Invidia ed egoismo iuvant

di Fabio Lauri

Patior ergo sum. Vivere è sentire. Farsi male. Remarsi contro. Soffro quindi sono. Se così non fosse, parleremmo dell'esistenza umana solo in veste di gelida catalogazione archivistica. Non di avventura del sapere, del corpo e del pensiero.
Fare ricerca, a qualsiasi livello, trattasi proprio di questo. Esporsi ai pericoli dell'anima ed agli imprevisti dei sentimenti. Alle giuste critiche ed ai perfidi dardi avvelenati dell'invidia e dell'egoismo altrui. Senza tralasciare i rischi economici e sentimentali connessi all'ostracismo reale e materiale praticato dall'universo culturale "ufficiale". Corpo celeste rotante, intoccabile, impermeabile a qualsivoglia pericoloso meteorite. Seppure innocuo come un granello di sabbia, solo ansioso di entrare nella sua paludata atmosfera...magari per collaborare.
Per fare, per esserci, per partecipare, per offrire qualcosa a sua volta. Non per rubare o addirittura razziare i preziosi gioielli altrui. Ma valli a capire, questi altrui, che tanta paura hanno anche se, in realtà, sono soli e soletti con il loro potere quasi assoluto. Isolati in un monopolio che non conosce concorrenza e libertà. Termini tanto abusati in qualsivoglia settore da apparire già quasi morti. Prima ancora di essere scesi in campo. Anche nella nostra piccola galassia "culturale".
Ma, nondimeno, ciò non vuole dire che qualcuno non stia comunque tentando di regalare un po' di respiro anche al sapere, in quanto proprietà di tutti.
Per chi vuole realizzare un sogno, insistendo nella costruzione parallela e mai antagonista di un universo reale altro da quello sopra citato, nulla assume le sembianze del fatuo e capriccioso giocattolo. Oggetto inerte sul quale sfogare frustrazione, disadattamento presunto od anche pura e semplice sensibilità conclamata ma giammai pienamente vissuta. Senza sogni non ci sono risultati tangibili.
Anche le asprirazioni potrebbero fatturare e produrre utili.
Qualcuno se ne sarà accorto, nevvero?
Seguire una strada, soprattutto la propria, è la prima e suprema sintesi di una personalità compiuta e del suo atto di ricercare per bisogno insopprimibile e desiderio irrefrenabile.
Qualcosa o qualcuno.
Con gioia o con rabbia. Per invidia od altruismo. Quale che sia la molla che spinge, non produce la benchè minima differenza sul risultato a cui si tende. Da noi stessi non possiamo prescindere, in quanto esseri ignoranti che cercano risposte al proprio sentire. La vita, la morte, i dubbi e la verità.
Con buona pace di chi non vuole guardare la realtà negli occhi proprio perchè già la conosce, tutti sono con il naso all'insù, fiutando l'usta di una realtà tenebrosa ma irresistibile.
I pragmatici vorrebbero il dono della fantasia.
I poeti vorrebbero poter stringere tra le mani le loro abnormi chimere, fatte di parole e profumi impalpabili.
Esiste una terza categoria umana, capace di inserirsi in questo titanico scontro tra il sentimento e la disillusione?
Esiste. Ma quanti lo desiderano veramente? I pragmatici hanno paura di essere scambiati per poeti. Questi ultimi paventano come la morte la possibilità che qualcuno possa metterli di fronte alla bellezza del sogno fattosi materia. La paura regna così sovrana, sotto l'abile regia dei due grandi burattinai del cosmo.
L'egoismo che annienta. L'invidia che brucia.
Molle potentissime, antesignane millenarie degli attuali motori di ricerca in rete. L'uomo è un esploratore nato. Condannato a sondare gli abissi del suo animo ed i misteri dei fenomeni fisici. Negandolo, si insulta la vita stessa.
La turbina che da sempre il mondo fa ruotare vorticoso, è una medaglia le cui facce sono tanto diverse quanto indistinte anche all'occhio più esperto.
Sul lavoro, in mare, sulla neve, in un letto d'ospedale, sopraffatti dal piacere od annientati dallo sconforto più nero, qualunque sia la posizione che siamo costretti ad assumere per forza o per volontà, la nostra ricerca non si ferma mai. Le colonne d'Ercole della nostra esistenza sono quanto di più mobile ed ondivago possa trovarsi nel tumultuoso oceano dell'umano sentire.
Investigare i lati oscuri. Interrogarsi, partendo da ciò che si è.
Per riuscire a scoprire cosa si possa essere veramente.
Si vorrebbe diventare.
A costo di scontrarsi con la dura realtà di strade impossibili da battere.
Perchè la risposta finale della umana ricerca non è un dovere.
Solo di opzione si tratta.
Di opportunità praticabile ta taluni. Dai più coraggiosi e forse temerari. Senza costoro la vita sarebbe un monotono gioco del domino con i pezzi sempre fermi. Inerti nello stagnare di una crassa ignoranza.
Vivere sarebbe solo un'insopportabile ed ebete attesa di quel "grande sonno" che nulla risolve per chi resta. A soffrire e a dannarsi.
Quella frenetica attesa di una risposta che solo invidia, egoismo, bramosia e speranza sono in grado di portare alla luce, questo offre un senso compiuto all'agire. Trasforma la pulsione in passione che realizza l'individuo, giovando anche alla comunità tutta. Basta volerlo.
Questo è vivere. L'egoismo di pochi, può essere in grado di produrre il benessere dei molti. L'invidia, se ben controllata, è capace di fare miracoli. Sono due bruttisime bestie, mai dimenticarlo. Da tenere a bada con la circospezione e la frusta lunga dei domatori di tigri più esperti. Le fiere suddette, devono camminare al nostro fianco, giammai salire sulle nostre spalle.
