Tavolino riservato a Adriana Assini

       



Adriana Assini





Nome: Adriana
Cognome: Assini
Data di nascita: -
Nazionalità: Italiana
Sito web o collegamenti inerenti l'ospite: http://www.adrianaassini.it/
"E mail": -
Interessi: "Ho attraversato molti sogni e a volte i più colorati li ho trattenuti, per accompagnarli via via a quelli nuovi. Viaggio, col piede e con la mente, nel mio tempo e in quello del passato, che a dispetto dei secoli sento ancora vivo e vicino, tanto da essere spesso il pane per le mie trame. Scrivo, a volte con la penna, in altre con il pennello, due strumenti leggeri ma carichi di anni, che sanno condurre lontano, sollevando sipari su storie sconosciute o dimenticate, o invece note ma restituite a chi legge con insoliti scenari . I miei acquarelli li porto in giro per le città più belle, Siviglia, Bruxelles, Roma, Madrid... Vestiti di accesi vermigli, ocre luminose e turchini, raccontano piccole storie intinte nei miti, fiabe e leggende. Parlo altre lingue, perché mi piacciono altri suoni e accedo più facilmente ad altri saperi".
Note di presentazione:

"Scrivo, dipingo. Due attività che camminano di pari passo. Ho pubblicato una dozzina di romanzi e ognuno di loro mi ha dato piccole e grandi soddisfazioni. Non era facile raccontare la storia fosca di uno come Gilles de Rais, compagno d'armi di Giovanna d'Arco, che Perrault ha sapientemente trasformato in Barbablu. Con il mio Gilles, che amava Jeanne ho vinto la sfida, ricevendo premi e stringendo nuovi sodalizi. Ho continuato ricostruendo storie di donne maltrattate dagli uomini e dalla Storia, restituendo la giusta statura a una regina chiacchierata come Semiramide (Lo scettro di seta) e con Il bacio del diavolo, la dignità negata alla Contessa Bàthory. Altre storie, altre vite. Nel 2007 Scrittura&Scritture hanno dato alle stampe Le rose di Cordova, nel quale riannodo i fili nascosti di un complotto ai danni di Giovanna I di Castiglia, passata ingiustamente alla storia come La Pazza. Il romanzo, su gentile concessione delle mie editrici, le sorelle Corrado, è stato presentato all'Istituto Italiano di Cultura di Madrid, successivamente tradotto in spagnolo e pubblicato in un'edizione curata dall'Università di Siviglia. E poi è arrivato il romanzo sulla palermitana Giulia Tofana - l'inventrice di un micidiale veleno che ancora oggi porta il suo nome - pubblicato sempre da Scrittura&Scritture, nel 2009 (Un sorso di arsenico). Nel 2011 è uscito, con la stessa casa editrice, Il mercante di zucchero, la drammatica storia di una rivolta popolare contro i dominatori spagnoli, guidata da Gian Luca Squarcialupo, un uomo abituato a trattare di commercio che a un certo punto, oppresso dalle ingiustizie e dalle tasse, impugna la spada e diventa un acclamato capopopolo. Altre pubblicazioni (tutte con Scrittura&Scritture): Sogni diVini, vincitore per inediti del Premio Pavese, 2006, e il mio recente I racconti dell'ombra, una raccolta di racconti brevi, tutti premiati. ".

Comunicazioni dell'ospite:
Recensioni presso
"Il libro sul tavolino"
:
Le rose di Cordova
recensione a cura di Gian Stefano Mandrino
Collegamento ai
lavori pubblicati:


Intervento al seminario internazionale
"Mitos e iconas femeninas"
intervento al IV seminario internazionale Efeta "Mistica femenina y contracultural: un género rebelde"
Intervento al V seminario Efeta
"Mujeres: mitos de ayer, de hoy, de siempre"




L'intervista all'ospite
I Caffè Culturali: "Chi è Adriana Assini?".
Adriana Assini:

"Sono nata a Roma, a cento metri dal suo simbolo più amato e conosciuto, il Colosseo. Dopo il diploma di traduttrice rilasciato dal Ministero della Pubblica Istruzione francese, ho conseguito il diploma Langue et civilisation françaises dell'Universitá di Grenoble. A parte il francese, amo lo spagnolo (e la Spagna). Scrivo romanzi a sfondo storico. Dipingo, quasi sempre acquerelli".

