Tavolino riservato a Gianluca Pirozzi

     

Gianluca
Pirozzi





Nome: Gianluca
Cognome: Pirozzi
Data di nascita: 10.8.1964
Nazionalità: Italiana
Sito web o collegamenti inerenti l'ospite: http://www.edizionicroce.com/libro.asp?idlibro=185
http://www.youtube.com/watch?v=NgFmcw0mQDE
http://www.criticaletteraria.org/2010/05/nuove-sorgenti-narrative.html
http://criticaletteraria.blogspot.com/2010/06/il-salotto-intervista-gianluca-pirozzi.html
"E mail": gianluca_pirozzi@yahoo.it
Interessi: "Ho sempre avuto voglia di scrivere, ed avuto il bisogno di tradurre in pratica questa mia necessità. Ho iniziato a farlo sistematicamente solo una decina di anni fa, fino ad allora sono stato pigro o forse, solo allora, ho vinto la paura che nell’atto dello scrivere potessi essere accompagnato e guidato solo da un senso narcisistico che, normalmente, è proprio dell’atto creativo. Perciò, solo più recentemente, ho pensato che forse potevo provare a condividere quanto avessi scritto. Non so se ciò sia dovuto ad una maggiore sicurezza o, piuttosto, perché ho sentito più fortemente l’esigenza di rischiare, però ciò è accaduto. Poi ci sono probabilmente cause più profonde alla mia passione per lo scrivere, per chi come me è cresciuto e continua a vivere a stretto contatto con la creazione altrui, c’è l’esigenza di dare un significato forte al mezzo parola a far sentire la propria voce, ed anche questa esigenza ha avuto bisogno di qualche tempo per poter emergere".
Note di presentazione:

"Otto racconti, appunto otto storie liquide. Ogni storia è molto diversa l’una dall’altra, per trama, per linguaggio, per ambientazione e, probabilmente, non c’è una sola poetica che le abbia ispirate, così come un tema in particolare che mi abbia guidato nella stesura da una storia all’altra. Il titolo è nato dopo, quando ho individuato un gruppo di racconti che per me rappresentavano un corpo unico, in quel momento, mi sono reso conto che la trama di questi racconti, benché diversi l’uno dall’altro, anche per la scrittura adoperata per narrare, aveva comunque un non so che di liquido, in quel momento il titolo è venuto da sé. Infatti, l’acqua è presente in ognuno di questi racconti, e questo senza che io avessi deciso volontariamente di renderle libero l’accesso. Ciò non per dire che io abbia scelto, malgrado la mia passione per l’elemento liquido, di fare dei racconti ambientati nell’acqua, ma – come scrivo nella nota d’autore - tale elemento è entrato in ogni racconto, aderendo a vario titolo ai contorni dei racconti: ora come sensazione, ora nel succedersi di immagini più nette, ora, ancora, come ambizione a essere descritta visivamente o come esigenza di rievocarne le impressioni o, infine, come luogo in cui è commesso un atto impuro. E poi l’acqua – e la sua liquidezza – forse sono anche il filtro di cui mi sono servito, per raccontare queste cose, lo strumento che ha permesso alla mia fantasia di mediare fra il razionale e l’irrazionale".

Comunicazioni dell'ospite:

"Dal 18 marzo 2013 sarà possibile parteciapre alla lettura on l'autore di "Nell'altro", attraverso una sezione speciale de "I Caffè Culturali". Cliccate QUI per visualizzarla.

Collegamento ai
lavori pubblicati:

 


