Tavolino riservato ad Annalisa Martino

     


Annalisa
Martino






autrice ospite di
Varazze
cultura

Nome: Annalisa
Cognome: Martino
Data di nascita:

3 giugno 1959

Nazionalità: Italiana
Sito web o collegamenti inerenti l'ospite:
"E mail" annalisa.martino@gmail.com
Interessi: Lettura, scrittura, viaggi, musica, cinema.
Note di presentazione: Insegnante di lettere presso una scuola secondaria nella Provincia Milano. Esperienze di giornalismo on line. Pubblicazione racconti on line e del romanzo "Criada" con la casa editrice Edizioni Astragalo.
Comunicazioni dell'ospite: Prossime presentazioni previste per l'estate in Calabria, per le quali non sono ancora state definite le date.
Programmato per il 15 settembre 2014 un riconoscimento per meriti letterari organizzato dal Comune di Cosenza.
Collegamento ai
lavori pubblicati:

Il libro è reperibile anche in rete all'indirizzo:

Altri collegamenti inerenti il testo:
http://www.macrolibrarsi.it/libri/__criada-libro.php
http://www.deastore.com/autore/Annalisa%20Martino.html
http://www.ibs.it/code/9788897347354/martino-annalisa/criada.html
http://www.ebay.it/itm/9788897347354-Criada-Annalisa-Martino-/321426627629
http://books.google.it/books/about/Criada.html?id=VktEnwEACAAJ&redir_esc=y
http://www.amazon.it/


