Tavolino riservato a Sibyl von der Schulenburg
l'ospite


Sibyl
von der Schulenburg



La porta dei morti

Nome:

Sibyl

Cognome:

von der Schulenburg

Nazionalità:

Tedesca ed italiana

Data di nascita: Festa della Donna del 1954

Interessi:

Contatti umani, studio, psicologia, letteratura, pittura, cucina, equitazione, animali, viaggi.

Note biografiche:

Figlia di due scrittori tedeschi, cresce bilingue in Ticino; si laurea in giurisprudenza a Milano e fonda con il marito una società in telecomunicazioni per la quale viaggia molto. Dopo un primo romanzo storico biografico sulla figura paterna (2010), si laurea in scienze e tecniche psicologiche e dà seguito alla vocazione per la scrittura icastica con una serie di romanzi definiti “psicoromanzi” di cui tre tradotti in inglese. Pubblica recentemente il rifacimento di un’opera del padre Werner von der Schulenburg, col titolo “Per Cristo e Venezia”, che narra l’impresa dell’antenato Johann Matthias von der Schulenburg che nel 1716, salvò l’Italia dall’invasione dei turchi tenendo l’isola di Corfù.
È editor e responsabile di due collane di narrativa de "Il Prato Publishing House" oltre che sempre ancora attiva nell’azienda fondata con il marito. L’ultimo psicoromanzo “La porta dei morti” ha ottenuto un premio della critica al Premio World Literary Prize, ed. 2015. Vari racconti ottengono riconoscimenti. Dettagli sui libri sul sito.
Fonda e gestisce un premio letterario (Scrittori dentro) e un premio culinario (Cuochi Dentro) per detenuti con sentenza definitiva.

 

L'Ospite sul web:

Il sito web:
http://www.sibylvonderschulenburg.com/


La pagina Facebook :
https://www.facebook.com/pages/Sibyl-von-der-Schulenburg/

Su Sibyl von der Schulenburg sono anche reperibili in rete i seguenti contributi:
- http://www.iodonna.it/
- http://www.7goldtelepadova.tv/

"E mail" info@sibylvonderschulenburg.com

Reperibilità dei lavori:

Le opere di Sibyl von der Schulenburg sono reperibili presso le librerie ed anche in rete agli indirizzi:
http://www.sibylvonderschulenburg.com/
http://narrativa.ilprato.com/
http://www.amazon.it/

 
I cavalli soffrono
in silenzio
Stable of Sorrow  
Ti guardo I watch you Per Cristo e Venezia
  Comunicazioni:
26. 06. 2015
intervento al convegno “Io sono così”, presso il Novotel di Bologna.
    