L'intervista all'ospite
I Caffè Culturali: "Chi è Gianluca Pirozzi?".
Gianluca Pirozzi: "Gianluca Pirozzi è nato a Napoli dove ha vissuto fino ai diciotto anni. Successivamente si è trasferito a Roma per studio e, in seguito, per lavoro a Bruxelles, Parigi e Skopje. Esperto di relazioni internazionali e di organizzazione, attualmente vive a Roma dove lavora per un’amministrazione pubblica. Oltre ad una serie di articoli scientifici, apparsi su riviste specializzate in Italia e all’estero, ha curato mostre d’arte contemporanea e, dal 2004, è membro permanente di giuria della mostra itinerante Poesia in libertà. Suoi racconti sono stati più volte premiati nell’ambito di rassegne letterarie nazionali e pubblicati in numerose antologie e raccolte narrative (Giulio Perrone Editore, Fara Edizioni, Coop Editore, etc.). Nel 2010 ha pubblicato Storie liquide (Edizioni Libreria Croce), sua prima raccolta di racconti, che ha ricevuto l’attenzione della critica e dei media ed è stata selezionata in varie rassegne letterarie nazionali. E' in corso di pubblicazione il suo nuovo romanzo dal titolo Nell'altro".
I Caffè Culturali: "Cosa sono le parole per Gianluca Pirozzi?".
Gianluca Pirozzi: "Le parole che ho nella testa - quelle che, prima inconsapevolmente, poi più tardi rileggo avendole scelte come veicoli della mia scrittura e, infine, torno a riadoperare - sono per me preziose, tangibili e gustose come veri e propri cioccolatini. Alcuni ripieni, altri simili a praline, altri ancora più invitanti e segreti perché avvolti in una carta dorata o, semplicemente, allineati uno di fila all’altro e esibiti come nudi, ma tutti insieme racchiusi in una scatola enorme ed invitante di rosso fuoco.
Davanti a quella scatola, passato il primo stupore, mi ritrovo a scegliere le parole, a gustarle nella meraviglia di un uso avventato, sorprendendomi e scoprendo il loro suono e la sapienza che ciascuna di esse è in grado di mostrare nello svelare quel che ho dentro. Poi mi ritrovo a passare ad un’altra parola e lo faccio proprio come se stessi scegliendo un’altra pralina e così, di parola in parola, in un’ingordigia alla quale non so dare sosta ma che da spontanea diventa via via più esperta, inducendomi a ricercare un gusto precedente assaporato o spingendomi ad un nuovo azzardo.
Si, per me, le parole sono proprio come gustosi cioccolatini. Alcune hanno una copertura amara extra, nella quale il sapore ed il senso di vita che esprimono è simile a un aroma di cacao tostato purissimo che, al semplice addentarsi, lascia intatto il proprio sapore. Altre hanno il finissimo gusto del passato - come quello di un cioccolatino al latte – e sanno racchiudere in sé la morbida bontà del tempo trascorso, restando in perfetto equilibrio tra la dolcezza dell’aroma di qualcosa gustato da bambino e la forza di ciò che hai conquistato appresso nel corso della tua vita. Ancora come gustosi cubetti di cioccolato, altre parole nascondono all’interno di sé un proprio cuore, un senso più profondo come quello di una nocciola piemontese avvolta in un cioccolato che sa di biscotto e caramello…e potrei continuare all’infinito, quante sono le parole del mondo che vorrei poter stipare nella mia enorme scatola rossa per poterle addentare per sempre e non separarnene mai".
I Caffè Culturali: "Gianluca Pirozzi come usa queste delizie?".
Gianluca Pirozzi: "In realtà, ciascun racconto nasce intorno a una parola, una frase breve ma che è già un’idea o a una situazione…certo, all’inizio, molto vaga, qualcosa di sommessamente irreale e indefinito e, molto spesso, le mie storie liquide sono costruite intorno a un unico e lungo flashback in prima persona, che per alcuni è considerata la forma più claustrofobica tra le varie strutture narrative.
Così la prima stesura di ogni racconto è realizzata piuttosto in fretta, usando le parole come esse affiorano nella testa. Poi quando l’idea è divenuta credibile nella mia mente ed è già fuori di me sul foglio, intervengo sulla scrittura limando e sottraendo ad essa gli elementi che mi sembrano superflui. Da subito, le mie storie richiedono al lettore la sospensione dell’incredulità, e anche per questo ho voluto che fossero il più possibile compatte sotto ogni aspetto: non ci sono mai interruzioni nelle azioni, è un solo flusso narrativo, appunto come un unico fluire d’acqua e le parole si adeguano a questa intenzione".
I Caffè Culturali: "Perché ha scelto il racconto, modalità espressiva ultimamente meno diffusa tra gli autori?".