Ma per chi è tanto abile ed intelligente da farne dei preziosi alleati, questi due mostri voraci, sanno rivelare anche il loro lato dolce e produttivo. Quello del razzo vettore verso la conoscenza, fatta di legittima ambizione, passione, bramosia di sapere, esaltazione della ricerca in quanto tale. Dubitare, cercando delle risposte mai certe e men che meno rassicuranti, è linfa vitale per l'essere umano.
Spinti da un'asia indecifrabile ma non per questo meno affascinante, i bipedi hanno inventato la parola, la scrittura, la ruota, il cucchiaio, la canna da pesca, il frullatore e la tomografia assiale computerizzata.
Qui alberga il "busillis" che nel cuor ci stà. Siamo nati già imparati?
Siamo nati e nasciamo bruti. Ecco perchè oggi, qualcosa, sappiamo.
Ben prima che i migliori tra i pochi eletti, inventassero le accademie, i diplomi ed i concorsi, già sapevamo, pur non capendo.
L'homo più o meno sapiens...pensa...si domanda se...si mette a cercare il come ed il famoso perchè. Si nutre dei propri limiti per arrivare con fatica ma non minore soddisfazione ad un barlume di luce.
Proprio in questo strato primordiale che tutti accomuna, ha preso alloggio la cultura dei poveretti, quella che dorme e tribola a downtown, dopo essere passata per l'umiliante Ellis Island.
Costretta a campare la giornata servendo alla tavola dei colti e sapienti figli dei quartieri alti. Anche i ricchi piangono. Ma anche i poveri cogitano e ponderano. Nonostante tutto e tutti.
Sembrerebbe semplice ed evidente, definire tutta questa pazzia della cultura per tutti, come alquanto preoccupante ed incomprensibile. Forse anche come estremamente rischiosa se non inutile per chi ci crede. Ma proprio perchè la vive senza ridicoli pregiudizi, riesce a trovare una sua ragione di essere.
Non solo per il promotore-direttore di questa irrinunciabile e lucida follia chiamata ISU, intriso di perfido egoismo e posseduto dal sulfureo demone dell'invidia.
Costui è interessante proprio perchè umano, soprattutto nelle sue debolezze. Non cerca cattedre, gli basta esplorare quello che lo affascina e non comprende.
La sua ammissione di colpa, ce lo restituisce simpatico, vero, limitato e perfettibile. Potrebbe mai essere o anche solo sembrare fatuo e svalvolato, un simile e perfetto esemplare di reo confesso?
Soprattutto per il pubblico al quale ci si vuole rivolgere da queste pagine non così dilettantesche come qualcuno potrebbe forse pensare. Anche se non siamo impressi a ceralacca con tanto di bollo papalino su qualche pergamena, da queste parti, quelle di ISU...c'è qualcuno che pensa.
Legge. Ripensa. Pondera. Dubita. Qualche volta sbaglia. Forse spesso. Ma come è giusto che sia. Cercare, tra i suoi sinonimi, ha anche "dubitare". Troppi rischi, troppe opportunità di fare brutta figura. Chi, d'istinto non lo penserebbe?
Ma che cosa spinge, uno qualunque, un auriga per esempio, a fare ciò che un cervello sano neppure si sognerebbe di sperare nel più agitato ed erotico dei sogni?
Che cosa si rischia, facendo cultura, facendo affari, business, con il sapere ed il suo rischioso fascino? Solo la berlina e gli sputacchi dei codardi, oppure anche qualcosa di ben più mortificante attende chi si permette di osare tanto? Nell'orto dei pochi, nel podere dei giusti?
Forse che, organizzando lo scambio delle idee e delle risposte alle perenni domande che il genere umano è solito porsi, ci si potrebbe alla fine ritrovare abbozzolati in una candida e robusta camiciona buona forse solo per un ultra elastico quale Mister Fantastic?
Si può arrivare a tanto? A maggior ragione, se questo è il rischio connesso all'opera, allora, bisogna osare e provarci.
Qualcuno, storcendo le narici già starà pensando: non sarebbe consigliabile e saggio fare sul serio le cose serie ma...per davvero? Giocare il gioco dei grandi e lasciare che...di cultura si occupino loro, quelli adulti, con i favoriti cespugliosi e l'olezzo di acqua di colonia dietro i lobi delle orecchie? Coloro i quali sanno come si gestisce la ricerca.
Perchè tanto in gamba da ricavare profitto dalla medesima senza nulla o quasi restituire in cambio alla bruta e mugghiante massa degli anelanti sapere e felicità. Quella dei noialtri passivi e plaudenti perchè non troppo pensanti?
Di quelli che, è meglio che non ci si avvicinino al sapere vero, perchè tanto non capirebbero. Anche se qualcosa sanno, anche se talvolta pensano, anche se, soprattutto, tanto vorrebbero e potrebbero raccontare?
Chi scrive, per parte sua, si sente in dovere di ringraziare "l'auriga" per la sua testimonianza di umana limitatezza. E siccome, chi si è fatto una sudata assai poco intellettuale, vergando queste parecchio arruffate riflessioni, un poco lo conosce il sopracitato cocchiere, sia ben chiaro che mi permetterò di dire ancora una ed una sola cosa. Per Lui, tutto questo, non può essere e mai sarà solo uno statico cavallino a dondolo.
Magari lo fosse.


Informazioni su questa pagina
titolo: "Invidia ed egoismo iuvant"
data di pubblicazione: 27.08.2008
ultimo aggiornamento 27.09.2008

autore: Fabio Lauri

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