l'intervista
I Caffè Culturali:
"Chi è Sibyl von der Schulenburg?".
Sibyl von der Schulenburg:
"Un’anima sempre in viaggio negli spazi fisici e mentali. Che sia crescita, affettività, agonismo o creatività: ogni attimo della mia vita è spostamento.
Nata in Ticino, figlia di due scrittori tedeschi, sono cresciuta bilingue e, per contenere la mia vivacità, costretta fin da piccola alla lettura dei classici. Ricordo ancora come cercavo di emulare le gesta dei tre moschettieri (o forse don Chisciotte) in groppa a un’enorme giumenta da tiro ponendo le basi alla mia grande passione per i cavalli. Ma provai anche a emulare gli autori, e iniziai a scrivere presto, con grande delusione dei risultati e conseguente sistematica distruzione degli scritti, cosa che peraltro facevo anche con i miei disegni e dipinti. Sta di fatto che la letteratura classica ha posto le basi per grandi interessi e, il piacere clandestino di letture assolutamente vietate come fumetti e gialli, mi ha insegnato che esistono diversi modi per raccontare le stesse cose.
A circa dieci anni fui mandata in collegio a Firenze, poi a Como e questo mi ha dato un’impronta italiana, consolidata negli studi giuridici a Milano e nel matrimonio con un milanese. La nascita di una splendida figlia ha in seguito creato un vincolo di sangue col bel paese. Così ho rinunciato al progetto di diventare commissario di polizia e ho fondato, assieme a mio marito, un’azienda in telecomunicazioni su fibra ottica che mi ha portato a viaggiare molto in Asia e Stati Uniti. Dopo tanti anni di viaggi e soddisfazioni, sia nel lavoro che nell’agonismo equestre, ho avuto l’impressione che mancasse qualcosa. Mia figlia era cresciuta - stava diventando una rispettata cake designer - e io mi sono sentita pronta ad affrontare la figura paterna che avevo coltivato per una vita: l’immagine fantastica di un padre morto quando avevo solo quattro anni e di cui tanti parlavano. Ho così iniziato a scavare nell’archivio da lui lasciato e, dopo la visione di migliaia di documenti, è scaturito in me il desiderio di tornare a scrivere e di conoscere meglio la psiche umana. Nel 2010 è dunque uscito il mio primo libro, un romanzo biografico su Werner von der Schulenburg e, dopo la laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche, ho dato inizio a una serie di romanzi improntati alla psicologia, un genere nuovo definito da qualcuno “psiconarrativa”, termine più volte riproposto fino a riferirsi ai miei lavori come “psicoromanzi”. Talvolta rinuncio al mio stile icastico e ripropongo i grandi long seller di mio padre, romanzi storici che affrontano temi attuali in prospettiva storica.
Oggi mi occupo più di letteratura che di telecomunicazioni. Sono coordinatrice di due collane di narrativa dell’editore Il Prato, faccio editing e scouting, inoltre ho fondato e dirigo un premio letterario internazionale e un premio culinario riservati ai detenuti con sentenza definitiva.
Vivo in Lombardia ma amo trascorrere molto tempo in Toscana. Ricorro all’arte culinaria per rinsaldare vecchie amicizie e crearne di nuove; la creatività ai fornelli stimola zone cerebrali che conducono a pensieri filosofici e incredibili ispirazioni che talvolta esprimo in fotografie.
La vita è narrativa, ma non solo letteraria".
I Caffè Culturali:
"Cosa sono le parole per Sibyl von der Schulenburg?".
Sibyl von der Schulenburg:
"Sono materia e prodotti di concetti, non solo li esprimono. Di parole in rapporto a concetti, pensieri e concezioni ho scritto nel saggio Tradursi e Tradirsi tracciando alcune teorie sul bilinguismo e sul valore delle parole in quanto portatrici di significato. Per me le parole, nelle quattro lingue che conosco, sono giocattoli che amo girare e rigirare, trasformare o anche solo percepire senza doverle definire: hanno forme, colori, sapori, odori e suoni talvolta molto vaghi. Qualche volta invece sono idee che cercano l’uguale nelle altre lingue e spesso non lo trovano. Le parole però sono anche i mattoni con i quali costruisco le mie storie. Scrivo in italiano, ma alla mente si affacciano di continuo parole in tedesco, inglese o francese, creando un quadro colorato di idee, immagini ed emozioni. Sono momenti in cui devo saper scendere a compromessi rinunciando alla perfezione per evitare frustrazioni. Il multilinguismo mi obbliga a dare un peso alle parole, creando un intrico di sensazioni, talvolta confliggenti, che sta alla base della mia creatività".
