Lettura con l'autore

      



Adriana
Assini

Con Adriana Assini leggiamo:

"Le rose di Cordova",
scritto da Adriana Assini ,
edito da Scrittura & scritture (ISBN 978-88-89682-16-6).

I Caffè Culturali, grazie alla disponibilità degli autori, desiderano offrire l'opportunità di approfondire, quasi come un'analisi testuale, alcune parti delle loro opere. Chiunque potrà partecipare a queste attività. Al fondo della pagina e nelle sezioni dedicate agli autori ed alle loro interviste "e-mail" sono presenti alcuni "social plugin" di facebook, che permetteranno commenti, osservazioni, quesiti e contributi da parte del pubblico.

  





Scrittura & Scritture

Lettura con l'autore
I Caffè Culturali:

"Iniziamo dal titolo: perché Le rose di Cordova?".

Adriana Assini: "Per annunciare una storia di cinquecento anni fa, ho rinunciato a titoli che riportassero immediatamente all'argomento narrato, riprendendo invece un semplice richiamo presente nel romanzo: un dettaglio minore, eppure evocativo, appartenente a Nura, ancella moresca di Juana I^ di Castiglia e voce narrante. Succede, infatti, che a volte, per consolarsi d’essere stata ridotta in schiavitù, Nura si rifugi nei ricordi del suo passato breve ma lussuoso, denso di ori, sete, profumi e…rose. Di Cordova, appunto".
I Caffè Culturali: "Mentre attendiamo che i nostri lettori si procurino una copia de Le rose di Cordova, prima di sfogliare l'opera, soffermiamoci sulla copertina: quali sono i motivi di tale scelta?".
Adriana Assini: "L'immagine di copertina è tratta da un mio acquarello. M'è sembrata calzante nel rappresentare una donna d'epoca, in omaggio alla protagonista femminile del romanzo, ma con il volto dimezzato, quale allusione di incompletezza, di una mancanza, collegabile al fatto che Juana fu regina di Castiglia soltanto sulla carta, visto che le fu impedito in tutti i modi di governare".
I Caffè Culturali: "Le rose di Cordova narrano una vicenda umana, di pura fantasia, in un contesto storico, rigorosamente ricostruito. Come è avvenuta la preparazione? Ha percepito delle responsabilità etiche nel porre una vicenda, prodotto di creatività letteraria, nel panorama cronologico convenzionalmente riconosciuto?".
Adriana Assini: "La presenza di schiave moresche al seguito della sfortunata sovrana spagnola è attestata da cronache e documenti a lei contemporanei. Questa sua singolare consuetudine mise seriamente in imbarazzo i suoi genitori. I Re Cattolici, infatti, tentarono a lungo ma invano di assegnarle come dame di compagnia alcune giovani aristocratiche. La loro indomita terzogenita non ne volle sapere. Alle figlie beneducate e bigotte dei nobili castigliani preferiva quel nugolo di fanciulle misteriose, vestite di sete coloratissime e portatrici di una cultura tanto diversa dalla sua.
Successivamente, quando Juana andrà in sposa a Filippo d'Asburgo - detto il Bello - e porterà le ancelle dalla pelle scura con sé fino a Bruxelles, la corte fiamminga e lo stesso consorte ne restarono talmente sgomenti da manifestare subito - e con il tempo sempre più violentemente - la loro ostilità.
Questa lunga premessa è doverosa per poter spiegare che Nura, pur essendo un personaggio di fantasia, non è comunque un'invenzione stravagante o un'azzardata forzatura degli eventi, ma trova solida ispirazione nella storia stessa.
Un romanzo storico - o a sfondo storico - richiede dedizione, ricerca, curiosità, rigore. La consultazione di molti testi è d'obbligo, spesso anche in lingua originale".
I Caffè Culturali: "Le rose di Cordova è, oltre che la descrizione di eventi storici di particolare importanza per la Spagna e l'Europa tutta, il racconto di due storie al femminile, di due donne: Juana, regina di Castiglia, e Nura. Come descriverebbe il loro rapporto?".
Adriana Assini: "Juana e Nura, entrambe giovani, colte e di nobili casati, appartengono, tuttavia, a culture profondamente diverse. Una diversità che a volte è ricchezza, scambio, attrazione e in altre diventa, invece, fonte di scontri e di reciproca diffidenza. D'altro canto, a complicare il loro rapporto - intenso ma contraddittorio - sono soprattutto le circostanze, che vedono Nura soggiogata a Juana, dopo essere stata fatta schiava dai Re Cattolici durante le guerre di Riconquista contro i Mori. Unite e a un tempo divise, la regina senza scettro e la sua ancella affronteranno insieme la sorte fino alla fine, tra luci e ombre, sogni e sgarbi, solidarietà e rabbia, rimpianti e rancori".
I Caffè Culturali: "Juana e Nura sopportano, innanzi tutto, la condizione di donna, quasi come due facce di una stessa medaglia, che non rappresenta, però, alcun onore, alcuna vittoria, alcun valore. Come vivono le donne ne Le rose di Cordova?".
Adriana Assini:

"La condizione femminile alle corti spagnole della fine del XV secolo risente dell'antico pregiudizio che vuole la donna sottomessa all'uomo, priva di diritti ma carica di imposizioni e doveri. Il discorso cambia per quanto riguarda invece i vertici del potere. La madre di Juana, infatti, è la famigerata Isabella la Cattolica, donna forte, religiosissima fino a essere bigotta, indomita guerriera. Combatte e vince i Mori con la spada e caccia gli ebrei con le ordinanze, e intanto, abile stratega, tesse la tela per realizzare il suo grande sogno di unificare la Spagna. Accanto a lei, suo marito Ferdinando d'Aragona è solo un'ombra. Interessante l'epilogo del suo governo: in punto di morte, Isabella sorprende tutti passando la corona a sua figlia Juana, anziché a Ferdinando, considerandolo inaffidabile e inadeguato al compito da svolgere.
Per le donne dai destini comuni, gli scenari cambiano parecchio nelle corti fiamminghe, dove i costumi - non condizionati dai dettami della fede cattolica - sono piuttosto liberi anche per
loro, sebbene non si possa parlare neanche in questo caso di parità tra i sessi".

I Caffè Culturali: "Attraverso i riferimenti allo status dei due personaggi, sullo sfondo delle vicende storiche, l'opera propone altre tematiche di estremo interesse. Come è vissuto, per esempio, l'amore dalle due donne?".
Adriana Assini: "L'amore - arma a doppio taglio, che può dare la vita ma anche toglierla - gioca un ruolo chiave nel romanzo, con differenti implicazioni e conseguenze per entrambe le protagoniste, in ragione della loro diversa natura.
Nella piena consapevolezza della sua condizione di sudditanza e forte di un'indole riflessiva, Nura si rassegna presto a prendere quel poco che le circostanze le concedono, senza attardarsi in inutili rimpianti o cullarsi nella benché minima illusione. A farle da scudo contro gli affronti di una realtà arcigna e ingenerosa è un salutare distacco dal mondo, che a volte sfiora il cinismo, ma che comunque la salva.
Al contrario, Juana - creatura estremamente passionale e possessiva - lega il suo destino a un vortice di emozioni di cui non ha il governo, né l'esatta percezione. Con indomita scelleratezza si ostina a inseguire un difficile sogno di felicità che finirà per travolgerla, tradita proprio da quei sentimenti che, anziché nutrirla, la divorano".
I Caffè Culturali: "Come vivono le protagoniste la maternità? Cosa significa per una regina del tempo essere figlia, moglie e madre? Come vivono l'idea di famiglia Juana e Nura?".
Adriana Assini: "Juana come figlia.
Anticonformista e ribelle, Juana si scontra sin dall'adolescenza con le regole troppo austere imposte nelle corti spagnole dai suoi genitori, e a loro dà non poche preoccupazioni, senza mai smettere, però, di amarli. Dal canto loro, Isabella e Ferdinando si sforzano di correggerla e al tempo stesso proteggerla, almeno fintanto che resteranno uniti. Le cose, infatti, cambieranno con la morte di lei. Alla sua morte, Isabella farà un atto coraggioso lasciando la corona proprio a quella figlia decisamente fuori da tutti gli schemi. Ferdinando, invece, lascerà cadere la maschera di padre affettuoso e non esiterà a tradirla, nel tentativo di prendere lui le redini del regno.