Gianluca Pirozzi: "Per me l’esigenza di unicità della storia e la sua intrinseca necessità di articolazione appartengano al racconto ancor più che al romanzo e questo, soprattutto per un bisogno avverito in direzione dell'economicità ed essenzialità della narrazione. In altre parole, quando scrivo cerco di mantenere la mente aperta a qualsiasi forma di composizione: non voglio avere restrizioni. Non voglio limitarmi ad un solo tipo di lavoro, credo sarebbe troppo noioso. Penso, invece, sia preferibile salvaguardare la propria immaginazione e non precludere alcuna possibilità, né a me come scrittore, né a chi leggerà in quanto lettore. Ed il racconto è una formula che sento molto congeniale a me e alla mia capacità di rilasciare emozioni che poi è l’intento del mio narrare. Infatti, come dicevo prima, ciascun racconto è nato intorno a un’idea o a una situazione, all’inizio, molto vaga, qualcosa di sommessamente irreale e indefinito. A ciò si aggiunge poi un'altra ragione in direzione del racconto: le mie storie richiedono al lettore la sospensione dell’incredulità, per questo ho voluto che fossero il più possibile compatte sotto ogni aspetto: non ci sono vere e proprie interruzioni nelle azioni, ma l'intento è quello di un unico flusso narrativo, appunto come un unico fluire d’acqua. Mentre scrivevo, pensavo che dovevo impedire al mio lettore di fermarsi e riflettere sulla plausibilità dei fatti. Avevo paura che, se gli avessi lasciato anche una sola via d’uscita dalla storia, si sarebbe accorto di quanto fosse fragile e improbabile quello che raccontavo. Per questo ho mantenuto la storia serrata, in qualsiasi modo. Non so se ci sono riuscito, ma questo era l’intento".
I Caffè Culturali: "Perché e come è nato Storie liquide?".
Gianluca Pirozzi: "Ho scritto questi racconti in momenti diversi e concependoli individualmente. Le storie presenti nel libro non sono nate tutte insieme o sotto la spinta di un unico obiettivo o seguendo un unico istinto. Ciascuna storia si è, invece, insinuata nella mia testa in momenti diversi, ha avuto propri tempi distinti di maturazione ed è venuta a galla da sola ed una volta è quindi emersa facendo leva sulla propria consistenza e individualità. Quel che voglio dire è che io non mi sono messo a tavolino un giorno e mi sono detto: adesso scrivo un libro che sarà composto di otto racconti, ciascuna storia avrà a che fare con l’acqua, e il libro si intitolerà Storie Liquide. Il titolo e la raccolta si sono formate, per caso, quando tra i miei racconti ne ho individuato un gruppo che rappresentava un corpo unico, in quel momento, infatti, mi sono reso conto che la trama di queste storie, benché diverse l’una dall’altro, aveva un comune denominatore, innanzitutto, nella scrittura adoperata per narrare...un non so che di liquido e l’elemento acqua ho scoperto esser presente nei racconti senza che io avessi deciso volontariamente di rendergli libero accesso. Ma esso ha aderito a vario titolo ai contorni dei racconti: ora come sensazione, ora nel succedersi di immagini più nette, ora, ancora, come ambizione a essere descritto visivamente o come esigenza di rievocarne le impressioni o, infine, come luogo in cui è commesso un atto impuro. E poi in ultima analisi l’acqua forse è anche il filtro di cui mi sono servito, per raccontare queste cose, lo strumento che ha permesso alla mia fantasia di mediare fra il razionale e l’irrazionale".
I Caffè Culturali: "Per chi scrive Gianluca Pirozzi?".
Gianluca Pirozzi: "Penso sia difficile per ogni autore spiegare che cosa ci sia dietro il proprio lavoro o rispondere alla domanda sulle motivazioni, se non, addirittura, spiegare il cosiddetto significato della propria opera. Nel senso che per me, la spiegazione di un racconto, di un romanzo, di una poesia, è proprio il racconto, il romanzo o la poesia stessa. In ogni creazione, perciò anche in letteratura, lo scritto nasce prima del lettore e come tale ha valore se non è stato pensato avendo già in mente da chi sarà letto, perché se così fosse risulterebbe frutto di una sorta di compromesso tra ciò che lo scritore ha nella mente e l'idea che il medesimo scrittore ha della mente dei propri potenziali letori, col risulatato di una inevitabile limitazione della propria libertà di sentire e dire ciò che si vuole. Perciò, per me lo scritto costituisce già la spiegazione, esso è già la traduzione in termini concreti, la materializzazione, nero su bianco, direi, di quello che lo scrittore ha nella mente e che in quanto scritto giunge a compimento ed è già spiegato.
...Poi ci sono probabilmente cause più profonde alla mia passione per lo scrivere, per chi come me è cresciuto e continua a vivere a stretto contatto con la creazione altrui, c’è l’esigenza di dare un significato forte al mezzo parola a far sentire la propria voce, ed anche questa esigenza ha avuto bisogno di qualche tempo per poter emergere".