I Caffè Culturali:
"Cos'è la creatività per Sibyl von der Schulenburg e che relazione essa contrae con le parole?".
Sibyl von der Schulenburg:
"Direi che la creatività è il frutto di un’attività cerebrale che comporta l’impiego dell’immaginazione. Si esprime nell’attività, un fare che diventa accrescimento e crescita, realizzando qualche cosa di nuovo. Per lo psicologo De Bono, la creatività è frutto del pensiero laterale, che cerca soluzioni per vie non convenzionali implicando fantasia e invenzione, e si contrappone al pensiero verticale che conosce una direzione sola. Si distingue inoltre il pensiero creativo verbale relativo al linguaggio da quello non verbale, collegato alle attività spaziali e concrete come ad esempio la danza o la pittura.
La creatività dello scrittore parrebbe essere del primo tipo eppure anche il non verbale gioca un ruolo importante nella realizzazione delle trame, visualizzazione delle scene e creazione dei personaggi attraverso i quali l’autore vive la storia, e che spesso sembrano acquistare vita propria. Sono sottili esperienze empatiche, giochi di ruolo che fanno della scrittura e del pensiero narrativo grandi strumenti terapeutici, alla base di scrittura-terapia e medicina narrativa.
L’attività della creatività dello scrittore è la scrittura – produzione del linguaggio che, notoriamente, si avvale di strutture cerebrali in parte diverse dall’eloquio - e lo strumento è la parola, la sostanza di cui è fatto il pensiero verbale. La mia creatività si esprime nella verbalizzazione, intesa come atto di comunicazione col quale si manifesta la vita interiore, sensazioni positive e negative, impiegando le parole in maniera da rendere un’immagine o una scena. Io uso la scrittura poiché, attraverso le facoltà linguistiche dell’eloquio, i risultati sarebbero molto diversi".
I Caffè Culturali:
"Cosa scrive Sibyl von der Schulenburg?".
Sibyl von der Schulenburg:
"Attualmente scrivo soprattutto opere che sono state definite psicoromanzi. La particolarità sta nelle trame, in quanto si tratta di storie che raccontano disturbi e trattamenti psicologici in maniera comprensibile a tutti, intessuti in una narrazione fluida e catturante. Molti romanzi oggigiorno sono difficilmente incasellabili in generi letterari precisi; è di moda il genere noir ed è spesso chiamato in causa a sproposito. Con questo genere condivido la caratteristica di lasciare nel lettore degli spunti su cui riflettere.
Un mio romanzo ha qualcosa del thriller nel ritmo serrato e nel modo di spingere il lettore da un capitolo all’altro tenendo alta la suspense; non è semplicemente classificabile tra i romanzi d’analisi perché non è introspettivo e invece ha molti punti in comune con il romanzo naturalista.
Le storie che racconto sono ricche di dettagli e puntuali nelle indicazioni sui comportamenti che riportano ai sintomi tipici del disturbo considerato. L’ambientazione è nella società moderna con evidenziazione di temi attuali come il rapporto psicologico con i cavalli, l’erotomania che porta allo stalking o il collezionismo di animali, la classica gattara per intenderci. Gli intrecci sono sempre tanti, rendendo ogni romanzo denso; lo svolgimento avviene per scene ben collocate nello spazio e nel tempo al fine di agevolare la visione degli eventi.
Lo stile letterario è quello icastico, forse poco conosciuto come definizione, ma molto vicino alle menti moderne, abituate ai racconti per immagini. La voce narrante ha il compito di registrare e trasmettere le immagini, proprio come una cinepresa; impiega la tecnica dell’impersonalità – già adottata dal Verga nel verismo – presentando i fatti così come sono e lasciando fuori qualsiasi commento dell’autore. La mia scrittura appare essenziale e asciutta, sfrutta i simboli e il potere evocativo di oggetti, animali, natura e situazioni, e ricorre volentieri al correlativo oggettivo. Mi piace mettere i personaggi sul set e farli parlare, portarli a raccontarsi da soli, lasciare al lettore la possibilità di farsi un’opinione senza essere guidato dall’autore. Ecco perché i miei romanzi sono ricchi di dialoghi.