L'intervista all'ospite
I Caffè Culturali: "Chi è Annalisa Martino?".
Annalisa Martino: "Confesso che faccio fatica a definirmi. Tuttavia, ci provo, stringendo il più possibile lo spettro delle definizioni. Sono un’insegnante di lettere di scuola media. Il lavoro è una componente pervasiva della mia vita. Pervasiva per il tempo e le energie che mi assorbe, fuori e dentro la scuola. Pervasiva perché credo molto in quello che faccio. Premetto che non mi ritengo una missionaria, benché le condizioni di indigenza del nostro sistema scolastico siano tali che si deve spesso ricorrere al volontariato come strumento di compensazione alle voragini organizzative esistenti. Preferisco piuttosto avere un approccio scientifico con il mio lavoro e da esso mai prescindo in sede didattica, valutativa e di osservazione delle relazioni che si stabiliscono all’interno della classe. Amo il mio mestiere perché mi consente di lavorare sulla comunicazione e su quell’armamentario bellissimo fatto di congiuntivi, apostrofi, accenti e regole che è la nostra lingua. Cerco da sempre di trasmettere ai miei allievi le mie passioni: la lettura e la scrittura. Non sempre ci riesco, ma mi metto ogni giorno in gioco, elaborando, insieme a loro, testi di ogni tipo, cesellando frasi, periodi, ricercando lemmi e parole che meglio esprimano pensieri, idee e sogni. Credo che l’amore per la lingua e la ricerca mirata di una comunicazione efficace creino un ambiente d’apprendimento caldo e stimolante, e siano pertanto in grado di fornire stimoli preziosi".
I Caffè Culturali: "Perché Annalisa Martino scrive?".
Annalisa Martino: "Mi piace dare forma scritta a tutto ciò che mi passa per la testa o tocca il mio cuore. L’ho sempre fatto. Emozioni, progetti, idee, paure, speranze ottengono la loro giusta espressione quando si traducono in parole scritte, quando, cioè, diventano eterne. Forse rischio di essere un po’ banale se dico che trovo questo atto liberatorio e, nello stesso tempo, solenne. La complessità della mia persona si oggettiva in segni indelebili che perdono la loro volatilità, la loro liquidità, per diventare pietre su cui imprimere il ricordo. Ecco, scrivere, per me equivale a fermare il tempo, significa fissare alcuni aspetti – delle schegge, magari, dei frammenti insignificanti – del mondo e depositarli per sempre nella memoria. Non importa, poi, se a fruirne siano in dieci, in duecento o in mille. Scrivere conferisce al pensiero una veste che lascia delle tracce nette e sottrae all’oblio dei micro universi pronti ad essere inghiotti dal nulla.
Mi capita, talvolta, di ritrovare pensieri sparsi, qua e là, scritti in diverse fasi della mia vita. La lettura dei miei scritti – anche quelli non accompagnati da un progetto – mi offre sempre delle interessanti chiavi di lettura circa la mia evoluzione, consentendomi di capire meglio il mio presente. In questo senso la scrittura svolge un’importante funzione di scavo e di introspezione, quasi di catarsi. È un atto di fusione con me stessa perché quando scrivo resto sola con il mio pensiero, ma è anche un atto di ferrea disciplina perché lo stesso pensiero va collocato all’interno di strutture grammaticali, ortografiche sintattiche. In questo senso la scrittura è allenamento, esercizio, pratica giornaliera e, soprattutto, capacità – accompagnata da profonda umiltà - di cogliere l’insegnamento dei grandi della letteratura".
I Caffè Culturali: "Cos'è la banalità per Annalisa Martino?".
Annalisa Martino: "Banale, a mio avviso, è tutto ciò che è scontato, tutto ciò che, in assenza di un ragionamento fondato, scivola nel luogo comune. Non ho nulla contro i luoghi comuni, e nulla contro chi ne fa uso. D’altra parte, i luoghi comuni, spesso, celano delle verità condivise. Preferisco, tuttavia, non servirmene. Non tanto per un’esigenza di originalità, quanto per un bisogno di motivare, con le mie convinzioni, ciò che dico.
Mi spiego meglio. Quando esprimo un punto di vista, amo personalizzare le mie argomentazioni, senza ricorrere al già detto. Tanto per intenderci, non inorridisco di fronte a chi mi dice che non ci sono più le mezze stagioni, ma di fronte a chi non è in grado di declinare le ragioni di tale affermazione.
Banale è chi non ha idee, chi si adegua acriticamente alle mode, chi si rifugia nel conformismo e nell’omologazione, per affermarsi o per sopravvivere. E, molto spesso, la mancanza di idee è il risultato di una scarsa attitudine alla lettura, di una scarsa familiarità con la parola scritta. È dimostrato che chi ha un lessico povero fatica a riconoscere le proprie emozioni, e a dare ad esse un nome. È anche noto che il linguaggio - come diceva Galilei – è strumento di pensiero. Occorre quindi affinare quei dispostivi – linguistici in primo luogo – che ci consentono di dominare due sfere importanti del nostro essere, quella cognitiva e quella affettiva. Ecco allora che lettura e scrittura diventano importanti antidoti contro la banalità".