Juana come moglie.
Moglie esemplare nei primi tempi del suo matrimonio con Filippo d'Asburgo, Juana diventerà presto una presenza scomoda nella vita del marito, a causa della sua eccessiva possessività e gelosia. D'altra parte, l'uomo che ha sposato è troppo bello per poterle essere devoto a lungo, e troppo ambizioso per non cercare di estrometterla del legittimo governo della Spagna. E tuttavia, malgrado le continue delusioni e i tanti colpi bassi, Juana continuerà ad amarlo ciecamente per anni, ma al momento opportuno gli riserverà una sgradevole sorpresa, anteponendogli un temibile rivale: l'amore profondo per il suo Paese.

Juana come madre.
Madre di due maschi e quattro femmine, Juana non sembra vivere la maternità come l'appagamento di un bisogno, bensì come strumento indispensabile per consolidare il rapporto di coppia. Ai suoi figli, infatti, non dedicherà mai molto tempo, né li terrà in conto quando farà scelte importanti. Sicuramente li ama, ma questo non le impedirà di metterli sempre in secondo piano rispetto alla relazione coniugale.Di tale mancanza deve essere stata talmente consapevole che quando, dopo anni di reclusione a Tordesillas, le si presenterà l'occasione di riprendersi la libertà e il potere con l'aiuto di un esercito di rivoltosi a lei favorevole, all'ultimo momento gli negherà l'autorizzazione a combattere contro il nemico, che a quel punto della storia aveva assunto il volto di suo figlio Carlo (quello sul cui regno non tramontava mai il sole).Una rinuncia che ha il sapore di un risarcimento, seppure tardivo, per quel figlio sempre triste che aveva abbandonato ancora piccolissimo, alla corte di Bruxelles, per tornare in Spagna.

