travasso


Nome:

Mauro

Cognome:

Travasso

Nazionalità:

Italiana

Data di nascita: 23 marzo 1981

Interessi:

"Amo scrivere, leggere e tessere trame fra diverse arti e discipline. Adoro viaggiare, fare sport e rifugiarmi nella natura".

Note biografiche:

Scrittore del romanzo “Transizione forzata” pubblicato dalla casa editrice Europa Edizioni, giornalista pubblicista presso il settimanale di Anzio e Nettuno “ilGranchio” e progettista presso l’organizzazione non governativa PRO.DO.C.S.
L'Ospite sul web:

Il sito:
http://www.maurotravasso.it

La pagina Facebook:
https://www.facebook.com/pages/Mauro-Travasso/648685981848559?fref=ts

 

 

"E mail": info@maurotravasso.it

Reperibilità dei lavori:

Informazioni sulle opere di Mauro Travasso sono reperibili presso i seguenti collegamenti:

  Comunicazioni: -
    

l'intervista
I Caffè Culturali:
"Chi è Mauro Travasso?".
Mauro Travasso:
"Sono un uomo innamorato della vita e della scrittura, spesso in viaggio per conoscere culture diverse. Mi immergo nella natura accompagnato dal mio fedele amico a quattro zampe ed entrambi abbiamo una predilezione spassionata per il mare.
Non riesco a farmi scivolare addosso nulla, cerco di vivere intensamente, apprezzando ogni momento, positivo o negativo che sia. Mi piace sperimentare nuove esperienze, imparare ogni giorno, essere dinamico, per cui anche nella quotidianità preferisco muovermi libero da schemi o programmi predefiniti. Sono letteralmente allergico alla staticità e agli spazi chiusi. Credo che nella semplicità della vita sia racchiuso il senso della felicità".
I Caffè Culturali:
"Cos'è la semplicità per Mauro Travasso?".
Mauro Travasso:
"Secondo me, la semplicità è guardare il mondo con occhi ricolmi di curiosità per aprire la mente e crescere passo dopo passo. È condividere il cammino quotidiano, quello di un’avventura che preferisco definire come il viaggio instancabile della vita, che consiste nello scambio di emozioni, pensieri, opinioni con la famiglia, gli amici o anche solo con chi, per caso, percorro brevissimi tragitti.
La semplicità è non farmi affossare dalle situazioni difficoltose, dure, spiacevoli, perché la soluzione è possibile, basta fermarmi qualche secondo a respirare e la trovo dentro di me oppure grazie al supporto delle persone care. Ad esempio, già rievocare il semplice pensiero del respirare profondamente, magari al mare, vedendo un tramonto, mi ricarica di energia.
La semplicità è emozionarsi davanti a un gesto di solidarietà di cui sono testimone o protagonista, appassionarmi alla scrittura e creare nuove storie, godere di un buon libro, una mostra, un teatro, un film, divertirmi in compagnia. È capire che ogni attimo è sempre diverso, non è mai tutto uguale.
Questa semplice prospettiva per me è una condizione naturale, nutre la mia mente e il corpo, mi rende felice".
I Caffè Culturali:
"Le parole di Mauro Travasso sono semplici?".
Mauro Travasso:
"Sì, perché le parole che utilizzo sono dirette. Quando scrivo sono alla continua ricerca del termine più corretto e appropriato a descrivere una determina situazione o stato emotivo per la caratterizzazione dei miei personaggi. Ed è proprio questo l’aspetto che rende le mie parole semplici, vanno dritte al punto senza girarci intorno, evitando inutili ambiguità o confusione nella narrazione".
I Caffè Culturali:
"Come è nato il suo ultimo lavoro Transizione forzata?".
Mauro Travasso:
"Il mio ultimo, nonché primo lavoro, è nato dalla passione per la scrittura e dalla volontà di intraprendere un nuovo viaggio nel mondo della letteratura, di sperimentarmi e mettermi in gioco.