I Caffè Culturali: "Può un sentimento essere banale?".
Annalisa Martino: "La mia risposta è no. I sentimenti attengono alla percezione individuale del mondo e, proprio per questa loro natura, hanno una dignità che li preserva dal conformismo e dall’ovvietà. Certo, esistono all'interno delle comunità dei valori condivisi che sono il frutto di un’elaborazione corale di sensazioni comuni a più soggetti. Questi valori rappresentano l'ethos, il patrimonio affettivo e morale, il collante culturale di gruppi più o meno estesi di persone. Dimensione, quest'ultima, ben lontana dal luogo comune e, quindi, dalla banalità.
Il sentimento, nella sua accezione soggettiva, esprime un approccio con la realtà non mediato dalla ragione. Esso può essere brutto o bello, nobile o meschino, apprezzabile o disdicevole, confortante o inquietante, ma non è mai banale perché nasce e prende corpo nelle pieghe dell'anima. Spesso la letteratura è narrazione di fatti governati dai sentimenti più diversi. Non ci sogneremmo mai di definire banali i turbamenti del giovane Törless, né i dolori dell’altrettanto giovane Werther, né tanto meno le inquietudini amorose di Emma Bovary. Così come nutriamo il massimo rispetto per le angosce di Gregor Samsa de La metamorfosi e per gli struggimenti di Gustav Aschenbach di Morte a Venezia.
Tuttavia, non tutte le ciambelle escono col buco, ed esistono storie ricche di sentimenti che non colpiscono con altrettanta efficacia il nostro immaginario. Mi sento di dire, pertanto, che non esistono sentimenti banali, anche se alcuni sentimenti possono essere banalizzati da narrazioni poco convincenti. A tal proposito la scrittura può giocare un ruolo findondamentale: perché un sentimento giunga al cuore di un lettore, pur nascendo come espressione di un' individualità definita, deve poter diventare universale, deve essere reso intellegibile dal suo narratore. L'esperienza congiunta di scrittura e lettura altro non è che un viaggio che due attori - scrittore e lettore - intraprendono insieme, e si conclude con una sovrapposizione di emozioni. Perché ciò avvenga, i sentimenti vanno declinati nelle loro diverse sfumature. Se si ottiene quel sentire comune che tanto fa la fortuna di una storia, si è raggiunto l'obiettivo. E il sentimento di uno diventa ricchezza di molti".
I Caffè Culturali: "Come viene declinato quanto sino ad ora descritto nella sua ultima opera: Criada? Innanzi tutto di cosa tratta e perché questo titolo?".
Annalisa Martino: "Il mio romanzo è popolato da persone che amano, soffrono, sperano, sognano e si disperano. È animato da sentimenti potenti perché vissuti; impegnativi, perché attengono anche alla sfera personale dei miei ricordi. Desidero precisare che non è un romanzo autobiografico, pur essendo io presente nella storia. Volevo parlare di una persona che ha svolto un ruolo importante nella mia vita e in quella della mia famiglia. Per fare questo ho dovuto fronteggiare due insidie: il pudore, che frena l’esplosione dei sentimenti, e il coinvolgimento personale, che rischia di togliere oggettività alle storie, viziando la giusta distanza che il narratore deve mantenere nella scrittura. L’equilibrio tra queste due componenti è di vitale importanza quando si parla di sentimenti. Non so se ci sono riuscita, ma ho fatto di tutto perché la forza dei sentimenti emergesse in modo naturale ed esaustivo, senza ridondanze e senza forzature retoriche.
Quanto al titolo, criada è un termine spagnolo che significa ancella, dama di compagnia, tata. Perché Criada? Beh, questo non posso rivelarlo perché i motivi della scelta sono contenuti nel romanzo e si rivelano solo alla fine. Posso assicurare, però, che il titolo ha una sua precisa ratio e non è stato messo a caso. Ha un valore evocativo, che forse incuriosisce, ma scaturisce da situazioni ben precise, tutte vissute".
I Caffè Culturali: "Come è avvevnuto l'atto creativo?".