È normale però che una storia si costruisca tra il libro e il lettore, tra le parole scritte e l’interpretazione di chi le legge. Dipenderà molto dall’apporto personale del singolo, da esperienza, attenzione e conoscenza. Consiglio sempre di leggere almeno due volte i miei romanzi".
I Caffè Culturali:
"Come nasce il suo atto creativo? Come si scrive uno psicoromanzo".
Sibyl von der Schulenburg:
"Gli spunti per nuove storie sono tanti, recepiti perlopiù durante gli studi di psicologia, leggendo di casi patologici particolarmente curiosi e interessanti. La psiconarrativa richiede anzitutto cognizioni – non necessariamente la laurea – in materie psicologiche. Individuato il disturbo psicologico, fulcro del nuovo romanzo, traccio una prima ossatura della trama dove inserisco il tipo di personaggio, l’ambientazione, l’inizio e la fine. Poi mi documento a fondo sul disturbo, rivedo vecchi manuali ed eventualmente mi aggiorno su nuovi testi e documentazione scientifica.
Un elemento importante è dato dal tipo di psicoterapia considerata nella storia e dal personaggio, esperto in psicologia, che si pronuncerà sul caso offrendo – in maniera indiretta - una possibile diagnosi e qualche informazione in più sul disturbo. Dato il mio modo di scrivere, questo non può essere fatto dalla voce narrante. Ai lettori voglio offrire una panoramica delle psicoterapie che vada oltre la classica psicoanalisi freudiana; ci sono tanti tipi di terapie e hanno tutte indicazioni particolari per l’uno o l’altro disturbo. Mentre approfondisco l’argomento, il mio personaggio principale è già vivo dentro di me e cresce acquistando forme sempre più solide. Nascono i personaggi secondari e quello dell’operatore psicologico che ha una sua personalità e può anche ricoprire un ruolo importante. Sbocciano collegamenti tra gli elementi immaginati, la storia si forma a livello mentale e si struttura attorno a quell’idea iniziale, ampliandola e modificandola, talvolta stravolgendola. È un lavoro di costruzione e riprese delle scene, tentativo di montaggio, taglio e rimontaggio, modifiche, svolgimento e riavvolgimento. Sono momenti in cui la creazione ha un effetto assorbente sulla mia mente, quasi estraniante dalla realtà; in ogni momento della giornata una parte dei miei pensieri sta lavorando sul film; le intuizioni migliori arrivano mentre faccio attività fisica. La mattina presto, in fase di pre-veglia, mi capita di restare intrappolata in stati onirici popolati dai miei personaggi, esco e rientro in scene del nuovo romanzo nelle quali ho un ruolo, non sono solo spettatrice. Quando penso di aver svolto la storia in maniera sufficiente, faccio uno schema della trama per capitoli. Poi, finalmente, inizio a scrivere.
E tutto ricomincia, tutto si muove e vuol essere riscritto. Stesura dopo stesura, una revisione dopo l’altra, trova finalmente la vita il prodotto finale che, come un figlio, non si vorrebbe mai lasciar andare".
I Caffè Culturali:
"Perché ritiene di dover raccontare espressioni patologiche? Come immagina i lettori durante la stesura dei sui lavori? Per chi scrive Sibyl von der Schulenburg?".
Sibyl von der Schulenburg:
"Non credo di doverlo fare, mi viene naturale e mi piace farlo, così come lo fanno tutti i romanzieri. La caratterizzazione di un personaggio implica la delineazione di un profilo psicologico che non può essere sempre nella norma, altrimenti vengono a mancare le caratteristiche necessarie a renderlo interessante e funzionale alla storia; la normalità è noiosa. Molte trame sono costruite su paure, fobie, manie, ansie, angosce, sensi di colpa e ossessioni dei personaggi. I cattivi di certi romanzi d’azione sono spesso soggetti con sintomi tipici degli antisociali/psicopatici, ma non vengono chiamati così e la trama non considera il loro modo di essere frutto di un disturbo della personalità. Nei miei romanzi uso solo un’altra prospettiva, quella psicologica appunto, che però non è evidente a tutti poiché lo scritto che propongo è ricco di eventi e relativamente povero d’analisi che, in ogni caso, passa dai dialoghi.