I Caffè Culturali: "Leggendo i suoi racconti pare che la composizione rivesta un ruolo catartico. Cosa le lascia lo scrivere?".
Gianluca Pirozzi: "Non so se per me lo scrivere abbia effetti o ruoli catartici, certo, ho sempre avuto voglia di scrivere e provato un bisogno via via crescente di tradurre in pratica questa mia necessità. Ho iniziato a farlo sistematicamente solo una decina di anni fa, fino ad allora sono stato pigro o, forse, incapace di superare la paura che nell’atto dello scrivere potessi essere accompagnato e guidato solo da uno stimolo narcisistico e autoreferenziale proprio dell’atto creativo e della sua condivisione. Solo in anni più recenti, ho pensato che potevo provare a condividere con gli altri quanto avessi scritto. Non so se ciò sia dovuto ad una maggiore sicurezza o, piuttosto, perché ho sentito più fortemente l’esigenza di rischiare, però ciò è accaduto".
I Caffè Culturali: "Come hanno accolto, gli altri, questa sua condivisione?".
Gianluca Pirozzi: "Credo bene. I racconti sono piaciuti e non solo a chi mi conosce (ed ha voluto o immaginato di ritrovare elementi autobiografici), ma anche a chi ha letto il libro e non sapeva nulla di me, scegliendolo secondo percorsi a me misteriosi, così come è stato per i cosiddetti esperti ai lavori, critici letterari, qualche altro scrittore, etc. …anche se per me ciascun lettore è assolutamente sullo stesso piano.
Mi piace immaginare, forse presuntuosamente, che gli altri abbiano potuto ritrovare nel mio libro quanto Paul Valery dice della propria scrittura: lui parla di occhio, mano e anima come i tre ingredienti che rientrano nel lavoro dell’artigiano che egli paragona a quello dello scrittore. In generale, credo che le cose vadano bene quando quelle tre cose si fondono e diventano una cosa sola: c’è uno strano momento, che può anche essere molto lungo, in cui queste sono un unico gesto e io cerco di non iniziare a scrivere finché non ho ottenuto questo momento magico. Mi piace immaginare che gli altri abbiano potuto sentire quello che ho sentito anch’io".
I Caffè Culturali: "Che rapporto ha con i racconti presenti nel suo libro? Vi sono preferenze? Qualcuno le ha dato più gratificazioni o altri le hanno procurato qualche problema in più? Se fossero suoi figli, come racconterebbe questa sua famiglia?".
Gianluca Pirozzi: "Se fossero miei figli ciascun racconto come ciascun figlio sarebbe, pur nell’unicità dell’affetto paterno, diverso dall'altro, diverso nell’accezione che del termine ne ha dato Ungaretti: Ogni uomo è fatto in modo diverso, cioè, ogni uomo, nella sua natura fisica, è fatto in un modo diverso dall’altro uomo e, ogni uomo, è fatto in un modo diverso anche nella sua combinazione spirituale. In questo senso, tutti gli uomini sono a loro modo anormali e sono, in un certo senso, in contrasto con la natura e questo, sin dal primo momento, con l’atto di civiltà che è un atto di prepotenza sulla natura umana. La poesia stessa è un modo di trasgredire le leggi della natura. Perciò è diverso, ad esempio, Giacomo, il protagonista del primo racconto, che vive il panico e l’inadeguatezza della scelta che sta per compiere che è poi una scelta di vita, quella del matrimonio. Diverso è ancora Pierre, il nuotatore che ritroviamo nella vasca della piscina del mio secondo racconto. Diverso è il protagonista della terza storia – Stromboli - in cui viene raccontato l’inizio di una storia d’amore. E così via, ciascuno dei personaggi delle mie storie liquide: dal primo all’ultima, Iole Reilly,: una donna ribelle, per niente rassegnata al grigiore di una vita convenzionale, ma animata dal desiderio-ossessione di rivivere emozioni forti come quelle provate in compagnia del marito scomparso… no non ho una preferenza in particolare: amo i miei personaggi, tutti, appassionatamente e fedelmente".
I Caffè Culturali: "Quale futuro per Gianluca Pirozzi, autore?".
Gianluca Pirozzi: "Non sono certo mago o astronomo capace di prevedere il mio futuro d'autore nei prossimi anni. Posso però dire che dalla pubblicazione di Storie Liquide, ho continuato a scrivere e sto continuando a farlo: alcuni nuovi racconti sono stati pubblicati in antologie narrative, ho scritto l'introduzione all'ottava raccolta di poesie Poesie e Libertà ed è in corso di pubblicazione l'ultima fatica, il mio primo romanzo che si intitola Nell'altro che uscirà nei prossimi mesi, nella collana narrativa de I Libri di Emil (Odoya Edizioni)".

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Informazioni su questa pagina
titolo: "Tavolino riservato a Gianluca Pirozzi"
data di pubblicazione:
31/03/2012

ultimo aggiornamento:
21/03/2013

codice di riferimento:
I120331.1531.DLI.AP.man
autore:
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