   

 

I Caffè Culturali: "Perché Adriana Assini scrive?".
Adriana Assini:

"Raccontare è un’arte antica e seducente, alla quale mi sento legata a doppio filo. Spinta da piacevole urgenza, mi affido all’inventiva e alla penna per ridare voce - e a volte, luce - a vari protagonisti del passato, le cui storie, spesso, si portano cuciti addosso i pregiudizi del tempo in cui vissero. Contano, per me, le buone trame, l’uso accorto delle parole, la cura dei dialoghi. I miei romanzi pretendono passione e sudore, ma nessuna fretta di arrivare alla fine".

   

 

I Caffè Culturali: "Raccontare la storia: qual è il suo rapporto con il tempo e con la storia?".
Adriana Assini:

"Ho fatto presto mio il concetto per capire il presente bisogna conoscere il passato e per questo scrivo i miei romanzi con lo sguardo rivolto all'indietro, scegliendo di raccontare storie di donne e di uomini di un tempo lontano dal nostro. Attraverso eventi e circostanze che li videro protagonisti ricostruisco idee e mentalità di un'epoca, scoprendo, spesso, che a cambiare davvero sono le mode e gli aspetti effimeri della società, oltre naturalmente ai mutamenti dovuti via via alle innovazioni introdotte dal progresso, mentre i sentimenti che animano gli individui, nel bene e nel male, i rapporti di forza tra le classi sociali, la corsa al potere, intrighi e corruzione restano uguali nel corso dei secoli.
Un esempio. Nel mio romanzo Il mercante di zucchero ho riannodato le vicissitudini di Gian Luca Squarcialupo, un mercante d'origine pisana trapiantato nella Palermo del XVI secolo, dominata dagli spagnoli. Lo Squarcialupo commercia in tonni e cannamele, ma - schiacciato dalle tasse - s'improvvisa capopopolo in una sanguinosa rivolta contro il Viceré. Complotti, prepotenze da parte dei più forti sui più deboli, complicità tra poteri dominanti rivelano un mondo per niente diverso da quello attuale. Il tempo che passa, il tempo che resta".

   

 

I Caffè Culturali: "Come nasce un suo romanzo, come avviene il suo atto creativo?".
Adriana Assini:

"Le idee vengono leggendo. A volte, proprio mentre mi documento per la stesura di un nuovo romanzo, mi capita di trovare spunti e sollecitazioni per quello che lo seguirà.
Il mio è un lavoro che richiede passione e pazienza: i romanzi storici - o a sfondo storico - esigono, infatti, ricerche approfondite, quindi la consultazione di molti testi. Più fonti, più voci, per farmi un'idea personale dei fatti che andrò a raccontare, mettendo nel conto che - non di rado - può capitare di leggere centinaia di pagine senza ricavarne più di due o tre informazioni interessanti ai fini dell'argomento da trattare.
Non meno tempo e attenzione richiede la parte di fantasia del romanzo, che approfitta liberamente degli spazi lasciati vuoti dalle carte ma che deve comunque essere in equilibrio e sintonia con la parte storicamente documentata".

   

 

I Caffè Culturali: "Come sono stati accolti i suoi lavori dai lettori e dalla comunità degli studiosi?".
Adriana Assini:

"Ho avuto buoni riscontri sia nell'uno che nell'altro caso. Normalmente, è più facile conoscere il numero dei propri lettori che il loro parere. Accade, tuttavia, che a volte i romanzi vengano presentati nelle scuole e allora il discorso cambia. La mia esperienza in questo senso è stata finora entusiasmante, e straordinario il rapporto con gli studenti, che ad ogni appuntamento si sono rivelati curiosi, attenti, acuti nelle loro considerazioni e domande.
In ambito universitario, nel 2009 una studentessa di Bergamo si è laureata con una tesi sul mio romanzo Le rose di Cordova (Scrittura&Scritture). Per quanto riguarda la critica, mi piace citare - in particolare - una frase dalla prefazione al mio romanzo Nella foresta di Soignes, scritta dal noto medievalista Franco Cardini : Il libro di Adriana Assini mi ha fatto provare un tuffo al cuore, non appena ne ho affrontato la lettura. Perché vi ho ritrovato il "mio" medioevo... .
La giornalista e scrittrice Milena Milani parla di fosca bellezza nella prefazione a Gilles, che amava Jeanne. Ma tanti altri nomi autorevoli hanno scritto pagine importanti sui miei lavori: Marina Caracciolo, Pasquale Matrone, Luciano Pirrotta, Stefano Valentini...
Devo inoltre all'entusiasmo e all'interesse di Mercedes Gonzales de Sande, docente dell'Università di Oviedo, la traduzione integrale del mio romanzo Le rose di Cordova, di cui ha curato anche un approfondito studio preliminare. Il romanzo è stato poi pubblicato a Siviglia nel 2011 a cura del gruppo di ricerca Escritoras y Escrituras, la cui fondatrice, Mercedes Arriaga Flòrez - ordinario dell'Università di Siviglia - ha dato grande impulso alla diffusione dei miei romanzi invitandomi a parlarne in numerose conferenze internazionali tenute in varie università spagnole, da Siviglia a Salamanca ad Almeria.
Recentemente, Letizia Casella ha firmato il contributo su di me nel saggio a più voci Donne che non si arrendono (Aracne editrice, Roma) dove mi ritrovo in prestigiosa compagnia, con Anna Magnani, Franca Rame, Alba de Cespedes...".