Ho sempre sostenuto che nessuno scrive per se stesso, la scrittura è comunicazione e il pensiero narrativo dello scrittore è diretto al lettore; l’eccezione è data da soggetti schizofrenici, ma lì siamo nel campo della patologia. Mi è sempre stato consigliato di scrivere senza pensare al lettore potenziale, ma non è possibile: mentre racconto la storia ho in mente qualcuno. Il mio lettore immaginario è di cultura occidentale, maturo e curioso, porta con sé abbastanza esperienza da poter recepire la dinamica di certi simboli, e la conoscenza sufficiente a cogliere certe informazioni. È un lettore che non teme scene forti, emotivamente coinvolgenti, e non si scandalizza per quelle di sesso scritte con focalizzazione oggettiva, sempre funzionali alla storia ovviamente. L’apertura mentale e l’indipendenza da pregiudizi psico-sociali contribuiscono a entrare nella storia e nei personaggi. Una curiosità: quando scrivo, sento la presenza del lettore dietro di me sul lato sinistro, tra collo e spalla, come se guardasse le parole nascere sul video; quando rileggo ciò che ho scritto, è sulla destra.
Il lettore immaginario non è necessariamente uguale per tutti i libri: nella stesura de La porta dei morti, era un amante degli animali, non molto propenso alle scene sessuali e attratto dal mistero di antiche popolazioni. Ci siamo accordati, sin dall’inizio, che sarebbe diventato un libro più soft rispetto agli altri, e così è stato. Per chi scrivo? Per chiunque voglia leggermi".
I Caffè Culturali:
"Cos'è la normalità per Sibyl von der Schulenburg?".
Sibyl von der Schulenburg:
"Normalità è un termine che uso, quasi sempre, nell’accezione comune intendendo qualcosa che rientra in una media statistica, uno standard, oppure anche solo in una credenza diffusa o cliché. È quindi normalità la violenza in guerra, la fragilità delle persone anziane, la vivacità dei bambini, l’amore materno, il caldo estivo, eccetera.
Quando invece decido i tratti personologici e il comportamento dei miei personaggi, mi rifaccio alla letteratura scientifica e al DSM, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali che pone dei limiti in negativo, stabilendo ciò che deve essere considerato patologico. In questi casi non parlo più di normalità ma di situazioni entro i limiti o nella norma. Sono limiti labili, determinati da chi li interpreta e da varie condizioni contingenti, ma sono essenziali per chi vuole parlare di disturbi mentali. Entro questi limiti la normalità non esiste, ma si determina, se tutto va bene, l’assenza della patologia.
È tanto di moda parlare di borderline, un termine che nell’accezione comune intende una situazione ai margini della normalità e che contemporaneamente ne abbozza i limiti stessi, senza riuscire però a tracciare confini netti. Eppure, il comportamento di un personaggio letterario, sul filo del patologico, viene difficilmente colto come borderline ed è piuttosto attribuito a incapacità dell’autore di caratterizzare i suoi personaggi. I limiti sono dati dall’interpretazione del singolo lettore, e dunque: la normalità nella vita reale e quella nella letteratura non sono necessariamente sovrapponibili. Per agevolare la comprensione del testo, propongo allora personaggi principali con un nucleo fortemente caratterizzato, tanto da rientrare senz’altro sia nella casistica patologica che nel concetto comune di non normalità, e una serie di comportamenti meno marcati che si collocano talvolta sui confini. Sarà parte del divertimento del lettore individuare i comportamenti tipici di una certa patologia e il concetto di normalità potrebbe acquistare nuovi valori".
I Caffè Culturali:
"Come sono stati accolti i suoi testi dal pubblico? Perché una persona dovrebbe leggere uno psicoromanzo?".
Sibyl von der Schulenburg:
"Le reazioni sono state diverse. Sapevo che dei romanzi come I cavalli soffrono in silenzio e Ti guardo, avrebbero trovato collocazione in una nicchia di amanti della letteratura non solo d’intrattenimento, lettori curiosi e desiderosi di apprendere divertendosi. Per La porta dei morti avevo previsto un ventaglio di lettori più ampio, soprattutto perché non ci sono scene di sesso e la storia sconfina dolcemente nel parapsicologico, sempre a interpretazione del lettore. Le recensioni mi hanno fortemente sostenuto, quella di Pino Roveredo di Ti guardo, ha indotto alcuni lettori a ipotizzare che prima o poi quel romanzo diventerà un libro cult. Qualche lettrice americana non ha sopportato la descrizione della sofferenza dei cavalli, ma per il resto i commenti dei lettori sono estremamente positivi. Qualcuno ritiene che i miei libri, gli psicoromanzi, siano un po’ forti, ma la maggior parte elabora molto bene certe scene crude e ne afferra il messaggio. Il recente Premio della Critica del World Literary Prize lascia supporre che il romanzo, La porta dei morti, si collochi a un buon livello letterario.