Ho deciso di scrivere un romanzo che narrasse le vicissitudini di un giovane ragazzo alle prese con il fatidico passaggio post adolescenziale in un’epoca, l’attuale, in cui credo si diventi adulti non proprio a diciannove anni, come sancisce anche la tradizione di chi termina gli studi superando gli esami di maturità. Nella società odierna, in base alla mia passata esperienza e a quella dei miei coetanei, ho notato che nella maggior parte dei casi si manifesta la tendenza ad allungare l’adolescenza fino ai primi vent’anni. Poi ovviamente ci sono le eccezioni e per ognuno il percorso è diverso. Inoltre, volevo lanciare un messaggio positivo sull’aspetto del cambiamento personale, sul lavoro e la strada che ogni persona può intraprendere con sé stessa per crescere, migliorarsi e per cercare di trasformare le situazioni che delle volte vengono imposte dagli altri oppure dal contesto dove siamo abituati a vivere, o addirittura dal proprio inconscio".
I Caffè Culturali:
"Come è stato accolto il suo lavoro dal pubblico?".
Mauro Travasso:
"Escludendo le osservazioni delle persone a me vicine e che fondamentalmente mi conoscono, in base ai messaggi che ho ricevuto da parte di chi lo ha letto, il lavoro è stato ben accolto.
È piaciuto il mio modo di scrivere diretto e scorrevole, il linguaggio che esprime le emozioni dei personaggi, la maniera in cui ho affrontato gli argomenti più delicati, l’aspetto del teatro, la ricerca di cambiamento del protagonista e della sua trasformazione.
È stata apprezzata infine la narrazione vicina sia ai giovani che ai non più giovani perché, come mi hanno segnalato, induce a riflettere".
I Caffè Culturali:
"A proposito di teatro: qual è il suo ruolo in relazione all'opera?".
Mauro Travasso:
"È un’esperienza fondamentale per il percorso di transizione del protagonista, Nico. Di conseguenza gioca un ruolo che definirei risolutivo per l’accompagnamento e il consolidamento delle nuove consapevolezze che Nico sviluppa. A teatro si emoziona, scopre una realtà fatta da persone diverse e con interessi differenti, ma che in un modo o nell’altro possono stare bene insieme, ognuno conservando la propria peculiarità.
Tanto che nei giorni scanditi tra prove e uscite con la compagnia, Nico si lega particolarmente a Massimo, un uomo sulla quarantina, affine a lui, in cui rivede se stesso fra vent’anni e per cui prova allo stesso tempo sentimenti contrastanti che oscillano tra l’ammirazione e la pietà, l’affetto e il fastidio, la rabbia".
I Caffè Culturali:
"Come fosse una trasposizione nel reale della vicenda, che lei ha raccontato, ha utilizzato il teatro nella promozione del libro: ci può raccontarne i motivi e come si è sviluppata questa contaminazione?".
Mauro Travasso:
"L'idea nasce sia dalla convinzione che nella maggior parte dei casi le contaminazioni producano risultati molto stimolanti sia dalla volontà personale di proporre una presentazione del libro che includesse una sperimentazione artistica. Io sono un’amante dell’arte in generale e anche per la creazione del sito legato al libro ho deciso di attivare degli spazi dedicati alla condivisone di eventi culturali e opere artistiche di vario genere.
L’aspetto del teatro, inoltre, è rilevante nel romanzo, quindi non ho fatto altro che cogliere la palla al balzo, portandolo in scena grazie all’omonima Compagnia della Transizione. Ho avuto la fortuna di poter contare sull’appoggio e la professionalità di due cari amici, uno musicista, Luca Bernoni, e l’altra pittrice, Marida Pontesilli. Nel corso delle prime prove abbiamo studiato quale impostazione dare allo spettacolo e come cadenzare i ritmi tra commento, recitazione, musica e pittura.
Per cui io mi occupo di commentare e recitare le parti più salienti del libro, sono accompagnato alle percussioni da Luca che suona strumenti come il cajon, l’ocean drum, il dholak e la kalimba a seconda del brano e dell’intonazione. Nel frattempo Marida dipinge seguendo le parole e la musica, intersecando sulla tela colori e forme".
I Caffè Culturali:
"Come si configura questa rappresentazione, cosa ne viene originato?".
Mauro Travasso:
"È una rappresentazione che definirei molto caratteristica. In breve sono riuscito a scovare un amplificatore degli anni ’80 al quale si possono collegare non più di due microfoni. Ci disponiamo orizzontalmente di fronte al pubblico. Ci sono io che recito, in piedi davanti a un leggio con il primo microfono. Nel mezzo il musicista Luca con il secondo microfono, seduto su uno dei suoi strumenti, per la precisione il cajon, che alterna le percussioni da suonare in base ai pezzi da accompagnare. Dall’altro lato Marida che dipinge la tela su un cavalletto mobile e ha un tavolino per poggiare colori e pennelli.
L’effetto originato lo leggo sui volti degli spettatori che rimangono piacevolmente colpiti e seguono con interesse la narrazione degli stralci delle vicende del protagonista, Nico. Nei momenti più veloci, cadenzati, scanditi da ritmi accelerati, è bello vedere le loro reazioni, alcune fronti si corrugano, indicando preoccupazione per quello che sta accadendo, mentre altri assumono espressioni serie e attente, si concentrano sull’alternarsi delle brevi storie recitate.
A fine spettacolo, i commenti sono positivi e qualcuno ci ha anche dato buoni suggerimenti, come l’inserimento di passi di danza o l’aggiunta di ulteriori parti del romanzo alla presentazione".
I Caffè Culturali:
"Dal punto di vista figurativo, cosa viene prodotto dall'arte di Marida e, per quanto riguarda l'aspetto musicale, cosa da quella di Luca?".
Mauro Travasso:
"Da parte di entrambi ogni volta viene prodotto un effetto diverso, anche se impercettibile, perché ogni presentazione, per quanto si segua lo stesso copione, è influenzata dai nostri stati d’animo e dal luogo dove ci troviamo. Persino durante le prove abbiamo notato questo aspetto.
Dall’arte di Marida, in particolare, vengono generati dipinti colorati e linee sinuose, pur conservando la base delle tele composta da una visione astratta e variopinta della realtà che portiamo in scena.
Luca crea il ritmo, cadenza la recitazione e la pittura, con musiche originali e inedite. Nei momenti più concitati trasmette il senso della dinamicità, della passione della narrazione, in quelli maggiormente riflessivi accompagna il pubblico nel viaggio introspettivo con sonorità più pacate e serene".
I Caffè Culturali:
"Cosa le ha lasciato la stesura di Transizione forzata? Tornando alle parole, quale termine potrebbe identificare questa esperienza?".
Mauro Travasso:
"Mi ha lasciato tanto, sono cresciuto sia a livello professionale sia personale. È stato un processo per certi versi di transizione che ho vissuto insieme al protagonista mentre scrivevo di lui applicato ad altri aspetti della mia vita. Questo cammino unito alla ricerca e all’analisi per la caratterizzazione dei personaggi mi ha portato a riflettere anche su me stesso in maniera delle volte inconsapevole, solo dopo un po’ di tempo dal completamento del romanzo me ne sono reso realmente conto e ho metabolizzato il tutto. È stato un processo di autoapprendimento e autoconsapevolezza estremamente forte.
Ho sofferto e gioito insieme ai personaggi per cercare di narrarne le vicissitudini da me create, sebbene in alcune circostanze mi abbiano influenzato, come se avessero ormai una vita propria. Ho sperimentato che non è lo scrittore a decidere sempre ogni cosa, delle volte per fini e motivi caratteriali va descritta una determinata reazione o stato d’animo seppur non la si condivide.
Il termine più appropriato per identificare questa esperienza è sicuramente evoluzione”.
I Caffè Culturali:
"Quale futuro per Mauro Travasso, autore?".
Mauro Travasso:
"Sicuramente continuare a scrivere, creare nuove storie e trasmettere spunti di riflessione, cercando di crescere come autore giorno dopo giorno".

      
                                             La risposta tra qualche giorno in questo spazio.

    

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Informazioni su questa pagina
titolo:"Tavolino riservato a Mauro Travasso"
autore: INFOGESTIONE dli
data di pubblicazione:
12.02.2015
ultimo aggiornamento:
21.04.2015
codice di riferimento:
IICA1502121940MAN

 
     
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