   

 

I Caffè Culturali: "A proposito di diffusione: come considera il mercato?".
Adriana Assini:

"La diffusione, nota dolente. La libreria è il luogo naturale e per eccellenza del libro, ma le piccole case editrici – anche quelle di qualità come Scrittura & Scritture – non riescono ad accedervi, visti i costi proibitivi della distribuzione. È un aspetto frustrante, ma non certo o non solo da un punto di vista narcisistico, dato che ogni autore ambisce a vedere esposte, visibili e fruibili le proprie opere. L’assenza dalle librerie vanifica, infatti, l’invito a leggere un romanzo che viene dalle buone recensioni o dalle eventuali pubblicità su riviste letterarie e giornali vari. Svantaggio al quale le nuove tecnologie sopperiscono solo in parte. Indubbiamente gli acquisti on line si stanno affermando sempre di più rispetto al passato, ma resta il fatto, non marginale e condivisibile, che alla libreria virtuale si preferisca ancora quella reale, dove il libro si può toccare, sfogliare, valutare e comprare subito, senza la mediazione postale. Occasioni importanti per la visibilità delle case editrici e degli autori sono senz’altro le fiere, soprattutto quelle dedicate esclusivamente alla piccola e media editoria, dove, per una volta, i grandi del settore non possono fare la parte del leone".

   

 

I Caffè Culturali: "Le sue opere su e-book: cosa ne pensa?".
Adriana Assini:

"Perché no? Ben vengano tutti i nuovi strumenti che servono a diffondere meglio un’opera. D’altronde, se – come leggo dai giornali – le vendite degli e book stanno superando quelle dei libri di carta, bisogna prenderne atto e mettersi al passo con i tempi.
Ammetto, comunque, di appartenere alla schiera dei patiti del libro tradizionale. Un’edizione curata è un oggetto prezioso. E poi con l’e book finisce anche il fascino delle belle copertine, dei segnalibri, delle ore piacevolmente trascorse in libreria. In fondo, i cambiamenti destano sempre qualche perplessità, basti ricordare quanti mal di pancia provocò l’avvento della stampa tra i copisti - che si ritrovarono disoccupati - e i cultori del libro scritto a mano, che giudicavano ordinarie le copie, tutte uguali, prodotte da una macchina".

   

 

I Caffè Culturali: "Torniamo ad Adriana Assini, all'artista del segno oltre che della parola. Pittura e letteratura: come vive questi due modi di esprimersi?".
Adriana Assini:

"Pittura e scrittura sono per me due facce di quella stessa medaglia che è il racconto. Nell'uno e nell'altro caso, infatti, sempre dell'arte del narrare si tratta. La differenza tra le due forme espressive è tuttavia notevole. Nei miei romanzi ricostruisco storie vere, seppure con libertà nell'interpretazione dei fatti e l'inevitabile fantasia laddove testi e cronache tacciono.Nei miei acquarelli, invece, attingo liberamente a miti, fiabe, leggende, senz'altri vincoli che quelli delle mie esigenze espressive".

   

 

I Caffè Culturali: "Qual è la differenza tra il pubblico che osserva un suo quadro e quello che legge una sua opera?".
Adriana Assini:

"L'esperienza fatta finora mi porta ad affermare che i miei acquarelli ottengono apprezzamenti più trasversali rispetto ai miei libri. Ovvero, attraggono persone di vari livelli culturali, anche quando raccontano storie estranee a chi osserva, rimarcando quindi il primato dell’effetto estetico sul significato del dipinto stesso. Discorso un po’ diverso per i miei romanzi, che proprio perché storici, o comunque a sfondo storico, richiamano maggiormente l’attenzione dei lettori interessati al genere".