Annalisa Martino: "Il mio romanzo scaturisce da una motivazione forte. Desideravo conservare e rendere vivo il ricordo di una persona che aveva rappresentato per me una sintesi di affetti e di emozioni. Una persona che mi aveva preso per mano in alcuni momenti importanti della mia vita. Avevo, nei suoi confronti, una sorta di debito di riconoscenza. Cercavo solo l'occasione giusta per narrare quel patrimonio di affetti che si agitava dentro di me. L'occasione è giunta e a quel punto si è scatenata un'alluvione di sensazioni a cui ho cercato di dare una forma il più possibile ordinata. Sentivo che forse avrei potuto regalare immortalità a una donna che meritava di essere conosciuta e ricordata. Una donna che si era mossa sempre in punta di piedi. Una donna che, come un fiume carsico, era stata invisibile e aveva agito in silenzio, ma che aveva tracciato profondi solchi nelle anime di coloro i quali l'avevano conosciuta e amata.
Direi, in questo caso, che l'Amore ha agito da forza motrice perché l'atto creativo prendesse il volo e si traducesse in parole, frasi, capitoli. In un libro, insomma".
I Caffè Culturali: "Come e perché il suo lavoro è stato scelto dall'editore? Cosa si prova ad affidare ad un operatore di mercato un tesoro di sentimenti ed emozioni così importante?".
Annalisa Martino: Perché il mio lavoro è stato scelto dall'editore? Me lo sono chiesto anch'io e non sono in grado di rispondere. Non voglio sopravvalutarmi e dire che era un lavoro degno di essere scelto, su tanti che arrivano ogni giorno in redazione, né sottovalutarmi dicendo che è stato un caso o solo un colpo di fortuna. È probabile che l'editore abbia trovato la mia storia interessante perché vera. Poi, se sono presenti altri elementi di merito, non sono io la persona più adatta a rilevarli.
Quanto all'affidare i sentimenti a un operatore di mercato, beh, io non la metterei su questo piano. Pubblicare una storia significa condividere il proprio mondo affettivo e renderlo - come ho già detto - eterno. È quello che ogni autore desidera fare. Non posso che nutrire sentimenti di riconoscenza verso chi me lo ha permesso.
I Caffè Culturali: "Il suo lavoro come è stato accolto dal pubblico e come lo avrebbero considerato Elvira, la protagonista della vicenda, e gli altri personaggi della storia?".
Annalisa Martino: "Il romanzo è stato accolto bene. Elvira ha saputo fare breccia nel cuore dei lettori. La sua semplicità, la sua determinazione e il suo desiderio di volare hanno fatto di lei un personaggio che suscita simpatia e ammirazione. Molti lettori, inoltre, hanno apprezzato l'ambientazione e le atmosfere evocate.
Come avrebbe reagito Elvira a un libro sulla sua vita? Elvira era una persona schiva e avrebbe avuto una certa difficoltà a sopportare il bagliore dei riflettori. Si sarebbe schermita, con modestia, da quell'immensità che l'accompagna in tutto il romanzo. Avrebbe detto: È merito dell'autrice: io non ho fatto niente di speciale. Ho cercato solo di fare il mio dovere.
Quanto agli altri personaggi, le reazioni sarebbero state le più disparate. Non tutti, forse, avrebbero gradito che si scavasse nei loro animi. In fondo, si tratta di personaggi vissuti nel secolo scorso. Un tempo, più di adesso, si osservava un religioso silenzio su emozioni e sentimenti. Infrangere il muro di riservatezza era ritenuto da molti un atto audace e anche un po' blasfemo...".
I Caffè Culturali: "Cosa le ha lasciato l'aver scritto Criada? Prosegue il suo rapporto con il suo lavoro?
Annalisa Martino: "Non posso negare che il romanzo CRIADA sia stato per me una grande fonte di soddisfazioni. E che continui ad esserlo. Quest'estate le presentazioni del libro si stanno susseguendo l'una dopo l'altra e in ognuna di esse riscontro un interesse che cresce e si estende nello stretto corso di una serata. Complici le manifestazioni estive che si svolgono all'aperto. Non di rado mi imbatto in un pubblico che si trova lì per caso e poi resta e partecipa e si identifica nella storia, esprimendomi alla fine la propria emozione. Ecco, questa empatia che si stabilisce con i potenziali lettori e con i lettori acquisiti ha qualcosa di magico. E CRIADA cessa di essere una mia creatura ma acquista una dimensione universale.
La scrittura per il momento è un hobby. Un bellissimo, affascinante, impegnativo hobby, ma non è il mio lavoro, nel senso che con essa non mi guadagno da vivere. Mi piacerebbe continuare a scrivere. E lo faccio. Resto, tuttavia, molto cauta e ben ancorata alla realtà. Proporrò qualcos'altro al pubblico solo se e quando avrò la percezione di poter giungere, come per CRIADA, al cuore della gente".

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Informazioni su questa pagina
titolo: "Tavolino riservato ad Annalisa Martino"
data di pubblicazione:
22/06/2014

ultimo aggiornamento:
11/08/2014

codice di riferimento:
I140622.1741.DLI.AP.man
autore:
INFOGESTIONE dli
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