Violenza e comprensione

di Gian Stefano Mandrino

Vi sono momenti in cui, come maschio, è difficile non abbassare lo sguardo, non vergognarsi, non sentirsi "sporchi" e portatori di un morbo, che potrebbe scatenarsi in ogni momento in ognuno di noi.

Le parole che si notano con maggior frequenza sui giornali e provengono dai media in questo periodo parlano di violenza, cioè dell'uso della forza, sotto varie forme, per stabilire unilateralmente possesso, controllo ed influenza.

Violenza, violare, violentare fanno parte di una famiglia di lemmi derivanti dal latino, apparsi intorno al secolo XIV e rimasti costantemente alla ribalta delle cronache, specialmente in questi ultimi tempi, troppo sovente collegati a manifestazioni maschili: guerre, attentati, stupri e crisi economica.

Cosa mai avrebbero in comune uno stupro, la speculazione finanziaria ed i maschi?

Innanzi tutto esaminiamo i soggetti promotori di questi aventi: è facile constatare che la maggior parte di tali comportamenti è il frutto, nella violenza sessuale, di un maschio ai danni (a mio avviso irreparabili) di una donna, e, per la crisi da speculazione economica, da un sistema "maschio-centrico".

Passiamo ora agli effetti devastanti di questi atti: cosa potrà fare una donna della propria vita dopo una simile tragedia. Cosa potrà mai fare un giovane privo di occupazione a causa di politiche "globalizzanti" o un vecchio a cui siano stati scippati anni di risparmi e dignità? Fermo restando le opportune distinzioni tra i casi, tutti comunque degni di rispetto e pietà, ci troviamo di fronte ad alcune delle innumerevoli sfaccettature di quell'esercizio di forza di un essere ai danni di un altro simile.

Oltre ai soggetti ed agli effetti devastanti un'altra caratteristica accomuna questi esempi: l'assenza di comprensione, sia essa risultato di altra violenza sia essa insita in un sistema socio-economico ormai alla deriva.

L'ignoranza porta alla gelosia, all'invidia, alla cupidigia, all'ingordigia, al tentativo di appagamento che diviene così gratificante da giustificare in se stesso atti che snaturano istinti dell'individuo ed aspettative di specie.

L'uomo che non comprende difficilmente accetta di convivere e di condividere la propria esistenza con l'ignoto ed allora cerca di comprenderlo, a forza, dando rilevanza alla caratteristica etimologia della comprensione, cercando, cioè, di farlo proprio, di farlo sé, in un processo egoistico, violento, privo di controllo poiché non altro dai soggetti che lo esercitano e quindi non capibile, secondo le abituali prassi cognitive.

Chi è altro da noi è una minaccia, ciò che non è noi (sotto il nostro controllo) è un pericolo, ciò che non posso avere lo prendiamo o lo distruggiamo, innescando una serie di letture simboliche dell'esistenza atte a soddisfare pulsioni che, sempre più ignote, sfuggono agli stessi soggetti che ne diventano vittime. Chi è altro da noi, chi non è nostro non può esistere.

Un sistema i cui membri non distinguono l'istinto dal diritto, la relazione dal possesso, la vita dalla morte è un sistema perso.

Un sistema che per millenni ha considerato i suoi generi solo per procreare e le risorse un fine e non un mezzo non è intelligente.

Un sistema che non si è mai più chiesto (tranne in casi subito utilizzati ad arte) quale senso potesse avere l'evoluzione socioeconomica e tecnologica, il ruolo dell'individuo e della specie, ha buone probabilità di autoestinguersi.

Un sistema in cui tutto è funzione di un successo mercantile, in cui anche l'esposizione è mortificata nei suoi aspetti introspettivi e profondi a vantaggio di velocità foriere di entropie, superficialità, istinti ed apparenze, è senza riferimenti.

Un sistema che non si chiede e non pretende di capire, è un sistema che sposta, amplifica e rimuove comportamenti, le cui ragioni continueranno a sfuggire, portandosi appresso e sempre più lontano la regione dell'esistenza e facendo della violenza l'unica modalità dialettica tra i suoi costituenti.

Un sistema che non si chiede e che non cerca risposte ma si lascia vivere di generazione in generazione è alla deriva.

Un sistema che non ingenera il germe della curiosità, della condivisione e della solidarietà nelle sue giovani leve non può aspettarsi se non disprezzo, violenza e disperazione per i suoi vecchi, per le sue componenti più deboli e per il suo stesso pianeta.

Cosa rimarrebbe al nostro genere se perdesse la capacità di definirsi sapiens?

Informazioni su questa pagina
titolo:"Violenza e comprensione""
data di pubblicazione: 16.03.2009
ultimo aggiornamento
06.03.2009

autore: Gian Stefano Mandrino

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