   

 

I Caffè Culturali: "Perché gli acquarelli?".
Adriana Assini:

"L'acquarello, arte minore? Sbiadisce con il passare degli anni? Pregiudizi vecchi che sopravvivono in parte anche nell'era moderna. Ci vuole, infatti, mano sapiente per controllare colori che, essendo liquidi, scivolano, corrono e sfuggono sulle superfici. Tanto più che questa tecnica non consente pentimenti e correzioni. La qualità dei pigmenti, quindi le marche eccellenti, ne garantiscono la tenuta. Un esempio per tutti, gli acquarelli di Turner, che hanno più di un secolo ma non lo dimostrano. Per me è stato grande amore sin dalla prima pennellata. I colori ad acquarello sono duttili, brillanti e inodori, Consentono un'infinità di sfumature e velature molto delicate, ma anche stesure a tinta piena, rigorosamente contenute nei campi stabiliti, senza contaminazioni e sbavature".

   

 

I Caffè Culturali: "Ha mai prodotto acquarelli ispirati ai suoi lavori letterari? Se sì, potrebbe raccontarcene la genesi, le caratteristiche e le influenze?".
Adriana Assini:

"Nel mio caso, pittura e scrittura seguono percorsi indipendenti l'una dall'altra. A volte, tuttavia, capita che le loro strade s'incontrino.
Dietro suggerimento delle mie editrici, i romanzi pubblicati negli ultimi anni portano in copertina miei acquarelli, scelti, però, tra i lavori già esistenti.
Soltanto per Un sorso di arsenico e per la versione spagnola de Le rose di Cordova ho realizzato appositamente un'immagine. Nel primo caso, attraverso un volto di donna riflesso in uno specchio (simbolo di vanità e mistero), un piccolo mortaio con pestello (riferimento a miscugli, preparati, pozioni) e un calice riverso, allusione a una rottura dell'equilibrio, ho presentato la storia di Giulia Tofana, avvenente fattucchiera inventrice del veleno che porta il suo nome. Per Las rosas de Córdoba, in cui ricostruisco le vicissitudini di Juana I di Castiglia, ho dipinto un ritratto di regina: una testa cinta di corona e ornata da rose stilizzate, che riprendono quelle del titolo, a loro volta ispirate a un'evocazione presente nel romanzo stesso".


   

 

I Caffè Culturali: "Ha mai pensato ad una tecnica che unisca i suoi universi espressivi?".
Adriana Assini:

"A volte, mi è balenata l'idea - e la voglia - di confezionare piccoli quaderni in cui pittura e scrittura camminassero insieme, di pari passo, uniti dalll'esigenza di dare parole e immagini allo stesso racconto, alternando le pagine scritte (rigorosamente a mano) a quelle dipinte.Un progetto che richiede tempo, o forse soltanto il momento giusto per dargli inizio".

   

 

I Caffè Culturali: "Cosa sono le parole per Adriana Assini scrittrice e per Adriana Assini pittrice?".
Adriana Assini:

"Quando scrivo, le parole contano quanto la trama.Di ognuna di loro cerco di ascoltare il suono, l'intensità, la bellezza, i contrasti e gli accostamenti con quelle a loro vicine. Inevitabilmente, presto attenzione anche alla loro storia: stonerebbe, infatti, mettere la nostalgia - termine coniato nel XVII secolo - in bocca a un personaggio medievale. Inoltre, scegliere le parole giuste serve a trasmettere emozioni capaci - come dice Neruda - di trasformare uno sbadiglio in un sorriso.
Nella pittura, le parole usate tendono al barocco, ovvero, prevale un ricorso generoso a dettagli, sinonimi, allusioni, richiami. L'armonia e la sensualità le scrivo con linee tonde e morbide; il rosso scarlatto racconta la gioa, l'intensità, la passione. L'oro è la parola che riporta a Bisanzio...".

   

 

I Caffè Culturali: "Quale futuro per Adriana Assini?".
Adriana Assini: Tante le idee e i progetti.Nuovi romanzi che aspettano d'essere pubblicati e letti; alcuni racconti in corso di traduzione in lingua spagnola a cura di Mercedes Arriaga dell'Università di Siviglia; la tesi di dottorato di Maria Reyes Ferrer (Università di Murcia) sulla mia opera letteraria e pittorica, che dovrebbe essere discussa il prossimo autunno. E ancora tanti altri appuntamenti, attività e iniziative che fremono come la brace sotto la cenere.

   

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Informazioni su questa pagina
titolo: "Tavolino riservato a Adriana Assini"
data di pubblicazione:
14/12/2012

ultimo aggiornamento:
07/04/2014

codice di riferimento:
I121214.1717.DLI.AP.man
autore:
INFOGESTIONE DLI
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