Credo che si dovrebbe leggere un libro di questo genere per capire almeno di cosa si tratta, poi - come disse un intervistatore – Sibyl von der Schulenburg può piacere oppure no, ma di certo non lascia indifferenti".
I Caffè Culturali:
"Quali pareri sono stati espressi dalla comunità scientifica e come vive la critica Sibyl von der Schulenburg?".
Sibyl von der Schulenburg:
"La comunità scientifica non si è espressa, e non credo che lo farà finché il genere resterà di nicchia. Diversi psicologi – anche colleghi di studi - hanno apprezzato l’opera sia dal punto di vista letterario che tecnico, ossia hanno goduto della storia e si sono divertiti a scovare fino all’ultimo sintomo e allusione a particolari disturbi. So che non tutti gradiranno il mio modo di presentare la figura dello psicologo. Per molte scuole deve restare ammantato di un’aura di mistero mentre io lo vesto di pregi e difetti, talvolta esaltando questi ultimi con effetto dissacrante. Scrivo di terapie, di come possono aiutare o fallire, ma le considero sempre strumenti in mano a esseri umani; racconto di pazienti che s’innamorano del terapeuta e, viceversa, di quello che si chiama contro-transfert oppure parlo di operatori psicologici capaci, quasi geniali, e di altri del tutto inadatti a quel lavoro. Inoltre, ricordo che non è saggistica, ma narrativa. Critica è un termine che ha assunto connotazioni negative, mentre andrebbe inteso semplicemente come valutazione, commenti, interpretazione di qualcosa. Sollecito sempre i commenti dei miei lettori e ho già ricevuto qualche osservazione interessante; una ha portato a un piccolo cambiamento nel testo della seconda edizione de La porta dei morti. Direi, dunque, che la critica ai miei libri la vivo come ogni altro parere sul mio conto: detesto i commenti negativi gratuiti –sono pochissimi per fortuna – e cerco invece un’utilità in quelli fondati e circostanziati. I commenti positivi sono gratificanti nella misura in cui entrano nei dettagli delle motivazioni. L’agonismo sportivo mi ha insegnato che sulla valutazione si deve riflettere, ma i giudici non sempre hanno ragione. Perciò si deve prender atto di una critica, non necessariamente accettarla".
I Caffè Culturali:
"Quale evoluzione intravede per lo psicoromanzo e come pensa al futuro Sibyl von der Schulenburg, autrice?".
Sibyl von der Schulenburg:
"L’interesse per la psiconarrativa è in crescita. Si parla sempre di più di psicologia anche al difuori delle sedi accademiche, l’italiano medio è incuriosito dalle dinamiche mentali e dalle neuroscienze che aprono nuove prospettive. I risultati di ricerche su argomenti psicologici sono diffusi dai media tra le notizie di cultura generale e di costume. M’aspetto di vedere autori con interessi per il noir, il giallo o il thriller in generale, tentare la via dello psicoromanzo. Mi piacerebbe davvero editare qualcuno che voglia provarci.
Per il mio futuro prossimo ho un’agenda che mi ricorda l’impegno con il premio letterario riservato ai detenuti con sentenza definitiva Scrittori dentro, e le scadenze relative al lanciamento del nuovo romanzo storico Per Cristo e Venezia. Poi continuerò a lavorare con Il Prato Publishing House di Padova che aspetta da tempo il secondo libro della serie I cavalli ma che dovrà ancora attendere perché dedico molto tempo agli autori delle due collane di narrativa che dirigo. A un futuro più lontano non penso, anzi, vorrei imparare a vivere il tempo presente, qui e ora".
    

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Informazioni su questa pagina
titolo:"Tavolino riservato a Sibyl von der Schulenburg"
autore: INFOGESTIONE dli
data di pubblicazione: 22.05.2015
ultimo aggiornamento
08.07.2015
codice di riferimento:
IICA1505221301MAN

 
     
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