Tutto un altro discorso per Nura. L'ancella moresca custodisce come una reliquia il ricordo della sua famiglia d'origine, alla quale è stata strappata durante le guerre di Riconquista.Consapevole che nella sua condizione non le verrà mai concesso di farsi una famiglia sua, si metterà una pietra sul cuore, rinunciando a qualsiasi illusione di amare ed essere amata".
I Caffè Culturali: "Un altro aspetto, che caratterizza l'opera, è il tempo: come è considerato dalle protagoniste?".
Adriana Assini: "Estranea al presente, disillusa rispetto a un avvenire che sente drammaticamente compromesso, Nura vive con lo sguardo rivolto al passato, laddove il suo tempo s'è fermato per sempre. Cesserai di soffrire quando avrai cessato di sperare dicevano gli antichi saggi e Nura, consapevolmente o per istinto, vive secondo la filosofia di questa massima. Il tempo è solo una seccatura che la separa dalla fine, il punto da cui comincerà la vera vita.
Juana combatte, lei non si arrende. È dannatamente triste e sola, ma si ostina a pensare che il tempo giochi a suo favore, riponendo grandissime speranze nel futuro, anche quando si ritroverà rinchiusa tra quattro mura in mezzo al nulla. Con tenacia continuerà a lungo ad aspettare l'arrivo di una primavera foriera di rinascita, portatrice di salvezza. Poi sprofonderà nel silenzio, perdendo volontariamente la cognizione del tempo, ormai indifferente al passare degli anni, al mutare delle stagioni, alla luce del giorno e ai fantasmi della notte. Indifferente, infine, alla sua stessa morte".
I Caffè Culturali: "Il romanzo ci racconta aspetti del carattere di Juana estremamente difficili, da compremdere e da sopportare. E' passata alla storia come pazza, ma ne Le rose di Cordova questa pazzia, che molti forse sbrigativamente trattano come un insieme di espressioni più o meno morbose, eccentriche e patologiche, appare come una muta epifania esistenziale, come una quinta stagione, come il frutto di un grembo sterile e non solo un epilogo annunciato e tragico. In cosa consiste questa famosa pazzia e come è vissuta dalle protagoniste, dalla corte e dai sudditi?".
Adriana Assini: "Nella seconda metà del XIX secolo, il tedesco G.A. Bergenroth fu il primo studioso a ottenere il permesso per accedere a documenti importantissimi, custoditi nell'Archivio generale di Simancas (Spagna). Le sue ricerche portarono alla sconcertante scoperta di lettere e carte segrete che svelavano una verità scioccante e fino ad allora tenuta nascosta: Juana non era affatto pazza, come pretendevano in famiglia.
Dopo alcuni anni, lo storico Karl Hillebrand, proseguendo e approfondendo gli studi di Bergenroth, pubblicò un saggio per denunciare la mistificazione storica della follia di Juana, dimostrando l'esistenza di un complotto ai suoi danni ordito - autonomamente l'uno dall'altro e in tempi diversi - dagli uomini più importanti della sua famiglia: suo padre Ferdinando, suo marito Filippo, e infine il figlio Carlo.
Sfortunatamente, nonostante la popolarità che ebbe all'epoca l'opera dell'erudito tedesco, l'accusa di follia è rimasta incollata addosso alla regina castigliana, che tuttora continua a essere Juana la Loca, Giovanna la Pazza.
Va detto che il suo carattere difficile - caratterizzato da ribellioni violente, scoppi d'ira, inosservanza delle regole non condivise - faciliteranno molto il compito dei suoi aguzzini, tenacemente intenzionati a eliminarla dalla scena per impadronirsi della corona di Spagna (padre e marito) o tenersela, nel caso di suo figlio. Dichiararla pazza è un espediente che non incontrerà ostacoli. In fin dei conti, una donna che voleva fare a modo suo, per la mentalità dell'epoca non poteva che essere fuori di testa.
Tuttavia, che Juana potesse soffrire di vere e proprie crisi nervose alternate a profonde depressioni non può sorprendere se si pensa ai continui maltrattamenti e alle umiliazioni subite. Basti pensare che, in risposta alle sue scenate di gelosia (motivata), suo marito la faceva rinchiudere in luoghi angusti e senza luce per intere settimane. Più tardi, morto Filippo, sarà suo padre a isolarla, stavolta nella sperduta fortezza di Tordesillas, dove per anni subirà violenze di ogni genere, financo lo stupro, da parte dei suoi ignobili carcerieri. Tutto questo otterrà in seguito anche l'assenso di suo figlio: Carlo inasprirà le sue già durissime condizioni di vita, fino ad autorizzare i suoi aguzzini a ricorrere anche alla tortura per calmarla durante le crisi di nervi.
Nonostante quasi mezzo secolo di prigionia, Juana morirà in piena lucidità di mente, come scrisse Francesco Borgia, suo confessore".
I Caffè Culturali: "Come vive Nura la pazzia di Juana?".
Adriana Assini: "Secondo Nura, Juana è una creatura fragile con un pessimo carattere, ma tutt'altro che pazza. Da buona osservatrice, si rende conto presto che quella pesante accusa mossa contro la sua padrona serve soltanto a coprire, da un lato, l'ignoranza della scienza medica, dall'altro, i meschini interessi dei parenti".
I Caffè Culturali: "...Era il dodici aprile del millecinquecentocinquantacinque e con quell'ultimo pensiero m'avviai indolente verso le fontane: avevo molti panni da lavare e nessuno più nel cuore...
Stiamo per chiudere la copertina del suo libro sull'ultima pagina. Cosa vorrebbe dire ai suoi personaggi prima di congedarsi da loro e cosa a Sir Walter Scott? Cosa le ha lasciato questo lavoro?".
Adriana Assini: "A Juana darei appuntamento a maggio, quando andrò a parlare di lei agli studenti dell'Università di Oviedo (Asturie), tenendo fede all'impegno sottoscritto anni fa davanti alle pagine ingiallite di un tomo vecchio di secoli, quando - nell'impossibilità di renderle giustizia - le promisi che avrei cercato di restituirle almeno un po' della dignità che le era stata negata.
A Nura andrebbe un ringraziamento sentito per essere uscita dalla mia penna così vera e così credibile; spalla perfetta nell'aiutarmi a raccontare Juana e il suo tempo.
All'autore di Ivanhoe non potrei che esprimere ammirazione e gratitudine per aver regalato ai miei vent'anni l'emozione di una straordinaria avventura medievale.
Le rose di Cordova mi hanno dato e continuano a darmi molto. Grazie a questo romanzo ho incontrato due giovani editrici, serie e coraggiose come le sorelle Corrado (Scrittura&Scritture). In seguito, ho avuto anche la soddisfazione di vederlo diventare oggetto di una tesi di laurea e tradotto in spagnolo. Non solo. Da anni, mi ha aperto le porte della Spagna, consentendo a Juana di tornare a testa alta nella sua terra, tra la sua gente. Cosa di cui lei m'è certamente grata".

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Informazioni su questa pagina
titolo: "Lettura con l'autore - Adriana Assini"
data di pubblicazione:
13/03/2013
ultimo aggiornamento:
16/04/2013

codice di riferimento:
I130313.0036.DLI.AP.man
autore:
INFOGESTIONE dli
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